Fattoria Didattica: Cos’è e Come Aprirne Una

Per Fattoria Didattica si intende un’azienda agricola, caratterizzata dal lavoro dell’agricoltore che mette a disposizione il suo ambiente agricolo per accogliere gruppi scolastici, famiglie e singoli consumatori con lo scopo di mettere in comunicazione diretta l’agricoltura e il cittadino di tutte le età.
In questo modo, la fattoria didattica apre le porte ai propri visitatori, coinvolgendoli attivamente, per favorire il collegamento tra città e campagna, far conoscere l’ambiente rurale, l’origine dei prodotti alimentari e la vita degli animali.

La storia e le origini delle fattorie didattiche provengono dal Nord America e dall’Europa: esse infatti si svilupparono in questi luoghi come attività collaterali a quelle più prettamente agricole all’interno di aziende che volevano rilanciare il settore agroalimentare in forte crisi durante la fine del Novecento.
Lo scopo iniziale era quello di riavvicinare le giovani generazioni residenti nelle città alle aree rurali, in modo da permettere loro di riscoprire i prodotti tradizionali del territorio. In Italia nel 1997 venne creato l’Alimos Soc. Coop, un gruppo di fattorie didattiche romagnole e ad oggi in totale si registrano oltre 2.600 fattorie didattiche.

Parlando di fattoria didattica bisogna considerare anche i requisiti che questa deve avere. Alcune regioni hanno creato delle normative apposite per permettere l’accreditamento delle fattorie didattiche, richiedendo precisi standard. Vediamo ora di seguito alcuni dei requisiti che deve avere:

·        Educativa: lo scopo di una fattoria didattica è quella di avvicinare le persone a tematiche come l’educazione ambientale e alimentare. Per fare questo potrebbe essere necessario creare del materiale didattico di supporto con schede di valutazione per la struttura:

·        Sicurezza: una fattoria deve rispettare le norme igienico-sanitarie richieste. Inoltre, deve evitare gli accessi non autorizzati e deve predisporre i necessari segnali di pericolo. È richiesto anche che sia dotata di un’assicurazione per la responsabilità civile;

·        Attrezzatura: deve avere le necessarie strutture per soddisfare il progetto educativo indicato. Devono anche essere presenti i servizi igienici, una zona di accoglienza riscaldata per gli ospiti e alloggi per il pernottamento, soprattutto per le aziende agricole site lontane dai principali centri abitati e più lontane da raggiungere. Non devono naturalmente mancare gli spazi dedicati alle coltivazioni e agli animali per soddisfare le esigenze educative.

La fattoria didattica è un nuovo tipo di turismo, che mescola l’amore per la natura con l’apprendimento didattico. Si tratta di un progetto che mette in luce il patrimonio rurale italiano e tutte le pratiche relative a quel campo.

Tra le attività principali troviamo:

–         La raccolta della frutta e della verdura, tipici del territorio, per alimentare il chilometro zero;

–         La raccolta del miele;

–         Dare da mangiare agli animali;

–         Raccogliere le uova nel pollaio:

–         Visitare le stalle e imparare a mungere una mucca.

Come detto, una fattoria didattica è un’azienda agricola dove si coltiva la terra e si allevano animali ed è spesso adibita alla vendita diretta dei prodotti alimentari.
Viene detta “didattica” perché si tratta di un luogo dove s’impara, facendo: grazie a ciò i bambini e i ragazzi potranno imparare “sul campo” alcune delle attività e dei lavori del contadino, andando oltre all’aspetto pratico e assorbendo le nozioni più importanti.

Tra i benefici, troviamo la sensibilizzazione sul tema della tutela dell’ambiente e sull’importanza di adottare comportamenti etici e sostenibili e la possibilità di conoscere e avvicinarsi alle materie prime di qualità.

Per poter aprire una fattoria didattica, bisogna fare una richiesta all’amministrazione regionale o a quella provinciale, a seconda del territorio di riferimento.
L’iter, quindi, a cambia da regione a regione, ma è importante dimostrare di rispettare tutti i criteri sanciti dalla carta della qualità, preparando anche il personale in modo adeguato per poter tenere corsi abilitanti per l’animazione didattica in fattoria.

Alectorofobia: la Fobia delle Galline

Il termine Alectorofobia deriva dal greco “alektor” che significa gallo e “phobos” che significa paura. E’ una fobia molto diffusa che si caratterizza per un accentuata paura di galli e galline.

Questa fobia provoca una paura irrazionale delle creature piumate e a volte anche delle loro uova, tanto da causare attacchi di panico nei soggetti che ne soffrono. Nei casi più gravi non è solo il vedere i polli a provocare paura ma può bastare un’immagine o una fotografia di una gallina per scatenare tale reazione.
I sintomi di questa fobia specifica variano da persona a persona e a seconda del luogo in cui ci si trova, l’alectorofobia può avere un impatto più o meno importante sulla vita quotidiana causando un notevole disagio.

I sintomi dell’alectorofobia si manifestano quando ci si trova a contatto con dei polli o quando si pensa solo a loro. Tra i vari sintomi troviamo: ansia, stordimento, vertigini, sudorazione, tachicardia e tremolio.

Un soggetto può mostrare segni di ansia ancor prima di eseguire una visita a una fattoria o anche addirittura soltanto immaginando di poter essere accerchiato da un uccello piumato.
Le idee su quali sono le cause dell’alectorofobia non sono ancora del tutto chiare, così come in molte delle più rare fobie. Inoltre, molte persone che soffrono di fobie specifiche non ricordano con facilità come, quando o perché le loro fobie si sono sviluppate.

Vediamo di seguito quali potrebbero essere le cause che portano all’insorgere di casi di alectorofobia:

·        Esperienza negativa, infatti molte delle fobie legate agli animali provengono da un’esperienza negativa con quel determinato animale. Ad esempio, possiamo aver incontrato una gallina aggressiva da piccoli e da quel momento abbiamo sviluppato la fobia nei confronti di questi esemplari;

·        Genetica, che può essere trasmessa ai più piccoli dai genitori.

Per fare una diagnosi formale, gli specialisti possono utilizzare i moderni manuali diagnostici che permettono di identificare quali sono le caratteristiche tipiche di una serie di fobie. Per identificare l’alectorofobia, le più comuni comprendono:

–         una sensazione immediata di intensa paura, panico e ansia quasi ogni volta che si vede un pollo o si pensa alle galline;

–         sentimenti di ansia che aumentano quando si avvicina il momento di incontrare un pollo;

–         fare tutto il possibile per evitare di incontrare o vedere una gallina;

–         provare dei sintomi di paura che interferiscono con il normale funzionamento quotidiano di ogni cosa;

–         sentimenti di paura o ansia verso le galline che durano da più di sei mesi, o che persistono per sei mesi di continuo.

Sono diverse le metodologie e le terapie che possono essere utili per superare la paura delle galline. Tra le più note ci sono l’ipnoterapia o l’ipnoanalisi, che possono essere utili per aiutare l’individuo a determinare l’esatta causa della paura. Anche la programmazione neurolinguistica è un altro dei metodi utilizzati per curare l’alectorofobia: questa scienza si basa sul principio che un individuo crea parole legate alla fobia e continua ad usarle e a pensarle e a ripensarle. Fattore che può dare il via alla paura in primo luogo.
Il comportamento cognitivo e le terapie comportamentali che comportano l’esposizione e la graduale desensibilizzazione alla paura, possono essere utili per imparare a tollerare l’ansia vissuta in questi casi.

 

I Fenicotteri Rosa

Il fenicottero rosa o fenicottero maggiore è la specie più grande e diffusa della famiglia dei fenicotteri.
Questa specie è diffusa in Africa, nel subcontinente indiano, nel Medio Oriente e nell’Europa meridionale. 
I suoi parenti più stretti sono il fenicottero rosso e il fenicottero cileno, che in precedenza erano considerati conspecifici con il fenicottero rosa, ma ora sono considerati specie separate. Il fenicottero rosa è la più grande specie vivente di fenicottero, con un’altezza media di 110-150 centimetri, un’apertura alare di 240 centimetri e un peso di 2-4 kg. I maschi sono un po’ più grandi delle femmine e, in alcuni casi possono raggiungere anche i 187 centimetri d’altezza ed un peso di 4,5 kg.

Il piumaggio di questi uccelli è principalmente bianco-rosato, mentre sulle ali le penne copritrici sono rosse, mentre le penne remiganti primarie e secondarie sono nere. Il becco è rosa con una macchia nera sulla punta, le zampe ed i piedi palmati sono rosa-fucsia. Anche la pelle del volto è rosa con le iridi gialle.
Contrariamente agli adulti, i pulcini nascono ricoperti da una soffice peluria grigia e anche gli adulti che allattano i pulcini perdono vivacità divenendo più pallidi, ma mantenendo le zampe rosa brillante. Questa colorazione deriva dai pigmenti carotenoidi negli organismi che vivono nei loro ambienti d’alimentazione.

Uno dei comportamenti più particolari dei fenicotteri rosa è il riposare su di una zampa sola, nascondendo l’altra sotto il corpo. Secondo alcune teorie stare su una zampa sola consente agli uccelli di conservare più calore corporeo, dato che trascorrono una quantità significativa di tempo all’interno di acque fredde. Ma pensandoci bene, questo comportamento si verifica anche in acque calde e si osserva anche in esemplari che stanno a terra. Nasce dunque una teoria alternativa che sostiene che stare in piedi su una zampa riduce il dispendio energetico per produrre lo sforzo muscolare di stare in piedi e bilanciarsi.

La durata della vita media in natura è di 30-40 anni.
I fenicotteri sono considerati uccelli molto rumorosi con i loro versi e vocalizzi che vanno da grugniti o ringhi ad un richiamo gracchiante e sonoro, simile a quello delle oche.
Le vocalizzazioni giocano un ruolo importante nel riconoscimento genitore-pulcino, nei rituali di corteggiamento e nel tenere insieme le grandi colonie. Come le altre specie di fenicotteri, il fenicottero rosa è un uccello filtratore che si nutre prevalentemente di gamberi salamoia e alghe blu-verdi, nonché di larve di insetto, piccoli insetti, molluschi e crostacei, rendendoli onnivori. Quando cerca il cibo nelle acque fangose, l’animale solleva il fango con i larghi piedi palmati, per poi risucchiare l’acqua attraverso il becco che si presenta appositamente adattato per separare questi microrganismi dal fango e dal limo, posizionando il becco a pelo dell’acqua. Questi uccelli si nutrono a testa bassa, e la mascella è mobile non essendo fissata rigidamente al cranio.
I fenicotteri rosa sono uccelli gregari, le cui colonie possono arrivare a contare anche migliaia di individui. Si ritiene che queste grandi colonie servano a tre scopi: proteggersi dai predatori, massimizzare l’assunzione di cibo e utilizzare siti di nidificazione in modo più efficiente.
Prima dell’accoppiamento, le colonie si dividono in gruppi di riproduzione di circa 15-50 uccelli. In questi gruppi, sia i maschi che le femmine eseguono un’esibizione rituale sincronizzata. Durante queste esibizioni, tutti gli individui si muovono all’unisono, allungando il collo verso l’alto, muovendo costantemente la testa a destra e a sinistra, emettendo talvolta dei richiami e sbattendo le ali. 

I fenicotteri rosa sono una specie monogama, sebbene nelle colonie più grandi a volte possano cambiare compagno, forse per via della scelta più ampia. Solitamente, è la femmina a scegliere il luogo dove costruire il nido e la copulazione si verifica durante la costruzione del nido, che a volte viene interrotta da un’altra coppia che cerca di rubare il luogo di nidificazione.
Le femmine depongono un singolo uovo per covata e dopo la schiusa, entrambi i genitori si occupano del pulcino: questo grazie alla possibilità di nutrire i piccoli con il loro latte dal gozzo, prodotto in ghiandole che rivestono l’intero tratto digerente superiore.
L’ormone prolattina stimola la produzione di questo latte, che, per via dell’alimentazione degli adulti, è di colore rosso e che contiene grassi, proteine, globuli rossi e bianchi. 
Per i primi sei giorni dopo la schiusa, gli adulti e i pulcini rimangono nei siti di nidificazione e all’età di circa 7-12 giorni, i pulcini iniziano a uscire dal nido esplorando l’ambiente circostante.
A due settimane di vita i pulcini si riuniscono in piccoli gruppi chiamati “micro colonie” in cui i loro genitori cominciano a lasciarli da soli sempre più a lungo. Successivamente questo gruppo diventa sempre più grande fino a contenere migliaia di pulcini.

In Italia questa specie nidifica regolarmente in Emilia Romagna, Puglia, Sardegna e Sicilia.

 

Il Pinguino Imperatore

Il pinguino imperatore è un uccello dell’Antartide, ed è il più alto, il più grande e il più pesante tra tutti i pinguini.
Maschi e femmine hanno un piumaggio simile e spesso hanno le stesse dimensioni che si aggirano intorno ai 125 cm e un peso compreso tra i 20 e i 40 kg.
Il peso varia anche in base alla stagione, poiché questi animali, sia i maschi che le femmine, perdono gran parte del loro peso durante il periodo di allevamento dei pulcini e della cova delle uova
Il dorso e la testa sono neri e il ventre è bianco, mentre la parte alta del petto è color giallo chiaro; particolarmente evidenti sono due macchie giallo brillante a livello delle orecchie. Come gli altri pinguini, anch’esso è incapace di volare e le sue ali rigide e appiattite con il corpo affusolato sono particolarmente adatti all’ambiente marino.

Si cibano principalmente di pesci, in particolar modo crostacei o come cefalopodi come i calamari. Mentre dà loro la caccia, può restare sott’acqua anche 20 minuti, immergendosi fino a una profondità di 600 m. La specie è ben adattata alle immersioni, in quanto possiede un’emoglobina dalla struttura particolare in grado di operare con bassissimi livelli di ossigeno. Il pinguino imperatore possiede inoltre delle ossa solide che gli permettono di resistere ai baro-traumi, nonché la capacità di ridurre il 
metabolismo e di mettere a riposo alcune funzioni non vitali.

Il pinguino imperatore è noto per il ciclo vitale ben regolato, con gli adulti che ripetono ogni anno lo stesso rituale per riprodursi e allevare i propri piccoli: è la sola specie di pinguino che si riproduce nel corso dell’inverno antartico. Maschi e femmine effettuano un lungo viaggio sul ghiaccio di 50–100 km per formare delle colonie che possono comprendere migliaia di individui. Le femmine depongono un unico uovo, poi lasciano al maschio il compito della cova e tornano verso il mare in cerca di nutrimento e successivamente le femmine torneranno alla colonia, e allora saranno i maschi a dirigersi verso il mare, mentre le femmine rimarranno insieme al pulcino. I genitori continueranno a fare la spola per l’approvvigionamento fino al termine delle cure parentali.
L’aspettativa di vita del pinguino imperatore è generalmente di 20 anni.

Come tutti i pinguini, il pinguino imperatore ha un corpo slanciato per limitare le forze di attrito durante il nuoto, e delle ali simili a pinne piatte e rigide. Durante il periodo nuziale, l’adulto presenta delle piume di un nero intenso sul dorso, che ricoprono anche la testa, il mento, la gola e il sopra delle ali. Questo piumaggio nero è ben delimitato dal piumaggio più chiaro che copre il resto del corpo. L’interno delle ali e il ventre sono di colore bianco, che sfuma nel giallo chiaro nella parte alta del petto, mentre a livello delle orecchie si trova una macchia color giallo brillante. Il becco, lungo circa 8–10 cm, è incurvato e parzialmente ricoperto di piume. La sua parte superiore è nera, mentre quella inferiore può essere rosa, arancio o lilla. La lingua è munita di setole disposte in modo che la preda catturata non possa fuggire. Le zampe palmate sono nere.

Il pinguino Imperatore vive e si riproduce in un ambiente più freddo di qualsiasi altra specie di uccello. La temperatura dell’aria può scendere fino a -40 °C, con venti che soffiano fino a 150 km/h. L’acqua di mare, di -2 °C, presenta una temperatura di gran lunga inferiore rispetto a quella corporea dei pinguini di 40 °C. Essi devono quindi adattarsi per limitare le perdite di calore. Tra l’80 e il 90% dell’isolamento dei pinguini è garantito dal loro piumaggio. Le piume sono rigide, corte e lanceolate, e ricoprono tutto il corpo: con 15 piume per cm², i pinguini imperatore hanno il piumaggio più fitto di qualsiasi altro uccello. Uno strato isolante supplementare è formato da dei filamenti soffici presenti tra la pelle e le piume. Dei muscoli permettono al pinguino di mantenere erette le piume quando si trova a terra, in modo da ridurre le perdite di calore intrappolando uno strato d’aria tra la pelle e le piume. Al contrario, quando è in acqua, le piume vengono premute contro la pelle, in modo da assumere una sagoma più idrodinamica per nuotare meglio. La toeletta è importante per i pinguini al fine di conservare un buon isolamento e un piumaggio ben impermeabile. L’isolamento è anche garantito da uno spessore di grasso protettivo che all’inizio della stagione riproduttiva può raggiungere i 3 cm. Questo strato di grasso limita il pinguino imperatore nei suoi movimenti, soprattutto in confronto al suo cugino meno ben fornito di grasso, ma più agile, il pinguino di Magellano.

 

 

 

Le Tartarughe Marine

Nei loro viaggi attraverso gli oceani, le tartarughe marine coprono distanze di migliaia di chilometri. Oggi abitano i mari tropicali e subtropicali del pianeta, ma il loro numero ha subito un drastico calo nel corso degli ultimi 100 anni.

Questi animali ancestrali trascorrono tutta la vita nel mare in solitario, riunendosi solo ai fini dell’accoppiamento e ogni due o tre anni, le femmine si recano sulla terraferma per deporre le uova: alcune di loro attraversano interi oceani a tale scopo e nella maggior parte dei casi i piccoli nascono nella stessa spiaggia in cui sono nate le madri. Qui, in una buca nella sabbia, depongono dalle 50 alle 200 uova a seconda della specie, spesso fino a tre volte per singola nidificazione.
Le uova sono incubate dal calore del suolo e la temperatura determina il sesso: uova che si trovano a temperature maggiori di 29°C daranno origine alle femmine, mentre al di sotto di tale temperatura saranno maschi.
Se nessun uomo o animale saccheggia il nido, dopo circa due mesi i cuccioli rompono il guscio e cominciano il faticoso tragitto verso l’acqua, durante il quale sono facili prede per uccelli e granchi affamati. Successivamente, una volta raggiunto il mare, a causa dei numerosi pesci predatori, soltanto un uovo su 1.000 diventa un esemplare adulto.
Questo scenario in cui ci sono migliaia di nuovi nati, è sempre più raro: in molte delle spiagge in cui un tempo le femmine arrivavano a centinaia per deporre le uova, si vede oggi solo un numero molto ridotto di tartarughe a causa della cementificazione delle spiagge, del cambiamento climatico e dell’inquinamento marino che mettono a repentaglio la sopravvivenza di questi esemplari.

I rifiuti più grandi finiscono per soffocare le tartarughe marine, i delfini e i pesci e, quando si frammentano in particelle microscopiche, entrano nelle catene alimentari e arrivano fino all’uomo. Uno studio di 10 anni sulla tartaruga marina comune ha dimostrato che il 35% degli esemplari analizzati avevano inghiottito rifiuti di questo tipo, fino a 150 frammenti ingeriti. La presenza di plastica sulle spiagge può compromettere anche le nidificazioni: la sabbia in cui mamma tartaruga depone le sue uova, in presenza di frammenti di plastica non mantiene la stessa umidità e modifica la temperatura, con ripercussioni sullo sviluppo e la schiusa.

Ad oggi, circa 900 tartarughe ferite vengono soccorse e accolte ogni anno nei Centri di Recupero WWF, come quelli di Policoro, Molfetta, Lampedusa e Torre Guaceto, dove vengono curate e poi, per fortuna, molte liberate in mare.

Altro aspetto da considerare è la crescente domanda di carne, uova e di gusci di tartaruga non fa che ridurne ulteriormente i numeri di nuove specie: il pericolo maggiore viene dalla pesca commerciale infatti molto spesso le tartarughe marine vengono catturate accidentalmente rimanendo impigliate nelle reti. Proprio per questo motivo ad oggi ben sei specie su sette figurano nella Lista rossa IUCN delle specie minacciate.

La tartaruga marina comune è una specie carnivora che si nutre di meduse, pesci, crostacei e molluschi. Gli individui attraversano nel corso della vita due diverse fasi ecologiche: all’inizio frequentano la zona superficiale del mare aperto e, successivamente, si spostano in fondali bassi. 
La tartaruga marina comune è una specie diffusa tanto nelle acque degli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico quanto nel bacino del Mediterraneo e del Mar Nero. In particolare, nel Mediterraneo, i siti di deposizione delle uova sono localizzati soprattutto nella parte orientale: Grecia, Turchia, Cipro, Libia, mentre nella parte occidentale le nidificazioni sono da ritenersi più irregolari.

Una tartaruga marina può vivere fino a 50 anni, raggiunge la maturità sessuale intorno ai 30 e la sua attività riproduttiva dura circa 10 anni.

 

La Gallina Romagnola

La gallina Romagnola è una razza di pollo italiana originaria della Romagna.
Si tratta di una razza mediterranea, leggera ed elegante, tipicamente rustica e da allevamento sia per la carne che per le uova.

Nel secondo dopoguerra questa razza fu selezionata dalla Stazione di pollicultura di Rovigo e dall’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Ravenna, ottenendo due varietà ben distinte: una dorata ed una grigia.
Inizialmente questa razza era presente ad una mostra avicola tenutasi a Londra dopodiché non si ebbero più altri documenti fino a quando, alcuni anni fa, il marchese di Sant’Alberto di Ravenna ha messo a disposizione circa cinquanta esemplari per studi e ripristino all’Università di Parma.

Come anticipato, si tratta di una razza molto rustica, uniforme per la taglia ma estremamente difforme per livrea, colore dei tarsi e pelle.
Il tronco è cilindrico, leggermente inclinato verso la groppa; la testa è di media grandezza e provvista di un becco piuttosto corto ma forte e leggermente curvo.
Gli occhi sono grandi, molto vivaci e di colore da arancio a nero. La cresta è semplice e regolare, con cinque o più denti, con il lobo che segue la nuca nel gallo e nella gallina è portata piegata su un lato della testa. I bargigli sono rossi, lunghi e di tessitura fine mentre gli orecchioni sono piccoli, di colore crema, a volte ombreggiati di blu.
Il collo è di media lunghezza, ricoperto da una mantellina ben sviluppata.
Il dorso è corto e piatto con le ali ben aderenti al corpo. La coda è grande, con attaccatura larga portata ben aperta nel gallo mentre nella gallina è portata chiusa.
Il petto è largo e profondo; anche il ventre è ben sviluppato. Le zampe sono mediamente lunghe, piuttosto sottili, con quattro dita, di colore prevalentemente blu e scuro. I tarsi sono sottili e lisci, muniti di quattro dita ben divaricate, di colore ora verde ora scuro.
Il peso è di 2,0-2,5 kg per il maschio e di 1,9 –2,0 kg per la femmina. Il piumaggio è molto vario sia per il disegno che per la tinta; quello del gallo è più vivace, e anche più mutevole, di quello della gallina. Con maggior frequenza si rileva una colorazione Oro fiocchi neri, Argento (“grigio”) fiocchi neri, Moschettata oro ed argento, collo oro molto scuro, bianca, sparviero ecc. La romagnola depone uova bianche con un tuorlo piuttosto grande, di peso non inferiore a 55 g e la produzione si aggira sulle 150 unità all’anno.

 

I Beagle: Caratteristiche e Curiosità

Il beagle o bracchetto è una razza di cane da caccia di taglia piccola-media di origine inglese, e inizialmente utilizzato per lo più per cacciare animali come conigli, fagiani, volpi e cinghiali.
Ad oggi sono molto diffusi come cani da compagnia e per le loro attitudini venatorie i beagle sono definiti cani da lavoro, poiché sono una razza sottoposta a prova di lavoro anche per la proclamazione di campione italiano di bellezza.

Si pone come un cane molto allegro, curioso, intelligente e in ogni suo movimento viene espressa la sua “gioia di vivere”. Pur essendo un cane dolcissimo, si possono incontrare molti problemi nell’educarlo in quanto il beagle può avere un carattere un po’ frettoloso e data la sua selezione è generalmente una razza molto ostinata e testarda.
Si attaccano molto al padrone, seguendolo continuamente in ogni sua attività tanto da esser definiti “cani-ombra”, proprio a causa di questo attaccamento quasi morboso al proprietario.
Essendo un segugio, è stato selezionato per scovare tracce olfattive e seguirle, ciò comporta una seria difficoltà nell’insegnare a questi cani a ritornare a comando quando si trovano fuori casa o a stare correttamente al guinzaglio, poiché sono letteralmente “rapiti” dagli odori dell’ambiente circostante.

Il beagle, generalmente, è molto socievole sia con gli altri cani sia con le persone e da alcuni è considerato il cane ideale per famiglie con bambini piccoli poiché sempre pronto al gioco e mai aggressivo.
Il beagle non abbaia molto se non in momenti di particolare agitazione e il suo abbaiare è tonante e acuto. Per la sua mole ridotta può stare anche in appartamento, purché gli si dia l’opportunità quotidiana di camminare, concedendogli ogni tanto delle lunghe corse.

Cerca continuamente la compagnia della persona a cui si è affezionato ed è un ottimo cane da caccia e da compagnia, ma sconsigliato a persone anziane che cercano cani “da passeggio”; infatti il beagle è più avvezzo a scattare o a rimanere fermo in un punto. Bisogna prestare molta attenzione quando si avvicinano persone estranee in quanto è propenso a fidarsi di chiunque dato il suo carattere socievole, ma ciò può limitarlo nella funzione di cane da guardia.

Questi esemplari appaiono robusti, di struttura compatta ed elegante. La taglia è media piccola da 20 a 35/40 cm.
Poiché ha il pelo corto, il Beagle non ha bisogno di frequenti e complicate toelettature ma è consigliabile spazzolarlo quotidianamente per evitare che si formino piccoli nodi fastidiosi nel manto.

Il Beagle è un cane elegante e proporzionato dall’aspetto molto riconoscibile, dovuto ad alcuni dettagli inconfondibili: i grandi occhi dolci, particolarmente irresistibili nel Beagle cucciolo, le buffe orecchie penzolanti e la coda corta e ricurva dalla punta bianca, che gli conferisce una linea simpatica eppure dinamica.

Anche per quanto riguarda l’alimentazione non richiede particolari attenzioni: il Beagle cucciolo mangia quattro volte al giorno e l’adulto due; preferibilmente, va nutrito con prodotti confezionati completi in grado di fornirgli tutti i nutrienti necessari per il suo fabbisogno quotidiano.

 

Topo Domestico: un piccolo Animale da Compagnia

In questo articolo parleremo di questi piccoli animali da compagnia: i topi domestici.

Sono molto intelligenti, coraggiosi e soprattutto curiosi: grazie alla loro piccola taglia, diventano dei veri e propri acrobati, agili in tutti i loro movimenti.
In casa sono una compagnia molto presente e non troppo fastidiosa, ci seguono ma senza intralciare e interessandosi a ciò che stiamo facendo tendono a voler partecipare.
Vengono suddivisi non per razza ma per varietà, e più precisamente in varietà di colore: troviamo infatti il topo domestico blue che ha il pelo di un colore simile all’ardesia, il topo albino con il pelo bianco e gli occhi rossi, il neige lo ha bianco sporco e infine troviamo il recessive yellow, con il mantello color rosso scuro.

Per l’acquisto di questi dolci animaletti, è importante rivolgersi a centri specializzati cercando di informarsi il meglio possibile sia parlando con un veterinario sia con chi ne ha uno e può raccontarci la propria esperienza.

Una volta adottato, sarà indispensabile acquistare anche una gabbietta con il tetto, una piccola ciotola per il cibo e una bottiglia per l’acqua. E’ sconsigliato l’utilizzo di ciotole per l’acqua: la gabbia sarebbe sempre bagnata e il topo non ama stare nel bagnato.
Utili anche una casettina per il nido e del materiale come paglia o pezzi di tessuto affinché il topo possa fabbricarsi la cuccia.
Vista la spiccata necessità di muoversi dei topi domestici, è ragionevole prendere in considerazione il fatto di proporre loro una ruota per correre. Tuttavia, è importante essere consapevoli che una ruota deve rappresentare solamente una possibilità di svolgere un’attività alternativa, ma non deve essere una «misura di compensazione» per un recinto troppo piccolo.

Il topo domestico in generale è un animale che si attiva la notte e che ama stare in gruppo e in compagnia.
L’età media è di circa 4 anni, e dispongono di un ottimo olfatto ed udito, mentre tendono a faticare con la vista.

Contrariamente a ciò che si crede, il topo domestico è un animale che vive in ambienti igienicamente impeccabili e non sporca molto.

Per quanto riguarda la possibilità di trasmissione di malattie attraverso il contatto con le deiezioni rilasciate nell’ambiente, i morsi o le punture dei loro parassiti, troviamo leptospirosi, peste, salmonellosi, tifo murino e rabbia.

Predilige un’alimentazione molto simile alla nostra, ama mangiare i semi di girasole, i biscotti per cani, la frutta e la verdura tipo sedano, carote, ravanelli, zucchine e zucca. Oltre a ciò, è ghiotto anche di carne, formaggio, noci e nocciole.
Basterà soltanto mettere a loro disposizione il tutto nella ciotola e poi si gestiranno in maniera autonoma durante la giornata. Non dimentichiamo anche
qualche cosa da rodere. I suoi denti infatti crescendo in continuazione devono essere accorciati con qualche cosa come un ossicino o un pezzetto di legno.

Nel momento in cui dovremo prenderlo è bene prenderlo sempre interamente nella mano, con delicatezza, offrendola come punto di appoggio.
Nella prima conoscenza diretta, è bene fare attenzione a non spaventarlo: lentamente lasciati odorare e conoscere, solo successivamente accoglilo nella tua mano.

Le Case-Vacanza per Cani

Chi decide di adottare un cane o un qualsiasi animale domestico, deve avere un punto di riferimento in caso di assenza da casa.
Succede, a volte, di non potersi affidare ad amici e conoscenti e dunque la scelta ricade sulle pensioni per cani.

Come risaputo, nel momento in cui viene presa questa scelta, il primo pensiero di ognuno di noi è “Il mio cane si sentirà abbandonato? Come vivrà questo distacco?” 
La prima volta è sempre quella più dura, ma lasciare il cane in pensione non vuol dire abbandonarlo ma, semplicemente, scegliere per lui un luogo sicuro e adatto alle sue esigenze dove poter essere seguito come se fosse a casa.
Proprio per questo motivo è bene scegliere pensioni per cani dove alla base ci sia professionalità, pulizia ed efficienza. 
I nostri cani, finalmente, sono considerati parte integrante della famiglia e, proprio per questo motivo, lasciarli a dei professionisti del settore è una scelta responsabile e guidata dall’amore.

Come per le strutture ricettive per noi adulti, anche per i cani esistono varie tipologie di pensioni, a seconda delle necessità dei proprietari e dei servizi offerti.

Nei veri e propri Resort per cani, gli animali sono sistemati in box ampi e coibentati, adatti quindi ad ogni stagione e temperatura; all’interno si possono trovare comodi divanetti su cui riposare o cucce debitamente igienizzate all’occorrenza.
All’interno viene offerto il servizio di toelettatura, assistenza veterinaria e diete personalizzate. Molte strutture per cani hanno inoltre una piscina dedicata e d’estate è davvero un valore aggiunto.
Se alcune sono provviste di box con zona coperta e zona scoperta privata, tutte hanno in comune ampi spazi esterni dove poter correre e giocare con gli altri ospiti.
Inoltre in molte pensioni per cani è inclusa la presenza di educatori cinofili in modo da offrire più servizi possibili al cliente: la presenza dell’educatore cinofilo permette anche un inserimento corretto nella struttura e una professionalità d’eccellenza.
In questo modo la permanenza in pensione diventa una vacanza a tutti gli effetti, alternando momenti di svago e socializzazione a momenti tranquilli e rilassanti, il tutto basato su professionalità e sicurezza.
I prezzi per il soggiorno in queste strutture variano in base ai servizi scelti, e in genere oscillano da 30 a 50 euro al giorno.

Esistono poi altre pensioni ricettive meno costose, dotate di zona interna ed esterna e complete con un’area di sgambamento recintata con zone d’ombra.
Sono strutture comuni, che offrono servizi di base e i cui costi si aggirano da 15 a 20 euro al giorno.
Si presentano come strutture professionali in cui possiamo lasciare il nostro cane in sicurezza, l’assistenza veterinaria è garantita e i servizi cambiano in base alle strutture.
Alcuni offrono passeggiate giornaliere con costi aggiuntivi e certe offrono anche la presenza dell’educatore cinofilo.
La presenza di piccole piscine esterne in estate è a discrezione del titolare e, di solito, è un servizio incluso nel prezzo giornaliero.

La pensione “casalinga” invece è nuovo tipo di pensione per cani, nata negli ultimi anni, in cui il nostro cane viene accolto in casa come un vero e proprio membro della famiglia.
In questo modo viene garantita la continuità della vita domestica e l’adattamento alla nuova sistemazione è molto più facile e veloce.
I servizi offerti aggiuntivi possono essere belle passeggiate e qualche bagnetto casalingo.
Di norma viene richiesto di portare gli oggetti che il cane utilizza a casa, ciotole e cuscini su cui dormire, in modo da ricreare l’ambiente casalingo a tutti gli effetti e garantire la serenità nella permanenza ritrovando gli odori conosciuti.
Questo tipo di pensione per cani è un’ottima soluzione per chi non ha un animale abituato a vivere all’esterno e che è parte integrante della famiglia, ma anche per quel proprietario che vive la separazione in maniera più ansiosa.
Chi possiede una pensione per cani casalinga è, di solito, anche un dog sitter o un educatore cinofilo professionale: un vero e proprio amante dei cani che abbina la professionalità alla passione. 
Qui i prezzi variano dai 10 ai 15 euro giornalieri e i servizi extra come passeggiate o lezioni di educazione cinofila vengono conteggiati a parte.

Non sempre la pensione per cani viene utilizzata da chi va in vacanza e non può portare il proprio amico a quattro zampe con sé.
C’è anche chi lavora, non ha aiuti e non lascia il cane in casa da solo per svariate ore.
Ecco che un ottimo servizio viene svolto dagli asili diurni che possono essere centri cinofili, pensioni comuni e pensioni casalinghe che sfruttano gli spazi presenti per offrire un servizio giornaliero.
I prezzi variano dagli 8 ai 15 euro al giorno e di solito è compresa l’attività di sgambamento e la socializzazione con gli altri cani.
Sono un’ottima soluzione per chi ha poco tempo ma non vuole rinunciare all’amore di un amico a quattro zampe.

Nel momento in cui il cane viene affidato a una di queste pensioni, è obbligatorio presentare il suo libretto vaccinale ed è ben gradita la copertura antiparassitaria. È utile quindi accordarsi per tempo con il proprietario della pensione su tempi e modalità del trattamento.

La Gallina Sebright

La Sebright è tutt’oggi riconosciuta come la razza di gallina bantam più affascinante e attraente, per il suo aspetto molto elegante e simpatico.
E’ una razza nana di pollo inglese, originaria del diciannovesimo secolo e creata da Sir John Sebright, che le ha dato il proprio nome e che si mise al lavoro con l’intenzione di creare una razza di polli nana che avesse due precise caratteristiche: il piumaggio orlato di nero e la struttura delle penne simile tra maschi e femmine.
Ad oggi non è ancora chiaro quali razze abbia usato a tale scopo, ma ha indubbiamente ottenuto il risultato sperato con successo.
È una delle razze più piccole di pollo, ed una delle più popolari nella categoria delle Bantam rappresentando il tipico pollo ornamentale e da compagnia.
Le varietà di colore sono caratterizzate da un’orlatura intorno ad ogni penna di colore diverso rispetto al resto del corpo.

Il collo è graziosamente inclinato all’indietro e la testa, corta e rotonda, è dotata di una cresta a rosa la cui protuberanza appuntita si allunga leggermente all’indietro. La faccia è rossa viva, particolarmente intensa e purpurea nelle femmine mentre i bargigli sono rossi, lisci e arrotondati. Gli occhi sono grandi, prominenti, vivaci e di colore marrone molto scuro. Gli orecchioni sono rossi e il becco è corto e forte.
Il dorso è molto corto e il petto prominente e portato con fierezza. La coda è portata alta, sopra la linea del dorso, ed è ben aperta, formando un angolo di 70° in entrambi i sessi. Il peso è massimo di 738 gr per il maschio e di 625 gr per la femmina.

Le varietà originali della Sebright sono la Oro orlato nero e l’Argento orlato nero, che sono ancora le più famose e allevate. Nel corso del ventesimo secolo sono state selezionate altre varietà, la Camoscio orlato bianco e la Limone orlato nero; sono state create perfino una varietà Bianca e una Nera, che tuttavia sono molto rare, probabilmente perché prive dell’orlatura tipica della razza, e quindi non hanno attirato l’attenzione degli allevatori. Si tratta di tipici polli da compagnia e sono perfetti come uccelli ornamentali da giardino, anche se si addomesticano gradualmente, essendo animali molto vivaci e attivi.
La riproduzione di questi polli è piuttosto difficile, in quanto il gallo si attiva sessualmente solo durante la bella stagione e la gallina è una scarsa ovaiola.
Le Sebright si appollaiano volentieri sui rami e quindi potrebbe essere ottimale prevedere una siepe, un arbusto o un piccolo alberello all’interno nel pollaio.
E’ una razza piuttosto delicata, che tollera male la rigidità dell’inverno; è quindi importante che il ricovero notturno sia ben realizzato e assicuri un certo tepore anche nei giorni più freddi dell’anno.

Inoltre, si tratta di soggetti molto vulnerabili alla malattia di Marek, per cui è indispensabile vaccinare i pulcini al primo giorno di nascita. Sono polli abbastanza tolleranti, quindi è possibile allevare anche più galli insieme se si dispone di un buon numero di femmine, e possono coabitare anche soggetti di varie età.

Altra caratteristica dei galli è un canto mattutino non troppo acuto e forte, peculiarità che potrebbe agevolarne un allevamento senza problemi di “impatto acustico” per i vicini, e dunque anche in aree urbane.