Il Gatto Canadian Sphynx

Gli esemplari originari di gatto Sphynx giunsero in America nei primi anni del Novecento, ma i primi allevamenti nacquero in Canada negli anni Settanta: proprio per questo motivo viene anche nominato Canadian Sphynx. La razza fu riconosciuta per prima nella associazione felina internazionale TICA che ne ha creato lo standard.

È un gatto estremamente socievole, che interagisce con la famiglia e che sa farsi notare. 
La sua apparenza nuda non è la sua peculiarità, ma lo sono invece il suo carattere e la sua indole.
La sua nudità è il frutto di una mutazione spontanea del gatto domestico, il gene “hr” che caratterizza questa razza è un gene recessivo. È di fatto un gran vantaggio per lo Sphynx, che può vivere così anche negli appartamenti di persone allergiche.
Nonostante l’assenza di pelo nel loro corpo, possono presentare diverse colorazioni: tigrate, a macchie, a pois e tartarugate.

Esistono tre tipi di pelle: la pelle Rubber “gomma”, molto simile a un materiale gommoso e soffice, la pelle Peach “pesca”, a contatto tattile molto simile a una pesca, da qui il nome, e la pelle Wax “cera”, molto più con effetto antiscivolo al tatto si presenta completamente nuda, ma necessita di cura e pulizia più attenta rispetto agli altri due tipi.

È dotato di grandi orecchie leggermente arrotondate sulla punta. Esse sono un aspetto molto importante per questa razza e l’interno deve essere assolutamente nudo. Gli occhi molto grandi ed espressivi hanno la forma di un limone, inclinati verso l’angolo esterno dell’orecchio. La testa è di taglia media, a forma di cuneo leggermente arrotondato, appena più lunga che larga, con il muso fermo, pronunciato e arrotondato e zigomi prominenti.
Il collo è di lunghezza media e muscoloso. Le zampe anteriori ben distanziate a causa del torace largo, le zampe posteriori leggermente più lunghe di quelle anteriori, i piedi sono di forma ovale con dita lunghe, i cuscinetti plantari sono spessi e danno l’impressione che il gatto cammini su dei cuscinetti d’aria.

I maschi sono leggermente più grandi delle femmine, mai esili, nonostante mantengano una eleganza unica nei movimenti hanno una struttura abbastanza robusta ma non eccessivamente, sono slanciati ma con una muscolatura ben evidente. Le rughe sono molto importanti per questa razza e devono essere presenti specialmente sulla testa.

La Canadian Sphynx soffre più di ogni altra razza il freddo; dunque, è necessario tenerlo quanto più possibile in casa, dove predisporgli tutto il necessario per farlo sentire al caldo. Per questa stessa ragione, sarà necessario alimentarlo con cibi altamente proteici, che gli mantengono la pelle tra i 38° ed i 39°. Ha un rapido metabolismo, perciò mangerà tanto e spesso.
Nei giorni più freddi, potrebbe sentire il desiderio di sdraiarsi al sole, in questi casi, sarà buona norma proteggerlo con una crema protettiva ad elevato SPF e poiché suda, bisognerà pulirlo con delle salviette inumidite.

Più di altre razze, necessita la pulizia delle orecchie, in quanto la mancanza di pelo aumenta la formazione di cerume. In egual maniera, va prestata una certa attenzione agli occhi, poiché non presentando ciglia, sono soggetti ad una maggior lacrimazione. Per pulirgli la rima inferiore, basta imbevere un cotton-fioc con una soluzione antibatterica e lenitiva.

Gli esemplari di questa razza raggiungono la maturità sessuale precocemente, indistintamente dal sesso. Le femmine a differenza delle altre razze hanno calori molto più frequenti. Altro aspetto importantissimo, considerando i diversi tipi dell’animale, è quello di far eseguire la fase riproduttiva esclusivamente da allevatori esperti, per evitare forme virali, batteriche, e rischi di Cardiopatia Ipertrofica.

 

Il Siberian Husky

Il Siberian Husky è un cane di taglia media di origine siberiana. Nacque come razza da lavoro fino a divenire ai giorni attuali una fra le più apprezzate razze da compagnia.

Questo esemplare è stato selezionato nella sua forma moderna negli Stati Uniti d’America a partire da cani originari della 
Siberia, dove era stato allevato per secoli dal popolo dei ciukci per il traino delle slitte.
Agli inizi del Novecento un mercante di pellicce, William Goosak, ne importò degli esemplari in Alaska. Nella All Alaska Sweepstakes del 1909 il traino da lui organizzato arrivò terzo, destando stupore anche per la differenza di taglia con i cani solitamente utilizzati, tanto da guadagnare l’appellativo di siberian rats (ratti siberiani).
Negli anni successivi cani di provenienza siberiana ebbero più volte successo nelle remunerative corse con i cani da slitta
tanto che nel 1913 Amundsen voleva utilizzarli per una spedizione al Polo Nord.

Pur essendo un cane da tiro, quindi robusto e muscoloso, possiede una struttura elegante, leggera e ben proporzionata. Ha un cranio leggermente arrotondato che, insieme al muso che si restringe verso il tartufo, contribuisce a far risaltare il suo aspetto lupino. Gli occhi a mandorla, leggermente obliqui, possono essere marroni, ambra, azzurri o eterocromi (di due colori diversi). Le orecchie, portate erette e vicine tra loro, sono piccole per disperdere meno calore e ben fornite di pelo, per sopportare meglio le temperature polari a cui, spesso, sono esposti.
La coda, detta coda di volpe, è portata a scimitarra: non deve assolutamente essere arrotolata sul dorso o sul fianco. Il pelo è doppio e di lunghezza media e mai così lungo da nascondere il profilo del cane. Nonostante il folto pelo, gli husky non soffrono il caldo più delle altre razze a pelo corto, perché il loro manto non solo li protegge dal freddo, ma funge da isolante contro il caldo.

Per il suo carattere docile e socievole, non è adatto ad essere impiegato come cane da guardia, ma è un cane molto intelligente. Per la sua natura, che lo vede impiegato per il traino delle slitte in percorsi di media e lunga distanza e in territori climaticamente ostili, l’animale ha il bisogno continuo di “esplorare” il territorio che lo circonda, che gli consente di fare rientro al suo accampamento.
Allegro e giocherellone, dignitoso e orgoglioso, è a volte gioviale, ma soprattutto molto socievole con tutti, cani e persone: può essere infatti un ottimo compagno di giochi per i bambini. Benché sia un po’ testardo, come tutti i cani nordici, può essere educato, purché in tenera età. Nonostante il carattere amichevole, è molto indipendente, non semplice da allevare e ha un forte istinto predatorio nei confronti di piccoli animali.
Per i suoi tratti caratteriali, il Siberian Husky tende a trovarsi un determinato ruolo all’interno della famiglia che lo sta adottando, poiché la considera quasi come fosse un branco.
Per tale motivo, l’animale si sottometterà più a colui che riterrà essere il suo capobranco, mentre con gli altri componenti sarà un po’ meno “rispettoso”. Per questo, bisogna educarlo in maniera ferma, ma estremamente gratificante, perché è molto intelligente e sensibile: questa sua caratteristica ha fatto nascere nelle persone l’idea che si tratti di un animale testardo e indipendente ma la sua intelligenza, la sua mansuetudine e il suo desiderio di affetto fanno di lui un compagno gradevole e un lavoratore pieno di buona volontà.

 

 

La Gallina Ovaiola Ancona

La gallina ovaiola Ancona prende il nome dall’omonimo porto di mare capoluogo del marchigiano; da qui, intorno al 1848, è salpata per essere esportata in Inghilterra e in America. Essendo una razza mediterranea, rustica e campagnola, si adatta bene ad ogni clima e ben sopporta il freddo dell’inverno e il caldo dell’estate, senza alcun impatto nella produzione di uova, sempre costante.

Oggi la maggior diffusione di galline ovaiole Ancona si registra in America e in Australia, mentre per assurdo, nel marchigiano, se ne sono quasi perse le tracce in quanto purtroppo negli anni del dopoguerra questa ed altre razze vennero abbandonate e sostituite con ibridi da batteria più adatti agli allevamenti industriali.

Gli esemplari di questa razza sono noti per il loro piumaggio picchiettato e proprio per questo motivo vengono soprannominati anche galline a pois.

Sicuramente questa particolare colorazione è per loro utile per potersi mimetizzare in natura e nascondersi dai predatori e non solo.
Infatti, è stata appositamente ricercata dai mezzadri marchigiani dell’epoca al fine di riuscire meglio a nascondere le loro galline ai controlli del padrone, che poteva reclamarne la metà. I proprietari dei fondi, infatti, pretendevano che si allevasse pollame a colorazione bianca o rossa, che meglio lo evidenziasse sul verde dei campi nel momento di una conta. La gallina Ancona, capace di vivere in maniera indipendente e in piena libertà, poteva anche sfuggire a questi controlli capillari, e quindi divenne sicuramente un’alleata del mezzadro.

Le galline ovaiole Ancona sono grandi razzolatrici e hanno un carattere molto simile alla Livorno; sono molto rustiche e vivaci, e amano vivere all’aperto ed essere lasciate in totale libertà al pascolo. Se allevate in luoghi chiusi tendono ad avere comportamenti aggressivi e nervosi.
Si stima che la loro necessità di cibo sia ridotta di circa un terzo rispetto ad altre razze e per questo sono galline allevabili con il minimo impatto ambientale ed economico considerata la loro indole di procurarsi il cibo in competa autonomia all’aperto.

Una delle caratteristiche di maggior rilevanza è costituita dalla loro abitudine a deporre numerose uova, con una media annuale di circa 200 unità di medie dimensioni e con guscio bianco abbastanza resistente.

Queste galline presentano un piumaggio folto che ricopre un corpo robusto, un petto largo ed un dorso arrotondato.
L’esemplare femmina non supera quasi mai i 2kg di peso mentre il maschio può raggiungere anche i 3kg. Questi ultimi si distinguono per la presenza di una cresta semplice, dritta, ampia e rossa. Molto più rara, ma comunque possibile, è la presenza di una cresta a rosa. I bargigli sono altrettanto rossi e piuttosto pronunciati mentre gli orecchioni sono bianchi. Zampe e becco infine sono gialli.

L’Udito delle Galline

Le galline sono dotate di due orecchie, poste ai lati della testa proprio come noi umani.
A differenza degli altri esemplari però, non sono visibili facilmente in quanto sono poco vistose, infatti, il condotto auricolare è coperto da apposito piumaggio che protegge l’organo uditivo senza però compromettere la percezione di rumori e suoni dall’esterno.
Sotto il piumaggio, a copertura dell’orecchio, è situato il lobo auricolare, ben evidente in alcune razze avicole in cui il lobo è bianco come ad esempio nella gallina Livornese, e invece quasi totalmente invisibile in quelle dove i ciuffi auricolari lo nascondono praticamente del tutto come nel caso della gallina Araucana.
Le galline hanno un orecchio esterno, un orecchio medio e un orecchio interno: l’orecchio esterno raccoglie le onde sonore e le canalizza nell’orecchio medio; l’orecchio medio è separato dall’orecchio esterno da una membrana, spesso indicata come timpano. Le onde sonore fanno vibrare il timpano. Queste vibrazioni vengono quindi rilevate dall’orecchio medio e trasferite all’orecchio interno.
L’orecchio interno è responsabile dell’analisi iniziale delle vibrazioni. La columella trasmette le vibrazioni alla coclea nell’orecchio interno, dove speciali terminazioni nervose lo ricevono e trasmettono l’informazione al nervo uditivo e successivamente il nervo uditivo invia l’informazione alla parte del cervello adibita a riconoscere l’informazione come “suono”.

Studi recenti hanno dimostrato che la struttura dell’orecchio di una gallina è tale per cui l’apertura del becco consente di attenuare l’intensità dei rumori.
Infatti, l’apertura del becco accompagna la rotazione dell’apparato auricolare e la deformazione della membrana timpanica tramite la connessione del tessuto molle.

A differenza degli umani, che tendono a soffrire di perdita dell’udito mentre invecchiano, le galline sono in grado di far ricrescere le cellule uditive danneggiate e quindi il loro udito rimane eccellente per tutta la loro vita.

Il colore dei lobi auricolari può essere, in svariati casi, un discreto premonitore del colore delle loro uova; non è una regola costante applicabile a tutte le razze, ma spesso ad un lobo bianco corrisponde una deposizione di uova bianche e ad un lobo rosato/marrone può associarsi la deposizione di uova rosate/marroni.

Per le galline l’udito è importantissimo, così come la vista, dal momento che in natura sono molto in basso nella catena alimentare e che quindi, qualsiasi minimo preavviso della presenza di un predatore nei dintorni è di vitale importanza.
Per questo motivo le galline possono individuare il punto esatto della sorgente di emissione di un suono, misurando quanto tempo impiega quel suono per raggiungere ognuna delle due orecchie. Dal momento che questa capacità è basata sulla valutazione del tempo di ritardo tra l’arrivo del suono su entrambi i lati della testa, per le galline è più facile individuare la fonte di una serie di suoni brevi rispetto a quella di un singolo suono continuo. Generalmente le galline non sono spaventate da forti rumori e sono invece piuttosto spaventate da quei rumori che, per istinto naturale, possono associare alla presenza di un predatore.

Un pulcino è in grado di sentire la chioccia che si avvicina all’uovo quando è ancora all’interno del guscio in quanto l’udito risulta essere sviluppato già dal dodicesimo giorno del periodo di incubazione.
Quando i pulcini vengono allevati dalla “mamma chioccia”, essa li aiuta ad identificare gli alimenti facendo specifici suoni noti come “indizi uditivi”; in questa fase i pulcini rispondono ai tipici versi emessi della chioccia, che picchietta a terra e rumoreggia quando trova semi o insetti da mangiare.

Sono state catalogate 31 differenti vocalizzazioni degli avicoli, e ne consegue che le galline riescono a sentirle e decodificarle. Ad esempio, il canto di ogni gallo è unico e diverso da quello di un altro gallo.
Questo gli è molto utile per difendere il territorio senza dover continuamente lottare con individui rivali per rivendicarlo.

 

Il Gallo Denizli, il più Famoso al Mondo per il Canto

La razza Denizli è una tra le più note razze da canto al mondo. Gli esemplari di questa specie, infatti, hanno un gorgheggio strascicato che può durare anche fino a 20 secondi.

Hanno origine in una regione della Turchia, tanto da essere raffigurati come statua-emblema ubicata in due famosissime piazze turche: Piazza Deliklicinar e Piazza Demokrasi.
Il rapporto tra questa regione e l’utilizzo del simbolo del gallo risale ad epoche molto antiche, come evidenzia il ritrovamento di una stele raffigurante un combattimento di galli negli scavi di Laodicea di Frigia.

Appartengono a questa categoria del “lungo canto” il gallo canterino del Belgio, il Totenko, il Koeyoshi, il Tomaru e il gallo Bosniaco.
Spesso questi animali vengono fatti gareggiare in festival canori, in cui viene presa in considerazione e premiata, sia la durata che la timbrica del canto stesso.

Oltre che alla particolarità legata al canto, che li contraddistingue dalle altre razze, i galli Denizli, sono famosi anche per la loro forma e colorazione.

Il gallo Denizli è stato riconosciuto come simbolo istituzionale a partire dal 1974, anche se era un’immagine già in uso in stemmi ben più antichi inizialmente di colore rosso e successivamente con sfumature verdi.  

Gli esemplari di questa razza sono simbolo di luce, sole ed illuminazione. Ad un gallo Denizli si ispira anche la statua che l’artista tedesca Katharina Frisch ha realizzato per l’installazione temporanea londinese del 2013 a Trafalgar Square, con l’intenzione di simboleggiare, appunto, rigenerazione, risveglio e forza.

Il riconoscimento della razza Denizli da parte della FIAV risale al 2007, essendo una razza già presente nello standard tedesco, e di conseguenza anche in quello europeo, fu riconosciuta senza l’applicazione dell’iter per le nuove razze.
Da quel momento la razza è giudicata sulla base dello standard seguente.

I – GENERALITÀ
Origine: Turchia
Uovo:
Peso minimo: g. 55
Colore del guscio: da bianco a crema.
Anello:
Gallo: 20
Gallina: 18

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE
Pollo di tipo campagnolo; aspetto fiero ed impettito; posizione del corpo inclinata e portamento verticale della coda. Piumaggio aderente e duro. Esistono anche soggetti con un piccolo ciuffo.

Razza da canto originarie della Turchia. L’origine è attestata fino dal XIII secolo. La durata del canto di oltre 12 secondi è una caratteristica peculiare.
Per la sua conservazione e promozione sono in molti Paesi organizzate gare di canto. La durata e la chiarezza della voce sono fra i criteri di apprezzamento.

III-STANDARD
Aspetto Generale e caratteristiche della razza.

1-FORMA
Tronco: cilindrico; largo e muscoloso; posizione del corpo inclinata. Nella gallina portato più orizzontale e di forma più arrotondata.
Testa: cranio largo.
Becco: possente; di lunghezza media; color corno scuro.
Occhi: profondi; iride bruno scuro; nei soggetti di colorazione chiara con bordo dell’iride leggermente verdastro.
Cresta: di media grandezza; quattro/cinque denti. Nella gallina di media grandezza; dritta, talvolta piegata nella parte posteriore.
Bargigli: di media lunghezza.
Orecchioni: rossi; leggere tracce di bianco ammesse.
Faccia: rossa, con qualche piccola piuma.
Collo: abbastanza lungo; portato dritto; mantellina poco abbondante.
Dorso: di media lunghezza; dritto e leggermente bombato; portato inclinato.
Spalle: un po’ in vista; larghe.
Ali: impiantate alte; portate parallele al dorso; falciformi larghe, ma non troppo numerose.
Coda: portata leggermente alta e aperta con falciformi larghe, ma non troppo numerose. Nella gallina portata chiusa.
Petto: un po’ rilevato e leggermente arrotondato.
Ciuffo: se presente, esso è formato di un piccolo ciuffo di piume dirette verso il dietro.
Gambe: in vista; di una buona lunghezza media; piumaggio molto aderente.
Tarsi: lunghi; forti; grigio scuro fino a nero; i soggetti a piumaggio fortemente disegnato presentano dei tarsi un po’ più chiari, tendenti al verde oliva.
Dita: quattro, ben aperte.
Ventre: mediamente sviluppati.

2-PESI
GALLO kg. 2,5 – 3,00
GALLINA kg. 2,00 – 2,5
Difetti gravi:
Gallo: posizione orizzontale; angolo della coda troppo aperto; spalle troppo strette; dorso troppo corto; tarsi fini, portamento troppo basso; testa stretta; becco fine; cresta piegata; meno di quattro denti; orecchioni bianco puro; piuma bianche o tracce farinose.
Gallina: tipologia diversa di pollo campagnolo; petto piatto; ventre poco sviluppato; troppo bianco negli orecchioni; piume bianche o tracce farinose.

3-PIUMAGGIO
Conformazione: ben aderente al corpo.

IV-COLORAZIONI
Nota: Il Denizli non costituisce una razza selezionata sull’uniformità del colore. La purezza del colore e del disegno hanno un’importanza secondaria. Tuttavia, piuma bianche o forti tracce farinose costituiscono difetto grave.

NERA ORO 
Gallo: Il colore di fondo è nero. Mantellina, sella, copritrici delle ali e dorso disegnate di bruno dorato. Il petto è disegnato di bruno, addirittura interamente bruno nei galli fortemente disegnati o anche quasi nero nei soggetti con poco disegno. Le remiganti secondarie sono da nere fino a grigio con leggera lapissatura.

Gallina: colore di fondo nero con barratura bruna più o meno pronunciata nel mantello. Piumaggio della mantellina più o meno disegnato di bruno dorato con larghe fiamme che vanno al bordo della penna. La dimensione del disegno è priva d’importanza.

NERA ARGENTO
Come la varietà Nera a mantellina Dorata, ma l’argento sostituisce il bruno ed il bruno dorato.

NERA
Piumaggio nero vellutato in entrambi i sessi; la mantellina e le lanceolate della groppa del gallo hanno riflessi verdi e non sono disegnati.

 

Gli Gnu: Storia, Caratteristiche e Curiosità

Gli Gnu, chiamati “Nyumbu” in lingua Swahili, sono degli esemplari di antilopi appartenenti alla famiglia dei Bovidi come bovini, capre e pecore.
Il loro nome viene pronunciato con la “g” gutturale ed imita il verso tipico di questi esemplari. Questa specie include due diverse tipologie di animali, entrambe diffuse nel continente africano: lo gnu bianco e lo gnu striato:

·        Lo gnu bianco è nativo delle parti meridionali del continente, ma è stato cacciato quasi fino all’estinzione nel XIX secolo. Ora è stato reintrodotto, tuttavia, a causa della caccia diffusa, non occupa più l’habitat storico, né effettua migrazioni, essendo in gran parte presente in aziende agricole e riserve protette;

·        Lo gnu striato, invece, è originario dell’Africa orientale e meridionale. Il suo habitat comprende Kenya, Tanzania, Botswana, Zambia, Zimbabwe, Mozambico e Sud Africa.

Entrambe le specie di gnu hanno le corna a punta, ed assomigliano al bestiame degli ungulati grigio-marrone. I maschi sono più grandi delle femmine ed entrambi hanno arti anteriori forti rispetto ai loro posteriori.
Le differenze morfologiche più evidenti tra lo gnu bianco e striato sono la curvatura delle corna ed il colore del manto: nei maschi, lo gnu striato raggiunge i 150 cm di altezza al garrese e pesa circa 250 kg, mentre lo gnu bianco arriva a 111-120 cm e pesa circa 180 kg; mentre nelle femmine, lo gnu striato ha un’altezza al garrese di 135 cm e pesa 180 kg, la femmina dello gnu bianco si avvicina ai 108 cm al garrese e pesa 155 kg.

Le corna dello gnu striato sporgono a lato, curvano verso il basso e poi all’indietro verso l’alto in direzione del cranio, mentre le corna dello gnu bianco curvano prima in avanti verso il basso e poi verso l’alto. Gli gnu striati tendono ad essere di colore grigio scuro con riflessi bluastri; mentre gli gnu bianchi hanno il manto di colore marrone, con una criniera che varia di colore dal crema al nero.

Questi esemplari possono vivere anche oltre 40 anni ma in media la loro vita termina a circa 20/25 anni.

Si nutrono principalmente di erba che trovano nella savana in autonomia per sé stessi e per i cuccioli appena nati.

Non tutti gli gnu sono migratori: infatti gran parte degli animali di questa specie sono stanziali.
Ogni anno, alcune popolazioni dell’Africa orientale di gnu hanno una migrazione apparentemente in concomitanza con lo schema annuale di precipitazioni e crescita dell’erba. La tempistica delle loro migrazioni sia nelle stagioni piovose sia in quelle secche può variare considerevolmente di anno in anno.
Solitamente la migrazione principale avviene nel mese di maggio, quando circa 1,5 milioni di animali si spostano dalle pianure alle foreste, per poi tornare alle pianure nel mese di novembre quando le piogge estive le avranno rese di nuovo verdi.

I fattori che influenzano la migrazione includono l’abbondanza di cibo, la disponibilità di acqua di superficie, i predatori ed il contenuto di fosforo nell’erba: il fosforo è un elemento cruciale per tutte le forme di vita, in particolare per allattamento dei bovidi femminili. Per questo motivo durante la stagione delle piogge, gli gnu selezionano aree di pascolo che contengono livelli particolarmente elevati di fosforo.

Studi recenti hanno dimostrato che una mandria di gnu possiede ciò che è nota come una “swarm intelligence” ossia “intelligenza dello sciame”, per cui gli animali esplorano sistematicamente e superano l’ostacolo con un sistema auto-organizzato, nel quale un’azione complessa deriva da un’intelligenza collettiva.

I principali predatori che si nutrono di gnu sono leoni, iene, ghepardi, leopardi e coccodrilli. Essi, tuttavia, sono molto forti, ed in grado di infliggere danni notevoli anche ad un leone. Gli gnu raggiungono una velocità massima di circa 80 km/h. La tattica difensiva primaria è quella di rimanere in gruppo, dove i giovani animali sono protetti dai più grandi.
In genere, i predatori cercano di isolare un animale giovane o malato ed attaccarlo senza doversi preoccupare della mandria. Per questo gli gnu hanno sviluppato comportamenti cooperativi come il dormire a turno mentre gli altri fanno la guardia contro un ipotetico attacco notturno di predatori.

Questi esemplari sono parte importante dell’ecosistema delle savane. Il loro letame fertilizza la terra e la crescita delle erbe viene favorita dal calpestio e dal continuo taglio a scopo alimentare. Ciò contribuisce a facilitare la migrazione di altri erbivori più piccoli, come le gazzelle di Thomson, che mangiano l’erba nuova spuntata col foraggiamento degli gnu.

 

 

Il Gatto d’Angora

Il gatto d’Angora è originario della città di Ankara, in Turchia.
È un piccolo felino di razza caratterizzato da eccezionale eleganza, dal pelo lungo e sericeo, e da un carattere molto vivace, comunicativo e socievole.

Le origini del gatto d’Angora sono molto antiche infatti risalgono al XV secolo quando il governo turco proclamò la variante bianca tesoro nazionale e iniziò un programma di protezione e allevamento presso gli zoo di Ankara, Smirne e Istanbul.
L’angora è un gatto di media grandezza, le femmine variano tra i 3kg e i 4 kg di peso, mentre i maschi non superano i 4,5–5 kg.
La struttura del corpo è leggera ed elegante, seppur muscolosa, con zampe affusolate e coda molto lunga. In particolare, le zampe anteriori sono leggermente più corte delle posteriori e le spalle e le anche hanno la stessa larghezza. Le zampe sono piccole e rotonde mentre la testa è affusolata e lunga.
Il pelo dell’angora è serico, sottilissimo e assolutamente privo di sottopelo. È medio sul corpo e si allunga sulla gorgiera, sulla coda e sui calzoncini.
Questi gatti non hanno il mantello definitivo fino all’anno di età e vi è molta differenza tra la livrea invernale e quella estiva.

Il colore dell’angora è oggetto di molte discussioni. In Italia ed in Europa, oggi ci sono club indipendenti che, al contrario degli affilati FIFE, ammettono i soggetti colorati.

Gli esemplari di questa specie amano le novità e le avventure. La loro curiosità e voglia di vivere li rendono i compagni ideali dei bambini, per i quali mostrano una predilezione tutta particolare.
Questi gatti sono molto intelligenti ed addestrabili. Spesso, si dimostrano grandi campioni in cat-agility. È molto difficile, invece, che si facciano sopraffare dall’aggressività, anche nelle situazioni più critiche.

Benché sia un gatto vivace, l’angora turco si adatta benissimo alla vita d’appartamento e alla convivenza con altri animali. D’altra parte, non si sente molto a suo agio con periodi prolungati di solitudine, anzi soffre di ansia e stress da abbandono.
Questi gatti sono adatti a persone che cercano, più che un animale da compagnia, un compagno di vita, con cui condividere la quotidianità, le attività, gli amici e le grandi scoperte.

L’angora turco può tendere ad ingrassare, occorre quindi fare un po’ attenzione con le razioni di cibo. In linea generale è bene lasciargli sempre a disposizione una ciotola di acqua fresca, e dei croccantini. Una volta al giorno occorre integrare con del cibo umido a base di carne o pesce.

Essi sono purtroppo soggetti a diverse patologie gravi. La più diffusa è la cardiomiopatia ipertrofica, un problema cardiaco che può portarli alla morte, ma che può essere diagnosticata tramite un’ecocardiografia a cadenza annuale. L’altra è l’atassia genetica, che si sviluppa nei cuccioli entro il terzo mese di vita.
Legata al colore bianco, vi sono invece la sordità ereditaria, per cui esistono test e protocolli di cura affidabili, e il complesso del granuloma eosinofilo, una malattia dermatologica

Dalla Famiglia dei Lama: Gli Alpaca

L’alpaca è un camelide originario del Sud America, appartenente alla famiglia del lama.
Sin dall’antichità, circa 4000 anni fa, questi esemplari venivano allevati dagli Inca come animali domestici per la loro lana, il pellame e la carne.
Queste tribù li soprannominavano “l’oro delle Ande” e la loro pregiatissima fibra veniva definita “la lana degli dèi”.
All’epoca, solamente l’imperatore, la sua famiglia e i membri più importanti della corte potevano indossare capi realizzati in fibra di alpaca.

Gli Inca conducevano scambi commerciali e baratti usando manufatti in alpaca e la ricchezza di una persona veniva giudicata in base a quanti alpaca si possedevano. Con la conquista spagnola avvenuta nel XVI secolo, in Peru, 10 milioni di abitanti indigeni vennero sterminati e gli alpaca rischiarono l’estinzione.
Fu così che per salvarli, i peruviani trasferirono i capi ad altitudini estremamente più elevate, dove le pecore non potevano vivere, abituando così gli alpaca al clima delle Ande Peruviane, sopportando temperature rigide di notte e calde di giorno, con un tasso di ossigeno ridotto.

A seguito della distruzione dell’Impero Inca, le antiche tradizioni di allevamento degli alpaca vennero perdute, con conseguente difficoltà ad ottenere una fibra di buona qualità.
Solo recentemente, nella seconda metà del 1900, ci fu una riscoperta di questa fibra e i governi di Peru, Cile Bolivia imposero l’alpaca come lana di lusso acconsentendo ad abbassare le restrizioni relative all’esportazione di alpaca nel mondo.
Vennero esportati alpaca in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Canada e gli allevatori di queste nazioni iniziarono ad investire su questi animali e sulla produzione di una fibra di alta qualità.

In Peru negli ultimi decenni è nata un’industria tessile fiorente che cerca di soddisfare la crescente domanda mondiale di fibra e prodotti in alpaca.

L’alpaca generalmente non supera i 90 cm di altezza al garrese e i 75 kg di peso.
Il loro aspetto ricorda una pecora, anche se rispetto ad essa hanno dimensioni maggiori con collo e zampe molto lunghe.
Gli esemplari di questa specie sono ruminanti e come tutti i camelidi possiedono tre stomaci per la digestione della fibra.
In media ogni animale mangia circa un chilogrammo di vegetali al giorno e non necessita di bere molta acqua.
Esistono due razze di alpaca: la razza Huacaya e la razza Suri, rappresentando quest’ultima solo il 10% della popolazione degli alpaca nel mondo.
Le femmine danno alla luce un solo piccolo all’anno perché il loro periodo di gestazione è di circa 11 mesi e mezzo.

Oggi, l’allevamento di alpaca si sta rapidamente diffondendo in tutto il mondo, poiché sempre più persone, in numerosi paesi riconoscono il potenziale di questo affascinante animale.
L’Australia è riuscita a creare una fiorente industria degli alpaca, così come gli Stati Uniti.
I programmi di allevamento applicati in questi nuovi paesi che hanno una lunga storia di sviluppo agricolo controllato sono molto più sofisticati della maggior parte delle pratiche dei paesi di origine di questi animali.
La tenuta dei registri è meticolosa e viene scrupolosamente monitorata la genetica di tutti gli animali; le pratiche veterinarie sono fortemente coinvolte nella salute e nel benessere degli animali e la scienza è stata applicata allo sviluppo degli alpaca.
In Italia, l’alpaca si presta ad essere utilizzata come animale da passeggio o per l’alpaca-terapia, trovando impiego con bambini, malati e anziani.

 

 

 

 

 

 

Il Re dei Terrier: L’Airedale Terrier

L’Airedale Terrier viene soprannominato “King of Terriers”, il Re dei Terrier.

Questo esemplare è nato dall’incrocio tra la razza Black and Tan Terrier, e l’Otterhound. Alcuni esperti ritengono che i suoi antenati siano degli esemplari di  Basenji, un cane africano giunto in Inghilterra durante le varie operazioni commerciali. Questo terrier venne impiegato inizialmente per le sue doti di abile cacciatore di lontre. Ben presto però si mise in mostra contro predatori ben più grandi, quali gli orsi o i cinghiali.
Qualche decennio più tardi l’esercito inglese lo arruolò, riconoscendone le particolari doti utili per ritrovare i corpi o fungere da ausiliario nelle varie operazioni di soccorso.
Lo standard della razza venne definito dal Kennel Club di Londra oltre un secolo fa, precisamente nel 1886. Da allora questo cane continua ad essere apprezzato, seppure i cambiamenti storici ed evolutivi ne hanno modificato in parte l’indole.

Il nome Airedale proviene dall’omonima vallata situata nella regione dello Yorkshire, in Inghilterra settentrionale, patria natia di questa razza.
Si tratta di un cane adatto a chi cerca un animale in grado di fare la guardia, ubbidiente, affettuoso e leale. 

L’Airedale terrier è un cane di taglia media, ben proporzionato, con la testa particolarmente lunga e piatta e il collo muscoloso. I maschi sono alti 58-61 cm, le femmine 56-59 cm.
Il corpo è muscoloso e snello, la coda ha l’attaccatura alta.
Il pelo è folto e duro, si presenta piuttosto ruvido al tatto e ricopre l’intera corporatura, compresi gli arti. Il sottopelo si caratterizza invece per essere più morbido. Il mantello è interamente color fuoco, più scuro a livello delle orecchie e con la sella tipicamente nera.

Gli esemplari di questa razza abbaiano raramente e possiedono un olfatto e una vista ben sviluppati.

Oggi viene per lo più impiegato come cane da guardia, mostrando di saper difendere egregiamente il suo territorio. Ama essere libero, dunque, ne risentirà sicuramente se costretto alla vita da appartamento: questa è una razza che ha bisogno di muoversi e stare a contatto con la natura.

Educare un cane di questo tipo significa far capire sin da subito chi è il vero padrone. Prima dei 15 mesi difficilmente riuscirete ad ottenere qualcosa da lui, sviluppando con tempi molto lunghi.

La durata media della vita è di 12 anni. Necessita di una buona toelettatura del pelo almeno due volte all’anno. In questo caso si utilizza la tecnica dello stripping: il pelo viene strappato e non tagliato. Spazzolarlo regolarmente manterrà il mantello in salute e gradevole dal punto di vista estetico.

 

Come sollevare da Terra un Coniglio

I conigli, di natura, pongono spesso resistenza ad essere sollevati e spostati.
Se percepiscono un potenziale pericolo, infatti, reagiscono scappando e nascondendosi, anche dal padrone.
Solitamente, quando vengono presi iniziano a scalciare, a dimenarsi e a volte a lanciarsi nel vuoto, lottando per la loro libertà.

Considerando questo loro aspetto caratteriale, è bene insegnare loro ad accettare questa cosa senza spaventarsi ed impaurirsi inutilmente.
Il primo passo è quello di utilizzare una piccola area con accesso dall’alto, come ad esempio una gabbia o un trasportino che si aprono dalla parte superiore, un recinto o una piccola stanza senza nascondigli.
È invece più difficile utilizzare una gabbia o un trasportino con porta che si apre lateralmente, oppure una stanza con dei mobili sotto i quali il coniglio può nascondersi.
I conigli sono bravi ad opporsi e alcuni attaccano se messi all’angolo.
Se riescono a nascondersi sotto un mobile o un qualsiasi altro riparo, la tecnica migliore per prenderli è da dietro: accarezzandoli andranno poi girati in modo che il loro sedere sia rivolto verso la porta che devono attraversare. Successivamente va messa una mano sotto il loro torace per impedire che vadano in avanti e, con l’altra mano si sposta la loro estremità posteriore verso di noi. Una volta che le zampe posteriori sono uscite, la parte difficile è finita. Ora che il coniglio è fuori, è ora di sollevarlo.

La cosa che non bisogna mai fare è quella di afferrarli e sollevarli di peso per le orecchie, questo perché provoca dolore nell’animale, in più c’è il rischio di creare loro lesioni alla testa, al padiglione auricolare e alla spina dorsale.

Per chi dovesse trovarsi ad allevare questi animali in una conigliera una cosa importante da considerare è iniziare a maneggiare il coniglio fin da cucciolo per fare in modo che inizi a fidarsi del padrone il prima possibile.
Una corretta manipolazione prevede che lo si sollevi prendendo la pelle della collottola o del dorso con una mano e sostenendo con l’altra il peso del peso del corpo sull’addome o sul posteriore. Per rendere questa operazione meno invasiva è consigliabile coprirgli gli occhi con una mano o con il braccio.

La cosa più importante da tenere a mente quando si maneggiano questi animali è quella di farli sentire protetti e sicuri. A questo scopo la manipolazione si deve svolgere in silenzio, in modo tranquillo e deciso in modo da evitare gesti bruschi da parte del coniglio.

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