Tacchino dei Colli Euganei: due Specie a Confronto

Tra le tante razze di tacchino che popolano e che hanno popolato la nostra penisola, il Tacchino Bronzato dei Colli Euganei sta sempre più facendo parlare di sé tra gli avicoltori amatoriali.
È una razza rustica di origine veneta, più precisamente della zona dei colli euganei, da cui prende appunto il nome.

Il Tacchino Bronzato dei Colli Euganei è un tacchino di piccole dimensioni, con maschi che raggiungono i 5 Kg e femmine che pesano tra i 2,5kg e i 3Kg.
Sono in genere animali molto rustici, adatti ad un allevamento di tipo estensivo, ottimi pascolatori. Le femmine hanno uno spiccato istinto alla cova, e le piccole dimensioni le rendono ottime covatrici di uova di gallina.

Il Tacchino Bronzato Comune invece, ha una mole più grande: i maschi possono arrivare a pesare anche fino a 7 kg, mentre il peso delle femmine oscilla tra i 3kg ai 3,5kg. Le due razze hanno in comune il colore della livrea, bronzata appunto, ma nel tacchino dei colli euganei sono presenti riflessi metallici più accentuati, come anche nelle femmine, dal piumaggio molto ricco di riflessi.

Il capo è di media grandezza e nei maschi è privo di piume. Il becco è corto e forte, motivo per il quale sono ritenuti ottimi procacciatori di cibo durante il pascolo.
Hanno una corporatura di forma cilindrica, dal dorso ampio e allungato verso la groppa e una coda lunga portata chiusa, come le ali, portate aderenti al corpo. 
Il petto è largo e muscoloso. I maschi hanno un ciuffo di setole dure e nere, nascoste sotto al piumaggio, nel caso degli esemplari più giovani, e invece meno sviluppate nelle femmine, ma in entrambi i sessi, sono segno di buona salute e vitalità.
La colorazione dei tarsi è quasi nera, molto scura. Sono piuttosto corti e dotati di quattro dita. Nei maschi è presente anche uno sperone, molto più sviluppato in età adulta. La colorazione della pelle invece, va dal bianco al giallo aranciato, di consistenza piuttosto sottile e morbida.

Raggiungono la maturità sessuale in entrambe i sessi intorno ai 6-7 mesi. Le femmine depongono uova di una colorazione che va dall’avorio al rosato, leggermente puntellate di marrone, e dopo circa un mese si potrà assistere alla loro schiusa.

Negli scorsi anni la FIAV ha inserito la razza nel proprio standard, specificando che il colore della pelle di questi animali deve essere giallo. La cosa però va contro a una serie di testimonianze che vedono la pelle di questi animali di colore bianco.
Da alcuni anni i giudici dell’Entente Européenne d’Aviculture hanno notato ed ammirato le caratteristiche di questa popolazione di tacchini di piccola taglia, diffusa appunto in Veneto, caratterizzata spesso da pelle di colore giallo, a volte giallo paglierino intenso.

A Camponogara, sita tra Padova e Venezia, erano allevati tacchini bronzati di piccola mole, dalle caratteristiche analoghe a quelle dei Bronzati Euganei. Le testimonianze dei contadini e degli agricoltori locali affermano che, sebbene il colore della pelle non fosse fatto oggetto di selezione, erano spesso preferiti capi a pelle gialla, anche se animali a pelle bianca pare non fossero infrequenti.

 

Il Cane di Razza Maltese

Il cane maltese è di origine mediterranea. È un esemplare apprezzato fin dall’epoca romana, in cui veniva addomesticato nelle case nobili per la sua bellezza ed intelligenza.

La prima esposizione a cui questo cane partecipò fu nel 1862 in Gran Bretagna.
In passato fu utilizzato sulle navi e nei porti come cacciatore di piccoli animali roditori ed è noto anche per essere stato uno degli animali da compagnia più fedeli durante la corte di Luigi XIV, quando le nobildonne di Versailles li nascondevano nelle lunghe maniche per averli sempre accanto.

Il Maltese è esclusivamente di colore bianco e con un pelo molto folto. Gli occhi sono tondi di media grandezza e un po’ più piccoli del naso, le orecchie sono simili a un triangolo al contrario. Le zampe sono medie, e la coda forma un’unica grande curva, la cui punta ricade fra le anche toccando la groppa spesso arrotondata in avanti.

Non esistono taglie diverse ma un unico standard riconosciuto, tuttavia la dimensione e la corporatura possono oscillare naturalmente tra circa 3 kg e 4-5 kg, soprannominandoli “maltesi toy” o “nani”. In realtà si tratta semplicemente di maltesi di piccole dimensioni.

Nelle esposizioni di un tempo, i Maltesi venivano suddivisi per taglia: sotto 2 kg piccola mole e sopra sino ai 5 kg grande mole. Successivamente la misura cambiò da 21 a 25 cm per il maschio, e da 20 a 23 cm al garrese la femmina, e non si fece più riferimento al peso.

Il temperamento del Maltese è in generale molto allegro ma anche placido, reattivo, gentile, accomodante ed attivo ed è un ottimo cane da compagnia. Si affeziona molto alla persona che ha scelto come padrone e cerca di stargli sempre vicino, anche dotato di grande capacità di apprendimento, molto attento; inoltre queste sue caratteristiche lo rendono un ottimo cane da guardia che avverte anche il minimo rumore. Raramente ha la tendenza a mordere, e il suo carattere è socievole sia con persone estranee che altri animali. Inoltre, è forte e robusto anche se all’apparenza può sembrare fragile.

Il Maltese i primi trenta giorni viene nutrito esclusivamente dal latte materno della mamma, e solo successivamente cambierà alimenti. Si deve tenere conto del fatto che comunque un cambiamento nell’alimentazione produce effetti sull’intestino quindi se viene fatto improvvisamente potrebbe causare diarrea, abbastanza grave per i cuccioli.
Dovrà abituarsi a mangiare crocchette specifiche bagnate in acqua molto calda e poi schiacciate della consistenza di una pappina morbida e quasi liquida così che i cuccioli possano iniziare a mangiarla leccandola dalla ciotola, le crocchette sono preferibili bagnate perché non avendo ancora i denti potrebbero ingoiarle intere e velocemente.
È consigliabile dare le crocchette per cuccioli bagnate fino a passare a darle secche verso i 3 mesi.

Nel maltese, come in tutti i cani con mantello bianco, è possibile che il dotto lacrimale non riesca a smaltire tutti i liquidi che fuoriescono e che finiscono col macchiare il pelo di rosso e spesso succede perché il dotto lacrimale è infiammato e quindi ostruito e la causa può essere di origine alimentare, in quel caso si passa a crocchette a base di pesce, e quindi pesce e riso, pesce e patate con proteine e grassi in minor quantità e soprattutto di più facile digeribilità.

Il pelo non subisce la muta primaverile e autunnale, quindi si presenta sempre molto abbondante e necessita di quotidiane spazzolature.

 

La Gallina Ameraucana: Origini, Curiosità e Caratteristiche

La Gallina Ameraucana è stata creata negli Stati Uniti intorno al 1970. Discende dai polli portati dall’America del Sud, principalmente di razza Araucana, che deponevano uova dal guscio blu.
La Ameraucana è stata allevata nel corso degli anni in modo da poter mantenere la caratteristica delle uova blu, ed in modo da eliminare il difetto della coda corta della gallina Araucana. In questo modo le galline di questa specie hanno un tasso di fertilità molto più elevato rispetto a quello delle loro discendenti, e depongono uova di colore blu pastello. Rispetto alle galline Araucana, inoltre, le Ameraucana sono più grandi, e pesano generalmente un chilo in più. Un’affinità all’Araucana si trova nel colore, che presenta tonalità che spaziano dal nero al bianco, passando per l’argento il blu ed il marrone.
Inoltre, un altro elemento di similitudine con i loro predecessori si trova nei bargigli, che sono piccoli e di colore rosso, oppure assenti.
Il colore delle zampe invece è generalmente di un blu leggero, tranne negli esemplari di colore nero, che hanno zampe più scure.
La prima cosa da fare per cominciare un allevamento di Ameraucana, è controllare che gli esemplari scelti abbiano i tratti conformi allo standard della razza. Dopo, fatto ciò, è raccomandabile lasciare circa dalle 8 alle 12 galline per ogni gallo ed assicurarsi che quest’ultimo abbia compiuto i vari rituali di accoppiamento e che abbia cominciato a fecondare le uova.
L’Ameraucana femmina comincia a deporre uova all’età di 6 mesi. Il gallo invece, raggiunge la propria maturità sessuale dopo circa 4-5 mesi.

Questa razza è classificata in otto specie in base al colore del piumaggio. La caratteristica principale di questo pollame è la presenza di basette pronunciate che nascondono una piccola testa.

I tratti caratteristici dell’Ameraucana sono occhi rosso o rosso scuro, lobi rossi e allungati, grande becco ricurvo, grandi ali che permettono all’uccello di volare e zampe di media lunghezza, con una regolazione ampia.

I galli di questa razza si distinguono per il comportamento aggressivo, che mostra il proprio carattere in relazione ai proprietari e ai polli. Pertanto, si consiglia di tenere i maschi in recinti separati. Questo uccello è caratterizzato dalla curiosità, in relazione alla quale le femmine sono costantemente in movimento, alla ricerca di qualcosa di interessante.

La razza Ameraucana è allevata anche per produrre carne dal sapore insolito e uova luminose, che sono molto richieste. I polli di questa razza “non amano” schiudere i pulcini. In un anno, le femmine adulte sono in grado di deporre fino a 210-250 uova, il cui peso è, in media, di 65 grammi.

Il Particolare Asino Bianco dell’Asinara

L’asino bianco è un esemplare di dimensioni ridotte che nei soggetti adulti è di circa 1mt al garrese. Si presentano con una testa quadrangolare con profilo rettilineo, collo corto, arti robusti, piede bianco, piccolo e poco resistente.

L’origine di questi animali non è stata ancora definita con certezza: forse si tratta di esemplari che derivano da asini bianchi importati dall’Egitto nel secolo scorso dal Marchese di Mores Duca dell’Asinara; una leggenda più suggestiva li vede approdare sull’isola a seguito del naufragio di un vascello diretto verso la Francia. Tuttavia l’ipotesi più probabile sembrerebbe quella di un’origine autoctona, secondo la quale gli asini bianchi deriverebbero da quelli grigi per comparsa del carattere dell’albinismo.

L’originalità dell’animale è dovuta al caratteristico fenotipo che si manifesta con colorazione bianca del mantello, colore rosa della pelle e parziale pigmentazione dell’iride, di colore rosa-celeste.
Con il termine albinismo si definisce un’alterazione ereditaria del metabolismo della melanina caratterizzata dalla diminuzione o assenza di tale pigmento nelle zone in cui esso è normalmente presente. Si tratta di un difetto enzimatico determinato geneticamente che provoca un blocco della biosintesi della melanina da parte dei melanociti, peraltro presenti in numero normale.
Durante la crescita i peli da un colore bianco-lucente e aspetto cotonoso nei primi mesi di vita, tendono ad un colore bianco-opaco di consistenza setolosa.

L’isola dell’Asinara, con il suo Parco nazionale, conosce tanti elementi unici e inconfondibili. Il simbolo dell’isola dell’Asinara è sicuramente l’asinello bianco, mansueto asino dal pelo chiarissimo che pascola nella macchia mediterranea che contraddistingue l’isola.
L’asinello bianco dell’Asinara vive allo stato brado nel Parco Nazionale dell’Asinara, e di certo non si può confondere con i normali asini che si incontrano in Sardegna, in Italia o nel resto del mondo. Abbiamo infatti a che fare con un asino delle grandezze simili a quello sardo, e quindi non eccessive: al garrese l’asino bianco dell’Asinara non raggiunge il metro. La testa è grande e di forma quadrangolare, mentre invece le orecchie, se confrontate con quelle degli asini normali, risultano piuttosto corte. Il collo è breve e non troppo grosso, ed è reso elegante da una bella criniera di lunghezza media.

L’asino bianco vive tra i cespugli, i pascoli e le rocce dell’Asinara da secoli. Sono dunque da ritenere come leggende le storie che fanno originare gli asinelli dell’Asinara da un naufragio di un vascello egiziano diretto verso i porti francesi. Si tratta, più semplicemente, dei pronipoti degli asini grigi un tempo allevati dagli isolani, nei quali avrebbe prevalso il gene dell’albinismo.

Differentemente dalle altre specie, non si riuniscono in branchi fissi ma vivono solitari, in gruppi misti di maschi e femmine.

I Porcellini D’India

Il porcellino d’India prende anche il nome di Cavia Domestica ed è originario del Sudamerica.
La cavia è stata addomesticata per la prima volta intorno al 5000 a.C. dai pastori delle tribù che vivevano sulle Ande.
Per le popolazioni locali, che si nutrivano prevalentemente di vegetali, essa rappresentava da una parte un animale domestico e dall’altra una fonte di cibo. Inoltre, si riteneva che le cavie avessero il potere di fare uscire gli spiriti maligni dalle persone malate, nel corso di tradizionali rituali di guarigione.
Negli anni successivi, i commercianti olandesi e inglesi portarono le cavie in Europa, dove divennero rapidamente popolari come animali domestici esotici.

L’origine del nome “porcellino” non è molto chiara. Alcuni credono che ciò sia dovuto al verso che le cavie fanno, molto simile a quello dei maiali. Si può anche pensare che il nome derivi dalla loro costituzione fisica, che li rende simili a dei maiali in miniatura: una testa molto grande in confronto al resto del corpo, un collo robusto, l’assenza di coda e la grande voracità.

Le cavie sono animali di media taglia nell’ordine dei roditori, dal momento che i maschi arrivano ad un peso 1250 g e misurano 20 cm. Vivono in media tra i quattro e gli otto anni. Si tratta di animali sociali, che vivono in piccoli gruppi composti di femmine, maschi e piccoli appena nati.
Nel loro stato selvatico, le cavie vivono in regioni pianeggianti ricche d’erba, occupando una nicchia ecologica molto simile a quella del comune bestiame. Si muovono in piccoli gruppi, nutrendosi di erba e di altri piccoli arbusti. Sono animali che prediligono il crepuscolo: le maggiori ore di attività, infatti, corrispondono all’alba ed al tramonto, quando cala il rischio di essere individuati dai predatori.
Se si trovano in pericolo, sono in grado di correre a velocità sorprendenti. Le cavie domestiche, invece, hanno sviluppato diversi ritmi di vita: hanno lunghi periodi di attività durante tutte le 24 ore del giorno, intervallati da periodi più brevi di sonno.

A differenza di altri roditori come i topi, i ratti o gli scoiattoli, le cavie non sono comunque molto atletiche. Il loro habitat originario, infatti, non ha richiesto particolari abilità motorie come l’arrampicarsi sugli alberi o il salto nel vuoto tipici degli scoiattoli. In ogni caso le cavie possono saltare piccoli ostacoli con facilità.
La gestazione dura tra i 63 e i 72 giorni, che è un periodo relativamente lungo per un animale così piccolo. I cuccioli, d’altra parte, nascono già ben formati con pelo, denti, artigli e vista sviluppata. La cucciolata è composta tipicamente di due o tre piccoli, anche se può contare anche oltre otto cuccioli. Le cucciolate più ristrette possono generare alcuni problemi durante il parto, dal momento che i feti, pochi, sono molto più grandi del normale. Spesso quasi la metà degli animali nati da cucciolate numerose possono andare incontro a morte precoce, poiché la madre non è in grado di prestare a tutti i cuccioli le cure necessarie in tempo utile. Anche quando ne sopravvive un grande numero, in ogni caso, nei giorni successivi sono destinati a morire uno o due dei cuccioli più deboli, poiché la madre non è in grado di prendersi cura di tutta la cucciolata.
I cuccioli hanno buone capacità motorie sin dalla nascita e, dopo circa una settimana, iniziano ad esplorare l’ambiente esterno. Dopo un paio di giorni, i cuccioli iniziano a nutrirsi di alimenti solidi, pur continuando ad alimentarsi anche con latte materno. I maschi iniziano a mostrare interesse per le femmine intorno alla seconda o terza settimana di vita, ma sono fertili a circa due mesi.

La cavia è nell’immaginario collettivo di alcune lingue l’animale di laboratorio per antonomasia. Questa idea persiste nonostante oggi l’utilizzo della cavia nelle moderne ricerche scientifiche sia molto ridotto. Nel passato, infatti, le cavie sono state usate per isolare numerosi batteri, ma nei laboratori moderni sono state sostituite da topi e ratti, che hanno diverse qualità relative all’efficienza, tra cui ciclo vitale, tempi di gestazione e maturazione più brevi, e relative alla maggiore e più diffusa esperienza nell’ingegnerizzazione genetica degli organismi.

Prendersi cura di un porcellino d’India non è molto semplice. Essi, infatti, tendono a produrre molti rifiuti, motivo per cui è fondamentale tenere costantemente pulito il loro ambiente, anche con detergenti naturali a base di acqua e aceto. Inoltre, essendo un po’ paurosi e diffidenti, non sempre apprezzano le coccole e gli abbracci, ed è giusto rispettare le loro esigenze, a dispetto dei nostri desideri.
Altra cosa importante è la cura delle unghie, che crescono velocemente e vanno tagliate regolarmente. Ulteriore aspetto da non sottovalutare è il loro bisogno di costante compagnia, dato che soffrono facilmente di solitudine. Per ovviare al problema, l’ideale è adottarne due anziché uno.

Per quanto riguarda la gabbia, preferite modelli di dimensioni adeguate provvisti di igloo, porte e aree dedicate al gioco. La gabbia è un luogo di riparo utile per il porcellino d’India ma è importante anche farlo uscire durante la giornata, tenendolo libero almeno per qualche ora. 

Verdure fresche, frutta ricca di vitamina C, di cui hanno carenza, fieno fresco, pellet per cavie di qualità, sono i cibi più indicati per il porcellino d’India.
Con la frutta, però, attenzione a non esagerare mentre con le verdure, dai broccoli ai peperoni, dal radicchio all’insalata possono essere loro somministrati abbondantemente.

 

Il Cavallo Frisone

Il Frisone occidentale è una delle razze equine più antiche in Europa.
Originario della Frisia, regione situata tra il nord dei Paesi Bassi e della Germania, è famoso e molto conosciuto per i suoi folti 
crini spesso ondulati. È un cavallo robusto, possente e infaticabile tanto che in passato veniva utilizzato come cavallo da guerra.

Le prime testimonianze scritte risalgono all’epoca romana, quando l’impero si espanse fino alla costa nord-atlantica dell’Europa: lo storico latino Tacito ne esaltò il valore e la forza, ma anche l’aspetto particolarmente sgraziato, risultato di una selezione che lo indirizzava soprattutto al lavoro nei campi.
Nel XVI secolo, sotto Carlo V, la dominazione spagnola si estese fino ai Paesi Bassi e furono quindi importati numerosi cavalli iberici che si incrociarono con i frisoni, dando origine ad un modello più leggero usato per trainare i cannoni o per le cerimonie.
Nello stesso periodo il frisone fu anche importato, per via terrestre e marittima, dai porti del mare del Nord e a sua volta migliorò numerose razze europee.
Durante la Prima guerra mondiale rimanevano solo quattro stalloni puri e un centinaio di giumente. Gli allevatori, per preservare il patrimonio genetico, esclusero qualsiasi incrocio con altre razze.
Alla fine dei conflitti, nel 1954 la regina Giuliana dei Paesi Bassi concesse alla società di allevamento del cavallo frisone il titolo di “società reale” e ne divenne quindi la protettrice.

Ad oggi si distinguono tre linee nella razza: “barocco”, più robusto, “classico”, imponente ma slanciato, e “moderno”, più leggero.
La testa, con naso dritto ha un aspetto nobile e gli occhi intelligenti. Le orecchie sono piccole e attente e sono leggermente inclinate l’una verso l’altra. L’incollatura è un po’ curvata, non troppo corta e portata alta, mentre la schiena è lunga e termina in una groppa inclinata. Le spalle sono lunghe, oblique e possenti. Le gambe e i piedi sono robusti, gli avambracci sviluppati e gli appiombi corretti. I crini, sia della coda che della criniera, sono folti, possono essere ondulati o lisci e si portano generalmente lunghi. Gli arti sono ricoperti, a partire circa dalla metà degli stinchi, dal fiocco.

Le andature sono eleganti ed elastiche. Il Frisone è un cavallo leale, che ama il lavoro ed è molto socievole. Un’altezza di 1,60 m al garrese all’età di tre anni è considerata ideale. Il colore di mantello più gradito è il morello senza segni bianchi, anche se per le giumente è tollerata una piccola stella. È risaputo tuttavia che questa razza raggiunge la maturità verso i sei anni, cioè più tardi rispetto agli altri cavalli.

Le 5 caratteristiche principali di questo esemplare sono:

1. L’andatura: così come il suo aspetto, il Frisone è un cavallo elegante anche nella sua andatura, il suo portamento è altero ed il trotto alto e cadenzato;

2. Il mantello: celebre non solo per il portamento, il Frisone è un cavallo famoso anche per i suoi folti crini che, sovente, si presentano ondulati. I registri di razza ammettono solo i frisoni con un mantello color morello, non è ammesso altro colore oltre ad un’eventuale piccola stella di massimo 3 centimetri sulla fronte;

3. Comportamento: è un cavallo dall’indole vivace, volenterosa ed infaticabile. È senza dubbio un cavallo allegro e sempre disponibile. Nonostante sia una razza indipendente, il Frisone è un cavallo che si affeziona particolarmente al suo padrone;

4. Gli standard di razza: gli standard di razza del Frisone sono piuttosto rigidi. La razza ammette esemplari che, al garrese, abbiano un’altezza compresa tra i 153 e 166 cm.
Il peso, invece, deve essere tra i 450 e i 600 kg. Come detto più sopra, invece, il mantello deve essere esclusivamente di color morello;

5. Curiosità: la fama del Frisone è oggi planetaria. Si tratta di un cavallo talmente celebre ed elegante che, oggi, è la razza ufficiale scelta per trainare la carrozza della famiglia reale dei Paesi Bassi.

 

Il Gatto Persiano

Il gatto persiano rientra nella categoria delle razze più pregiate: si presenta infatti con un aspetto maestoso ed aristocratico.
Pensando di acquistare un esemplare di razza pura si fa riferimento in particolar modo a questa specie, elegante e adatta alla vita da appartamento.

I gatti Persiani sono il frutto di una serie di incroci con una razza proveniente dall’Iran, precisamente dalla Persia, da cui prendono il nome.
Vennero importati successivamente in Europa nel XVII secolo attraverso carovane di mercanti che dall’oriente arrivavano fino in Occidente. Durante l’epoca vittoriana, questo gatto divenne la razza preferita della regina e da allora conobbe larga diffusione, prima nella versione del pelo blu, poi nei colori del bianco e del nero.
Originariamente i persiani avevano il muso allungato, ed erano definiti con il termine di normotipici. Solo in seguito vennero selezionati attraverso dei ceppi che si diffusero in America che portarono al naso schiacciato, ossia gli ipertipici: è proprio il nasino piccolo dalle narici però larghe che determina quella che è una delle caratteristiche principali del gatto stesso.
Il gatto persiano ha un aspetto compatto e tozzo, con il muso tipicamente schiacciato. Noto e apprezzato per il suo pelo folto e lungo, può avere fino a 200 combinazioni di colore: le tinte più diffuse sono il nero, il bianco, il cioccolato e il blu.
Gli occhi sono di colore verde, blu, arancio o impari, cioè uno di colore blu e uno arancio. Le zampe sono corte e rotonde e il peso varia in base al sesso: le femmine raggiungono un massimo di 4 kg, i maschi possono invece pesare anche oltre 7kg.
Il gatto persiano ha una vita media che si aggira sui 14-15 anni, anche se ci sono esemplari in salute che raggiungono i 20 anni.

Questo gatto generalmente è di carattere affettuoso, docile e sofisticato, dotato di notevole eleganza nei movimenti, essi infatti si muovono lentamente da un angolo all’altro della casa, senza arrecare alcun fastidio.
Vivono bene in compagnia, ma allo stesso tempo riescono a convivere bene anche in solitudine in attesa del rientro del proprio padrone. Sulla convivenza con altri cani o gatti si adattano facilmente ad ogni circostanza e non sono affatto dispettosi e territoriali.

L’alimentazione deve essere varia ed equilibrata e non deve prevedere pasta o pane, tanto meno il latte: essendo animali che prediligono la vita di casa, se sregolati nell’alimentazione rischiano di soffrire di disturbi alimentari come sovrappeso e obesità.
L’utilizzo di mangimi industriali, oltre che a permettere un facile reperimento di informazioni circa gli ingredienti utilizzati e le quantità consigliate, consente di evitare l’insorgenza di malattie o sensibilità legate al nutrimento come allergie e/o intolleranze alimentari, patologie renali e malattie cardiovascolari.
La rotazione di cibi secchi e cibi umidi, inoltre, aiuta a controllare la percentuale di liquidi ingeriti e, in particolare nei gatti anziani, la concentrazione di uroliti nelle urine.
È consigliabile in questo senso, avvalersi di cibi appositamente preparati per la razza felina.

La cura del lungo pelo del Persiano richiede notevole attenzione: deve essere spazzolato ogni giorno con una spazzola a manico lungo in direzione del pelo al fine di eliminare sporco, nodi e pelo morto e di rendere il mantello soffice e lucente. Quest’azione è destinata ad aumentare durante il periodo di muta per evitare che il felino ingerisca dei boli di pelo.

È consigliabile anche prestare particolare attenzione alla pulizia degli occhi e alle pieghe cutanee. Il Persiano, avendo il muso schiacciato, possiede dei condotti lacrimali che si restringono facilmente e che provocano sovrabbondante lacrimazione, possibili congiuntiviti e fastidiose dermatiti. Il lavaggio può essere effettuato ogni due mesi con shampoo adatti, facendo risaltare il naturale contrasto tra il bianco e le zone colorate.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Andalusa Blu

La gallina Andalusa è originaria, come si intuisce dal nome, dell’Andalusia. Qui nacque come una razza di gallina ovaiola originaria dell’area, anche se, ufficialmente, essa risulta esser stata selezionata in Inghilterra da polli giunti via nave dalla Spagna, nello specifico da Cadice e dalla Gibilterra.
La selezione inglese portò in breve ad ottenere una razza ornamentale di grande bellezza, buona ovaiola, estremamente apprezzata e quindi successivamente esportata in Europa e negli Stati Uniti.
L’American Poultry Association la riconobbe nel 1874, e in Italia giunse poco dopo, dove incontrò lo stupore e il fascino degli appassionati.

La gallina Andalusa, con la sua livrea grigio-azzurro e le penne leggermente orlate di scuro, rappresenta una delle razze più belle per via del piumaggio.
Il gallo raggiunge i 2,5-3 Kg di peso mentre la gallina i 2-2,5 Kg. Il tronco è forte e robusto, leggermente inclinato verso la coda che si presenta un po’ rilevata, abbastanza aperta, con falciformi ben sviluppate nel gallo.
Dorso e spalle sono larghi, le ali portate aderenti al corpo, la testa è larga con orecchioni bianchi, becco color corno e occhi scuri. I bargigli sono ben sviluppati e la cresta è grande. La pelle è bianca, i tarsi ardesia e le zampe forti e robuste.
Ad oggi in Europa è considerata una razza prettamente ornamentale. In generale la femmina depone circa 160-170 uova all’anno dal guscio bianco, e presenta scarso istinto alla cova e dunque a farsi chioccia.
La gallina Andalusa si distingue per la sua bella colorazione: la razza infatti è caratterizzata da una livrea blu su tutto il corpo, e ogni piuma è orlata di nero.
Tale livrea è dovuta all’azione di un gene di diluizione del pigmento nero, chiamato appunto Bl (Blu), che risulta essere dominante.
Il gene Bl, rispetto al suo allele selvatico bl+, va a mutare forma e distribuzione dei melanosomi nelle piume. Quando Bl è presente in stato di omozigosi (Bl/Bl) tutte le aree nere della livrea di un pollo diventano di un bianco sporco con qualche chiazza nera o blu. Tale livrea è chiamata splash, e per l’Andalusa non è riconosciuta nello standard di razza.
Quando un pollo Andaluso splash (BlBl) si accoppia con un pollo Andaluso nero (bl+/bl+) il 100% della prole sarà costituito da soggetti di Andalusa blu, che risulteranno così sempre eterozigoti (Bl/bl+). Se accoppiamo tra loro due soggetti di Andalusa blu ci aspettiamo di avere una prole composta dal 50% di Andaluse blu, dal 25% di Andaluse nere e dal 25% di Andaluse splash. Se accoppiamo un’Andalusa blu e un’Andalusa splash avremo il 50% di soggetti blu e il 50% di soggetti splash; ugualmente accoppiando un’Andalusa Blu con un’Andalusa nera avremo il 50% di soggetti neri e il 50% di soggetti blu.
Da questa premessa, compreso che la livrea blu è dovuta a uno stato di eterozigosi, diventa facile capire che non sarà possibile fissare un ceppo di Andalusa blu che dia nella prole il 100% di soggetti blu: avremo sempre anche soggetti splash e neri. Il blu della gallina Andalusa è però un blu particolare, dotato di un orlo nero: in questo caso un insieme di altri geni (nello specifico Pg/Pg Co/Co Ml/Ml) causano una restrizione del blu che non va a interessare l’orlo delle piume, che resta così del suo colore originario.

Nella sua terra d’origine la gallina Andalusa è diffusa anche come razza ovaiola, e si può trovare nella campagna sivigliana e cordovana, oltre che a Cadice e a Huelva.

Come molte razze mediterranee la gallina Andalusa ha bisogno di ampi spazi e di aver accesso a un pascolo ben strutturato. Sono animali che amano molto foraggiare nel verde e si procurano in questo modo parte del proprio cibo.
La loro indole è selvatica e nervosa oltre che essere buone volatrici: per questo motivo è necessario strutturare il pollaio a prova di fuga, per evitare che riescano a scappare.

D’inverno è importante assicurare loro uno spazio caldo in cui dormire la notte, soprattutto perché la cresta, con le basse temperature potrebbe congelare.

Della gallina Andalusa esiste anche la varietà nana, selezionata in Inghilterra e Germania, i cui galli raggiungono appena 1Kg di peso, mentre le femmine restano leggermente più piccole.

 

Quale Frutta dare ai Nostri Amici a 4 Zampe

Spesso ci chiediamo quanta e quale tipo di frutta possiamo dare ai nostri cani e soprattutto se è per loro pericoloso mangiarne.

Occasionalmente è possibile dare loro un pezzo di frutta come spuntino anche se in genere, non hanno bisogno che essa sia inclusa nella loro dieta per essere sani.
Nonostante ciò la frutta contiene dei nutrienti che danno beneficio soprattutto per gli esemplari domestici e quindi può essere loro somministrata tranquillamente.

Alcuni consigli da tenere in considerazione:

–         Dare solo piccole quantità come premio occasionale, poiché troppa frutta può disturbare lo stomaco del cane;

–         Introdurre un tipo di frutta alla volta senza esagerare;

–         Evitare di dargli frutta con la buccia, i gambi, la pelle, il torsolo o i semi dentro, poiché questi possono essere un rischio di soffocamento. Inoltre, alcuni semi contengono tracce di sostanze chimiche nocive;

–         Utilizzare sempre frutta fresca e mai frutta secca o sciroppata;

–         Se il cane è diabetico o sta cercando di perdere peso, è meglio evitare la frutta zuccherata come spuntino;

–         La frutta a basso contenuto di zucchero, come il cetriolo, può essere un buon spuntino tra un pasto e l’altro per i cani in sovrappeso. Invece i frutti ricchi di zucchero come mango e ananas vanno dati in quantità molto ridotte.

Di seguito troverete una lista della frutta più nutriente ed adatta per cani utile per aiutarli a rinfrescare l’alito, rafforzare il sistema immunitario, proteggere il cuore, riordinare il tratto digestivo e combattere alcuni disturbi allo stomaco:

1. Mela
Le mele contengono antiossidanti, fibre alimentari, vitamina A e vitamina C. Alcuni cani apprezzano la loro consistenza croccante e la associano ad un giocattolo da masticare. Aiutano a rinfrescare l’alito e a migliorare l’igiene dentale. Assicurati di lavare e affettare le mele prima di servirle e di rimuovere il torsolo e i semi, che contengono tracce di cianuro;

2. Banane
Come le mele, le banane sono una grande fonte di fibre alimentari, potassio, magnesio e vitamine B6 e C. Puoi affettarle e dare dei pezzettini come dolcetto o aggiungere la banana al cibo del cane. Per un cane di taglia media non dare più di mezza banana;

3. Mirtilli
I mirtilli sono una buona fonte di fibre alimentari, antiossidanti e vitamina C, che stimolano il sistema digestivo e immunitario del cane e aiutano a mantenere una sana funzione cerebrale;

 4. Anguria
L’anguria è a basso contenuto calorico e ricca di sostanze nutritive, come potassio, beta-carotene e magnesio. Contiene anche vitamine A, B6 e C e aiuta a rafforzare il sistema immunitario. Assicurati sempre di togliere i semi e di non dare al cane la buccia, che è difficile da masticare e digerire;

5. Pesche e albicocche
Si tratta di frutti ricchi di potassio e beta-carotene, composti che possono aiutare a combattere il cancro. Una volta eliminato il nocciolo e la buccia, le pesche e le albicocche per i cani sono una fonte importante di antiossidanti e di ferro, che contribuisce a prevenire l’anemia;

6. Cocco
Il cane può mangiare il cocco, ma bisogna usare molta moderazione, perché può avere cattivi effetti sull’intestino. In quantità moderate, però, porta benefici alla pelle e al pelo e fornisce l’acido laurico, che rafforza il sistema immunitario.

I frutti che invece possono avere effetti negativi sui cani sono l’avocado, a meno che di non dare solo ed esclusivamente la polpa, dato che seme, buccia e foglie contengono la persina, una sostanza tossica per i cani, uva e uvetta che danneggiano i reni e il fegato e la frutta secca, in particolare le noci di macadamia, estremamente tossiche per gli animali anche in piccole dosi.

 

 

Lo Yorkshire Terrier, il simpatico cane “Da Borsetta”

Il cane Yorkshire Terrier viene anche soprannominato “cane da borsetta” per le piccole dimensioni.
Nella seconda metà dell’800 la contea dello Yorkshire era divenuta un centro importante per l’industria tessile. Gli operai portavano i loro piccoli terrier a pelo lungo al lavoro, affinché cacciassero i topi che arrecavano molti danni alle balle di lana. Nello stesso periodo, i minatori dello Yorkshire si comportavano allo stesso modo utilizzando questi cani per scacciare i topi all’interno delle miniere di carbone.
Grazie alle loro piccole dimensioni e alla loro agilità potevano facilmente entrare nelle gallerie più strette alla ricerca e a caccia di roditori e in caso di pericolo, minatori in difficoltà.
Al giorno d’oggi non si richiede più allo Yorkshire di cacciare i topi, ma sicuramente l’attitudine a questa attività non è cambiata.

Una delle principali caratteristiche dello Yorkshire Terrier è il pelo lungo e setoso che cade su tutto il loro corpo che pesa tra 2kg e 3kg.
Ha una andatura eretta, movenze rapide ed eleganti con occhi che spuntano molto luminosi e scuri. Le orecchie spuntano dal pelo, a forma di V, dritte, con poco pelo, mentre sulla coda il pelo è abbondante, di un blu più scuro che sul resto del corpo, soprattutto sulla punta.
Sulla testa il pelo è lungo, rossiccio dorato intenso che però non arriva fino al collo dove la tinta è più scura. Non essendo munito di sottopelo, rientra tra i cani anallergici.

Attivo e intelligente, lo Yorkshire Terrier è un cane ottimo da compagnia e da appartamento sia per pensionati che per famiglie. Ama la compagnia, le coccole e i bambini. Non è un amante di lunghe passeggiate pur essendo molto attivo nell’ambiente famigliare.
Come educazione, lo Yorkshire Terrier è un cane facile da addestrare, non testardo, a volte può mostrarsi aggressivo con chi non conosce, ma mai con la propria famiglia.

La vita media di uno Yorkshire Terrier è di circa 12 – 15 anni e richiede al suo padrone tante cure, tanta attenzione, molte coccole e contatto continuo.

La taglia del cane adulto può essere valutata solo al momento della nascita. È una pratica discutibile, questa della selezione di Yorkshire Terrier Toy in una razza che ha già dimensioni minime, perché va a scapito della sua salute e potrebbe comportare spese mediche più salate, oltre che una diminuzione significativa dell’aspettativa di vita media.

L’alimentazione dello Yorkshire Terrier non differisce da quella di altri cani di taglia piccola. La razione giornaliera deve essere suddivisa in 2-3 pasti, mentre acqua fresca deve essere sempre a disposizione. Un occhio di riguardo devono averla i soggetti allergici o con particolari problemi gastroenterici.
Come tutte le razze di piccola taglia, poi, tende a produrre più tartaro, motivo per il quale è bene abituarlo sin da cucciolo a farsi pulire i denti.