749° Edizione de “La Sagra dei Osei a Sacile” – 4 Settembre 2022

A Sacile, nel piccolo comune friulano in provincia di Pordenone, domenica 4 settembre 2022, si svolgerà, presso il Giardino della Serenissima, la famosissima ed unica nel suo genere Sagra dei Osei, dedicata agli uccelli da canto.

Questa del 2022 sarà la 749°edizione, infatti, la Sagra si tiene da oltre 700 anni acclamando lo stupore e l’interesse di milioni di allevatori da tutta Italia essendo definita come la più importante manifestazione avicola a livello europeo.

Nata come mercato avicolo e di attrezzi per l’uccellanda, oggi la Sagra dei Osei è un evento dove si intrecciano storia, cultura, ambiente e turismo.

Le prime notizie della Sagra risalgono al XIII secolo, precisamente nel 1274, quando la popolazione chiese al patriarca Raimondo della Torre, la possibilità di spostare il mercato di San Lorenzo entro le mura cittadine per farlo diventare fiera franca.
Nel corso dei secoli questa splendida città, affacciata sul Livenza, ha mantenuto intatta la tradizione fieristica trasformandola in un mercato esclusivo di volatili.
Nel 1909 ci fu una svolta definitiva che vide la comparsa della Sagra all’interno di un regolamento specifico capace di definire l’identità di questo mercato nella sua unicità a livello nazionale.

Oltre che all’esposizione nazionale degli uccelli si potrà assistere anche al concorso canoro con l’elezione del tordo nazionale. Sarà inoltre presente una mostra di animali da cortile, una mostra storica dell’apicoltura e una gara dei chioccolatori, ossia gli imitatori del canto dei volatili.

Inoltre, negli ultimi anni l’Associazione Pro Sacile ha dedicato particolari sensibilità verso la promozione delle eccellenze locali e la valorizzazione della città stessa.
La spettacolare Sagra Dei Osei sarà dunque ricca di spettacoli, intrattenimenti, musica e buon cibo locale, che coloreranno anche per il 2022 le serate e le giornate sacilesi.

Per arrivare alla Sagra di Sacile si può seguire l’A28 o l’A27 con uscita a Conegliano e proseguimento sulla SS13.

 

 

 

Gallina Ornamentale Orpington

Le galline ornamentali di razza Orpington sono esemplari di stazza grande e pesante e appaiono ancora più voluminose grazie al folto e soffice piumaggio di cui sono provviste.

I primi anni del XX secolo sono caratterizzati da un’esplosione della richiesta di capi, visto l’aumento vertiginoso dei prezzi di questa razza avicola popolarissima.
La prima varietà, quella nera, è stata seguita nel 1889 dalla varietà bianca, fino ad arrivare alla nota Orpington fulva nel 1894.
Nel giro di pochi anni Joshep Partington introdusse nuove modifiche alla razza, tra cui l’introduzione di una grande quantità di frange e di un piumaggio morbido e folto.

Proprio per la loro bellezza e per questo loro carattere così mansueto e dolce, si narra che le Orpington siano anche le galline preferite dalla Famiglia Reale britannica.

Gli esemplari di questa razza sono ottimi animali da compagnia, ideali per chi è alle prime armi con un pollaio e adatte anche per stare con i bambini. Sono molto docili e non inclini alla fuga perché hanno ali piccole e zampe corte.
Amano stare all’asciutto ed avere a disposizione un pascolo d’erba in abbondanza: nel caso di disponibilità d’erba bella fresca e verde, hanno la tendenza ad eccedere e quindi ad ingrassare, e per questo è bene che abbiano modo di fare molto movimento in libertà, per compensare le calorie ingurgitate e mantenere il peso forma.

Le galline Orpington sono inoltre delle ottime chiocce, affettuose e premurose con i pulcini, molto portate naturalmente alla cova, e spesso sono quelle che nel pollaio prendono l’iniziativa di accovacciarsi sulle uova nel nido.
Depongono tra le 175 e le 200 uova all’anno di dimensioni medio-grandi e dal guscio di colore marrone chiaro rosato.
A differenza di altre razze, non smettono di deporre nemmeno in inverno, anzi, grazie all’abbondante piumaggio reggono bene anche le temperature più rigide.

Vediamo ora di seguito tutte le specifiche e tutte le varietà della gallina di razza Orpington riconosciute dallo standard italiano, così come risultano nell’elenco della FIAV:

 I – GENERALITÀ

Origine: Selezionata dall’inglese William Cook nel 1886. Il nome (Orpington) deriva dal villaggio dove viveva Cook. Selezionata incrociando differenti razze, quali, Minorca, Plymouth Rock e Langshan.

Uovo: Peso minimo g. 55

Colore del guscio: bruno.

Anello Gallo: mm. 22

Anello Gallina: mm. 20

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE

Pollo molto pesante e massiccio, con portamento molto basso e temperamento calmo e fiducioso. Ha la linea del dorso ascendente e il tronco arrotondato su tutti i lati che gli conferiscono la caratteristica forma a dado. Selezionare soggetti con cresta piccola e con piumaggio abbondante ma non troppo soffice. Nella selezione si deve cercare di mantenere una razza a duplice attitudine, svelta nella crescita e buona produttrice di uova, in special modo nel periodo invernale.

III – STANDARD

Aspetto generale e caratteristiche della razza

1- FORMA

Tronco: a forma cubica, quindi l’altezza, la larghezza e la profondità dovrebbero avere la stessa misura, la gallina appare ancora più compatta del gallo.

Testa: piccola, ben arrotondata.

Becco: corto, forte e leggermente arcuato; per il colore segue quello dei tarsi, di solito un po’ più chiaro.

Occhi: grandi.

Cresta:

1) semplice: piccola, ben eretta nei due sessi, con 4/5 denti non troppo lunghi, il lobo non troppo largo, segue la linea della nuca.

2) a rosa: non troppo alta e con fine perlatura; spina che segue la linea della nuca. Ammessa nelle colorazioni Fulva e Nera.

Bargigli: di media grandezza, rotondi, ti tessitura fine, rossi.

Faccia: rossa, di fine tessitura, senza piume.

Orecchioni: di media grandezza, lisci, rossi.

Collo: lievemente arcuato, non troppo lungo, con mantellina abbondante.

Spalle: larghe e ben sviluppate, coperte dalla mantellina.

Dorso: largo, apparentemente corto perché ricoperto in parte dalla mantellina e dall’abbondante piumaggio della groppa. Il punto più basso è alla base della mantellina poi sale verso la coda. La linea collo, dorso, coda forma un arco uniforme senza bruschi angoli.

Ali: ben serrate al corpo e portate orizzontali.

Coda: corta e molto larga, nel gallo le timoniere sono coperte da numerose falciformi. Anche nella gallina la coda è corta, portata alta e con timoniere quasi nascoste dalle abbondanti copritrici. Il punto più alto della coda del gallo è all’incirca in linea con l’occhio, nella gallina un po’ più basso.

Petto: largo, molto profondo e ben sviluppato.

Zampe: gambe muscolose e posizionate larghe, abbondantemente ricoperte di piume. Tarsi mediamente corti e forti, non impiumati, parte del tarso deve essere ricoperto dal piumaggio; quattro dita. Per il colore vedere le singole colorazioni.

Ventre: largo, profondo e pieno. Armoniosamente raccordato con il petto, in modo da trovarsi su un unico livello.

2 – PESI

GALLO: Kg. 4,0 – 4,5

GALLINA: Kg. 3,0 – 3,5

Difetti gravi: Corpo stretto, forma a Cocincina, linea del dorso troppo lunga o assente; cuscini sulla groppa; petto troppo alto o cadente; posizione della linea inferiore troppo alta o strisciante; coda troppo lunga o pendente, a punta o troppo aperta; bianco negli orecchioni, tarsi troppo lunghi o troppo corti.

3 – PIUMAGGIO

Conformazione: Molto abbondante e piuttosto morbido a causa del folto piumino, ma non troppo gonfio, deve essere ben aderente al corpo. Non deve essere morbido come nella Cocincina.

IV – COLORAZIONI

BARRATA

PETTO ARGENTO

BIANCA

BLU ORLATA

FULVA

FULVA ORLATA NERO

ROSSA MILLEFIORI

NERA

NERA PICCHIETTA BIANCO

PERNICIATA MAGLIE NERE

ROSSA

 

Curiosità sulle Api, Piccole e Laboriose Creature

Tutti gli insetti esistenti nel pianeta Terra sono fondamentali per l’equilibrio e il mantenimento dell’ecosistema in cui viviamo con le loro peculiarità che li rendono unici e speciali.
Le api, piccole e laboriose creature, impollinano il 75% delle piante di cui l’uomo si nutre e, senza di loro, la nostra specie non potrebbe sopravvivere.
Vediamo di seguito alcune curiosità sulla loro vita e caratteristiche che le contraddistinguono.

·        Hanno cinque occhi: le api hanno due occhi composti e tre occhi semplici, detti ocelli, che permettono loro di vedere a 360 gradi. La testa dell’ape operaia ha una forma triangolare e negli angoli superiori si trovano i due occhi composti, che sono i più grandi e sono formati da migliaia di piccoli elementi.
Questi primi due occhi forniscono l’immagine dell’ambiente circostante, individuano i movimenti e permettono alle api di reagire più velocemente. Oltre gli occhi composti hanno anche tre ocelli che si trovano sulla fronte e permettono di vedere gli oggetti molto vicini;

·        La loro vista: per quanto riguarda i colori, le api vedono il giallo, il verde bluastro, il blu e l’ultravioletto, ma non vedono il rosso. Inoltre, proprio come noi umani, anche le api sono capaci di riconoscere i volti, perché possono distinguere linee e forme;

·        Oltre ventimila specie: le api più conosciute e diffuse sono le mellifere ma nel mondo esistono più di ventimila specie diverse presenti in tutti i continenti, tranne nell’Artico e in Antartide. Tra le varie specie c’è l’Osmia, un’ape solitaria che non vive in società e che, diversamente da quanto si potrebbe immaginare, rappresenta la stragrande maggioranza delle api. Non produce il miele, ma è un’impollinatrice eccezionale, dato che riesce a fecondare oltre il 90% dei fiori visitati;

·        I fiori che utilizzano per il miele: in un singolo volo di ricognizione, un’ape è capace di visitare tra i 50 ed i 100 fiori. Per un solo chilo di miele, è stato stimato che una singola ape dovrebbe volare per circa 150mila chilometri, quasi quattro volte il giro della Terra, e che sono necessari quasi 60mila voli di andata e ritorno dall’alveare ai fiori. Inoltre, sempre per produrre un chilo di miele sono necessari circa 2.737.500 fiori;

·        Il sole come bussola: quando esse svolgono il compito di bottinatrici, ossia quando raccolgono nettare, polline, propoli e acqua, sono in grado di trasmettere precise informazioni alle compagne sulla esatta ubicazione di una sorgente di cibo, anche molto distante, comunicando dati sui rapporti di posizione tra campo fiorito, alveare e sole. La loro abilità di percepire luce polarizzata consente loro di individuare la posizione del sole, anche se questo è coperto da nubi;

·        Il loro sciame non è pericoloso: le api sono animali innocui e a differenza delle vespe non aggressivi. Possono pungere solo se percepiscono un reale pericolo, soprattutto se nei confronti della famiglia.
Quando le api iniziano a sciamare sono più docili, perché hanno riempito le loro sacche melarie di scorte di cibo e pertanto, non potendo piegare l’addome, è per loro impossibile pungere. Al contrario, invece, se vi imbattete in uno sciame che ha già iniziato a nidificare, dovrete stare molto attenti. Infatti, è proprio in corrispondenza dei nidi che le api manifestano comportamenti più aggressivi: le api pattugliano l’entrata in modo da allontanare i pericoli e difendere la famiglia ed ovviamente l’ape regina;

·        Le api e le mummie Egiziane: simbolo di diligenza, coraggio ed ingegno, le api ispirarono con il loro comportamento molti popoli antichi, tra cui gli Egizi che le venerarono e trassero molti insegnamenti dalla loro organizzazione sociale.
In particolare, furono proprio le api ad ispirare agli Egizi le tecniche di mummificazione. Infatti, bisogna sapere che ogni volta che un piccolo animale come un topolino od un insetto si introduce in un alveare, questo viene, spesso e volentieri, ucciso a colpi di pungiglione dalle api che non potendolo trasportare all’esterno, per evitare pericolosi fenomeni di decomposizione lo ricoprono di propoli, un potente antibiotico che preserva il corpo dell’animale ed in pratica lo trasforma in una mummia. Questo fenomeno era stato osservato fin dagli antichi egizi, i quali copiarono l’idea per trasformare i loro faraoni in mummie ed utilizzavano il propoli come unguento per bendarli;

·        Le api non dormono mai: diversi studi dimostrano che le api non dormono ma semplicemente riposano per brevi periodi di tempo senza addormentarsi del tutto. Con l’avanzare dell’età questi micro-sonni aumentano e si fanno più regolari.
Anche di notte, infatti, le api svolgono diversi lavori: le ancelle accudiscono la regina e la nutrono in continuazione perché la deposizione delle uova non si ferma mai e la regina può arrivare facilmente a deporre anche duemila uova nelle ventiquattro ore.

In questo elenco sono riportate alcune delle più importanti curiosità e caratteristiche sulle loro vite, fatte di profumi inebrianti e lunghissimi viaggi, per imparare a conoscerle e ad amarle in tutta la loro complessità.

 

 

La Gallina Ovaiola Minorca

La gallina ovaiola Minorca somiglia nell’aspetto fisico alla sua consorella Spagnola faccia bianca.
L’unica differenza tra le due è la colorazione delle guance, bianca per la Minorca e rossa per la Spagnola.

Gli Inglesi, nel corso del XVIII secolo, hanno combattuto costantemente per il dominio dell’Isola di Minorca e si suppone che nell’ultima parte del secolo la gallina autoctona sia stata portata per la prima volta in Inghilterra dove è stata perfezionata dagli allevatori inglesi, diventando una gallina ovaiola eccellente, conosciuta in tutto il mondo per le sue grandi uova bianche.
La Minorca si è sempre adattata bene ai cortili e ai piccoli pollai, ed è stata una razza molto popolare tra i piccoli allevatori.

In origine le Minorca erano galline piuttosto piccole, con corpo solido e piumaggio nero opaco. Le linee e dimensioni attuali e la luminosità del piumaggio che ormai detengono, sono l’effetto di incroci con la razza Langshan, di origine asiatica.
I suoi geni sono comunque serviti per la realizzazione di altre razze avicole famose e oggi molto diffuse, come la Orpington e la Australorp.

Oggi la razza Minorca è quasi estinta sull’Isola di Minorca, ma da alcuni anni alcuni appassionati menorchini stanno cercando di riportare in vita la razza, e preservarla com’era in origine.
È di indole molto vivace e ruspante e quindi ama trascorre la sua giornata in modo molto dinamico, cercando cibo nel terreno e razzolando continuamente.

Gli orecchioni bianchi sono molto delicati; sono infatti inclini alle vesciche e visto che impiegano molto tempo a risarcirsi, è necessario prestare attenzione affinché non si danneggino.

Vediamo di seguito tutte le specifiche e le caratteristiche riportate nella scheda FIAV:

I – GENERALITÀ

Origine
Razza selezionata da polli comuni spagnoli.

Uovo
Peso minimo g. 65
Colore del guscio: bianco.

Anello
Gallo: 20
Gallina: 18

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE

Grosso pollo, possente e allungato, con parte posteriore del corpo larga nella gallina; portamento alto; aspetto fiero e temperamento vivace. Piumaggio riccamente sviluppato e ben serrato al corpo. Cresta grande e grandi orecchioni bianchi e spessi caratterizzano la testa.

III – STANDARD
Aspetto generale e caratteristiche della razza

1- FORMA
Tronco: lungo, largo e profondo che si restringe un po’ verso la parte posteriore. Portamento del corpo leggermente rilevato. Nella gallina visto di profilo è orizzontale, largo e a forma trapezoidale in ragione della lunghezza del dorso, della profondità del petto e del ventre ben sviluppato.
Testa: grande; con cranio ben bombato.
Becco: possente e leggermente ricurvo.
Occhi: grandi e brillanti; iride di colore secondo la varietà.
Cresta:
a) cresta semplice; larga alla base e ben ferma; tessitura abbastanza ruvida; impiantata ben dritta e che arriva fino alla metà del becco, che forma dalla linea anteriore una curva elevata verso la nuca; il lobo segue la linea della nuca senza però appoggiarvisi; intorno a 5 denti, profondi e disposti radiali all’occhio. Nella gallina simile a quella del gallo, dritta sul davanti si piega poi su di un lato, lasciando però libero l’occhio.
b) cresta a rosa di grandezza media; ben impiantata e bassa; larga nella parte anteriore si restringe verso il dietro con una corta spina che segue la linea della nuca, senza appoggiarvisi; superficie superiore perlata. Nella gallina più piccola che nel gallo.
Bargigli: di misura proporzionata alla cresta semplice; lisci e non troppo stretti all’attaccatura; ben arrotondati in basso; pieghe longitudinali tollerate.
Faccia: liscia; il più possibile libera da piume; rossa.
Orecchioni: grande, spessi e lisci; bianchi smalto; forma ovale; ben aderenti. Nella gallina più circolari.
Collo: proporzionalmente lungo; portato un po’ all’indietro. Mantellina ricca, ma non troppo lunga.
Spalle: larghe, un po’ prominenti.
Dorso: di una buona media lunghezza; largo e rettilineo. Groppa con lanceolate abbondanti, ma non troppo lunghe. Nella gallina di una buona media lunghezza, largo e rettilineo.
Ali: lunghe; chiuse e ben serrate al corpo.
Coda: grandi falciformi di lunghezza media e numerose piccole falciformi; portata orizzontale. Anche nella gallina orizzontale, con timoniere larghe e ricca di copritrici; chiusa.
Petto: largo, pieno e ben arrotondato. Nella gallina ben pieno:
Zampe: gambe possenti, di una buona media lunghezza; piumaggio leggermente aderente. Tarsi di una buona media lunghezza; ossatura fine; lisci. Dita un po’ oltre la lunghezza media; ben allargati e ben distesi al suolo.
Ventre: ben sviluppato e ampio. Nella gallina soffice, largo e profondo.

2 – PESI
GALLO: Kg. 2,5 – 3,5
GALLINA: Kg. 2,25 – 3,0

Difetti gravi:
Corpo debole, stretto e corto; ossatura grossolana linea del dorso concava; ventre poco sviluppato; portamento troppo alto, troppo basso o troppo stretto; coda molto rialzata; orecchioni troppo piccoli, troppo grandi, molto rugosi, sciupati o mischiati a rosso. Per la cresta semplice: dentellatura troppo irregolare o con pieghe; cresta dritta o a “S” nella gallina. Per la cresta a rosa: forma molto irregolare; spina ricurva o rilevata; cesta piegata da un lato.

3 – PIUMAGGIO
Conformazione: pieno, ben serrato al corpo e fermo.

IV – COLORAZIONI

NERA
GALLO e GALLINA
Nero intenso con forti riflessi verde intenso.
Iride di colore bruno-nero.
Becco nero brillante, punta più chiara ammessa.
Tarsi e dita neri. Unghie color corno.
Difetti Gravi: piumaggio brunastro, violaceo con riflessi o tracce di colore violetto; piumaggio opaco; pianta del piede chiara o rossastra; ecco chiaro; tracce farinose.

BIANCA
GALLO e GALLINA
Piumaggio bianco argento puro.
Iride rosso-arancio.
Tarsi e dita di color carne chiaro. Becco ed unghie color corno chiaro.
Difetti Gravi: forti riflessi gialli; piumaggio o sfumature di altri colori.

 

Incrocio tra Siamese e Persiano: Nasce il Gatto Himalayano

Il gatto Himalayano è stato selezionato nel 1920 dal genetista Tjbbes incrociando un siamese e un persiano.
Grazie alle ricerche scientifiche Tjbbes isolò il gene “colourpoint”, detto anche “himalayano”, e nel 1935 alcuni allevamenti americani stabilizzarono questa varietà sfruttando programmi di selezione specifica.
La razza vera e propria nacque solo nel 1950, quando un’appassionata, Margherita Goforth, selezionò il primo esemplare dal colore caratteristico e dalla consistenza del pelo simili appunto a quelle del coniglio himalayano.

Il gatto Himalayano non è riconosciuto da tutte le associazioni come vera e propria razza infatti viene spesso considerato una “sotto razza” o varietà di persiano.

È un gatto di taglia medio-grande, dal caratteristico pelo fluente che alla nascita è tutto bianco e inizia a scurirsi dopo circa una decina di giorni, sia intorno alle orecchie sia intorno al muso, sulle zampe e sulla coda.
Il mantello dell’himalayano è uno tra i più lunghi fra tutte le razze feline, è molto folto, sericeo e regala una maestosità e una dignità davvero particolari.
Il colore presenta dei forti contrasti cromatici che possono variare dal nero al guscio di tartaruga. Caratteristici della razza sono gli occhi, grandi e rotondi, che variano la colorazione tra il blu e l’azzurro intenso dominando il muso leggermente schiacciato tipico del persiano e conferendo ai gatti di questa razza un’espressione dolcissima e intensa.
Le orecchie spuntano piccole e arrotondate, la coda è corta ma proporzionata rispetto al resto del corpo. Gli occhi del gatto himalayano stregano, sono uno dei suoi segni distintivi oltre al mantello. Sono grandi e rotondi, ben distanziati e gli conferiscono la tipica espressione dolce. Variano dal blu all’azzurro ma in generale devono essere il più brillante ed intenso possibile, sono dovuti al gene Himalayano, proprio come il mantello.

L’himalayano ha un carattere tranquillo, tratto ereditato dal persiano, ma è anche giocherellone e socievole, caratteristiche ereditate dal siamese. Vuole giocare, come tutti i gatti, ma non è invadente e ama stare in compagnia di persone e altri animali tanto da manifestare la sua contentezza con il tipico vocalizzo del siamese, che fa da sottofondo alle fusa e alle coccole di cui è particolarmente amante.

Il pelo del gatto himalayano è lungo e molto folto il cui colore tende a scurirsi con l’età: compaiono infatti nel loro corpo delle vere e proprie macchie di colore più scuro rispetto al resto del corpo. Più esse contrastano, più l’esemplare è pregiato.
Questa è una caratteristica legata al gene Himalayano, recessivo: esso attiva un enzima che trasforma i precursori della melanina, ottenendo così l’inscurirsi del pelo.
Questo enzima risulta inattivato a certe temperature “calde” mentre si risveglia alle estremità. Infatti, in gattini in arrivo a temperatura “utero materno”, alta e costante, una volta venuti al mondo sono e restano bianchi per una decina di giorni. Poi i points iniziano a comparire per consolidarsi verso la quarta settimana di vita, sulle estremità, dove si ha la temperatura giusta.

Il gatto himalayano è un esemplare tranquillo: il suo fisico così evidente e particolare, nasconde in realtà un carattere docile. È vivace, ma non scatenato, grazie all’incrocio con il gatto Siamese, di natura molto più tranquillo.
Essi sono dei giocherelloni, non si impongono e non perseguitano il padrone: se in casa si presenta l’occasione di giocare e di stare in compagnia, sono molto contenti e partecipano volentieri alle attività proposte.

 

Il Barboncino: Il Cane da Salotto per Eccellenza

Il barboncino, soprannominato anche “barbone nano” è il cane da salotto per antonomasia, che rientra tra le razze più nobili di tutti i tempi.
Si tratta di un cane attivo e dinamico che ama la compagnia e la vita all’aria aperta. Adora passeggiare, correre e saltare.

A contendersi il podio di natività di questa razza canina così diffusa ed apprezzata in Europa, sono Francia, Italia e Germania.
L’ipotesi più accreditata collega le origini del barboncino al barbet, razza descritta e citata in molte opere fin dal secolo XVI e diffusa in Francia.

Questo cane deve la sua fama aristocratica all’aspetto fiero ed al portamento elegante.
Oltre a questo, le caratteristiche fisiche ridotte e ben proporzionate, oltre che al manto morbido e arricciato che richiede un’accurata toelettatura, rendono questi esemplari “nobili”.
Anche la loro camminata saltellante ed armoniosa, trasmette una sorta di superiorità che per secoli li ha etichettati come cani da compagnia prediletti alle famiglie nobili di mezza Europa.
Sono cani molto intelligenti, brillanti ed astuti: non a caso, questa razza è la più usata nei numeri circensi.
Il barboncino nano corrisponde ad una razza di cani di piccola taglia classificata come braccoide. Esistono diverse taglie, praticamente identiche, che si differenziano soltanto per le dimensioni: si tratta di barboncini toy, nani, medi e grandi.
L’altezza del barboncino varia a seconda del tipo.
Il toy, deve misurare al garrese da 23 a 28 cm e pesare circa 4/7kg, il nano va dai 28 ai 35 cm e di peso tra 6-7 kg, mentre il medio dai 35 ai 45 cm con peso tra i 10 e 12 kg.
Solo il vero barboncino arriva al garrese fino ai 45-60 cm, per un peso medio che oscilla tra i 15 e i 25 kg.

Dal suo aspetto traspare intelligenza, dinamicità, attenzione e viste le perfette proporzioni, eleganza e fierezza nel portamento.
Nel corso dei secoli, infatti, si è affermato come cane prediletto dai regnanti che lo consideravano quasi un ‘ornamento’ delle loro dimore e lo agghindavano di fiocchi e gioielli.
Il pelo folto e arricciato varia di colorazione nelle tonalità del bianco, marrone, grigio, nero, rosso fulvo e albicocca.

Il suo carattere vivace e gioioso mette tutti di buonumore tanto da distinguersi per la sua particolare devozione verso il proprio padrone e per la famiglia.
Ama la compagnia di bambini, verso i quali si dimostra equilibrato e giocoso.
Non è mai aggressivo, è socievole nei confronti degli altri animali e ama l’acqua.

È una razza nota per la sua fedeltà e per l’adattabilità all’addestramento. Tutto ciò lo rende un cane da compagnia adatto a qualsiasi ambiente familiare e domestico, a condizione che gli si garantisca una lunga uscita quotidiana per correre al parco e giocare con qualche amico.

Nelle esposizioni cinofile riscuote da sempre molto successo, ma il suo aspetto tradisce le reali origini visto che anticamente veniva utilizzato come cane da caccia, più che da esposizione.
Vista la sua intelligenza e reattività, impara molto in fretta ed è solito distinguersi nelle discipline di agility e obedience.

 

Come Funziona la Smielatura del Miele

Il miele è composto da un insieme di sostanze naturali elaborate dalle api per fare in modo che esso si conservi nel tempo.
Nel processo di smielatura, l’apicoltore preleva il miele dai favi delle api dove si trova immagazzinato all’interno delle celle come fonte di cibo per la loro sopravvivenza.

La smielatura è un procedimento che segue vari step: per una raccolta ottimale e dei risultati efficienti è importante sapere quando effettuare la smielatura e soprattutto la giusta procedura di elaborazione della sostanza fino all’ottenimento del prodotto finito. Per la produzione destinata alla vendita e soprattutto nella vendita di miele all’ingrosso ci sono specifiche normative da rispettare e l’utilizzo di apparecchiature professionali.

Gli strumenti necessari per poter estrarre correttamente il miele sono: apiscampo, soffiatore, spazzola, strumentazione varia come tuta protettiva, levetta, affumicatore, banco disopercolatore, coltelli o forchette, smielatore e maturatore.
Lo smielatore è lo strumento che permette la vera e propria estrazione del miele e di quest’ultimo ci sono diversi modelli: elettrici o a manovella, tangenziali o radiali, grandi o piccoli.

Qui di seguito tutte le fasi della smielatura:

1)     Utilizzo del soffiatore: in questa prima fase è importante che le api si allontanino dal nido. Per fare in modo che ciò avvenga, gli apicoltori utilizzano uno strumento specifico che si chiama soffiatore. Esso emana un flusso d’aria che porta le api ad allontanarsi per un po’. È sconsigliato invece l’utilizzo di affumicatori che oltre a danneggiare la qualità del miele possono anche creare molto nervosismo tra le api;

2)     Disopercolatura: quando il miele è maturo per la raccolta, le celle sono opercolate. Ciò significa che le api chiudono le celle contenenti il miele con uno strato di cera che protegga la sostanza per conservarla al meglio. Durante questa fase quindi, l’apicoltore preleva i favi e con appositi strumenti si adopera per rimuovere lo strato di cera che copre le celle. Questa operazione è assolutamente necessaria poiché permette la fuoriuscita del miele e la sua estrazione;

3)     Centrifugazione: in questa fase, i telaini disopercolati vengono messi dentro ad uno smielatore. Si tratta di un particolare contenitore in acciaio inox che attraverso movimenti rotatori, permette la fuoriuscita del miele dai favi. Lo svuotamento delle celle è dato dalla forza centrifuga esercitata dal macchinario. Una volta che i favi sono completamente vuoti, essi potranno essere riutilizzati per la stagione successiva;

4)     Filtrazione: ora che il miele si è depositato sul fondo dello smielatore, esso viene fatto fuoriuscire attraverso l’apposito rubinetto e riposto dentro a un secchio. Nella fase della filtrazione, vengono eliminate eventuali sostanze impure ancora presenti per ottenere un prodotto ottimale;

5)     Decantazione: questa è la fase finale in cui dopo la filtrazione il miele viene lasciato a riposare per circa due settimane in appositi contenitori. Il tempo di riposo serve per fare emergere in superficie le piccole impurità ancora presenti nel miele che si uniscono a uno strato di “schiuma” o bollicine superficiali createsi dopo la fase di centrifuga. Esse saranno completamente rimosse attraverso il processo di schiumatura che permetterà l’ottenimento del miele come prodotto finito da offrire ai consumatori.

Un apicoltore esperto sa quando è il momento giusto per raccogliere il miele.
Per accorgersi di ciò egli si dedica all’osservazione dei favi: quando il miele è maturo per la raccolta, è possibile notare alcune caratteristiche. In particolare, quando i melari sono pronti e colmi di miele, essi sono opercolati, ossia sigillati con uno strato di cera.
Questo è un chiaro segnale del fatto che il miele è maturo e pronto per l’estrazione.

La smielatura è dunque un processo che richiede delle operazioni specifiche. Sicuramente la parte che richiede più attenzione è quella legata alla scelta del momento adatto al prelievo dei melari. Per questo, valutare la curva del peso può essere essenziale: quando il peso rilevato raggiunge il livello stimato per un melario pieno, si procede con la rimozione.

Nella fase di smielatura, ovviamente, l’apicoltore non può prelevare tutta la quantità che egli desidera poiché prelevare tutto il miele a disposizione metterebbe fine alla vita delle api che non avrebbero cibo a sufficienza per sopravvivere.
L’apicoltore quindi preleva circa un terzo del miele presente e il resto lo lascia a disposizione delle api per il sostentamento della famiglia e dell’intera colonia.

 

 

 

Le Uova vanno Conservate in Frigorifero o a Temperatura Ambiente?

Una domanda che molte persone si pongono dopo aver acquistato le uova al supermercato o dopo averle raccolte al pollaio riguarda la conservazione: è meglio tenerle fuori o dentro il frigorifero?
In realtà vale la pena dire che esistono uova più o meno resistenti all’attacco dei batteri esterni, come la molto temuta salmonella, e questo fatto è dovuto semplicemente allo spessore e alla durezza del guscio.
Ne sono un esempio le uova deposte dalle nostre galline Marans, le quali sono caratterizzate da un guscio molto resistente e solido che le rende impermeabili all’intrusione di un qualsiasi battere esterno.

In Italia, acquistando le uova al supermercato vediamo che sono conservate, solitamente fuori dal frigorifero ma spostandoci all’estero, noteremo che vengono tenute in frigo anche prima dell’acquisto. Per quale motivo?
Questa differenza di modalità di conservazione ha un solo ed unico responsabile: la salmonella, e soprattutto due differenti modalità di approccio per contrastarla.
Negli allevamenti italiani, infatti, si predilige sempre un allevamento a terra e una vaccinazione delle galline contro la salmonella, scelte che riescono ad evitare possibili casi di infezione. È per questo motivo che nei nostri supermercati le troviamo esposte a temperatura ambiente; perché appunto, nella stragrande maggioranza dei casi, le uova sono sane.

Altro motivo per il quale non vengono conservate in frigorifero prima della vendita è per evitare che shock termici, soprattutto d’estate, incrinino la cuticola esterna dell’uovo, che rappresenta la maggior difesa del guscio contro l’intrusione dall’esterno di batteri.
Meglio dunque mantenerle sempre a temperatura ambiente e lasciare che le difese naturali presenti nel guscio dell’uovo facciano il loro lavoro.

Una volta che sono state acquistate al supermercato è altamente raccomandato di collocarle all’interno del frigorifero mantenendole chiuse all’interno del loro involucro in modo da abbattere, attraverso il freddo, qualsiasi minima possibilità di cariche batteriche nocive.

Non esiste dunque una linea guida comune che sia più corretta dell’altra ma in generale potremo dire che le uova acquistate al supermercato vanno conservate in frigorifero mentre le uova raccolte dal pollaio domestico no.
In questo caso siamo sicuri che i nostri esemplari siano sani e non c’è alcuna possibilità che siano contagiate da salmonella o altri batteri pericolosi, e dunque non necessitano di essere sottoposte al periodo di refrigerazione.
Per avere conferma che lo stato di salute delle galline sia ottimale, è opportuno eseguire periodicamente delle analisi delle feci ed evitare il contatto con volatili selvatici e topi all’interno del pollaio, anche per ciò che riguarda mangiatoie e abbeveratoi.
Comunque, in caso di dubbi, per non correre alcun pericolo, la soluzione migliore per consumare le uova senza correre rischi è la cottura.

Dall’America: La Plymouth Rock

La Plymouth Rock è una razza di gallina originaria degli Stati Uniti. Precisamente nacque nell’omonima città americana dall’incrocio tra le razze Giava, Cocincina, Brahma e Domenicana. Lo scopo era quello di far nascere un ibrido che garantisse allo stesso tempo una certa resistenza fisica e una buona produzione di uova. Dopo poco, il successo della razza si estese anche verso l’Europa, in particolare in Gran Bretagna.

A differenza della razza ovaiola Amrock, la Plymouth Rock è una razza di taglia medio-pesante e, nonostante siano riconosciute diverse colorazioni, la più nota è quella barrata.
E’ una razza robusta e un’ottima produttrice di uova di indole socievole e docile: per questo è facilmente addomesticabile e può essere una buona compagna anche per i bambini.
Ama razzolare in libertà, ma nonostante ciò non ha bisogno di grandi spazi; queste caratteristiche la rendono dunque una tra le galline migliori per chi si accinge a realizzare per la prima volta un pollaio. Inoltre, non essendo una buona volatrice, non occorre che il recinto abbia reti alte per impedire la fuga.

Depone ogni anno una media di 200 uova dal guscio color crema ed ha un buon istinto alla cova che la rende un’ottima chioccia.

Si caratterizzano per la loro corporatura robusta e con petto e addome abbondanti. Nei galli la coda sembra più alta a causa del piumaggio più lungo.
Gli orecchioni e la pelle della faccia sono rossi, così come la cresta, che appare di medie dimensioni e ben eretta. Gli occhi tendono anch’essi al rossastro mentre tarsi e becco sono di color giallo.

Oltre alla Plymouth Rock barrata e alle colorazioni classiche bianca e cuoio, in Italia sono riconosciuti i piumaggi neri e il perniciato maglie nere. In altri stati si possono trovare anche varianti columbia, columbia fulvo, blu orlato e perniciato orlato.

Per quanto riguarda la selezione barrata, ci sono un paio di considerazioni da fare: la parte bianca della piuma è più estesa di quella nera nelle femmine. Nei galli i due colori sostanzialmente si equivalgono. A livello riproduttivo poi, se si usano troppi esemplari dello stesso ceppo, il fattore genetico che porta il motivo barrato potrebbe causare un’anomalia nella muta.

Standard di razza – FIAV

I – GENERALITA’

Origine
USA, Plymouth nel Massachusetts.

Uovo
Peso minimo g. 55
Colore del guscio: da crema a bruno.

Anello
Gallo: 22
Gallina: 20

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE

Pollo grande e robusto, con forme ben arrotondate e linea del dorso leggermente ascendente. La cresta è piccola e semplice. Ha una leggera propensione alla cova. Migliorare l’attitudine alla deposizione. Ricercare nella selezione un disegno preciso e netto.

III – STANDARD
Aspetto generale e caratteristiche della razza

1- FORMA
Tronco: lungo, largo e profondo a forma rettangolare.
Testa: piuttosto piccola.
Becco: corto e forte, giallo.
Occhi: grandi di colore rosso arancio.
Cresta: semplice, portata dritta, di media grandezza, quattro o cinque denti non troppo profondi, di tessitura fine, rossa.
Bargigli: di media grandezza, lisci, rossi.
Faccia: rossa, con qualche piccola piuma.
Orecchioni: di media grandezza, lisci, rossi, a forma di mandorla.
Collo: di media lunghezza, forte, con mantellina abbondante
Spalle: larghe ed arrotondate.
Dorso: uniformemente largo, di media lunghezza,
con linea dritta leggermente ascendente verso la coda, groppa ben impiumata.
Ali: portate alte e ben aderenti al corpo.
Coda: corta, piena, con impianto largo, portata aperta, poco rilevata, apparentemente senza angolo, continua ininterrottamente la linea del dorso.
Petto: largo, ben arrotondato.
Zampe: gambe di lunghezza media, poco evidenti, senza cuscini. Tarsi mediamente lunghi, forti, senza piume, quattro dita, colore giallo intenso.
Ventre: ben sviluppato, largo e profondo.
Pelle: gialla.

2 – PESI
GALLO : Kg. 3,0 – 3,5
GALLINA : Kg. 2,5 – 3,0

 

 

 

Quanto Spazio dedicare per Ogni Gallina?

La maggior parte degli allevatori si chiede quanto spazio necessitano le galline ovaiole per vivere bene e soprattutto se esiste una legge che sancisce quanti metri quadrati dedicare ad ogni singolo animale.

In realtà ci sono diversi aspetti e fattori da considerare per poter avere delle risposte corrette e ciò che fa la differenza è la tipologia di allevamento che si intende sviluppare.
Prima di tutto quindi è fondamentale fare chiarezza a queste domande:

1)     Quante ore al giorno prevedo di lasciare i polli all’interno del pollaio?

2)     Le galline avranno a loro disposizione un’area esterna al pollaio in cui razzolare?

3)     Quanti capi intendo allevare? E per quale scopo?

Ipotizziamo che l’allevamento che andremo a sviluppare sia di tipo domestico e dunque consideriamo di adottare circa 4 o 6 galline ovaiole di piccola-media taglia.
Questa modalità di allevamento prevede solitamente il pascolo all’aperto durante le ore del giorno e l’utilizzo del pollaio, inteso come struttura di rifugio vera e propria in cui gli animali sono protetti dalle intemperie e dai predatori, per le ore serali e notturne.
Questo spazio non comprende lo spazio esterno adibito a pascolo chiamato “corsa” che deve essere invece misurato a parte.
In questo caso potremmo quindi valutare circa 1,70 mq di pollaio chiuso e circa 8 mq di area esterna. Per un totale di circa 10 mq di superficie complessiva.

Per il benessere animale, oltre allo spazio a disposizione dobbiamo cercare di rispettare anche la gerarchia sociale e naturale degli animali.
Se, ad esempio, consideriamo un allevamento di 6 esemplari possiamo pensare di seguire il rapporto consigliato di 1 gallo ogni 5-6 galline per possedere un pollaio completo in tutti i sensi.
Questi sono numeri indicativi che possono garantire una buona qualità di vita. Nulla vieta, se abbiamo più spazio a disposizione, di poter ampliare l’area a questa destinazione.

Per valutare la dimensione del pollaio dobbiamo considerare almeno 30 cm quadrati per gallina.
Il pollaio è strutturato in media in 3 elementi:

–         Pavimentazione di base da cospargere di segatura o truciolo per facilitarne la pulizia;

–         Posatoio;

–         Nidi di cova.

Il parametro da tenere a mente in questo caso è di 1,4 mq a pollo che, nell’esempio di 6 galline equivale ad un’area inferiore a 8,5 mq.

Al contrario degli spazi della zona coperta, questi invece possono essere ampliati senza problemi in quanto l’area di razzolamento può anche non avere limiti.
Lo spazio di corsa per le galline può essere concepito in diverse modalità a seconda dell’area che abbiamo a disposizione e della vicinanza ad eventuali pericoli.
Per questo motivo c’è chi preferisce lasciare razzolare le galline libere in campo aperto, chi le protegge con una recinzione e chi costruisce a loro uso un box di corsa mobile che può essere spostato a seconda delle esigenze e per rotazione del suolo.
Una corsa portatile risulta utile anche per evitare di dover cambiare lettiera, per poter tenere puliti i polli con maggiore facilità e per fornire alle galline un’area sempre verde.
Un’area di razzolamento di adeguate dimensioni è ottima per garantire condizioni di salute di alta qualità e ostacola il passaggio di malattie tra i diversi individui come invece accade nelle batterie industriali dove gli spazi sono eccessivamente promiscui.
Evitando il prolungato soggiorno delle galline in piccoli spazi non dovremo ricorrere all’impiego di antibiotici che risultano invece altrimenti necessari per combattere muffe, batteri, parassiti e infezioni alle vie respiratorie superiori.
L’ampliamento dello spazio di corsa è una pratica soluzione nel caso in cui l’attuale superficie di razzolamento si riveli o si sia trasformata in un terreno fangoso così come in caso di eccesso di escrementi.

Se prevediamo di far convivere assieme differenti razze di gallina potremmo dover tenerle divise per evitare conflitti. Nella maggior parte dei casi non ci saranno problemi soprattutto se le galline godono dei giusti spazi.
Alcune difficoltà di convivenza potrebbero configurarsi nel caso di compresenza di razze piccole con razze più grandi. Queste ultime potrebbero rivelarsi più prepotenti nel confronto delle prime.
Una buona idea per favorire una serena convivenza può essere quella di prendere almeno un paio di galline per razza.
Se il nostro obiettivo è quello di allevare razze particolari per pregio o per la conservazione in quanto rare, risulterà importante tenerle separate dalle altre così da mantenere pura la discendenza.