La Gallina Padovana Ciuffata

Sicuramente, la gallina Padovana è a prima vista una delle galline più riconoscibili e simpatiche, inconfondibile per il suo caratteristico ciuffo. Viene allevata sia come razza ornamentale che da reddito, in quanto produce una buona quantità di uova (può arrivare a produrre anche fino a 150-180 uova in un anno) e fornisce un’ottima carne.

Viene chiamata anche “Padovana a gran ciuffo” o “gallina con la capeoza”. È stata importata dalla Polonia nel 1500 da alcuni studiosi padovani e, grazie alla presenza di penne sul capo che sostituiscono la cresta, risultò essere una razza che tollerava il freddo più delle altre galline locali. Si è quindi naturalizzata nel territorio padovano, diventando un simbolo di identità e legame con la città di Padova.

Caratteristica principale è la conformazione del cranio sul quale sorge una protuberanza ossea che sostiene il ciuffo di notevoli dimensioni. Il ciuffo di penne pendente sotto il mento va a costituire la cosiddetta “barba” mentre altri due sotto gli occhi costituiscono i “favoriti”. Gli orecchioni sono bianchi e piccoli e sono poco visibili perché sono nascosti dalle basette.
La presenza di ciuffi che coprono gli occhi rende le galline Padovane curiosamente esitanti nell’incedere e anche molto suscettibili a movimenti e rumori che spesso le colgono di sorpresa. Per cercare di diminuire questo loro continuo “stato d’ansia”, dovrebbe essere effettuata di tanto in tanto una toelettatura del ciuffo, in modo da migliorare il più possibile la loro visuale.
La presenza del ciuffo non ne facilita l’allevamento nelle zone piovose e umide. La notevole larghezza delle fosse nasali e l’esagerato rigonfiamento delle narici la espongono all’attacco di alcuni parassiti o malattie per effetto dell’umidità che si inserisce e permane nel ciuffo.
Per questo motivo è importante garantire alle nostre padovane un ricovero bello asciutto e un approvvigionamento di acqua preferibilmente a goccia, in modo da evitare ulteriori “inzuppi” d’acqua della “capigliatura” durante l’abbeveraggio quotidiano.

Altre caratteristiche della razza sono le gambe piuttosto fini e di colore ardesia, il portamento elegante e un peso che nei galli può arrivare a circa 2 kg e nelle femmine a circa 1,5 kg.
Il colore è differente in base alla varietà e le più diffuse sono la bianca, la nera, la dorata, la argentata e la camosciata. I due sessi presentano lo stesso tipo di piumaggio pur avendo sfumature diverse. Le penne sono arrotondate e il piumino folto, la mantellina ben sviluppata.

La gallina padovana non è affatto una buona chioccia e depone uova dal guscio bianco con un peso che si attesta attorno ai 55-60 grammi.

Oltre a essere una razza ornamentale si presta bene anche per l’allevamento da reddito. È una razza ideale per valorizzare le produzioni di nicchia ed è considerata tra i prodotti agroalimentari tradizionali del Veneto. Essendo una razza che si sposta poco, è idonea anche a essere allevata in ambienti piccoli.
La carne della Padovana è magra, di colore bianco rosato, di sapore estremamente delicato. La pelle è bianca e sottile con scarsi depositi adiposi sottocutanei.

Nel nostro shop online Il Verde Mondo abbiamo pensato a due pollai adatti per le galline Padovana!
Il tetto del pollaio è rivestito completamente con carta bituminata che rende il prodotto completamente antipioggia, adatto per le esigenze di queste simpatiche galline.

 

L’Avicoltura Italiana e la Diminuzione dell’Utilizzo di Antibiotici Animali

L’avicoltura del nostro Paese è riuscita a ridurre in modo significativo l’uso degli antibiotici: dal 2011 al 2019 la flessione è stata dell’87% nel comparto dei polli e del 74% in quello dei tacchini.
Sicurezza, qualità, sostenibilità, benessere animale, riduzione dell’uso degli antibiotici sono tra le principali richieste dei consumatori.

La filiera avicola italiana sta lavorando da anni per la biosicurezza e per piani vaccinali sempre più mirati, riducendo progressivamente l’uso degli antibiotici aumentando e migliorando gli interventi di prevenzione delle patologie.
Nell’avicoltura moderna gli antibiotici vengono impiegati solo in caso di necessità con l’obiettivo di ridurre la resistenza agli antimicrobici.

Nonostante siano in atto una serie di proposte di direttive e regolamenti che riguardano la proibizione dell’uso delle gabbie, il benessere degli animali, il trasporto e l’etichettatura, al consumatore viene presenta un’immagine distorta degli animali negli allevamenti da parte di alcuni canali mediatici.
La disinformazione, legata anche alla presentazione di dati fuorvianti sul consumo di suolo o di acqua, penalizza gli allevamenti, ma anche il cittadino stesso.

La sicurezza dell’avicoltura italiana è garantita da 8000 controlli annui effettuati dal personale del ministero della Salute su altrettante partite di polli, che da anni portano a registrare un livello di residui da antibiotici che tende allo zero.

Oggi l’avicoltura italiana cerca di comunicare la qualità attraverso l’etichettatura volontaria dei prodotti introdotta da un decreto nel 2004 che si basa sulla completa tracciabilità dei lotti di produzione e sulla certificazione rilasciata da un organismo terzo indipendente riconosciuto dal Mipaaf.

Migliorare le condizioni igieniche degli animali in allevamento e migliorare gli interventi di prevenzione delle patologie aiuta a diminuire l’uso degli antibiotici, come ha sottolineato Ferdinando Battistoni, veterinario del Gruppo Amadori, che è riuscito a raggiungere questo obiettivo.
Dal 2011 al 2019 il Gruppo Amadori ha ridotto del 94% l’uso degli antibiotici.

Inoltre, dal 2016 si è limitato l’utilizzo di antibiotici nelle filiere a marchio Coop migliorando lo stato generale di salute degli animali.
Nel caso del pollo da carne parliamo di 20 milioni di animali e di oltre 200 allevamenti tra i migliori fornitori di prodotti avicoli. Lo scorso anno sono stati aumentati gli spazi per animale rispetto a quelli stabiliti per legge ed è stata utilizzata la paglia per favorire comportamenti naturali con l’uso di luce naturale.

Per mantenere in salute l’allevamento vengono utilizzati anche prodotti fitoterapici per il controllo della salute intestinale dei polli, sempre nell’ottica di ridurre l’uso di antibiotici.

L’influenza Aviaria

L’influenza aviaria, chiamata anche peste aviaria, ad oggi è diffusa in molte regioni del mondo.
L’influenza aviaria è causata dal virus dell’influenza A dei sottotipi H5 e H7. Si distingue tra influenza aviaria ad alta patogenicità e a bassa patogenicità.
In seguito a mutazioni, i virus a bassa patogenicità possono trasformarsi in virus ad alta patogenicità. Essendo una zoonosi, l’HPAI può colpire sia l’animale che l’uomo.

La malattia colpisce tutte le specie di uccelli, in particolare polli e tacchini. Nei volatili l’infezione aviaria si manifesta spesso con sintomi evidenti mentre gli uccelli acquatici, come le anatre e le oche, contraggono raramente la malattia e in forma più lieve, ma possono diffondere l’agente patogeno.

Il pollame affetto dall’influenza aviaria ad alta patogenicità manifesta difficoltà di respirazione. Nei polli la malattia causa un calo della produzione di uova e un’elevata mortalità. I gusci delle uova sono più sottili o del tutto assenti. Inoltre, si osservano tumefazioni nella zona del capo e un comportamento letargico.

In presenza di sintomi non chiari ma simili all’influenza aviaria, è fondamentale la consultazione con il Centro di riferimento nazionale per le malattie dei volatili per effettuare un prelievo di campioni al fine di escludere un’infezione da tale virus.

Il contagio del virus dell’influenza A avviene attraverso le vie respiratorie, mediante l’inalazione di goccioline contaminate di provenienza nasale, orale o oculare. La trasmissione può verificarsi anche tramite l’inalazione di polvere contaminata, entrata in contatto con escrementi contenenti l’agente patogeno.
Gli animali giovani sono più predisposti a contrarre il virus.

La malattia è diffusa in tutto il mondo e in Europa si registra periodicamente. In Svizzera dal 1930 non sono più stati rilevati casi di HPAI nei volatili.

Nelle aziende avicole devono essere osservate rigorosamente le misure igieniche per prevenire la diffusione della peste aviaria.  In Svizzera, la Confederazione (l’USAV) ha adottato ulteriori strette circa l’importazione di pollame da paesi in cui è presente l’HPAI, vietandolo. Se necessario, potrebbero anche essere imposte delle restrizioni sullo spazio disponibile per il pascolo avicolo.

Considerato che l’influenza aviaria è un’epizoozia altamente contagiosa, è sottoposta all’obbligo di notifica. In caso di sospetto o comparsa dell’HPAI, è necessario adottare rigide misure contenitive, che consistono nell’abbattimento di tutti i capi degli allevamenti colpiti e nella definizione di zone di protezione e sorveglianza.
Dal 1° gennaio 2010 è prevista la Registrazione degli allevamenti di pollame. Questo obbligo si applica anche all’avicoltura amatoriale.

Tra gli uccelli suscettibili all’infezione ci sono pollame domestico, papere, oche, tacchini, faraone, quaglie e fagiani. L’esordio dell’epidemia avviene di solito fra il pollame domestico e i tacchini. Esiste infatti un ceppo particolare che può colpire anche molto duramente i tacchini, ma non il pollame o altre specie aviarie.
È quindi impossibile fare generalizzazioni sui possibili ospiti del virus HPAI, perché dipende molto dal singolo ceppo.

Il periodo di incubazione può durare solitamente dai 3 ai 7 giorni, a seconda del ceppo, della dose di inoculo, della specie e dell’età dell’uccello.

Nei casi in cui l’influenza aviaria sia dovuta a ceppi particolarmente virulenti o ad alta patogenicità, come nel caso dei virus associati alla peste aviaria, la malattia compare improvvisamente all’interno di uno stormo e molti uccelli muoiono prima di aver mostrato segni come depressione, inappetenza, piume arruffate o febbre.
Può capitare che le galline depongano inizialmente uova dal guscio molle, ma poi smettono definitivamente di deporle. Gli uccelli malati restano fermi in uno stato semi-comatoso, con la testa che tocca per terra. Creste e bargigli sono edematosi e cianotici e possono presentare petecchie o ecchimosi di natura emorragica sulle punte.
Spesso si verifica diarrea acquosa, che rende gli uccelli particolarmente assetati. La respirazione può essere faticosa e le emorragie possono verificarsi a livello delle zone di pelle non coperte da piume.

Fra i galletti, i segni della malattia sono in genere meno evidenti, come depressione grave e inappetenza. La prima anomalia osservata è in genere un netto aumento della mortalità, ma può capitare di osservare anche edema della testa e del collo, oppure segni neurologici come torcicollo e atassia.
Fra i tacchini la malattia è simile a quella delle galline, ma dura due o tre giorni in più e può essere talvolta associata a gonfiore dei seni.

È stato dimostrato che i vaccini sono efficaci nel ridurre la mortalità.
Tuttavia questi vaccini non sono in grado di prevenire l’infezione in tutti i singoli uccelli che, se infettati, possono diffondere il virus tra gli altri.

Gli uccelli che muoiono per un’infezione acuta possono mostrare lesioni grossolane, dovute a disidratazione e congestione di viscere e muscoli. Gli uccelli che invece muoiono dopo un lungo decorso clinico possono avere petecchie ed ecchimosi di natura emorragica in tutto il corpo, specialmente a livello di laringe, trachea, pro-ventricolo, epicardio e superfici sierose adiacenti allo sterno.
L’influenza aviaria è caratterizzata da disturbi vascolari che portano a edema ed emorragie, principalmente a carico di miocardio, milza, polmoni, cervello e bargigli.

Cuccia Coibentata e Riscaldata: l’ideale per i mesi più Freddi

Nei mesi più freddi è indispensabile valutare di avere una cuccia riscaldata per i nostri amici a quattro zampe.

In particolar modo per i cani anziani, malati o in convalescenza, è molto importante garantire loro un ricovero confortevole e caldo, considerando che il loro metabolismo e la loro forma fisica generale non sono più quelle di una volta.
Vale la pena sottolineare che una cuccia ben costruita, terrà già molto bene il calore e renderà più piacevoli i mesi più freddi.
Le caratteristiche principali che la cuccia deve avere a prova di freddo sono:

·        Un isolamento da terra, o meglio, deve essere sopraelevata dal terreno. È sufficiente anche un pallet per fare il modo che non posi direttamente a terra;

·        Dimensioni adatte alla stazza del cane per evitare dispersioni inutili di calore che impedirebbero al cane di riscaldarsi;

·        Pavimento, pareti e tetto coibentati;

·        Porta con chiusura in PVC.

Oltre che a queste caratteristiche per rendere il ricovero ulteriormente caldo potremmo valutare anche di inserire all’interno della cuccia un tappeto riscaldante o una piastra elettrica.
Considerando che spesso i cani tendono a mordicchiare ciò che trovano, per renderlo ulteriormente sicuro, il tappetino è dotato di una bobina di sicurezza in metallo intorno al cavo.
Alcuni proprietari scelgono di posizionare il tappetto riscaldato sotto la cuccia piuttosto che al suo interno. In questo modo non si sviluppa troppo calore ed il pavimento della cuccia non è mai freddo.
Un’altra soluzione da considerare in alternativa al tappeto è una lampada riscaldante in ceramica.

Altri modi per isolare la cuccia includono l’applicazione di sigillante per le crepe utilizzando uno stucco da esterno di alta qualità per colmare le lacune nel materiale e impedire l’ingresso di aria fredda. È inoltre possibile utilizzare un sigillante in silicone per rivestire lo spazio attorno alla porta.

Nello shop online Il Verde Mondo, troverete una vasta gamma di cucce in legno, coibentate e strutturate come box con recinto esterno.
Per quanto riguarda le cucce coibentate, sono realizzate interamente con pannelli isolanti dello spessore di 25 mm.
L’interno è dotato di una comoda e funzionale pedana in legno OSB Canadese da 15mm facilmente estraibile e lavabile per garantire la massima pulizia della cuccia. Il tetto è apribile, mediante una semplice maniglia, per dar la possibilità di rendere semplice l’ispezione interna e la porta d’ingresso è bordata con una lamiera anti-morso ed è accessoriata di una tendina termica che garantirà l’isolamento con l’esterno aumentando il comfort del Vostro cane.

Le Cocorite

Le Cocorite sono originarie dell’Australia e sono conosciute anche come parrocchetti ondulati.
Si classificano al terzo posto degli animali domestici più famosi al mondo, dopo cani e gatti. Sono tra le più piccole razze di pappagalli e sono note per la loro personalità molto vivace, curiosa e giocosa.
Esse amano infatti socializzare con gli umani e con i loro simili: per questo si definiscono animali dalla mentalità da gregge, ossia che sono più felici quando si trovano insieme ad altre cocorite.
Famose per
la loro straordinaria capacità di imitare il linguaggio umano, sono esemplari rapidi a cogliere e ad apprendere parole o frasi con semplicità e facilità.

Le cocorite comprendono circa 115 specie di uccelli di corporatura esile e code lunghe e affusolate. Esse sono lunghe circa 10-20 centimetri ed esistono in centinaia di brillanti sfumature di verde e giallo.
Generalmente preferiscono le temperature medio alte in particolare nelle zone erbose dell’Australia, dove formano grandi greggi nelle praterie.
Tendono ad avere una vita più breve rispetto ad altre specie di pappagalli e in genere vivono tra i 7 e i 15 anni.

Questi pappagallini possono essere addomesticati facilmente e se trattati con la giusta cura possono diventare incredibilmente affettuosi.
Se nella stessa casa vivono anche altri animali è bene prestare attenzione e non fare mai uscire la cocorita dalla gabbia per evitare possibili attacchi felini o canini.
Sono animali adatti ai bambini e spesso vengono utilizzati per responsabilizzare i loro piccoli padroncini che dovranno prendersene cura non facendo mai loro mancare cibo, acqua e tante coccole.
I cibi preferiti dalle cocorite sono crocchette e mix di semi. Amano molto anche frutta e verdure fresche.
La maggior parte dei veterinari raccomanda che i mix di semi debbano rappresentare circa il 70% della dieta e devono essere creati utilizzando una miscela di cereali, semi, verdure, frutta, vitamine, minerali e altri nutrienti essenziali.

Per quanto riguarda la gabbia a loro dedicata è sempre consigliato di acquistarne una che sia abbastanza grande da consentire ai pappagalli di volare e saltare senza impedimenti. Come detto, i pappagallini amano le temperature più calde
e va dunque raccomandato di tenere una lampada termica su un lato della gabbia oppure di tenerla vicino al termosifone nei mesi più freddi.

Quando si tratta di curare le Cocorite, bisogna tener presente che questi piccoli esemplari dovrebbero poter “fare la doccia” almeno due volte a settimana per loro salute ottimale della pelle e delle piume. A loro basterà vaschetta profonda piena d’acqua per bagnarsi quando necessario.

Le Cocorite hanno tipicamente bisogno del taglio delle unghie ogni due mesi per tenerle corte e spuntate e per impedire loro di graffiare indumenti o piegarsi nel tempo.

Per quanto riguarda la possibilità di far volare la Cocorita, ci sono due scuole di pensiero. La prima è convinta che sia necessario liberare gli animali ogni tanto per farli volare liberamente; la seconda invece preferisce non farle mai volare.
Detto ciò resta il fatto che questa è una scelta unicamente del padrone e ovviamente l’animale sarà riconoscente del fatto che gli venga data la possibilità di volare.

Soprattutto nei primi mesi sarà fondamentale stabilire una relazione basata sulla fiducia reciproca. Una volta che la cocorita ci vedrà come amici non ci saranno più ostacoli tra loro e l’uomo.
Parliamo di un piccolo amico a due zampe, che richiede costanti cure e attenzioni da parte nostra in cambio di un’immensa quantità di amore e affetto.

 

Un amico è Per Sempre: Cani per Assistenza ai Disabili

Molti dei nostri amici a quattro zampe vengono spesso utilizzati come cani per assistenza ed offrono il loro prezioso aiuto e sostegno in terapia alle persone con disabilità, cecità o in pericolo.
Dal momento in cui viene loro affidato questo compito, i cani saranno fedeli ed inseparabili compagni di viaggio per i loro proprietari, aiutandoli a superare ostacoli, paure e difficoltà per i loro problemi fisici e psicologici.

Non è fondamentale che i cani da assistenza siano di una certa razza, sebbene sia consigliabile che siano docili, calmi, affettuosi e prevedibili per poter vivere in società senza problemi.
Alcuni tra i requisiti fondamentali per gli animali da assistenza sono grande capacità di apprendimento, buona reazione a suoni e segnali e bassa aggressività.

Tra le razze più diffuse per questa importante mansione troviamo i Golden Retriever e i Labrador Retriever, successivamente troviamo i pastori belga Malinois e i Malamuten dell’Alaska.

L’addestramento dei cani da assistenza e cani da terapia è solitamente lungo, almeno tra 8 e 10 mesi e può richiedere in totale fino a due anni.
Generalmente gli animali vengono selezionati da cuccioli e vengono poi affidati al loro proprietario quando sono già in preparazione o addirittura già educati completamente.
La formazione dei cani da assistenza si occupa di insegnare all’animale domestico ad eseguire attività che aiuteranno il suo futuro padrone nella sua vita quotidiana, come ad esempio raccogliere e portare oggetti, aprire o chiudere porte, suonare campanelli, spegnere o accendere luci, aprire e chiudere cassetti o aiutare la persona a togliersi vestiti o scarpe.
Sono inoltre istruiti a proteggere il loro padrone, a chiedere aiuto o a spingere la carrozzina per brevi distanze.

In base alla disabilità del loro padrone, i cani vengono addestrati ed istruiti per soddisfare al meglio le loro necessità. Di seguito alcuni esempi:

·        I cani da assistenza per persone con disabilità fisiche vengono preparati a prendere le cose dal pavimento, ad accendere gli interruttori, ad aprire e chiudere porte e i cassetti di casa;

·        I cani da assistenza per persone con disabilità uditive sono addestrati per avvisare il padrone di vari suoni come suonerie, allarmi, voci, sveglie, e portarlo nel luogo da cui proviene il suono;

·        I cani da assistenza per persone con disabilità visive sono conosciuti anche come cani guida e hanno appunto l’importante compito di condurre il loro padrone per strada o in casa, evitando cadute accidentali;

·        I cani da assistenza per dare allarmi o per emergenze sono addestrati per tenere compagnia agli anziani o per assistere le persone che potrebbero soffrire di malattie come il diabete o l’epilessia;

·        I cani da assistenza per persone con autismo sono un tipo di cane da terapia in grado di evitare o ridurre i comportamenti distruttivi e i comportamenti caratteristici dell’autismo. Questi animali, che stabiliscono un canale affettivo molto forte con i loro padroni, migliorano la comunicazione, la stimolazione sensoriale e la sicurezza dei loro padroni.

La richiesta di un cane da assistenza deve essere ben ponderata e l’utente deve valutare l’impatto che la presenza del suo nuovo animale domestico avrà sul suo stile di vita. Ad ogni modo, un’alta percentuale di persone disabili sceglie di avere cani da terapia perché, oltre ad aiutarle, tengono loro compagnia fino a diventare buoni amici e compagni.
Il procedimento per richiedere un cane da assistenza è solitamente lungo a causa della forte domanda. Le associazioni dedicate all’educazione di questi animali di assistenza valutano ogni richiesta individualmente cercando l’animale giusto per ogni persona.
In alcuni casi dopo l’assegnazione vengono effettuati corsi di formazione congiunti per verificare se l’abbinamento cane e richiedente sia positivo.

Nel caso dei bambini, è solitamente richiesta un’età minima affinché il cane riconosca il bambino come suo padrone. È’ anche importante che il bambino possa assumere alcune responsabilità con il suo cane da assistenza, come portarlo a fare una passeggiata o pettinarlo.

Tra le varie associazioni che si dedicano all’educazione dei cani e alla Dog Therapy in Italia ci sono L’Accademia del Cane da assistenza ai disabili, il Centro Cinofilo, Il Mio Labrador e il Servizio Cani guida dei Lions.

 

La Rhode Island: Orgini, Caratteristiche e Curiosità

La Rhode Island è una razza di pollo statunitense, nata nella seconda metà del XIX secolo.
Si presenta come un esemplare di tipo utilitario, buona produttrice sia di uova che di carne. È presente in due varietà di colore, la Rosso Mogano (la più diffusa) e la Bianca. Quest’ultima varietà non ha mai raggiunto la popolarità dell’altra e secondo molti autori, soprattutto negli Usa, viene considerata una razza a sé stante; in effetti alla sua creazione hanno preso parte la Livorno bianca dalla cresta a rosa, la Wyandotte bianca e la Cocincina perniciata. Le origini di questa razza non sono ad oggi del tutto chiare, considerando le numerose quantità di razze che hanno preso parte alla sua creazione.
Prende il nome dall’omonimo stato americano, e secondo la storia ufficiale, sarebbe nata ad Adamsville, un piccolo villaggio nelle vicinanze di Little Compton.
Inizialmente vennero incrociate la Cocincina Perniciata e il Combattente Malese rosso a petto nero, importate da poco negli 
USA, con polli locali; gli ibridi nati da questi incroci vennero poi accoppiati con la Livorno collo oro dalla cresta a rosa e con la Wyandotte.
La prima varietà creata era rossa e con cresta semplice; successivamente furono selezionate la varietà con cresta a rosa e quella bianca.
Nel 1925 il Rhode Island Red Club of America ha donato fondi per la costruzione di un monumento in onore della razza da erigere ad Adamsville. Questo monumento è stato inserito nel Registro nazionale dei luoghi storici.
È una tipica razza americana di medie dimensioni, creata con lo scopo di avere ottimi polli da tavola e al tempo stesso ottime ovaiole pesanti. La testa è di media grandezza, con una cresta semplice a cinque punte, portata diritta in entrambi i sessi; la varietà con la cresta a rosa ha una cresta carnosa, larga e aderente al capo, di cui segue la linea. Gli occhi sono larghi, prominenti e dall’iride rosso chiara, gli orecchioni sono ovali e rosso brillanti e i bargigli sono di media lunghezza e perfettamente lisci e fini.
Il dorso si presenta lungo e largo, portato orizzontale al livello delle spalle. La coda è di media lunghezza, e forma con la linea del dorso un angolo di 40° nel maschio e di 30° nella femmina.
L’addome è pieno e ben arrotondato, le zampe sono mediamente lunghe, con tarsi forti, lisci, e di colore giallo. Il peso è di 4,000 kg nel gallo e di 3,000 kg nella gallina.

E’ un esemplare vigoroso, molto rustico e anche docile con il padrone. Si tratta di un’ottima produttrice di uova rossicce e di carne a pelle gialla. Come la New Hampshire, anche la Rhode è usata per creare ovaiole ibride di tipo commerciale e polli auto sessati fin dalla nascita. A questo scopo vengono incrociati maschi di Rhode Island rossa con femmine Sussex columbia: i pulcini che nasceranno da questa unione potranno essere sessati fin da subito in quanto i maschi prenderanno il colore della madre (bianco/grigio) mentre le femmine quello del padre (rosso).

Il Gatto del Bengala

Il gatto del Bengala conserva nel suo nome tutti i tratti tipici della sua natura selvatica.
È infatti un esemplare dal carattere turbolento, dinamico ed affettuoso con la famiglia.

La prima traccia dell’incrocio tra un gatto domestico e un gatto leopardo si ha nel 1889, quando Harrison Weir, un inglese con la passione per i gatti, la menzionò nel suo libro Our Cats and All About Them.
Una seconda notizia dell’incrocio tra il gatto domestico ed il gatto leopardo si ha in un giornale scientifico belga nel 1924 e successivamente nel 1941, quando un editore giapponese stampò un articolo riguardo ad uno di loro, tenuto come animale domestico.
La prima allevatrice a portare avanti la razza è stata Jean Mill, originaria dell’Iowa, che lavorò attivamente in un programma di conservazione del gatto leopardo.
È stata la prima ad incrociare deliberatamente un gatto leopardo con un gatto domestico nero ma tuttavia la razza non ha mai preso realmente il via fino al 1970 quando Mill decise di riprendere il progetto. Nel 1975 un gruppo dei suoi gatti venne donato alla Loma Linda University, per uno studio genetico da parte di Willard Centerwall che tentò di studiare la leucemia felina nei gatti domestici.
Il gatto del bengala è una razza felina ibrida derivante dall’incrocio del gatto domestico e del gatto leopardo asiatico.
Successivi incroci per rendere meno selvatico il Bengala furono sperimentati con il gatto Egiziano, il Burmese, l’Abissino e l’Ocicat.

Ad oggi, gli esemplari di gatto del bengala di terza generazione conservano solo in parte il carattere selvatico del loro progenitore, ma in generale si dimostrano molto più docili e mansueti di quanto si creda.
Il riconoscimento ufficiale della razza è avvenuto solo nel 1991, il che fa del gatto del bengala una razza felina relativamente recente.
Il gatto del bengala è un gatto domestico di grossa taglia e forma allungata che a seconda dei casi può arrivare a pesare anche 9 kg.  Fisicamente presenta una struttura muscolare molto sviluppata che si accompagna ad una reattività, una dinamicità e una velocità di corsa davvero notevoli.

Per questo motivo ha bisogno di muoversi e sfogarsi in grandi spazi o giardini. Esattamente come quella del suo progenitore selvatico, la testa del gatto del bengala è di forma triangolare, ben proporzionata al corpo e con un naso molto lungo rispetto ai gatti comuni. Gli occhi grandi e intelligenti possono essere gialli, verdi o azzurri nel caso della variante ‘Snow Bengal‘, varietà simile al siamese ma dalla colorazione del mantello molto più chiara.
Il mantello è costituito da un pelo corto, fitto, aderente al corpo e setoso, a macchie o striato, con colorazioni di base che variano dal giallognolo all’arancio-rossastro con macchie marroni, cioccolato o cannella. Altro particolare estetico distintivo è la coda, di media lunghezza ma con la punta arrotondata.
Pur essendo un gatto domestico, è bene ricordare che nelle sue vene scorre sangue selvatico che caratterizza la vita di questo gatto in ogni sua fase. Adora saltare, correre, dar la caccia ai piccoli animali e nonostante sia affettuoso, docile e giocherellone il suo rimane un caratterino turbolento e imprevedibile. 
Ciò che colpisce di più è la sua iperattività e l’irrefrenabile voglia di arrampicarsi, saltare, curiosare ovunque e osservare il mondo ‘dall’alto’. Per tutti questi motivi ha bisogno di spazio per sgranchirsi le gambe, affilare le unghie ed esercitare i muscoli. La vita in appartamento gli è congeniale e anche la convivenza con bambini e altri animali, a patto che si rispetti la sua privacy e si osservi qualche regola basilare di pacifica convivenza. Non adatto a padroni pigri o non disposti al gioco.
L’alimentazione deve essere regolare e attenta perché tende a soffrire di problemi gastro-intestinali. Predilige pollo crudo e carne cruda magra, da evitare il latte e i suoi derivati.

La toelettatura non necessita di particolari cure, a parte la regolare manutenzione delle unghie, un’adeguata pulizia delle orecchie di tanto in tanto e sporadiche spazzolate, più frequenti durante la muta.

 

Come disinfettare il Pollaio con la “Calce Spenta”

Nei mesi più caldi il pollaio è maggiormente soggetto ad infestazioni di parassiti come acari, pidocchi, ragni e pulci, che rendono la vita difficile alle galline.
In questo articolo vedremo come disinfettare e disinfestare il pollaio con la calce.

Disinfettare il pollaio con la calce è uno dei metodi più facili da eseguire che possiamo svolgere in autonomia e in maniera proficua per garantire salute alle nostre galline e ai nostri animali da cortile.
Il trattamento disinfettante e sanificante di cui parliamo, può essere eseguito sia per gli ambienti esterni dedicati al razzolamento che per quelli interni utilizzati dagli animali come ricovero notturno e zona di cova.
Per una corretta disinfettazione rispettosa della salute degli animali dobbiamo usare esclusivamente calce idrata, chiamata anche “Calce Spenta”.
In questa operazione si utilizza la calce idrata per sfruttare la sua funzione disinfettante da intendersi come capacità di inglobare lo sporco e gli agenti patogeni che possono annidarsi nel pollaio, oltre che a sottrarre acqua e umidità all’ambiente.
Il trattamento disinfettante a base calce è ottimo anche per la pulizia di pareti e pavimenti cementati del pollaio in quanto va a creare una crosta bianca protettiva contro i batteri.
Funziona ugualmente, ma meno efficacemente, sui suoli in terra battuta perché in questi casi la terra smossa può proteggere le uova dei parassiti che possono così sopravvivere sotto lo strato superficiale.
Dopo aver eliminato dalle superfici da pulire lo sporco presente, saranno pronte per il trattamento vero e proprio.
Per la pavimentazione distribuiamo la calce idrata così come l’abbiamo estratta dal sacco acquistato e la spolveriamo in maniera omogenea su tutto il suolo.
A questo punto possiamo procedere diluendo una parte di calce spenta in acqua così da ottenere una soluzione. Il quantitativo consigliato da utilizzare è di 1kg di calce per 9 lt di acqua.
Questo è un legante naturale “ecologico” composto principalmente da idrossido di calcio e acqua e va diffuso con una pompa a mano o con un nebulizzatore direttamente su pareti e soffitto.

Quando la superficie trattata appare bianca con una crosta visibile, ci rendiamo conto che il trattamento è idoneo.
Successivamente cospargiamo fieno, paglia o segatura attorno alla zona dove le galline vanno a deporre e a covare così da creare una sorta di tappeto calpestabile dalle galline. Questo materiale consente di pulire le zampe dalla calce e dalle deiezioni che si accumulano nel tempo sul fondo del pollaio per evitare che venga portato nel nido di deposizione ed entri in contatto diretto e prolungato con le uova.
Se il trattamento viene effettuato alla mattina, alla sera possiamo far rientrare le galline nel pollaio.
Oltre che al trattamento con la calce, è possibile utilizzare anche l’insetticida Naturale contro l’acaro rosso delle galline.
Questo insetticida, a base di farina fossile e composto da diatomee ed agisce in modo efficace contro l’acaro rosso, molto comune in estate nei pollai e/o cucce dei nostri amici animali. Oltre all’acaro, questo prodotto è estremamente efficace anche contro pulci e formiche.
I parassiti muovendosi sulla polvere ne vengono cosparsi e gli animaletti muoiono in poche ore per disidratazione.

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Perchè il Gatto è diventato Aggressivo

Le cause che scatenano un comportamento aggressivo nel gatto sono molteplici.
Se il gatto improvvisamente diventa aggressivo è importante valutare il contesto e la situazione, che vede l’interazione tra aspetti genetici, ormonali, neuronali e ambientali. È importante sottolineare che gatti adottati precocemente o svezzati dall’uomo sono più inclini a manifestare aggressività, molto probabilmente a causa di un alterato processo di svezzamento o di un distacco precoce dalla madre e dagli altri gattini. L’alterazione delle fasi di sviluppo influisce sicuramente sul corretto sviluppo comportamentale dell’animale, che può manifestare una mancanza di autocontrollo, di inibizione del morso, e può non essere in grado di affrontare e superare un conflitto interno o una situazione di stress.

Stimoli ambientali e sociali possono giocare un ruolo importante nello sviluppo dell’aggressività. Infatti, gatti lasciati per molto tempo da soli in casa spesso vivono in un contesto che non soddisfa pienamente le loro esigenze etologiche di gioco, predazione ed interazione sociale.
Spesso i gatti diventano aggressivi quando non stanno bene: i cambiamenti comportamentali improvvisi possono essere infatti segnali di malessere e non devono quindi essere trascurati. Se il gatto diventa stranamente insofferente, non vuole essere toccato o coccolato, tende a soffiare o a isolarsi e addirittura a mordere quando ci si avvicina, è assai probabile che abbia dolore.

Un gatto può manifestare un comportamento aggressivo anche quando si sente minacciato e quando è impaurito. Che sia la presenza di un altro gatto, oppure di un cane, di uno sconosciuto o un cambiamento nella sua routine giornaliera, la sua reazione sarà probabilmente difensiva e aggressiva: si tratta di un comportamento istintivo, determinato da una situazione di disagio. Anche il sovraffollamento può essere una causa di disagio nel gatto: quando il felino deve condividere il suo spazio con troppi animali o troppe persone è facile che manifesti la frustrazione con l’aggressività.

Quando il gatto manifesta comportamenti aggressivi è importante non sottovalutare la situazione e capirne la causa insieme al medico veterinario. Talvolta non è nemmeno il caso di cercare di rassicurarlo con coccole e carezze: un gatto infastidito generalmente non gradisce il contatto fisico e potrebbe reagire nuovamente in modo aggressivo. Uno degli approcci da attuare nel momento in cui si manifesta la spiacevole situazione potrebbe essere quello di ignorarlo e lasciare che si isoli in un luogo tranquillo per potersi rasserenare. Questi comportamenti non devono essere ignorati da parte del proprietario ed è sempre opportuno indagarne la causa sottostante portando il gatto in visita dal proprio medico veterinario.

Nel gatto esiste anche una forma di aggressività territoriale, che si manifesta in particolare con le persone estranee che entrano in casa o con gli individui, gatti o altri animali che oltrepassano la distanza individuale. L’aggressività non è sempre offensiva. In alcuni casi può̀ essere difensiva e scaturire dalla paura. Le risposte dell’animale che si trova in uno stato di paura sono: immobilizzarsi, fuggire e aggredire. Quando i primi segni di minaccia non sono percepiti come tali dal proprietario, l’aggressione diventa sempre più violenta.

Un’aggressione è considerata normale se è idonea al contesto, rispetta la struttura della sequenza comportamentale dell’aggressione e se lo stato emotivo e reattivo dell’animale torna alla normalità al termine della sequenza. Invece, un’aggressione è considerata patologica, se avviene in un contesto inappropriato o impossibile da identificare, quando non è seguita da un ritorno alla normalità dell’animale o quando è associata a un’alterazione della sequenza. Riuscire a individuare le cause precise che sottintendono il comportamento aggressivo è molto importante ai fini della diagnosi e dell’impostazione di una corretta terapia.