Cosa fare se il Cane mangia troppo in fretta?

Quando ci accorgiamo che il nostro cane mangia troppo in fretta la sua razione giornaliera, è bene intervenire per cercare di evitare questo comportamento, che non va affatto bene per la sua salute e che potrebbe andare incontro a rigurgito, vomito e cattiva digestione.

Le ragioni di questa azione possono essere molteplici, ma nella maggior parte dei casi il cane tende a mangiare in fretta per paura che qualcuno possa rubare il suo cibo.
Se, ad esempio, il cane faceva parte di una cucciolata piuttosto numerosa, è probabile infatti che abbia dovuto “lottare” per conquistare il cibo quando era piccolo.
Fin dai primi giorni di vita, il cucciolo, sordo e con gli occhietti ancora chiusi, compete con i suoi fratellini per arrivare alle mammelle della madre. La sua capacità di arrivarci e di nutrirsi a sufficienza gioca un ruolo importantissimo, e arriva ad essere in alcuni casi una questione di vita o di morte.
Stesse ragioni anche per gli ex-ospiti di canili o rifugi. Anche se di cibo ce ne fosse stato in abbondanza, in quel periodo era stato abituato a convivere con altri cani adulti, e “farsi rispettare” in un certo senso al momento del pasto.
Infine potrebbe anche essere un comportamento riconducibile ad una fame smisurata e quindi in questo caso bisognerà riconsiderare le quantità delle razioni giornaliere.

I rischi di questa azione sono che mangiando troppo velocemente è probabile che il cane abbia alcuni problemi di digestione. L’organismo infatti impiegherà più tempo a processare il cibo non ben masticato.
Inoltre, nutrirsi voracemente può provocare flatulenza, accumulo di gas nello stomaco con conseguente distensione addominale e coliche.
Nella peggiore delle ipotesi il rischio è anche quello di una torsione gastrica, anche se non tutte le razze sono predisposte a questa terribile evenienza.

Un errore tipico dei proprietari, che può favorire la comparsa di questo problema, è quello di maneggiare continuamente il cibo del cane, ritardandone l’ingestione. Questo atteggiamento è sbagliato, perché non servirà assolutamente a rallentare il momento del pasto, anzi. Al prossimo tentativo, il cane mangerà ancora più velocemente. Quindi evitate di spostare la ciotola, alternarla tra un cane e l’altro, giocare a far finta di dargli un biscottino, per poi toglierglielo.

Nel caso in cui abbiate più di un cane, la soluzione è sicuramente farli mangiare separati. Mettendoli in stanze diverse, infatti, ridurrete la competizione alimentare, e il problema dovrebbe risolversi in poco tempo.
In alternativa, se abbiamo un solo cane, potremmo provare a spargere il contenuto della ciotola sul pavimento in circa 4mq. Facendo in questo modo, il cane dovrà spostarsi di qualche passo per ingerire il cibo, e verso la fine addirittura mettersi a cercare quello che è rimasto per terra.

I passaggi corretti da eseguire per evitare questo atteggiamento sono riempire la ciotola con il suo alimento abituale e chiamarlo con tono calmo e placato. Dopo averlo fatto sedere, aspettiamo che smetta di abbaiare, uggiolare e saltellare. Solo una volta che sarà perfettamente calmo, potremo iniziare a poggiare lentamente la ciotola verso il pavimento. Non appena torna a sollevarsi o tenta di avvicinarsi, riportiamola su, chiedendogli nuovamente di sedersi. Dovrà capire che saremo noi a dirgli quando potrà cominciare il pasto. Per i primi tentativi, è sufficiente che resti seduto anche per pochi secondi, ma l’importante è che la ciotola rimanga sul pavimento mentre il cane è fermo. A questo punto potremo allontanarci, lasciando che mangi da solo e torniamo dopo una decina di minuti per rimuovere la ciotola, che sarà ormai vuota. Fondamentale che il cane capisca che non toglieremo la ciotola affinché lui non avrà finito di mangiare.

Per rallentare l’assunzione del cibo, possiamo optare anche per delle ciotole apposite, disegnate in modo da rendere più difficile l’ingestione dell’alimento, grazie alla presenza di piccoli blocchi all’interno, che il cane dovrà evitare per raggiungere la pappa.
Ottimi anche i giocattoli che si possono riempire con il cibo, che però sono utili soprattutto per snack e bocconcini, piuttosto che per un pasto completo. Questi due metodi offrono anche l’enorme vantaggio di calmare il cane e di aumentare la sua capacità di concentrarsi sull’attività che sta svolgendo.

 

L’Alano Tedesco

L’alano tedesco, è una razza canina molossoide di taglia gigante ritenuta tradizionalmente aristocratica ed elegante.
Molosso nei tratti del muso e nella struttura ossea imponente, si differenzia dalle altre razze per l’altezza e per la struttura slanciata.
I membri di questa razza sono in genere apprezzati come efficienti cani da guardia e da caccia ma sono principalmente cani da compagnia per la loro innata sensibilità e mancanza di aggressività. Gli alani sono, insieme ai levrieri irlandesi, le razze canine più alte: nel 2010 un cane di questa razza venne infatti proclamato il cane più alto del mondo con ben 109 cm di altezza al garrese.

In molti paesi viene chiamato “danese” erroneamente, in quanto l’alano è di nazionalità tedesca. L’equivoco nasce da una tavola disegnata dal naturalista francese George Buffon, che denominò appunto questo cane come Grand Danois. La nazionalità tedesca della razza venne codificata in un primo momento nel 1878 a Berlino, quando un gruppo di allevatori decise di catalogare sotto il nome di Deutsche Dogge diversi gruppi di cani dalle caratteristiche molto simili provenienti dalla regione sud occidentale della Germania, e successivamente nel 1880, quando fu redatto il primo standard, e nel 1888 quando venne fondato il Deutsche Doggen Club.

Il nome “Alano” usato in Italia venne adottato ufficialmente nel 1920.
Divennero ben presto dei veri e propri cani da caccia, che si muovevano quasi sempre in muta, con le orecchie tagliate per evitare di venire feriti dalla preda afferrata con le potenti mascelle, non per ucciderla ma per trattenerla in attesa dei cacciatori.
Poiché la tecnica di caccia consisteva nell’inseguimento al fine di stancare la preda, alcuni studiosi sostengono che, per associare alla resistenza una maggiore velocità, l’alano sia stato incrociato con il levriero.
Il suo essere stato cane da guerra, lo faceva eccellere, oltre che nel combattimento e nella lotta, anche come difensore del padrone, attento custode degli interni dei castelli e delle case dei nobili.

L’alano è stato incrociato con levrieri tedeschi e con il vecchio mastino tedesco dandogli il fisico da levriero e il muso da mastino.
L’altezza di un alano può raggiungere anche i 100cm al garrese, per una media di ben 80kg di peso. La sua forza e prestanza fisica è ben nota e visibile. Il mantello è lucido a pelo corto, il che lo rende facilmente gestibile per essere accudito e spazzolato.
Il colore è vario: esistono infatti alani di colore fulvo, grigio, bianco e tigrato.

Nonostante la sua stazza che potrebbe intimorire, l’alano è considerato un gigante buono, poiché il suo carattere è molto dolce, sensibile e affettuoso. Questa inclinazione mansueta lo rende, quindi, un ottimo cane da compagnia, ancor prima di essere un cane da guardia.

È molto tenero con i bambini e adora giocare. Ama anche il contatto fisico con il suo padrone e non ama la solitudine, che lo potrebbe rendere chiuso e depresso, fino a diventare, nei casi peggiori, aggressivo.

Il suo habitat ideale è la campagna, dove può avere a disposizione ampi spazi per correre e giocare con la famiglia dei suoi padroni e dove può sfogare liberamente i suoi ululati.
Essendo un cane di dimensioni giganti, è necessario essere consapevoli dell’impegno a cui si va incontro, sia in termini economici per il suo mantenimento, sia in termini di tempo ed energie, per la necessità di farlo muovere spesso e a lungo.
Proprio per questo motivo è fondamentale iniziare un addestramento fin da cucciolo.

 

San Bernardo: il Cane delle Nevi

Le origini di questa famosissima razza canina risalgono alla metà del XVII secolo.
Infatti, i primi cani, allora non identificabili con l’attuale razza, vennero donati ai canonici residenti presso l’Ospizio situato al Colle San Bernardo per la guardia e la protezione dai malintenzionati.
Successivamente vennero adoperati anche per numerosi altri impieghi, dal trasporto di piccoli carichi come latte e formaggi, alla fornitura di forza motrice.
Ben presto questi cani furono utilizzati per accompagnare i viaggiatori e soprattutto per ritrovare e salvare quelli che si erano persi nella neve e nella nebbia.
Le cronache, pubblicate in varie lingue, di come questi cani salvarono un gran numero di vite umane, diffusero, nel XX° secolo, la fama del San Bernardo in tutta l’Europa.
Il Club Svizzero del San Bernardo fu fondato a Basilea il 15 marzo 1884 e in occasione di un congresso internazionale di cinologia, il 2 giugno 1887, il San Bernardo fu riconosciuto ufficialmente come razza d’origine svizzera.

La denominazione Cane di San Bernardo, dal santo di Aosta, venne adottata per la prima volta nel 1862, in occasione di un’esposizione cinofila presso Birmingham, e si iniziò ad usare universalmente verso il 1880.
Già a partire dalla metà del XIX secolo ci si era resi conto dei danni causati dalla eccessiva consanguineità tra i riproduttori presenti presso l’allevamento dell’Ospizio, e si decise dunque di ricorrere all’incrocio con il cane di Terranova, ritenuto il più adatto per similitudini fisiche ed attitudinali.

Nei primi anni del XX secolo la razza si era diffusa in tutta Europa, ma la popolarità, come spesso accade, portò anche ad alcune deviazioni rispetto alla tipologia originale. Vennero introdotti incroci con Mastiff inglesi ed altre razze, unitamente ad una selezione volta ad accentuare in modo caricaturale le caratteristiche di mole, rivolte a fattori esclusivamente “estetici”, a discapito spesso della funzionalità.
Il recupero del cane di San Bernardo, in una chiave di bellezza funzionale e zootecnica, deve molto all’opera del grande cinologo italiano Antonio Morsiani, importante allevatore e studioso della razza che, con il suo Allevamento del Soccorso, contribuì in modo determinante alla salvezza ed alla rinascita morfologica e funzionale del San Bernardo nel dopoguerra in Italia ed in Europa.

La testa, caratterizzata dalla spiccata convergenza degli assi longitudinali del cranio e del muso, è la più voluminosa dell’intera specie canina ed esige assoluta priorità nel giudizio morfologico sul tipo. Il cranio è nettamente brachicefalo e il muso è piuttosto corto. Gli arti sono lunghi e gli angoli del posteriore solo moderatamente angolati per consentire una migliore spinta in salita.
Il San Bernardo è uno dei cani più grandi: può superare i 95 cm al garrese e i 100 Kg di peso. La grande mole non deve mai però andare a discapito della funzionalità e del buon movimento: si tratta infatti di un vero “atleta pesante” in grado anche, se ben selezionato, di portare la sua altezza ed il suo peso con estrema disinvoltura ed eleganza. L’altezza minima al garrese deve essere di 70 cm per i maschi e 65 cm per le femmine: mediamente, i maschi raggiungono e superano un’altezza di circa 80 cm, mentre le femmine di 75 .

Come tutti i molossoidi, è sempre molto attaccato al proprio padrone e a coloro che considera amici, particolarmente ai bambini con i quali ha un ottimo rapporto.
È inoltre un cane molto socievole, con una forte personalità ed è noto per il suo carattere equilibrato. Determinato, pronto alla guardia e al controllo del territorio senza essere mai aggressivo con l’uomo.
Ad oggi sono riconosciute due varietà di San Bernardo: a pelo corto e a pelo lungo. Entrambe sono di taglia considerevole e hanno un aspet

Allevamento di Quaglie: Struttura, Alimentazione e Sessaggio

Allevare le quaglie non è affatto difficile: questi piccoli esemplari, infatti, possono essere buoni animali da allevamento e nelle piccole realtà contabile in quanto non necessitano di particolari cure e costi per il mantenimento in generale.

La quaglia è un grazioso uccello che pesa tra gli 80 e i 100 grammi.

Questo uccello è molto prolifico, produce un buon numero di uova e dunque si può usare sia per la produzione delle pregiate 
uova di quaglia, sia per la produzione di carne.
La riproduzione con la conseguente deposizione delle uova avviene già al secondo-terzo mese di vita.

Ipotizzando di avviare un allevamento di circa 20 esemplari, è necessaria una voliera di almeno 4 m2 poggiata a terra.
Il fondo dovrà essere formato da circa 3cm di sabbia delimitati da un perimetro fatto di mattoni che funge da base alla struttura.

Gli accessori necessari per l’allevamento delle quaglie sono principalmente una mangiatoia, un abbeveratoio, un nido per la deposizione delle uova, una rastrelliera con all’interno verdure fresche ed erba e una zona destinata al passeggio.

Il nido, per praticità, dovrà essere accessibile anche dall’esterno così da consentire la raccolta delle uova.
Le quaglie, a differenza degli altri volatili, non necessitano di posatoi in quanto preferiscono camminare a terra tra erba e cespugli invece che appollaiarsi sui rami.

Spesso, per esigenze pratiche, la riproduzione della quaglia viene affidata ad un’incubatrice artificiale. Invece, se oltre a produrre uova di quaglia s’intende anche allevare la quaglia per la produzione di carni destinate all’autoconsumo, si dovrà procedere alla raccolta delle uova destinate alla riproduzione e alla cova.

Il maschio riproduttore può essere impiegato per tre cicli di allevamento.
Per la riproduzione, basterà prelevare 15 uova di quaglia da incubare o da destinare alla cova sfruttando una chioccia gallina nana. La gallina nana chioccia può arrivare a covare, in modo efficiente, fino a 25 uova di quaglia per ogni covata.

Per mantenere l’allevamento quaglie sarà indispensabile tenere pulita la voliera ma soprattutto, alimentare gli uccelli su base giornaliera.
Per i riproduttori si usa un normale mangime per pulcini, mentre per l’alimentazione della quaglia in accrescimento, si usa un mangime per pulcini identico a quello impiegato per il primo mese. I mangimi appena descritti devono essere affiancanti da erbe e verdure che non devono mai mancare nella voliera ed essere quindi sempre a disposizione sia dei riproduttori che delle quaglie che stanno crescendo.

Quando l’allevamento quaglie è ben avviato e gli esemplari si avvicinano alla maturità, oltre a verdure ed erbe bisognerà somministrare una miscela costituita da tre parti di mangime per pulcini e una parte di mais macinato finemente.

Per distinguere i maschi dalle femmine, per prima cosa, è utile osservare il collo: la quaglia femmina presenta la gola bianca con piccole macchie nere sul petto; nel maschio, invece, il piumaggio della gola e il centro del mento sono neri mentre il petto è rossastro e mancano, quindi, le macchie nere presenti sul piumaggio della femmina.
Il dimorfismo sessuale è conclamato negli esemplari adulti mentre nelle forme giovanili è più difficile distinguere i sessi. Gli esemplari giovani sono simili alla femmina ma i maschi hanno il petto meno macchiato.

 

Come effettuare una Corretta Speratura delle Uova

Nei 21 giorni in cui le uova sono in cova si effettua la speratura per capire se il pulcino si sta formando correttamente.
In effetti, guardare l’uovo così com’è, scuoterlo o, ancora peggio, aprirlo non consente di capire come si sta sviluppando l’embrione senza danneggiarlo.
La speratura si effettua utilizzando la luce e non crea nessun danno.

Andrebbe effettuata massimo 2 volte nei 21 giorni, questo per evitare che sbalzi di temperature uccidano l’embrione e per non stressare la chioccia che sta covando. 
Un uovo non fecondato, durante la speratura, appare chiaro e trasparente: non si vedranno né vene né ombre.
In un uovo fecondato di 6 giorni si noterà una zona molto chiara che è la camera d’aria dell’uovo mentre dall’altra parte si vedranno un piccolo groviglio di vene e un piccolo embrione scuro che fluttuano all’interno.
Nelle uova feconde di 15 giorni l’embrione ha quasi occupato tutto lo spazio disponibile e si noterà una zona scura
 mentre nel polo ottuso si vedrà una zona chiara che è la camera d’aria.

Si consiglia di effettuare la prima speratura tra il 6°-8° giorno e poi ripeterla verso il 16°-18° giorno. Purtroppo, non tutte le uova covate si schiuderanno. È importante identificarle subito ed eliminarle perché marcirebbero e potrebbero scoppiare contaminando il resto delle uova e generando un ambiente non idoneo per lo sviluppo delle altre uova sane.
Importante è evitare la speratura negli ultimi 3 giorni perché le uova non devono essere spostate o girate prima della 
schiusa. Inoltre, in questi giorni il pulcino è già formato e si vedrà solo un’ombra scura.

Per una corretta e sicura speratura consigliamo di acquistare una lampada sperauova professionale, per permetterà di controllare lo stato di salute dell’embrione illuminando il contenuto dell’uovo.
Usare questo strumento non è difficile, ma è necessario avere alcuni accorgimenti per non causare un funzionamento anomalo e, soprattutto, danneggiare l’uovo.
In particolar modo, la lampada sperauova deve essere appoggiata alla parte arrotondata dell’uovo, permettendo così una chiara visione della membrata: l’aderenza della lampada alla superficie dell’uovo potrà essere effettuata appoggiando la parte morbida posta all’estremità, che garantisce che il fascio di luce passi solo attraverso l’uovo e non si disperda nell’ambiente.
Compiendo questa operazione, è fondamentale ricordarsi che l’uovo incubato non deve mai esser poggiato sopra lo sperauova, ma deve sempre trovarsi al di sotto di esso, con la parte arrotondata rivolta verso lo sperauova, in corrispondenza della camera d’aria. È questo, infatti, il modo migliore per vedere bene la membrana di separazione dalla camera d’aria.

Una lampada sperauova efficace funziona con lampadine di potenza pari ad almeno 15 Watt / 220-240 Volt.

 

La Tricomoniasi nei Volatili: Sintomi, Cure e Rimedi

La Tricomoniasi è una malattia che colpisce varie specie di volatili come colombi, galline, pappagalli ed uccelli, con sintomi variabili a seconda della specie colpita.
Analizzeremo di seguito i metodi per riconoscere la sintomatologia della tricomoniasi e come intervenire in questi casi.
Questa malattia è un’infezione causata da un genere di protozoi parassiti chiamati Trichomonas.
Questi batteri attaccano solitamente le cavità superiori dell’apparato respiratorio e digerente come la bocca, il gozzo, i seni paranasali, la faringe e talvolta la trachea.
Se non trattata in tempo, può essere fatale, e può trasmettersi velocemente tra il soggetto malato ed i soggetti sani.
Nella maggior parte delle volte, la trasmissione avviene:

·        Bevendo acqua contaminata con deiezioni o secrezioni del soggetto malato;

·        Con il contatto diretto con uccelli selvatici portatori, come i piccioni;

·        Da genitori infetti, che possono anche essere portatori sani.

I sintomi possono essere molteplici e variano a seconda della specie colpita. Tra i più diffusi troviamo:

–      Ali basse, piumaggio arruffato. Il soggetto può sembrare attivo, ma nella maggior parte del tempo rimarrà apatico;

–      Perdita di peso, petto a lama di coltello dovuto al progressivo dimagrimento;

–      Placche purulente all’interno della bocca, ed ai lati del becco;

–      Formazione di muco, con starnuti e rigurgiti;

–      Inappetenza causata dalle placche purulente presenti nella bocca e nell’esofago, molto dolorose per l’animale.

Nei canarini, cardellini ed in altri uccelli, la tricomoniasi si manifesta con la lacrimazione (congiuntivite) e progressivo gonfiore delle zone intorno agli occhi, per poi evolversi in una infiammazione purulenta delle ossa del cranio.
Come evitare e prevenire l’infezione da Tricomoniasi? Semplicemente evitando il sovraffollamento nelle gabbie, lavando mangiatoie ed abbeveratoi frequentemente ed evitando il contatto diretto di tortore e volatili selvatici con il nostro gruppo di animali.

La tricomoniasi si cura con farmaci antiprotozoari, come dimetridazolo e metronidazolo.
Il prodotto che solitamente si usa in questi casi è il Metridol 10% di Chemifarma, un anti-protozoario per il trattamento della tricomoniasi. Il trattamento con questo farmaco è molto semplice in quanto la polvere si somministra all’interno dell’acqua da bere.

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Conigli e Riproduzione

In questo articolo tratteremo tutte le informazioni sulla riproduzione dei conigli.
Sia i maschi che le femmine raggiungono presto la maturità sessuale, avendo rapporti sessuali quotidiani per pochi minuti. Le femmine di coniglio presentano un’ovulazione indotta, cioè attivata dall’attività sessuale, durante tutto l’anno. Inoltre, possono essere fecondate subito dopo il parto, senza che il periodo di allattamento inibisca una nuova gestazione.
Anche i maschi sono sessualmente attivi nel corso di tutto l’anno, mettendo in atto comportamenti come marcare il territorio con l’urina, cercare di fornicare con oggetti, mostrare aggressività, agitazione e morsi.
Osservando come si riproducono i conigli viene spontaneo considerarli degli animali molto prolifici, ma va tenuto presente che le loro cucciolate hanno un alto tasso di mortalità e che non sempre l’attività sessuale porta alla fecondazione di nuove creature.

La gestazione in questa specie dura circa 30-32 giorni, al termine dei quali la femmina partorirà tra uno e cinque cuccioli. La femmina incinta cercherà una tana per partorire la cucciolata e una volta nati i piccoli, li alimenterà per un mese con il suo latte, anche se già dopo i 18 giorni di vita i piccoli cominceranno ad ingerire cibi solidi.
La femmina può tornare a riprodursi appena dopo il parto, e i cuccioli raggiungeranno a loro volta la maturità sessuale dopo 4-6 mesi. Per questo motivo la sterilizzazione è un fattore importante.
Tra le caratteristiche della riproduzione dei conigli, quindi, spicca la precocità sessuale.
I conigli, sia maschi che femmine, che normalmente possono vivere tra gli 8 ed i 10 anni, raggiungono la maturità sessuale dopo 4-6 mesi di vita.
La riproduzione incontrollata in casa peggiora le condizioni di vita degli animali, visto che il loro numero potrebbe essere superiore alle possibilità dell’ambiente: questo fattore non farà altro che generare stress e scontri tra gli animali ed in generale impedisce una buona qualità di vita.
Sarà quindi necessario trovare poi una sistemazione per i nuovi cuccioli, considerando che se non verranno sterilizzati continueranno a riprodursi incessantemente.
Per questa operazione è importante rivolgersi ad un veterinario specializzato considerando che i conigli richiedono una conoscenza specifica sia nella tecnica di sterilizzazione sia per i farmaci che devono assumere. In generale si possono sterilizzare i maschi non appena i testicoli scendono, e le femmine subito dopo i sei mesi di vita.
Successivamente alla sterilizzazione, il comportamento del coniglio presenterà dei cambiamenti. Nei maschi osserveremo comportamenti di aggressività, rabbia, nervosismo e distruttività; mentre nelle femmine noteremo repentini cambi di comportamento e irrequietezza.

 

Pollaio per allevamento Domestico: Le Origini

L’acquisto di un buon pollaio è fondamentale per iniziare o ampliare un allevamento di galline ovaiole serene, felici e sane.

Che tu sia un allevatore alle prime armi o un allevatore esperto un pollaio prefabbricato professionale diviene essenziale per velocizzare e facilitare l’allevamento.

L’uso dei pollai è certamente antichissimo, dal momento che l’uomo sin dall’inizio dell’allevamento dei polli per la produzione di uova e di carne, ha avuto la necessità di trovare un ricovero idoneo per gli animali.
I ritrovamenti archeologici più recenti hanno confermato che la diffusione del fenomeno dell’addomesticare galli e galline abbia avuto origine nella Valle dell’Indo già attorno al 2500-2100 a.C.
Tracce di allevamenti a scopo religioso e non per nutrimento si sono trovate presso la cultura ariana, presso quella persiana antica e presso quella greca.

Nel periodo altomedievale, la tipologia di pollaio più diffusa era indubbiamente quella “a palafitta”, con una struttura in legno o muratura sopraelevata completamente anche per l’allevatore rispetto al terreno, in modo da rendere il tutto più sicuro contro i predatori. Dal tardo medioevo iniziarono a diffondersi i primi pollai in muratura vera e propria e, con il Rinascimento e la diffusione delle prime cascine, essi iniziarono a divenire parte integrante della corte.
Al giorno d’oggi esistono diverse soluzioni adatte come ricovero per i nostri animali. Che queste siano in legno, in laminato plastico, in ferro o in muratura, devono in primis assicurare benessere e confort per gli animali, unendo praticità e qualità.

I Pollai sono composti essenzialmente da almeno due aree, un ricovero notturno con un deposito delle uova e da un’aia esterna.
La scelta di queste strutture si fonda su diversi criteri quali il numero di galline da inserire, la loro razza, la superficie a disposizione e la località di riferimento.
Importante e fondamentale è decidere con anticipo sia le dimensioni che le caratteristiche desiderate.

Nello shop-online Il Verde Mondo offriamo una vasta gamma di pollai, per uso domestico e non, di diversi materiali, dimensioni e caratteristiche.

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Parassiti e Malattie delle Piante

Le malattie che possono colpire le piante del nostro orto, del nostro giardino o del nostro balcone sono davvero numerose.
Spesso le malattie delle piante sono provocate da insetti e parassiti, mentre altre volte sono legate a una cattiva cura delle piante o alle condizioni climatiche.
Tra le malattie e i nemici delle piante più temuti troviamo gli afidi, i bruchi, le cimici, la cocciniglia, il marciume, la mosca bianca, l’oidio e la peronospora.

Analizziamoli da vicino considerando anche i rimedi naturali da utilizzare:

1)     Gli afidi, conosciuti anche come ‘pidocchi delle piante’, possono diventare un problema per l’orto e il giardino. Sintomi: presenza di piccoli insetti sulle piante, in particolare sulle rose, alterazioni delle foglie delle piante, di cui gli afidi succhiano la linfa.
Rimedi: tra i rimedi per gli afidi troviamo l’infuso all’equiseto, il macerato al pomodoro, lo spray al sapone di Marsiglia, il decotto all’aglio e l’olio di neem e l’introduzione delle coccinelle nell’orto come predatori naturali;

2)     Bruchi, i cui sintomi sono foglie bucherellate e mangiucchiate e la presenza di bruchi vicino alle piante e sotto le foglie.
Rimedi: gusci d’uovo spezzettati per creare una barriera attorno all’orto e alle piante con l’obiettivo di mettere in difficoltà sia i bruchi che le lumache, rimuovere i bruchi e lavare le piante con acqua e pepe;

3)     Cimici, vedono come sintomi foglie rovinate, bucherellate, mangiucchiate.
Rimedi: rimuovere le cimici manualmente, macerato di peperoncino, olio di neem, decotto di artemisia e piantare l’aglio come antiparassitario naturale;

4)     Cocciniglia, il clima caldo e secco favorisce la comparsa di cocciniglie, insetti molto piccoli che attaccano le piante. Il clima piovoso previene l’arrivo delle cocciniglie. I sintomi sono la presenza di piccoli insetti di colore bianco sui rami e sulle foglie delle piante, decolorazioni e macchie sulle foglie.
Rimedi: strofinare con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol denaturato i punti delle piante interessati dalla presenza di cocciniglia;

5)     Marciume, che compare sulle piante quando la presenza di acqua è eccessiva. Forse sono state annaffiate troppo oppure sono stati lasciati dei ristagni d’acqua nei sottovasi o sono rimaste esposte a lungo alla pioggia.
Rimedi: innaffiare di meno le piante, eliminare le parti marce e svuotare sempre i sottovasi;

6)     Mosca bianca: la mosca bianca è un parassita che colpisce soprattutto le piante di limoni e alcune piante da fiore tipiche dei balconi e dei giardini, come le begonie e i gerani.
Rimedi: inserire all’interno di una bottiglia vuota dell’aceto di mele o in alternativa dell’aceto bianco a cui aggiungere del miele. I parassiti attirati dall’odore entreranno nella bottiglia e non attaccheranno la pianta. Utile anche l’infuso all’aglio;

7)     Oidio, è una malattia delle piante causata da un gruppo di funghi chiamati Oidium. Colpisce sia le piante in vaso che le piante coltivate nell’orto. I principali sintomi sono la comparsa di macchie di colore bianco sulle foglie.
Rimedi: evitare di innaffiare troppo le piante, utilizzare macerato di equiseto e infuso d’aglio sulle foglie malate;

8)     Peronospora, è una malattia molto pericolosa per le piante tanto che può risultare letale. Tra le varietà più colpite troviamo i pomodori e il basilico. I sintomi sono la depigmentazione delle foglie e necrosi o marciumi dei frutti.
Rimedi: riparare le piante dalle piogge con reti protettive, trattamenti preventivi a base di rame secondo quanto indicato dall’agricoltura biologica.

Potrebbe infine succedere a causa di un’esposizione al sole eccessiva o all’arrivo improvviso del caldo che le piante possano subire forti danni anche gravi provocati da un vero e proprio colpo di calore. I sintomi più evidenti sono foglie e piante che appassiscono all’improvviso. I rimedi più efficaci sono innaffiare abbondantemente le piante in vaso e spostarle all’ombra fino a quando non si saranno riprese.

 

 

Tacchini: Curiosità e Allevamento

Il tacchino è un animale del genere Meleagris originario dell’America Settentrionale e introdotto in Europa del XV secolo.
Appartiene alla famiglia dei gallinacei, e si presenta come un esemplare snello, dotato di zampe lunghe e di ali e coda relativamente corte.
Il becco è, invece, corto e dalla forma ad arco; negli esemplari di genere maschile è presente un’escrescenza che può assumere forma conica o flaccida a seconda dello stato dell’animale.
Le ali del tacchino sono di forma arrotondata mentre la sua coda è composta di 18 penne che assumono la caratteristica forma “a ruota” nel momento del corteggiamento. Nonostante ne sia provvisto, il tacchino passa gran parte della sua esistenza sul suolo, vagando per i boschi.

L’organizzazione del gruppo è sorprendentemente gerarchica: il branco di uccelli, infatti, è guidato da un esemplare anziano che regola e disciplina qualsiasi spostamento.
Nel caso vi sia un improvviso ostacolo sul percorso intrapreso, per esempio, sarà il capobranco a dire agli altri cosa fare e se spiccare il volo per oltrepassarlo.

La dieta di un tacchino non è complessa e si nutre di erbe, verdure, bacche, noci e piccoli insetti.

La stagione della riproduzione del tacchino inizia a febbraio: maschi e femmine si dividono e conducono esistenze separate: quando una femmina emette un segnale, i maschi accorrono verso di lei e iniziano la fase del corteggiamento.
In genere la femmina depone tra le 10 e le 20 uova, una volta all’anno.
Il nido costruito per la deposizione delle uova è abbastanza scarno ed è composto da poche piume.

Gli esemplari si distinguono per dimensioni e peso. Abbiamo 3 tipologie diverse di tacchino:

–         Leggero

–         Medio

–         Pesante

Le razze di tacchino tipicamente italiane sono più o meno sparite dal Sud Italia, mentre al Nord quelle che rimangono risultano molto predisposte alla cova.

Il tacchino può essere allevato in due modi, al chiuso e all’aperto; la prima modalità è usata da allevatori professionisti, mentre chi vuole cimentarsi in questa pratica a livello amatoriale può anche optare per l’allevamento all’aperto.

Dato che si tratta di animali con una spiccata propensione al pascolo, il tacchino non si alleverà mai singolarmente, ma in gruppo.
Per allevare tra i 15 e i 20 capi, basteranno 500 metri quadri di terreno; la scelta sulla recinzione dipende dalla presenza o meno di animali predatori nei dintorni. Non si tratta, infatti, di una misura di contenimento dell’animale, ma di protezione: i tacchini sono animali molto territoriali che non lasciano mai il proprio territorio.

Il rapporto ideale secondo cui organizzare lo spazio adibito ai tacchini è di 5 esemplari per metro quadro. Sarà poi necessario che nello spazio ci siano i così detti posatoi che dovranno occupare gran parte della superficie e offrire un buon ricovero agli animali.
Se si ha un allevamento da cova, sarà opportuno organizzare degli spazi in cui le tacchine potranno covare le proprie uova in serenità; dato che non abbandoneranno mai il nido con i pulcini bisognerà a far trovare loro tutto ciò di cui hanno bisogno nelle vicinanze dopo che le uova si saranno schiuse.

Il tempo necessario all’apertura delle uova è di massimo 28 giorni e, successivamente, i pulcini dovranno sempre restare con la madre.
Per fare in modo che ciò accada, bisogna predisporre un kit per nidiate in cui i pulcini potranno stare tutti insieme e la madre potrà allontanarsi per nutrirsi e dissetarsi senza difficoltà.