Gallina Ermellinata di Rovigo: Storia e Caratteristiche

Con lo scopo di selezionare una linea femminile in grado di trasmettere buone caratteristiche produttive mantenendo le tipicità delle linee maschili con le quali veniva accoppiata, la Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo iniziò un lungo lavoro di selezione che terminò nel 1957 con la nascita di una nuova razza, la “Ermellinata di Rovigo”.
Verso gli anni 60 e 70 del secolo scorso questa razza fu diffusa in tutto il Veneto e in altre regioni. Lo scopo di incrociare più razze diverse era quello di ottenere una gallina dalla grande massa muscolare per la carne ma anche un’elevata produzione di uova.

Si presenta come una razza rustica con buone attitudini al pascolo e in grado di adattarsi ai diversi ambienti agrari.
Adatta sia per l’allevamento estensivo all’aperto, che per l’allevamento con metodo biologico.
Di costituzione robusta e forte, si ambienta bene al clima tipico del Veneto, caratterizzato da inverni rigidi e da estati particolarmente calde e afose.

È una tipica “linea femminile” da utilizzarsi, per produzioni di nicchia e di qualità, in incroci di prima generazione con razze da carne leggere o pesanti.

I pulcini fin dalla nascita hanno un piumaggio giallo e soffice e da adulti sia il maschio che la femmina presentano un mantello bianco con mantellina che ricorda l’ermellino che portava Re Luigi XIV.

La pelle e i tarsi sono di colore giallo e le uova prodotte, in media 170-190 all’anno, hanno il guscio di color roseo-bruno.

Ha un dorso lungo, ali larghe e medio lunghe ben aderenti al corpo. La coda è mediamente grande e di colore nero o piuttosto scuro, ha un petto pieno, largo, ben arrotondato e profondo. Le cosce sono piene e carnose, con piumaggio folto. I tarsi sono di media lunghezza, di colore giallo con venature rosse, ma di ossatura esile. Il corpo è squadrato, di forma rettangolare, ed il ventre è ben sviluppato, soprattutto nella gallina, largo ma non grasso.
La maturità sessuale avviene a circa sei-sette mesi nei maschi e a circa cinque-sei mesi nelle femmine. Il peso medio di un pollo ermellinato adulto va dai 3 ai 3,5 chilogrammi, mentre quello di una gallina ermellinata adulta va dai 2,2 ai 2,6 chilogrammi. I pulcini hanno un piumaggio giallo e un accrescimento piuttosto rapido, ben si prestano ad essere allevati in piccoli gruppi familiari. Le galline ermellinata di Rovigo depongono all’anno dalle 170 alle 190 uova, dal peso di circa 55-60 grammi e dal guscio rosato.

Tra i difetti più evidenti troviamo la forma del corpo piuttosto tozza, il piumaggio sottile, l’ossatura grossolana ed esile e la formazione comune di cuscinetti alle zampe, che potrebbero causare l’annidamento di pericolose infezioni parassitarie.

La gallina ermellinata di Rovigo non è stata ancora inserita negli standard della F.I.A.V., Federazione Italiana delle Associazioni Avicole, ma è invece stata inclusa nel progetto CO.VA. della Regione Veneto, mirato alla salvaguardia, nonché alla Conservazione e alla Valorizzazione, delle razze avicole venete, riconoscendola come razza autoctona.

 

Il Cane Boxer

Il boxer è una razza canina appartenente alla famiglia dei Molossoidi. Le sue origini provengono dalla Germania dove, nel 
1870, alcuni cinofili di Monaco di Baviera tentarono l’incrocio tra il Bullenbeisser e l’Old English bulldog.
Il suo nome significa pugilatore, proprio per via del suo carattere indomabile e del suo spirito combattente.

L’altezza del cane al garrese varia tra i 53 e i 63 cm a seconda che si tratti di un esemplare maschio o femmina e il peso oscilla tra i 20kg e i 40kg.
Il muso si presente corto e largo, con il labbro superiore che copre quello inferiore ed una mandibola molto potente.
Le sue orecchie sono a triangolo, rivolte in avanti e il manto è lucido e raso, dal colore tigrato fulvo o bianco.
Inizialmente, i soggetti con pelo bianco diffuso su più di un terzo del mantello venivano considerati fuori standard di razza ma, dal 2005, in Italia l’ENCI li include tra i soggetti con pedigree, con divieto di riproduzione.

È un esemplare dal carattere sicuro, molto raramente diffidente e molto affettuoso, leale, socievole e dolce, particolarmente adatto ai bambini in quanto molto protettivo nei loro confronti e gran giocherellone.
Ottimo cane da compagnia, si presta bene all’addestramento perché grazie alla sua vivacità, se abbinata a metodi non coercitivi, può ottenere grandi risultati in addestramento sportivo e non.

Per mantenere un Boxer bisognerà fare attenzione ad un paio di particolari importanti: è un animale che ha necessità di una dieta di ottima qualità e che deve essere anche strettamente controllato. Ha una buona salute ma va controllato per quel che riguarda le malattie cardiache genetiche, le displasie e la spondilosi degenerativa.

Viene utilizzato come cane da difesa, e come tale partecipa alle prove di utilità e difesa come ausiliario della polizia, cane da ricerca su superficie/macerie per la Croce Rossa Italiana e guida per non vedenti. Ci sono anche molti esemplari impiegati nelle attività sportive di agility, obedience e mondioring.
La sua dote di ottimo cane da difesa nasce dal fatto che si tratta di un cane estremamente possessivo nei confronti del suo padrone e della sua famiglia.
Questo è un aspetto che è spesso utile modulare attraverso educazione ed addestramento adeguati, per far sì che la sua aggressività, volta a difendere il padrone, non venga rivolta verso persone estranee alla famiglia, ma prive di cattive intenzioni.
Soprattutto per gli esemplari maschi, viene richiesto un impegno maggiore nella gestione e nell’educazione, poiché molto testardi.

 

 

Mai scegliere un cane dalla Razza: ciò che conta è il Carattere

È stato dimostrato che le caratteristiche comportamentali di un cane non dipendono dalla razza ma dal carattere.
Tendenzialmente si presuppone di adottare un cane in base alle caratteristiche che desideriamo esso abbia abbinando ogni abilità alla razza di origine: coraggioso ed intelligente è il pastore tedesco, protettivo e da guardia è il rottweiler, mansueto e amichevole è il labrador, e via dicendo.

Nella realtà è sbagliato associare queste caratteristiche comportamentali alla razza, infatti una ricerca pubblicata su Science, ha sottolineato che l’uomo ha iniziato a selezionare i cani almeno 2000 anni fa, soprattutto a fini utilitaristici, cercando di scegliere gli elementi più abili, ad esempio, alla caccia o alla guardia, e quelli più socializzati con l’uomo.
Dalla prima metà dell’Ottocento è iniziato un vero lavoro per ottenere un determinato aspetto fisico correlato a specifiche caratteristiche comportamentali, dando vita alle diverse razze moderne. Studi scientifici hanno ad oggi dimostrato che la razza di un cane non è necessariamente affine per quel che riguarda le sue caratteristiche comportamentali.

Una famosa e rinomata Università del Massachusetts, negli Stati Uniti, ha dato vita ad una vera e propria indagine, analizzando il DNA di più di 2.000 cani di razza e meticci.
Questi dati, insieme alle indagini sui proprietari, sono stati utilizzati per mappare i geni associati ai tratti comportamentali e fisici. I ricercatori hanno intervistato 18.385 proprietari con più di 100 domande che spaziavano dalla socievolezza del cane, alle dimensioni, al colore.
Lo studio è stato portato avanti grazie al Darwin Ark, un progetto scientifico comunitario in cui le persone possono segnalare caratteristiche e comportamenti dei loro animali domestici.
Dal risultato dei dati del sondaggio e dall’analisi del DNA, i ricercatori hanno individuato undici regioni genetiche associabili al comportamento del cane, ma nessuna di queste era specifica di una delle razze prese in considerazione nello studio.

Secondo la ricerca, la razza offre quindi un basso valore predittivo, spiegando solo il 9% della variazione nel comportamento. Può esserci una percentuale di previsioni più alta che una determinata razza rispetti alcuni comportamenti ma, al tempo stesso, la diversità comportamentale all’interno della stessa razza si avvicina a livelli simili alla diversità tra le varie razze.
Inoltre è emerso che i tratti comportamentali variano molto all’interno della stessa razza, dato che ogni singolo individuo è a sé: l’appartenenza a una razza non è per forza un’assicurazione per prevedere la disposizione di un cane.

Ovviamente bisogna tenere conto che nella valutazione è il proprietario a dare la sua opinione sul proprio animale e i ricercatori hanno anche studiato quali sono stati gli elementi a livello fisico che hanno portato alla scelta di un cane piuttosto che un altro.

Le idee preconcette influenzano molto la società, perché danno vita alle mode e creano spesso un danno per le aspettative deluse da parte dei proprietari che hanno fatto una determinata scelta basandosi su stereotipi.
La peggior condanna, viene imposta a molti cani, soprattutto nei canili, che non vengono mai scelti perché appartenenti a una determinata razza etichettata come aggressiva, pericolosa o altro, a seguito di preconcetti che l’uo

Come Somministrare i Medicinali alle Galline

Sapere quale è il modo più giusto per somministrare i medicinali alle galline è fondamentale per il successo della terapia, in quanto solo così il medicinale non andrà sprecato e nell’animale si otterrà il massimo effetto curativo.

Le terapie ai nostri animali si dividono in due gruppi: le terapie somministrate per via enterale e per via parenterale:

1)     La via di somministrazione enterale prevede che il farmaco passi attraverso il tubo digerente e dunque “per bocca”.
È la via di somministrazione più comunemente utilizzata per fornire compresse, capsule, gocce o sciroppi.
Gli uccelli hanno lingue molto diverse da una specie all’altra, ma quasi sempre si tratta di strutture poco prensili e poco elastiche. La presenza di muco o saliva all’interno della cavità orale è sempre minima o assente. Il passaggio meccanico della compressa risulta quindi, per questi motivi, piuttosto agevole e poco ostacolato da impedimenti meccanici.
L’apertura delle vie respiratorie si trova in quasi tutte le specie alla base della lingua e risulta facilmente osservabile tramite la semplice apertura del becco. La laringe si presenta come una piccola fessura sviluppata in senso verticale, che si apre e si chiude in maniera sincrona ad ogni atto respiratorio. È intuitivo, ma ugualmente importante ricordare, che “la terapia” non deve mai entrare in trachea tramite la laringe, per evitare polmoniti da aspirazione o soffocamenti.
Il rischio di inalazione del prodotto è maggiormente presente con le formulazioni liquide, che devono essere somministrare tramite sondaggio del gozzo oppure somministrate lentamente nel becco, permettendo all’animale di deglutire completamente il prodotto tra una somministrazione e la successiva.
Le compresse e le capsule non rappresentano quasi mai un reale rischio per le vie respiratorie, ma è sempre buona norma, quando vengano inseriti in bocca, accompagnarle in profondità con il dito, portandole a lato della gola e oltrepassando la laringe. Quando parliamo di compresse e capsule la somministrazione dovrà avvenire inserendo il prodotto più in profondità possibile, per evitare l’immediato rigurgito o sputo della stessa;

2)     La via di somministrazione parenterale prevede che il prodotto raggiunga il circolo sistemico senza passare per stomaco e intestino. Ci si riferisce dunque alle iniezioni sottocutanee o intramuscolari.
Per eseguire un trattamento iniettivo in maniera sicura è importante utilizzare prodotti monouso, di piccolo calibro, in zone corporali dove il rischio di fare danni sia molto ridotto.
La zona più utilizzata per le iniezioni sottocutanee ed intramuscolari è il petto. In questo spazio gli uccelli sono forniti della muscolatura pettorale, sviluppata in più strati e adagiata sullo sterno osseo. Le ossa dello sterno risultano una naturale protezione verso il rischio di entrare in cavità celomatica con l’ago e quindi impediscono di commettere errori potenzialmente letali per l’animale.
A livello pettorale le iniezioni vanno solitamente eseguite tra il terzo superiore ed il terzo medio in una ipotetica suddivisione della parte, non centralmente per la presenza di una cresta ossea.
Oltre che sul petto, le iniezioni possono essere eseguite, qualora la taglia dell’animale lo consenta, anche sulle cosce, sempre sulla superficie esterna e mai in quella interna.
Da evitare invece le iniezioni su schiena e collo.
La durata del trattamento deve essere sempre quella prescritta dal medico veterinario. Interrompere la terapia appena l’animale sta meglio è un atteggiamento incosciente perché pregiudica l’efficacia della medicina e, nel caso di antibiotici, predispone alla formazione di germi antibiotico-resistenti, pericolosi anche per l’allevatore oltre che per l’animale.

 

 

 

Come Gestire al Meglio l’Abbeveratoio all’interno del Pollaio

Le galline, per loro natura, tendono a bere molto durante la giornata.
Nei mesi estivi più caldi possono bere anche fino a 750ml di acqua e per questo motivo è fondamentale garantire loro abbeveratoi più adatti e idonei alle loro esigenze, che siano in grado di garantire acqua sempre fresca e pulita.

Il fabbisogno di acqua giornaliero è proporzionale al peso della gallina; in generale c’è da tener conto che, rispetto ad ogni altro animale domestico, le galline hanno un fabbisogno due volte superiore e in termini quantitativi, è calcolato un consumo d’acqua pari a 2-3 volte il peso del mangime ingerito arrivando dunque fino a 390ml al dì.  

La temperatura ideale che deve avere l’acqua per il loro corpo si aggira tra i 10°C e i 15°C: se bevessero acqua più fredda di questa temperatura rischierebbero di causare un abbassamento della temperatura corporea con conseguente riduzione della deposizione di uova. Al contrario, bere acqua troppo calda può indurre l’animale ad un consumo eccessivo di acqua finalizzato a compensare l’inappagato senso di dissetamento.

All’allevatore viene chiesto di riempire quotidianamente l’abbeveratoio e se possibile controllarne il livello durante il giorno per assicurarsi che le galline non ne rimangano mai senza. Questa azione va ripetuta indistintamente in estate, per aumento del consumo e per evaporazione, e in inverno, per il rischio che l’acqua possa ghiacciarsi.

Durante il giorno le galline si abbeverano in piccole quantità molto frequentemente. Per deglutire l’acqua devono piegare la testa all’indietro perché non sono altrimenti in grado di ingerirla.
Per monitorare lo stato di salute delle galline è bene tenere sotto controllo il quantitativo d’acqua assunto nella giornata per poter captare se, a fronte di un eccessivo consumo d’acqua, ad esempio, la loro alimentazione è ricca di sale.
In questo caso, se notiamo comportamenti anomali nell’animale, in eccedenza o in carenza, è utile chiedere un consulto veterinario.

È essenziale che la ciotola d’acqua sia posizionata o realizzata in modo tale da non poter essere rovesciata e che non ci possano entrare dentro le zampe.
Nel nostro shop online ilverdemondo.it offriamo molteplici soluzioni di abbeveratoi, con manico e piedini, ottimi per evitare che l’acqua venga contaminata.
Nella versione di abbeveratoio automatico Water Dream offriamo la possibilità all’allevatore di collegare il serbatoio alla rete idrica garantendo alle galline un flusso continuo di acqua.
L’abbeveratoio potrà essere in metallo, vetro, ceramica o plastica, importante che sia pratico per essere riempito e pulito. 

Esistono alcuni rimedi naturali per mantenere l’acqua sempre pulita: possiamo optare per aggiungere un cucchiaino di aceto di mele per ogni lt d’acqua che aiuterà a contrastare la crescita di batteri nell’acqua e a fornire sostanze utili al benessere dell’animale come, ad esempio, zolfo e potassio che sono elementi indispensabili per mantenere nel tratto digerente un ambiente naturalmente acido abbassano il PH del tratto gastroenterico in grado di bloccare lo sviluppo di batteri e funghi.
Se aggiunto nelle quantità previste, l’aceto di mele viene assorbito dall’intestino nella quantità necessaria mentre la parte eccedente viene naturalmente eliminata con le escrezioni.
Un altro rimedio naturale è l’aggiunta di succo di limone all’acqua, ma, al contrario dell’aceto, l’acqua acidulata con limone può ostacolare l’assorbimento del calcio a livello intestinale e quindi renderlo indisponibile per essere metabolizzato in ossa, gusci di uova, muscoli e nervi.

La Gallina Bionda Piemontese

L’Italia è famosa per essere la terra d’origine di numerose razze autoctone, e in tutte le sue regioni troviamo bellissime razze avicole ornamentali.
Il Piemonte è la terra d’origine della gallina Bionda Piemontese che si diffonde su un territorio ampio, che attraversa le zone rurali di Asti, Cuneo e Torino.
Essendo questa un’area molto vasta si formarono nel tempo ecotipi differenti tra loro, e per questo vennero riconosciute varietà differenti di galline: la Bionda di Cuneo, la Bionda delle Crivelle e la Bionda di Villanova.

Un tempo questa razza, con le sue varianti locali, rappresentava tra il 70% e l’80% del pollame localmente diffuso nella zona d’origine, segno di quanto fosse apprezzata e stimata.
Le Bionde Piemontesi, tipici polli da cascina, venivano tramandati di madre in figlia come nella migliore tradizione contadina. Secondo alcune testimonianze di vecchi allevatori, le madri davano alle figlie che si sposavano un nucleo di animali con cui poter creare il proprio nuovo pollaio. Non solo; pare che in qualche caso, pur di non dare la propria linea di sangue ad estranei, le massaie forassero il guscio dell’uovo dove si trova la camera d’aria, in modo da rendere le uova adatte ad essere consumate ma non da incubare.
Questi animali, allevati all’aperto in quello che oggi verrebbe definito un allevamento di tipo estensivo, risultavano rustici e produttivi. In particolar modo la razza e le sue varianti locali erano stimate per la discreta deposizione di uova anche durante i mesi invernali.
La Bionda di Villanova è il classico pollo di tipologia mediterranea, con portamento altero, coda rilevata, pelle e tarsi gialli. Gli orecchioni sono bianchi e ovali, la cresta e i bargigli nei maschi sono estremamente sviluppati mentre nelle femmine in deposizione la cresta tende a ripiegarsi di lato.
La livrea è fulva a coda nera e fulva a coda blu. Il piumaggio è ben aderente al corpo, e questo può dare agli animali un aspetto snello, soprattutto al gallo. Le femmine depongono dalle 180 alle 200 uova l’anno, dal peso di 55-60 gr ognuna; il colore del guscio è variabile dal bianco crema al rosato.
Il peso dell’animale varia tra i 2,3 e 2,8 kg per i maschi e i 2-2,3 kg per le femmine. La coda è portata aperta e piuttosto rilevata.

Negli anni ’30, nella zona di Cuneo, venne selezionata una variante più massiccia e pesante della Bionda, caratterizzata da orecchioni rossastri o fortemente venati di rosso e dalla cresta più eretta nella galline.
Stando alle testimonianze, tali animali deriverebbero dall’incrocio e successivo meticciamento del pollame locale con la razza americana New Hampshire, utilizzata ampiamente nella prima metà del secolo scorso assieme ad altre razze straniere per cercare di aumentare le doti produttive dei polli italiani.

La Bionda Piemontese, con tutte le sue varietà, nasce come razza da reddito a duplice attitudine. Era stimata localmente per la produzione di uova, buona anche durante i mesi invernali, e per lo scarso istinto alla cova e farsi chioccia, che permetteva di avere quindi migliori statistiche di fetazione.
Sono animali rustici, robusti, perfetti per un allevamento di tipo biologico o estensivo, perfettamente adattati comunque ai climi del Nord Italia. L’allevamento tradizionale in cascina prevedeva di lasciare gli animali al pascolo, e anche oggi questa razza andrebbe allevata nello stesso modo.

 

Come Curare le Galline dalla Verminosi

Accade spesso, che le nostre galline vengano attaccate da un’infestazione di pidocchi pollini, acari o parassiti intestinali.
In questi casi è fondamentale intervenire tempestivamente con i metodi più adeguati ed efficaci, in modo da tamponare immediatamente la diffusione, far soffrire il meno possibile le galline che purtroppo hanno contratto questi animaletti infestanti, e riuscire a preservare le altre ancora sane, evitando così che l’infestazione si propaghi a tutti gli animali.

Il prolungato indebolimento dell’animale causato dalla presenza di questi parassiti può incidere sull’efficacia del suo sistema immunitario e dunque, a causa delle difese dell’organismo basse, aprire le porte anche all’intrusione di altre malattie più gravi.

Per un allevatore è molto importante osservare sempre gli animali: ciò permette da alcuni segnali e sintomi, di intuire immediatamente se c’è qualcosa di strano nel comportamento delle galline e vedere subito se presentano dei disturbi e non stanno bene e in forma come sempre.
Nel caso in cui vengano colpite da parassiti intestinali, i segnali più evidenti sono inappetenza, debolezza e dunque svogliatezza nel razzolare e nel cercare il cibo, dimagrimento abbastanza evidente, penne arruffate, deposizione di uova più piccole rispetto alla norma e dal guscio non liscio ma piuttosto rugoso e dalla superficie irregolare al tatto.
Nei casi in cui lo stadio della verminosi intestinale sia più avanzato, è probabile che gli animali soffrano anche di occlusioni intestinali e forte diarrea con possibili tracce di sangue ed evacuazione di vermi.
Le verminosi possono essere dovute sia a vermi cilindrici che a vermi piatti. Le galline vengono contagiate da questi vermi tramite l’ingestione diretta delle loro uova o di organismi “portatori sani” che vivono nella terra e nell’orto, come lumache, mosche e lombrichi. Anche saliva, escrementi e cibo di animali infetti possono essere veicoli di contagio per altre galline.

La misura preventiva migliore è quella di tenere in ottime condizioni la lettiera del pollaio, evitando anche i ristagni di acqua per lungo tempo e la formazione di zone di fango o terreno molto umido.

Qualora si siano riscontrati problemi specifici, circa ogni due mesi è consigliabile sterilizzare le zone più a rischio del pollaio con prodotti specifici. Infine, sempre in fase di prevenzione, si può cercare di aumentare le difese immunitarie delle galline somministrando loro un integratore alimentare liquido da aggiungere all’acqua per un periodo di alcuni giorni da ripetere ad ogni inizio mese.
Nel caso invece che gli avicoli siano già nello stato di verminosi, un rimedio naturale abbastanza valido è quello di somministrare alle galline, integrandoli alla loro alimentazione, dei semi di zucca triturati per un periodo di alcuni mesi. Altro rimedio naturale è quello di aggiungere al mangime degli spicchi di aglio tagliuzzati, in quanto, come noto, l’aglio funge da potente antibiotico; per quanto riguarda l’acqua si può aggiungere dell’aceto di mele o dell’aloe vera.

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Come Prevenire e Ridurre l’Aggressività dei Galli

Per poter prevenire e ridurre l’aggressività dei galli esistono alcune tecniche ed accorgimenti che possono esserci d’aiuto. Lo scopo principale di queste azioni è quello di riuscire a farci percepire dal gallo come superiori a lui nella scala gerarchica trovando un equilibrio comune in termini di rispetto reciproco.

Come per tutti i comportamenti aggressivi e burrascosi, inizialmente è fondamentale capire quale ne sia l’origine e i motivi che hanno portato l’animale a scontrarsi con noi.
In natura, il compito primario di un gallo è quello di difendere il proprio gruppo di galline da possibili rivali in cerca di femmine con cui accoppiarsi e proprio per questo motivo, l’aggressività di un gallo aumenterà con molta probabilità durante la primavera-estate, ovvero nel periodo più favorevole all’accoppiamento e alla riproduzione.
Un gallo aggressivo può scagliarsi contro una persona dopo averla rincorsa e attaccando con beccate, unghiate e speronate: esso continuerà a rincorrerci fino a quando, secondo lui, non rappresenteremo più una minaccia per le sue galline.
Prima che il gallo decida di sferrare il suo attacco, di solito possiamo riconoscere alcuni movimenti caratteristici di “preavviso” che ci possono aiutare a metterci in guardia; tra le azioni più plateali ci sono l’abbassare della testa mentre ci fissa e un leggero ondeggiare del corpo.
È però possibile che l’attacco si verifichi a nostra insaputa in modo silenzioso e furtivo, specie se alle nostre spalle e lontano dal nostro campo visivo.
In pieno attacco le piume del collo si alzeranno a formare una sorta di collare-armatura che, assieme alle ali un po’ discoste dal corpo e tutto il fisico proteso all’attacco, serviranno a mettere in guardia e ad intimorire l’avversario.

La prima soluzione da considerare è quella di abituare i galli fin da quando sono pulcini alla nostra presenza nel pollaio e al nostro contatto con loro prendendoli in braccio anche difronte alle altre galline.
È utile anche parlare loro con toni pacati e provare a dargli da mangiare dalla propria mano rimettendoli a terra nei momenti in cui sono tranquilli: questa relazione di vicinanza e fiducia potrà essere d’aiuto nel momento in cui sarà necessario porsi con un ruolo dominante per definire le regole del rispetto reciproco.
Già a 4/5 mesi di età gli ormoni cominceranno ad incrementare nel gallo la tendenza all’aggressività e in poche settimane il nostro piccolo pulcino sarà diventato un giovane galletto pieno di testosterone con la necessità di difendere il suo territorio e le sue amate galline.

Tra i consigli più utilizzati per gestire e diminuire l’aggressività di un gallo troviamo:

·        Muoverci lentamente all’interno del pollaio, senza fare movimenti bruschi e improvvisi. Per i galli ogni movimento ha un significato e movimenti errati o inconsulti potrebbero equivalere ad errore di comunicazione imperdonabile. Un movimento repentino potrebbe equivalere, nella mente di un gallo, ad un pericolo o ad un attacco;

·        Istruire il gallo insegnandogli che siamo noi il capo e che non ostacoleremo in alcun modo il suo scopo di vita, che è sintetizzabile in protezione delle sue galline e accoppiamento;

·        Procedere con rispetto della sua etologia e del lavoro da fare per insegnargli che entrare nel suo spazio non significa attaccarlo. Detto ciò, dobbiamo sempre considerare che stiamo pretendendo che esso porti avanti un compito molto impegnativo, chiedendogli di modificare il loro carattere innato e naturale;

·        Utilizzare un qualche oggetto riconoscibile come deterrente come, ad esempio, una frasca d’albero al fine di allontanare il gallo o dissuaderlo ad attaccare;

·        Dare segnali chiari e semplici perché se diamo segnali confusi potremo essere interpretati ambiguamente e il gallo potrebbe intendere che c’è un attacco in corso in una situazione in cui invece non è previsto alcun attacco;

·        Far presente ad ogni persona che si avvicina al pollaio di seguire le nostre indicazioni e prestare attenzione a non “lanciare sfide” involontarie.

Ripetendo tutti questi piccoli accorgimenti con continuità è possibile ridurre i comportamenti aggressivi del gallo e solo successivamente potremmo valutare l’opportunità di procedere con una sorta di vero e proprio esercizio finalizzato ad affermare “chi è il capo”.
La buona riuscita dell’esercizio consiste nel lanciare una sfida e nel “vincerla a tavolino” senza che in realtà si tenga di fatto alcun combattimento, riuscendo ugualmente in tal modo ad affermare la nostra “superiorità gerarchica”.
Il nostro obiettivo sarà sempre quello di riuscire a convincere il nostro gallo a rispettarci, riducendo al minimo possibili attacchi.

Nonostante ciò, gran parte del successo o del fallimento di questo programma di miglioramento comportamentale dipenderà da fattori al di fuori dal nostro controllo come ad esempio la genetica. Il comportamento naturale dei galli non è quieto e mansueto come quello di una gallina.

Il nostro porci come capi di livello superiore al gallo e la nostra supremazia non dovranno essere duri o violenti: saremo considerati degli ottimi allevatori se riusciremo a farci rispettare facendoci riconoscere come “autorità gentile”.

 

Uova con Guscio Molle: Cause e Rimedi

Quando ci rechiamo al pollaio per raccogliere le uova fresche offerte dalle nostre cocche non sempre troviamo nel nido un bell’uovo con il guscio duro. Accade spesso infatti di trovarci davanti a delle uova dal guscio molle o molto sottile, quasi invisibile.

Nella maggior parte dei casi, non è necessario allarmarsi per gli animali in quanto potrebbero esservi differenti cause che provocano questo fenomeno:

1)     Carenze nutrizionali di calcio e qualità di vita:

Questa è forse la ragione principale per cui si può verificare la deposizione di uova dal guscio molle, ovvero per una carenza nutrizionale di calcio e di vitamina E, vitamina B12 e vitamina D3, come fosforo e selenio, dunque a causa di un’alimentazione scorretta o sbilanciata che dovrà essere accuratamente modificata e integrata;

2)     Stress:

Una gallina può essere sotto stress per vari e diversi motivi dovuti ad esempio a spazi troppo ridotti, ad un forte sbalzo termico e ad eventuali predatori che si aggirano nel pollaio;

3)     Muta:

Il fatto che una gallina sia in muta può provocare la saltuaria deposizione di uova molli in quanto il calcio e le energie dell’animale sono concentrate nel far rinascere il nuovo piumaggio;

4)     Sistema riproduttivo immaturo:

Può capitare che il sistema fisiologico delle galline non sia ancora pienamente sviluppato ed efficiente al momento che iniziano ad uscire dall’ovidotto le prime uova.
Basterà dare alla gallina il tempo di qualche giorno per regolarizzare gli organi e tutto il processo affinché il problema delle uova molli si risolva da solo;

5)     Malattie o parassiti:

E’ possibile che una gallina deponga uova dal guscio molle in quanto ammalata, e quindi questo disturbo potrebbe essere il sintomo, ad esempio, dell’aver contratto la Malattia di Newcastle o una bronchite infettiva oppure essere anche il “campanello di allarme” che è in corso un’aggressione da parte di parassiti interni.
Nel caso di uova molli o senza guscio deposte da galline giovani o anziane c’è poco da fare; in questi casi l’inconveniente fa parte della natura dell’animale e si dovrà solo attendere deposizioni migliori.
Altro discorso, invece, nel caso il problema sia dovuto ad una carenza di calcio o altri nutrienti. In questo contesto sono molti i rimedi naturali che possiamo porre in atto. Innanzitutto è opportuno fornire alle galline un supplemento di calcio, aggiungendo del grit al mangime oppure anche triturando alcuni gusci di uova per mischiarli alla loro razione di cibo.
E’ anche possibile cuocere un uovo sodo e poi schiacciarlo interamente e somministrarlo alle nostre galline assieme ai loro alimenti quotidiani.
Se la causa è la semplice mancanza di calcio, i miglioramenti dovrebbero essere già visibili dopo 2/3 giorni.

Ricordiamo anche che galline troppo grasse potrebbero presentare problematiche nella deposizione di uova e solitamente, connesso a ciò, c’è alla base un’alimentazione scorretta, troppo ricca di scarti alimentari umani.

Le galline, in natura, riescono a percepire il proprio fabbisogno di calcio specifico, e se sono libere sul terreno ognuna saprà regolarsi autonomamente.
È infatti anche bene non eccedere, perché somministrare agli animali dose massicce di calcio a lungo andare potrebbe ripercuotersi negativamente sul funzionamento dei reni.

Nella situazione di “uova molli o senza guscio” è opportuno evitare di fornire alle galline spinaci freschi, barbabietola, pomodori e agrumi, che possono interferire con l’assorbimento del calcio.
Un rimedio naturale efficace può essere quello di aggiungere dell’aceto di mele all’acqua dell’abbeveratoio (1 cucchiaio per ogni 1,5 litri), in quanto è un alimento che aiuta ad aumentare i tassi di assorbimento del calcio.
Altre erbe ricche di calcio è possibile aggiungere alla loro dieta sono: erba medica, radice di bardana, camomilla, trifoglio, tarassaco, equiseto, senape, ortica, prezzemolo, menta piperita, foglie di lampone, rosa canina e crescione.

 

La Gallina Collo Nudo: Origini e Caratteristiche

La razza avicola Collo Nudo è nota per la sua caratteristica più vistosa che è, dal nome, l’assenza di piumaggio sul collo che la fa assomigliare ad un avvoltoio.
Altra caratteristica che la contraddistingue dalle numerose specie avicole è la deposizione di uova pesanti e dal guscio robusto. Questo perché una quota proteica della razione viene messa a disposizione delle uova anziché essere dirottata verso le piume e anche il guscio ne trae vantaggio in quanto a causa di una miglior dispersione termica queste galline non vanno incontro ad alterazione dell’equilibrio acido base.

La Collo nudo italiana è una selezione nazionale di galline a collo nudo provenienti dall’estero, probabilmente proprio dei Collo nudo di Transilvania. Più che di razza vera e propria si può parlare di varie selezioni locali a collo nudo, ottenuti da incroci differenti: ad esempio in Toscana essa spesso deriva da incroci con la Valdarnese bianca, mentre in Veneto essa derivava da incroci con la Padovana comune.
Caratteristiche comuni a quasi tutte le selezioni locali della Collo nudo italiana sono gli orecchioni bianchi, la pelle gialla e i tarsi giallastri o verdastri.

Per le specie omozigosi il collo si presenta completamente privo di piume; quando invece si parla di eterozigosi è presente un piccolo spazio di penne nella parte anteriore del collo.

Si tratta senza dubbi di una razza robusta e molto rustica, redditiva sia per le uova che per la carne.

La Collo nudo italiana è una buona ovaiola, infatti, depone circa 180-220 uova all’anno di colore marrone scuro. Il peso di solito si aggira tra i 2,5-3,2 kg per i galli e 1,8-2,2kg per le galline.
Sul mercato sono presenti anche molti ibridi a collo nudo, caratterizzati da peso maggiore, minor quantità di uova deposte e lieve tendenza alla cova.

Nella loro dieta non dovranno mai mancare ortaggi o verdure varie, come broccoli, cetrioli o melanzane. Oltre a questo, possono essere integrati anche cereali proteici, crusca e mais. 

Nella scheda dello standard FIAV COLLO NUDO ITALIANA sono riportate tutte le specifiche e le caratteristiche delle varietà riconosciute dallo standard italiano, così come risultano nell’elenco della FIAV (bianca, blu con o senza orlatura, collo oro, blu collo oro, selvatica, blu selvatica, collo argento, dorata frumento, dorata frumento blu, nera-rosso, blu-rosso, nera, sparviero).

I – Generalità
Origine
Pollo comune in Europa, di origine sconosciuta; fissato come razza in Romania e in Germania.

Anello
Gallo : 20
Gallina : 18

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE
Tipologia di pollo campagnolo, vigoroso e dal portamento di media altezza. Il corpo è rettangolare visto di profilo e inclinato posteriormente, la proporzione è 1 : 2. Parte del gozzo, collo e testa rosso, senza piume; sterno senza piume; piumaggio ben serrato al corpo; temperamento tranquillo.

III – STANDARD
Aspetto generale e caratteristiche della razza

1- FORMA
Tronco: di forma cilindrica allungata, leggermente inclinato. Nella gallina cilindrico e orizzontale.
Testa: di media grandezza; cranio, cresta e bargigli hanno la stessa larghezza visti di profilo; il piumaggio termina a punta nella parte posteriore. Nella gallina le piume sono arrotondate alla loro estremità. 
Becco: possente; colore uguale a quello dei tarsi, secondo la varietà.
Occhi: Iride rosso arancio; nelle varietà Nera e Blu Orlata il colore varia fino a rosso scuro.
Cresta
a) semplice: da piccola fino a media; la parte anteriore arriva appena sopra il becco; dentellatura di media profondità; lobo che termina ben arrotondato e che si distacca leggermente dalla nuca;
b) a rosa: perlatura il più fine possibile; non deve debordare dal cranio; senza infossature; spina non troppo lunga che segue la linea della nuca. 
Bargigli: di lunghezza media; il più arrotondati possibile; tessitura fine. Nella gallina a forma di semicerchio.
Faccia: rossa, con piccole piume sotto gli occhi.
Orecchioni: rossi; si distaccano il meno possibile dalla pelle della faccia e del collo.
Collo: senza piume; leggermente ricurvo ad “s”; pelle del collo rossa. Qualche piccola piuma sulla parte frontale del collo non è da considerare un difetto grave. Gozzo rosso e ugualmente senza piume, ma ricoperto per un terzo dalle piume laterali. Nelle giovani galline una pelle leggermente più chiara non costituisce difetto grave.
Spalle: arrotondate e poco prominenti.
Dorso: di media lunghezza; si ristringe leggermente verso il dietro. Groppa arrotondata con lunghe lanceolate e senza formazione di cuscinetti.
Ali: di media lunghezza; ben serrate al corpo.
Coda: continua la linea del dorso, appena rilevata; di media lunghezza; ben sviluppata e con numerose falciformi. Nella gallina più orizzontale portata mediamente alta.
Petto: pieno; guarnito da ambedue le parti da piume, tuttavia il piumaggio laterale deve ricoprire completamente il petto. Nella gallina pieno e profondo.
Zampe: possenti; impiumate a file di modo che le parti nude sono ricoperte, salvo ai lati interni o verso il basso dove un piccolo triangolo deve restare sguarnito. Tarsi di ossatura fine; di media lunghezza; senza piume; colore secondo la varietà. Dita dritte e ben allargate.
Ventre: largo e ben sviluppato. Nella gallina ben sviluppato.

3 – PIUMAGGIO
Conformazione: ben serrato al corpo; corpo ricoperto da piume disposte a file di modo che tutte le parti siano ben ricoperte.