Come dire addio al Fango nel Pollaio

Anche se il vostro pollaio è posizionato in un area di terreno in cui nelle stagioni più calde è presente erba verde, è possibile che in inverno, a causa di freddo, neve ed acquazzoni, si formi uno strato superficiale di fango difficile da eliminare vista la stagione molto rigida.
Questo ambiente è molto nocivo per le galline in quanto questi esemplari non sopportano l’umidità che può causare loro raffreddori molto pericolosi, e, soprattutto il fango, mescolato alle loro deiezioni, diventa zona ideale di proliferazione di batteri che, attraverso il sistema digerente, sono in grado di causare gravi danni all’organismo degli animali.

Oltre a ciò, vivere in un ambiente fangoso sottopone le galline ad avere costantemente le zampe sporche, fattore che si ripercuote anche sulla zona di deposizione, provocando la fuoriuscita di uova sporche di terra, dannose per l’uomo e per la nascita dei pulcini.

Spesso, per ovviare il problema, viene posizionata una tavola o alcuni mattoni a terra ma questa si rivelerà nel tempo una soluzione poco risolutiva in quanto il fango, in questo modo, non verrà eliminato del tutto dal pollaio.
Esistono invece alcune soluzioni pratiche per risolvere il problema in maniera definitiva:

– Realizzare nel terreno intorno al pollaio un’area con ghiaia fine alta circa 10 centimetri e delimitata da mattoni di contenimento in modo che l’acqua filtri al di sotto e la pavimentazione superficiale si mantenga pulita;

– Creare per il pollaio una base in cemento, anche rialzata da terra, e dare al terreno circostante una leggera pendenza realizzando anche fossette di scolo, in modo che l’acqua non ristagni ma che abbia più facilità a defluire via;

– Rivoltare il terreno fangoso con una vanga, in modo da eliminare la zona acquitrinosa portando invece in superficie terra più compatta e asciutta;

– Disseminare il recinto e la zona dove razzolano le galline di tronchi e altri punti di appoggio sopra-elevati aggiungendo nell’acqua degli abbeveratoi vitamine che possano aiutare il sistema immunitario delle galline a combattere contro virus e batteri;

– Stendere un po’ di sabbia a cui aggiungere uno strato di paglia e trucioli di legno, e infine mettere ancora sopra alcune assi di legno da rimuovere poi una volta passato l’inverno;

– Creare una copertura più ampia sopra alla zona del pollaio, con una pergola in legno, oppure anche con una recinzione munita di tetto a spiovente con telo resistente plastificato. Sarebbe però opportuno che sulla zona fangosa arrivassero comunque i raggi diretti del sole, che sono il migliore alleato nell’uccisione dei batteri dannosi per le galline.

 

 

 

I Requisiti Fondamentali per il Pollaio Perfetto!

Per qualsiasi animale domestico che decidiamo di accogliere nelle nostre case, dobbiamo prima di tutto considerare se riusciamo a garantire loro il massimo benessere.
Se non disponiamo dello spazio necessario, se siamo spesso fuori casa e se non possiamo dedicare loro il tempo necessario, è meglio attendere e posticipare questa intenzione di adottare un animale da compagnia.

Pensando alle galline, se consideriamo i piccoli pollai da giardino, dobbiamo sapere a priori che in questo contesto gli animali diventeranno esattamente come cani e gatti e si affezioneranno con estrema facilità al loro padrone dedicandogli numerosi gesti di affetto.
Poi, al di là dell’aspetto affettivo, ci sono i bisogni fisiologici ed etologici da dover conoscere e rispettare, prendendosi l’impegno di soddisfarli al meglio, in modo che la loro vita quotidiana sia più sana possibile.

Tra queste necessità fondamentali troviamo tre fattori determinanti a cui è doveroso guardare con attenzione per la salute e il benessere delle nostre galline:

–         lo spazio disponibile per ogni animale all’interno del ricovero;

–         la temperatura, l’umidità, la luce e l’aerazione all’interno del ricovero;

–         l’igiene della lettiera all’interno del ricovero.

Lo spazio, per le galline, è un requisito fondamentale per il loro benessere, sia fisico che psichico: lo spazio esterno per razzolare non deve mai mancare in quanto il movimento con le zampe stimola il loro metabolismo e aumenta le difese immunitarie oltre al fatto di garantire agli avicoli la possibilità di aprire e distendere le ali.
Lo spazio interno è altrettanto importante in quanto animali che vivono in situazione di sovraffollamento per troppe ore si stressano facilmente e presentano irritabilità e aggressività, diminuendo anche la produzione di uova e ammalandosi più facilmente.
Per questo motivo, lo spazio necessario all’interno del ricovero notturno è di almeno 1 mq ogni 3 galline adulte di piccola/media taglia. Dello spazio totale, circa un terzo dovrà essere poi destinato ai posatoi, in quanto le galline amano dormire appollaiate.
Per quanto riguarda invece l’esterno sarebbero ideali 10 mq a gallina, partendo da un minimo di 5/6 mq per ognuna.

Fondamentale per il benessere delle nostre galline all’interno del ricovero è il controllo e la gestione di temperatura, umidità, luce e aerazione.
La temperatura all’interno del ricovero deve essere una mitigazione di quella esterna, dunque: se siamo in estate e fuori fa molto caldo, all’interno del ricovero le galline dovranno trovare un ambiente più fresco; mentre, al contrario, se siamo in inverno e fa molto freddo, dovrà esserci qualche grado in più all’interno della casetta.
Il legno è un materiale ottimo in tal senso, ancor meglio se il pollaio dispone di un tetto coibentato. In media la temperatura corporea di una gallina si aggira attorno ai 42°C e l’habitat ideale per loro è quello con una temperatura compresa tra i 12°C e i 25°C.

Per evitare il formarsi di umidità all’interno del ricovero la prima cosa da fare è scegliere di collocarlo in un luogo dove il terreno sia ben asciutto e in caso predisporre una base di separazione che lo isoli dal contatto diretto con la terra.
Oltre a ciò, l’umidità può formarsi anche all’interno del ricovero per via della respirazione delle galline e delle deiezioni: è qui che entra in gioco l’aerazione, grazie alla quale dovremo essere in grado di tenere l’umidità sempre al di sotto del 70%.
L’aerazione all’interno del ricovero è un fattore determinante per la salute delle galline, ed è fondamentale che vi sia ricambio costante d’aria ma senza che si creino correnti, in quanto questi animali sono molto sensibili a raffreddamenti e più in generale a contrarre malattie riguardanti l’apparato respiratorio.
Un modo idoneo e raccomandato per far entrare l’aria all’interno del ricovero è quello di utilizzare una finestrella con apertura “a vasistas” che permette appunto all’aria esterna di entrare dentro senza colpire direttamente gli animali, ma di miscelarsi prima, secondo una certa circolazione, a quella già presente all’interno.

Anche la luce all’interno del ricovero svolge un ruolo fondamentale per la vita delle galline in quanto fa bene al loro organismo ed ha anche un’azione disinfettante su microbi e batteri. Per garantire ai raggi del sole di entrare nel pollaio dovremo dunque dotare la nostra casetta di apposite finestre sempre protette da una griglia in metallo anti-predatore. La luce solare oltretutto funge anche da “orologio biologico” delle galline, che ne determina il ciclo-circadiano di sonno-veglia e la 
deposizione delle uova.

Per la stabilità di tutti i parametri ambientali all’interno del ricovero, la lettiera ricopre un ruolo chiave.
Una buona lettiera assorbe ottimamente le deiezioni, protegge dall’umidità e oltretutto, grazie alla fermentazione, sviluppa calore.
Una lettiera ben fatta deve avere uno spessore minimo di 10 centimetri e può essere realizzata con trucioli di legno, segatura, paglia o, meglio ancora, truciolo depolverato di faggio.

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HenPower: L’Innovativo Progetto Pet-Therapy

HenPower è un innovativo progetto di pet therapy che prevede l’utilizzo da parte dei pazienti in difficoltà di galline ornamentali, anziché di animali tradizionali come cani, gatti o cavalli.
Il progetto è nato nel nord-est dell’Inghilterra nel 2011 da Equals Arts, un’associazione di beneficenza che supporta l’invecchiamento creativo e sostiene le persone anziane del Regno Unito.
Tutto ebbe origine da sei galline e un pollaio vecchio ed usato ma l’iniziativa ebbe così tanto successo che ad oggi è diffuso in oltre quaranta strutture come scuole, case di cura e ospedali psichiatrici in Inghilterra e Galles.

L’obiettivo principale di HenPower è aiutare le persone più vulnerabili a ritrovare uno scopo nella vita, offrendo loro cure incentrate sulla relazione: le galline offrono numerosi stimoli e i volontari di Equal Arts hanno notato che con la loro introduzione è aumentato l’uso degli spazi esterni. I pazienti delle strutture di accoglienza vogliono infatti uscire all’aria aperta per guardare i buffi atteggiamenti dei pennuti e interagire con loro.

La convivenza con un animale domestico offre spesso alle persone anziane una seconda giovinezza, contrasta la solitudine ed ha effetti positivi sulla loro salute.
Anche la scienza ha ormai iniziato a comprenderne l’immenso valore terapeutico scoprendo, ad esempio, che la vicinanza di un animale aiuta a combattere solitudine e la depressione, riducendo il rischio di attacchi cardiaci e dimezzando la possibilità dell’insorgere di allergie.
Uno studio condotto dalla Northumbria University ha confermato gli effetti positivi del progetto HenPower, documentando come abbia migliorato la salute e il benessere degli anziani e ridotto la depressione e la necessità di assumere farmaci antipsicotici.

Nonostante la cultura popolare voglia le galline sciocche e svampite, i polli sono animali intelligenti, con capacità logiche capaci di competere con quelle di alcuni primati, e perfino empatici.

Questo progetto si è via via diffuso anche nel nostro territorio, dove grazie all’associazione Vidas di Milano, nel 2014 si sono avviati i primi tentativi di approccio tra le galline e i pazienti in difficoltà. Il loro obiettivo è quello di coinvolgere i pazienti più anziani a trasmettere insegnamenti e a raccontare aneddoti di storie di vita con le galline.

Oltre a questo, il progetto si basa sui principi base della pet therapy, che consiste nel trarre benefici dal contatto con un animale per aiutare persone con particolari disturbi psichici e fisici.
La pet therapy contribuisce quindi, assieme a terapie mediche tradizionali, a migliorare lo stato di salute di chi si trova in particolari condizioni di disagio, derivanti da disfunzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive.
Oltre che per i bambini e agli anziani semplicemente “soli”, la pet therapy è indicata per persone con disabilità, ritardi mentali e anche per pazienti psichiatrici.

In America, in molti Stati, i regolamenti urbanistici non prevedono sia possibile gestire un pollaio domestico, ma già dal 2014 si sono succeduti vari episodi di riconoscimento della possibilità di tenere galline in giardino con scopo terapeutico per i piccoli di casa.
Il primo caso in Florida, dove una famiglia ha ottenuto l’autorizzazione legale ad accudire galline in una cittadina dove sono vietati per ragioni di quiete pubblica, proprio perché medici e psicoterapeuti hanno confermato i miglioramenti su un bambino autistico.

Nell’agosto 2014 a Brownsburg, nell’Indiana, ad altre 5 galline è stata riconosciuto il ruolo nel contribuire ad accrescere la qualità della vita di un bimbo autistico. Il piccolo infatti ama trascorrere gran parte del suo tempo in compagnia delle galline accudendole, provvedendo alla pulizia del pollaio, dedicandosi alla loro alimentazione con mangimi e altro cibo e pare che questo rapporto tra il bambino e le galline lo abbia aiutato a superare un forte senso di ansia, che gli rendeva la vita difficile da affrontare e complicata.

Altro caso simile a Perry, nell’Illinois, dove una giovane coppia di neo genitori ha dovuto lottare per poter mantenere la pet therapy con le loro 8 galline dimostrando che la terapia produceva miglioramenti delle funzioni sociali, emotive, e cognitive dei figli autistici.

Pensando al passato, già nel 1800 le galline erano impiegate negli istituti psichiatrici per calmare i pazienti.
La decisione di utilizzare le galline nella pet therapy, solitamente galline ornamentali, come la Padovana, la Moroseta o l’Olandese ciuffata, che sono di indole abbastanza mite, è infatti dovuta anche alle positive esperienze di Stati Uniti e Regno Unito, dove già da anni, presso le strutture sanitarie, sono utilizzati con i pazienti anche animali “meno convenzionali”.

 

Perchè le Uova hanno il guscio di Colori Diversi?

Se siamo abituati ad avere soltanto uova acquistate in supermercato potremmo pensare che la colorazione del guscio sia unica per tutte le uova: marroncino chiaro.

Nella realtà esistono molte uova colorate come verdi, blu e marrone scuro. Questo perché le razze avicole che depongono queste uova dagli splendidi colori razze che fortunatamente restano lontane dal “giro” commerciale di largo consumo, riservate agli amatori e agli appassionati che ricercano, per il proprio auto-consumo di uova, di avere un cestino sempre più vario e colorato.
Quali sono le ragioni delle differenti pigmentazioni del guscio?
A differenza di quanto si crede, ciò non dipende dalla loro alimentazione in quando il cibo può influire sulla colorazione del tuorlo, ma non su quella del guscio, che è invece in relazione in primis alla razza di appartenenza (fattori genetici) e poi alla fisiologia del singolo esemplare per ciò che riguarda la tonalità del cromatismo.
Inoltre, una diversa colorazione del guscio non implica affatto di per sé alcuna differenza in fatto di caratteristiche nutrizionali e organolettiche dell’uovo.

Il colore del guscio delle uova dipende da un liquido lubrificante che viene spalmato sopra al guscio quando l’uovo transita nella parte finale spugnosa dell’ovidotto e che serve appunto a facilitarne la deposizione.
Questa sostanza è di colore diverso nelle varie razze e infatti, se prendiamo molte uova di differenti colorazioni e le rompiamo, al loro interno esse risulteranno comunque tutte bianche, appunto perché la colorazione avviene soltanto sulle pareti esterne.

In tutto ciò c’è una sola unica eccezione, ovvero quella rappresentata dalle “uova blu” di Araucana: in questo caso la colorazione coinvolge la genesi stessa del guscio, e non è un’aggiunta nella fase finale di passaggio nell’ovidotto, per questo motivo il guscio dell’uovo di Araucana è azzurro anche al suo interno.

Le variazioni di colore del guscio nella gamma dal bianco al marrone sono dovute alla deposizione sulle pareti esterne dell’uovo di protoporfirina, nella razza Marans, ad esempio, la deposizione di questa sostanza è così abbondante che le uova sono molto dure e di un bel colore cioccolato scuro.
ll pigmento che dona alle uova il colore azzurro-verde è invece la biliverdina, che si mescola fin da subito alle sostanze che danno origine e forma all’uovo e per quanto riguarda infine le uova bianchissime, questo risultato è dovuto alla presenza del gene inibitore pr, che blocca la fuoriuscita di protoporfirina.

La tonalità del colore del guscio dell’uovo può variare anche tra animali della stessa razza e addirittura anche tra quelle deposte dalla medesima gallina, a causa di fattori fisici intrinsechi, all’età dell’animale e da quanto tempo l’uovo permane ogni volta nella parte finale dell’ovidotto.

Le principali Differenze tra la Cova Naturale ed Artificiale

Il primo modo per vedere nascere e allevare i pulcini è avere un gallo all’interno del pollaio in maniera tale che gli animali possano riprodursi naturalmente.
Un altro modo, ad oggi molto diffuso, è quello di acquistare delle uova fertili da far covare alle galline oppure in alternativa da inserire all’interno di un’incubatrice per uova.
Il rischio maggiore in questo caso, è quello di avere delle uova non fertili, e per questo motivo è consigliabile che l’acquisto di uova feconde sia effettuato presso allevatori esperti e possibilmente recandosi di persona per il ritiro in maniera tale da evitare possibili ed eventuali danni nel trasporto che potrebbero comprometterne la fertilità.

Una volta nati, i piccoli avranno bisogno di cure e attenzioni particolari, come ad esempio fornire loro specifici abbeveratoi e mangiatoie e in particolar modo dare loro un mangime specifico che li aiuti all’accrescimento in questo delicato momento di vita.
Per quanto riguarda lo spazio a loro necessario, se i nostri pulcini saranno presi in cura dalla mamma chioccia sarà sufficiente tenerli insieme a lei per le prime 8 settimane dalla schiusa, mentre se si saranno schiusi in un’incubatrice sarà necessario spostarli in una allevatrice con una speciale luce ad infrarossi.

Vediamo ora due differenti tipi di cova: Naturale ed Artificiale.

1)     Pulcini nati da uova covate dalla chioccia con cova naturale:

Considerato che non tutte le razze di gallina hanno la tendenza alla cova, quando la chioccia avrà deposto le sue uova entrerà nel periodo di cova in modo naturale e per circa tre settimane coverà costantemente fino a quando queste non si schiuderanno, con la nascita dei pulcini.
Per indurre una chioccia alla cova un suggerimento utile è quello di lasciare le uova nel nido di deposizione. In questo periodo la chioccia coverà le uova prestando attenzione a spostarle e girarle in modo tale da fornire calore uniforme a tutte.
La chioccia uscirà dalla cova solo per poco tempo e in quel breve lasso di tempo si dedicherà a mangiare, bere e fare il bagno di terra. In questa fase potrebbe essere consigliabile tenere la chioccia in uno spazio separato dal resto degli animali del pollaio per evitare che gli altri capi la disturbino.

2)     Pulcini nati da uova che si schiudono in un’incubatrice con cova artificiale:

In assenza di galline con attitudine alla cova ci si affida ad un’incubatrice detta anche “chioccia artificiale”, è il metodo tecnologico più diffuso al giorno d’oggi che consente di portare comunque a schiusa le uova senza la chioccia.
L’incubatrice infatti mantiene una temperatura costante e gira spostando in modo automatico le uova ogni due ore per circa 21 giorni.
L’utilizzo delle incubatrici richiede molta attenzione e un costante controllo del suo regolare funzionamento: al loro interno infatti devono essere riprodotte tutte le condizioni che le chiocce riescono a garantire ai pulcini naturalmente e dunque il calore, l’umidità e il movimento delle uova.
Tenendo conto che prima dell’incubazione le uova possono essere conservate per una settimana, le successive tre fasi più critiche dell’incubazione artificiale sono:

–         la conservazione delle uova: si potrebbe osservare la mancata formazione del sistema nervoso e in tal caso, escluso che si tratti di mancata fecondazione, si tratterebbe di un problema di conservazione che ha causato la morte embrionale del pulcino;

–         la regolazione della temperatura: se i pulcini al 18° giorno sono morti allora probabilmente vuol dire che c’è stato un problema di regolazione della temperatura;

–         la regolazione dell’umidità: se i pulcini al 18°/21° giorno sono morti allora probabilmente vuol dire che c’è stato un problema di regolazione dell’umidità.

 

4 Trucchi per capire se le Uova sono Fresche

Un dubbio molto comune e diffuso nelle nostre case è se le uova acquistate sono ancora fresche.
Spesso, infatti, non ricordiamo bene quando sono state comprate e se per caso nella loro scatola la data di scadenza non è più visibile o è stata involontariamente rimossa, subito sale il dubbio se siano o meno fresche, soprattutto nel caso in cui siano uova di casa delle nostre amiche cocche.

Vediamo quindi di chiarire la questione: In generale, dal momento della deposizione nel nido, le uova possono essere consumate entro un arco di tempo di circa 3 settimane, ma ovviamente è meglio consumarle nei primi 7 giorni.

Detto ciò, esistono diversi trucchi per capire se delle uova sono fresche o comunque ancora buone da mangiare. Alcuni richiedono la rottura dell’uovo per analizzarne il contenuto interno di albume e tuorlo, altri invece sono attuabili anche con l’uovo intero.

1. LA PROVA DELL’ACQUA:

Il primo trucco utile per sapere se l’uovo è ancora fresco è quello di immergerlo in un bicchiere d’acqua con un pugnetto di sale: se vi rendete conto che affonda, allora è davvero fresco e potete cucinarlo come preferite. Se invece resta a metà bicchiere, di certo non è da buttare, ma non è abbastanza fresco per essere mangiato alla coque ed meglio prediligere una bella frittata. Se invece galleggia, in questo caso vi suggeriamo di non mangiarlo perché l’uovo è proprio da buttare;

2. ROMPERE L’UOVO NEL PANIERE:

Il secondo trucco da usare per verificarne la freschezza consiste nel rompere l’uovo in un piatto: se il tuorlo ha una forma che ricorda quella di una cupola ed è perfettamente compattato all’albume, l’uovo è freschissimo. Se il tuorlo è piatto e l’albume acquoso, l’uovo non è fresco ma può essere usato in cucina diversamente cuocendolo bene. Infine, se il tuorlo non è compattato all’albume ed è opaco, non può essere utilizzato. Col passare dei giorni l’albume subisce una serie di reazioni enzimatiche che ne modificano la viscosità: l’uovo non è fresco quando l’albume tende a liquefarsi ed il tuorlo si rompe facilmente. Quando l’uovo è fresco, la separazione del tuorlo dall’albume è netta. La degradazione dell’albume è notevolmente accelerata quando viene conservato a temperature superiori a 8°C;

3. AGITIANDO L’UOVO:

Il terzo trucco è scuotere l’uovo: se sentiamo un rumore simile al “tac tac”, vuol dire che il tuorlo dell’uovo sbattuto non è più compattato all’albume, dunque non è fresco;

4. LA PROVA DELLA LUCE:

L’ultimo trucco è mettere in controluce l’uovo: se la camera d’aria all’interno del guscio è molto dilatata l’uovo è ormai scaduto; al contrario, se la camera d’aria di piccole dimensioni, l’uovo è fresco.

Dalla Russia: la Gallina Orloff

La gallina di razza Orloff è una razza avicola proveniente dalla Russia e diffusa anche in molti altri paesi.
Si presentano con un aspetto maestoso ed elegante, con numerose sfumature nel piumaggio, tipiche nel loro genere.

Per quanto riguarda le sue origini, queste sono radicate nella provincia di Gilan, nel nord dell’Iran dove a quel tempo era molto conosciuta la razza Chilianskaia. La teoria più accreditata dagli studiosi, circa l’origine della razza Orloff, ritiene che alcuni esemplari della Chilianskaia furono portati dalla provincia di Gilan fino a Mosca, in dono al conte Alexei Grigoryevich Orloff Techesmensky e che da queste si sia poi originata la razza ribattezzata come Orloff proprio in onore del loro nobile possessore.
Successivamente fino agli anni ’70, la razza Orloff è stata conservata separatamente nell’URSS e nella RDT, quindi ora possiamo considerare diversi rami indipendenti della razza Orloff, la tipologia russa e la tipologia tedesca, perché gli standard di razza tedeschi differiscono da quelli russi.

Oggi, dopo gli eventi storici delle due Guerre Mondiali e i successivi cambiamenti socioeconomici, la razza Orloff è considerata gravemente a rischio di estinzione.

La caratteristica più importante, specialmente negli esemplari maschi, è il piumaggio facciale che è caratterizzato dai favoriti uniti e dall’abbondante barba che ricopre tutto il corpo.
È una razza molto rustica che resiste senza difficoltà alle temperature più fredde, infatti, è in grado di deporre uova anche negli inverni più rigidi.

Ha il collo robusto e arcuato, i bargigli piccoli, il becco scuro e curvo e il volto rossastro, con gli occhi leggermente infossati. I polli Orloff sono barbuti, hanno zampe gialle e cresta a cuscinetto. Esistono in tre varietà di colore: rosso, bianco e chiazzato.

L’espressione di questa gallina è spesso descritta come “cupa” e “vendicativa” ma nonostante le loro fattezze possano farla assimilare a qualche possente razza combattente, sono in realtà animali dal temperamento mansueto. Le galline di razza Orloff hanno infatti un temperamento molto attivo e vigile e al tempo stesso sono fiduciose e indipendenti. Dedicandogli un’attenzione regolare risultano molto mansuete e facilmente gestibili.

Amano gli ampi spazi, ma possono essere allevate anche in spazi più ridotti, pur sempre con disposizione di pascolo dove poter razzolare, come ad esempio in un giardino.

Producono circa 160-180 uova/anno di colore marrone chiaro e le chiocce sono ottime madri.

 

Il Pollo Braekel

Il braekel è una delle razze di galline più antiche d’Europa dalla regione del comune di Braekel in Belgio.
La sua storia risale almeno al 1416, infatti da un atto notarile di quell’anno venne citato il commercio di pollame Braekel tra Oudenaarde e Nederbraekel.
L’evoluzione di questo esemplare di pollo ha portato alla nascita di diverse varianti di Brakel: nel Belgio ad esempio si è diffusa la Zwartkop Brakel, che significa “Brakel dalla testa nera”.
A causa degli incroci tra i diversi tipi, la diversificazione è scomparsa e questo ha portato a un tipo di razza. Nel 1926 questa gallina si chiamava ancora Kempische Brakel e solo nel 1962 cambiò nome in Brakel.

Sono famose per gli elevati numeri di uova che producono, da quando hanno circa 4 mesi di vita: esse, infatti, sono in grado di deporre da 150 a 180 uova bianche all’anno di circa 65 grammi ciascuna.

I polli Brakel sono caratterizzati da un fisico allungato e robusto, con petto ben arrotondato ed esteso. La testa, distinta da una pigmentazione scura, è leggermente appiattita ed ornata da una cresta abbastanza grande, che piega su un lato ed è anch’essa particolarmente pigmentata con una base purpurea.
Gli orecchioni, di media grandezza, sono bianchi e nella gallina tendono al bluastro, a differenza del colore più chiaro degli orecchioni del gallo. L’iride degli occhi è bruno scuro, quasi nero, con l’orlo caratterizzato da melanismo mentre le palpebre sono spesse e nerastre.
Le ali si presentano lunghe e ben serrate al corpo, con le estremità nascoste sotto il piumaggio della groppa e la coda, abbastanza lunga è caratterizzata da una grande quantità di piume.

Le colorazioni principali di questa specie sono oro, argento, bianca, nera e blu con differenti sfumature e tonalità.

In natura amano scorrazzare all’aperto, potrebbe anche andare bene un grande recinto protetto da una rete alta data la loro abilità al volo.

Caratterialmente sono molto timide e non amano il contatto con l’uomo

Non sono molto inclini al contatto con l’uomo, anzi, sono galline timide ed il loro carattere dipende molto dalle attenzioni e dalle cure che ricevono.

Di seguito alcune generalità riportate dalla FIAV:

I – GENERALITA’

Origine
Razza un tempo comune in Belgio.

Uovo
Peso minimo g. 55
Colore del guscio: bianco.

Anello
Gallo : 18
Gallina : 16

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE
Pollo robusto dalla forma di pollo campagnolo e dal portamento medio alto; coda abbastanza rilevata con piumaggio abbondante; piumaggio con tipica barratura; temperamento vivace.

III – STANDARD
Aspetto generale e caratteristiche della razza

1- FORMA
Tronco: rettangolare, robusto, largo con forme arrotondate.
Testa: di una buona media grandezza; larga e leggermente appiattita.
Becco: abbastanza possente; blu con punta color corno chiaro.
Occhi: iride bruno scuro che sembra nero; palpebre spesso nerastre.
Cresta: semplice, di media grandezza e di tessitura un po’ grossolana; 5/6 larghi dentelli; lobo che segue la linea della nuca senza appoggiarvisi. Nella gallina piegata dopo il primo o secondo dentello.
Bargigli: di una buona media grandezza.
Faccia: con presenza di piccole piume. Nella gallina pigmentazione blu nella parte inferiore della faccia.
Orecchioni: di grandezza media; bianco bluastro. Nella gallina più bluastri che nel gallo.
Collo: di media lunghezza, mantellina abbondante.
Spalle: larghe.
Dorso: leggermente inclinato verso il dietro. Groppa ben impiumata. Nella gallina più orizzontale.
Ali: ben serrate al corpo; lunghe con le estremità nascoste sotto il piumaggio della groppa.
Coda: portata abbastanza alta, con numerose falciformi lunghe e larghe. Nella gallina larga e portata abbastanza aperta.
Petto: profondo, largo e carnoso.
Zampe: gambe forti e poco visibili. Tarsi di media lunghezza, fini; blu ardesia. Dita ben allargate; unghie bianche.
Ventre: largo e pieno. Nella gallina molto sviluppato.

2 – PESI
GALLO : Kg. 2,0 – 2,75
GALLINA : Kg. 1,75 – 2,25

 

Le Galline hanno il Gozzo Gonfio: Cause e Rimedi

Cosa fare se il gozzo delle nostre galline si presenta gonfio e apparentemente ostruito? Come curarlo e come prevenirlo?
Il gozzo, è una parte fondamentale del sistema digestivo di un pollo ed è in esso che inizia il processo di digestione del cibo.
Il fenomeno di ostruzione del gozzo si verifica frequentemente e si manifesta nell’animale con un generale deterioramento dello stato generale di salute.

Le cause principali che scatenano questa fastidiosa patologia sono:

·        Disturbi alimentari: infatti spesso, mangiare in diversi momenti della giornata si traduce in intervalli significativi tra i pasti. Ciò influisce negativamente sugli organi digestivi degli animali in quanto essendo affamati possono mangiare troppo cibo in poco tempo provocando un vero e proprio trabocco di gozzo. Se il pollo è sano, il cibo andrà dritto allo stomaco mentre negli altri soggetti più deboli e malati il cibo potrebbe accumularsi nel gozzo, provocando blocco e infiammazione;

·        Mancanza di liquidi: la disfunzione del gozzo può essere causata anche da una mancanza di liquidi infatti è l’acqua che spinge il cibo nello stomaco, dove viene digerito. Per questo, è importante controllare non solo la tempestività dell’alimentazione, ma anche la regolarità dell’approvvigionamento idrico;

·        Scarsa qualità del mangime: il blocco può essere causato da mangime contenente grandi pezzi di frammenti, infatti, a volte i polli ingoiano accidentalmente steli e rami grandi o resistenti. In questo caso, gli steli provocano un blocco del gozzo e possono danneggiare gli organi;

·        Mancanza di vitamine e minerali: lo sviluppo del disturbo può essere dovuto anche a causa di una quantità insufficiente di vitamine e altri elementi utili nel corpo degli uccelli. La causa più comune di problemi è una carenza di vitamine B2 e B12.

Gli animali che sviluppano questa patologia sono visivamente colpiti a livello fisico e manifestano segni di debolezza, mancanza di sete e appetito, affaticamento respiratorio e aumento della temperatura corporea.
Per questo motivo è possibile identificare il blocco del gozzo dall’aspetto del pollo: se il sacco del timo di un uccello viene costantemente ingrandito, indipendentemente dal cibo, ciò indica una violazione della sua pervietà. Il modo più semplice per identificare la violazione è negli uccelli che non hanno piume spesse nella zona del collo.

Quando viene bloccato, il sacco del timo acquisisce una consistenza dura e assomiglia a una palla densa. In concomitanza a questo, il pollo svilupperà problemi respiratori ad intermittenza.
In caso di infiammazione comparirà un liquido trasparente o giallastro che verrà rilasciato dal becco. In questo caso, deve essere isolato dal resto dei polli e massaggiato gradualmente con acqua tiepida.

Anche l’alimentazione del pollame è importante e per questo si consiglia di nutrire gli animali con cibi eccezionalmente morbidi come porridge tritato bagnato, patate bollite e schiacciate fiocchi di latte, uova sode e kefir.

Identificando tempestivamente il problema, vale la pena provare ad ammorbidire il cibo che è presente all’interno e provare a somministrare loro anche olio vegetale e acqua. I procedimenti da seguire sono i seguenti:

1)     versare una miscela di olio e acqua nella gola dell’uccello con una siringa;

2)     eseguire un massaggio alla foca;

3)     posizionare il pollo sottosopra;

4)     spingere il nodo alla gola;

5)     agitare delicatamente di tanto in tanto.

Se questo metodo non ha dato i risultati desiderati, si consiglia di iniettare una soluzione debole di permanganato di potassio nella gola. Questo dovrebbe essere fatto con un tubo di gomma morbida.

Se si incontrano di frequente questi problemi negli animali si consiglia di separare il pollame con gozzo intasato dagli altri polli e di seguire una dieta speciale. Durante il periodo di terapia, gli animali devono essere alimentati solo con cibi morbidi.

Per curare la patologia, è necessario identificarla in tempo e adottare immediatamente le misure appropriate per escludere altri problemi di salute.

Le principali complicanze della malattia includono lesioni infiammatorie del gozzo e dell’intestino. Con la cronicità del processo, c’è il rischio di danni all’esofago, funzionamento alterato dei reni e del fegato e, nel peggiore dei casi, possibile soffocamento dell’animale.

 

Il Cane Mastino Tibetano

Il Mastino Tibetano è una razza canina molossoide originaria del Tibet, dove viene da secoli impiegata come cane da guardia.
Le origini di questa razza derivano dal prototipo razziale dei Molossoidi, grandi cani da montagna selezionati in epoca protostorica nel Medioriente, dove la nascente pastorizia aveva mostrato la necessità di selezionare un grosso cane difensore del gregge.
Successivamente, dalla Mesopotamia, il molossoide si diffuse nell’antico impero persiano e da lì al Caucaso, all’India ed a tutti i paesi dell’Himalaya, dando origine a diversi ceppi locali: tutti cani accomunati da una certa tipologia caratteriale forte, dominante, territoriale e protettiva verso la famiglia umana, ma con varianti morfologiche dovute alle diversità climatiche e del territorio.

Tra le tante, la razza che, in ragione dell’isolamento, ha meglio conservato le caratteristiche dell’antenato comune è appunto il mastino tibetano: studi recenti hanno infatti dimostrato che questo esemplare ha una linea genetica che si può riscontrare in altri cani da montagna come il Bovaro del bernese, il Cane di San Bernardo ed il Leonberger.

Nei secoli successivi, i rari esemplari di mastino tibetano pervenuti in Europa furono conseguentemente trattati come delle belve esotiche e, come tali, esposte negli zoo. I primi tentativi di allevamento occidentale risalgono agli Anni ’20-30, per opera degli inglesi con l’importazione di soggetti che però non hanno avuto discendenti fino ai nostri giorni.

A partire dall’anno 2000 circa, grazie alla relativa apertura dei confini tibetani da parte della Cina e al crescente interesse degli stessi cinesi per questa razza, si ha avuto una progressiva diffusione di nuovi soggetti, a volte chiamati di “tipo cinese”, che nella maggior parte dei casi sono sia caratterialmente che morfologicamente differenti dal molosso tibetano originale. Ed in effetti sono in molti a nutrire dei seri sospetti su questa selezione cinese, che ha, di fatto, dato vita ad una ‘varietà’ precedentemente sconosciuta e mai documentata nelle terre di origine.

Il Mastino Tibetano si caratterizza fin da cucciolo per la sua imponenza e da adulto raggiunge un’altezza media di 66 cm al garrese per i maschi e 61cm per le femmine.
Il pelo è foltissimo e sul collo forma una grossa criniera che conferisce al volto un aspetto leonino davvero inconfondibile. La coda è arrotolata sulla schiena, di lunghezza media, dotata di pelo abbondante.
La sua possanza è data non solo dalle dimensioni notevoli ma anche dalla struttura ossea forte e dalla muscolatura massiccia, molto sviluppata nella parte anteriore del corpo. Le colorazioni del mantello variano dal fulvo, al nero focato, passando per il nero assoluto, il rosso e in piccola percentuale anche il grigio-blu.

La robustezza e l’adattabilità di questa razza canina a qualsiasi tipo di ambiente fanno del Mastino Tibetano un cane longevo che vive per circa 14-15 anni, dal metabolismo lento, perfettamente in grado di vivere all’aperto anche tutto l’anno.

In casa sono di carattere tranquillo, passano gran parte del loro tempo a sonnecchiare, sempre pronti comunque ad attivarsi al primo rumore sospetto. Nonostante la loro natura apparentemente solitaria, il Mastino Tibetano è un cane bisognoso del contatto con il padrone e con gli altri membri della famiglia. Con gli estranei è piuttosto diffidente, ma non necessariamente ‘scontroso’ e sicuramente poco propenso al gioco, motivo per il quale non è consigliato per le famiglie con bimbi piccoli.

Viste le sue origini e la sua naturale protezione alla custodia dei propri affetti, qualsiasi esemplare di Mastino Tibetano sarà un perfetto guardiano della casa, sicuro ed affidabile con tutti i membri della famiglia, compresi altri animali domestici, di cui si sentirà eternamente responsabile.

L’alimentazione del mastino tibetano è molto importante, soprattutto quando è cucciolo. La prima fase, quella più critica, è fino ai 18 mesi: in questo periodo il cucciolo deve essere alimentato con non troppe proteine e un corretto rapporto calcio/fosforo.
È consigliabile una lieve restrizione alimentare piuttosto che un’iperalimentazione, in quanto nel primo caso si permette una crescita regolare mentre nel secondo con integratori e vitamine si favorisce l’obesità, l’aumento della velocità di crescita che è dannosa per un regolare e naturale sviluppo scheletrico muscolare. La crescita del mastino tibetano deve essere lenta ma costante, proprio per la sua taglia enorme.