Mangime Fai da Te per Galline

Garantire una sana e corretta alimentazione alle nostre galline è certamente di fondamentale importanza per progredire verso risultati sempre migliori all’interno del nostro allevamento.

Molto spesso, chi possiede pochi animali e ha poco tempo a disposizione, opta per l’acquisto di mangime già pronto in base all’età degli animali.
Oltre a questo andrebbero integrati anche dei pastoni fatti in casa per due volte a settimana circa, e la possibilità per le galline di usufruire di un pascolo.
Al contrario, in presenza di molti animali e di più tempo libero, potrebbe rivelarsi interessante e soprattutto conveniente, preparare loro il mangime in casa con metodo “Fai da Te”.
Per mettere in atto questa attività, è indispensabile disporre di uno spazio adeguato ed apposito per la preparazione e lo stoccaggio di grandi quantità di cereali e farine.
In quest’area, dove verranno conservati questi componenti, deve esserci una buona areazione degli ambienti, per prevenire ed evitare la crescita di muffe varie.
I contenitori per la conservazione dei cereali devono essere a prova di roditori, che altrimenti ne approfitterebbero di tutto questo cibo a loro completa disposizione.
Per comodità e per una maggiore conservabilità, sarebbe meglio dare loro granaglie intere. Il rischio iniziale è che le galline preferiscano altri mangimi, essendo abituate al mangime commerciale, ma successivamente, dopo essersi abituate, inizieranno a nutrirsi del mangime servito, mostrando da subito le loro preferenze: i tipi di sementi meno graditi verranno gettati fuori dalla mangiatoia per cercare e mangiare invece quelli più amati.

Mentre alcuni alimenti, come il mais, sono già presenti sul mercato spezzati, per altri dovremo provvedere noi stessi a macinarli, utilizzando dei mulini macina cereali https://www.ilverdemondo.it/it/prod/mulino-elettrico-macina-cereali-675?q=mulino

Una volta ottenuti i vari tipi di spezzato o farina, questi andranno mescolati in maniera da ottenere una miscela uniforme.
I cereali più adatti e graditi sono:
– Mais: proteine pari al 3,4%.
– Frumento: proteine pari al 13%.
– Orzo: proteine pari al 13,4%.
– Avena: proteine pari al 12,6-14,9%.

A questi cereali andrà poi unita una percentuale di farina di soia in modo da ottenere un composto bilanciato e adeguato in termini proteici.
Il fabbisogno proteico dei nostri animali varia durante l’arco della loro vita e in seguito anche in base alla fase del ciclo riproduttivo in cui si trovano.
È chiaro che utilizzando solo cereali non è possibile raggiungere un’adeguata percentuale di proteine nella dieta dei nostri avicoli.
Andremo quindi a costituire una miscela più equilibrata da un punto di vista nutrizionale utilizzando ad esempio del mangime primo periodo per pulcini https://www.ilverdemondo.it/it/prod/mangime-per-pulcini-primo-periodo-con-coccidiostatico-729?q=man oppure del nucleo, sempre ottenuto dalla soia https://www.ilverdemondo.it/it/prod/mangime-nucleo-per-polli-e-galline-ovaiole-progeo-752?q=nucle.
Facciamo ora un esempio di variazione del piano alimentare per un allevamento di polli in base all’età.

–         Da 0 a 30 giorni di vita: utilizzo di un mangime completo per pulcini, con contenuto medio di proteine pari al 23%, grassi 4%, ceneri 8%.

–         Da 30 a 90 giorni: miscela formata da 3/4 di mangime primo periodo per pulcini e da 1/4 di mais spezzato fine.

–         Da 90 giorni in poi: miscela formata da 50% di mangime per pulcini, 35% mais spezzato, 15% mix di granaglie.

Volendo possiamo comprare delle miscele di granaglie già pronte cui aggiungere il nucleo in quantità tale da raggiungere il valore percentuale di proteine desiderato.

Ai nostri animali farà bene anche la somministrazione costante di verdure, molto gradite se non hanno la possibilità di usufruire di un pascolo. Tra le verdure da loro preferite ci sono senz’altro i cavoli e le cicorie.

Curare l’alimentazione dei nostri avicoli è estremamente importante, e può richiedere tempo e impegno, ma i risultati dei nostri sforzi saranno poi appagati vedendo gli animali sani e in forma 😉

La Gallina Sabelpoot Calzata

La Sabelpoot è un’antica razza di pollo originaria dei Paesi Bassi e nota anche con il nome di Nana Calzata. La caratteristica principale di questi esemplari sono le zampe coperte da folto piumaggio, da qui ne deriva il nome.

Questa razza appartiene alle razze nane autentiche, ciò significa che le loro dimensioni non sono dovute alla manipolazione genetica, come invece è accaduto per altre razze di cui si è ottenuta una versione nana dall’originale.

La razza Sabelpoot è considerata una razza da esposizione, infatti sia la gallina che il gallo presentano un aspetto imperiale in tutte le loro colorazioni.

Si tratta di un pollo decisamente aggraziato e appariscente, dal piumaggio ricco e abbondante. La testa è piccola, rotonda e dotata di una cresta semplice portata diritta in entrambi i sessi. Gli occhi sono rotondi, prominenti e con iride rosso arancio. Gli orecchioni sono rossi e di media grandezza, mentre i bargigli ben arrotondati.
Il collo è corto e provvisto di una folta mantellina. Il dorso è largo in corrispondenza delle spalle ed inclinato verso la coda. Le ali sono lunghe, larghe e portate molto cadenti fino a sfiorare il terreno. La coda è ampia e larga, portata alta, dotata di falciformi nel gallo che non sono arcuate, ma che si proiettano sopra le timoniere. L’addome è largo e prominente.

Le zampe sono robuste e di colore blu ardesia, e dalle tibie abbondantemente ricoperte di penne lunghe rigide e aderenti, piuttosto rivolte all’indietro. Questo tipo di impennatura delle zampe, definito a garretto da avvoltoio e presente anche nella simile Barbuta di Uccle, si differenzia da quello delle altre razze asiatiche a tarsi impiumati. Inoltre, la Nana Calzata ha i tarsi blu ardesia, mentre le asiatiche di colore giallo; questo è dovuto alla selezione operata in Europa; inizialmente anche i tarsi di questa razza erano gialli. Il peso è di circa 750 gr per il gallo e di 650 gr per la gallina

Si tratta di una razza docile e affettuosa, adatta da tenere in giardino 
purché le venga dedicato uno spazio privo di umidità e sempre asciutto: essendo calzata, non è
adatta a terreni umidi e fangosi; infatti, in alcuni casi vengono allevate all’interno di una gabbia munita di fondo con truciolo e segatura.
E’ considerata una buona ovaiola, depone circa 160 uova all’anno, molto piccole e bianche.
Oltre a ciò,
è anche una buona covatrice e una brava chioccia con i piccoli nati.

Vediamo di seguito tutte le specifiche e le caratteristiche delle varietà di Sabelpoot riconosciute dallo standard italiano, così come risultano nell’elenco della FIAV:

I – GENERALITA’

Origine: Presente in Europa da diversi secoli.
Uovo
Peso minimo g. 30
Colore del guscio: bianco brunastro.
Anello
Gallo: 16
Gallina: 15

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE

Pollo nano docile, attivo, di forma corta, larga e ben arrotondata a portamento fiero. Portamento di media altezza, tarsi impiumati. Tutte le varietà sono riconosciute con o senza barba.

III – STANDARD

Aspetto generale e caratteristiche della razza
1- FORMA
Tronco: largo, proporzionalmente corto. La gallina appare un po’ più lunga a causa della linea concava del dorso.
Testa: di media grandezza.
Becco: forte; colore simile a quello dei tarsi.
Occhi: grandi; colore dell’iride secondo la varietà.
Cresta: semplice, di media grandezza; denti regolari e larghi; lobo che segue la linea della nuca senza appoggiarvisi.
Bargigli: piccoli e rotondi; tessitura fine. Assenti nei soggetti barbuti o molto piccoli e nascosti dalla barba.
Faccia: rossa e di tessitura fine.
Orecchioni: rossi. Nei soggetti barbuti nascosti dalla barba.
Barba: ben sviluppata come anche i favoriti.
Collo: possente, un po’ ricurvo verso il dietro; mantellina abbondante; nelle varietà barbute la parte posteriore della mantellina è rigonfia e prende la forma di una criniera.
Spalle: larghe e ben arrotondate.
Dorso: largo, corto e leggermente inclinato verso il dietro. Groppa piena e larga; ben arrotondata nella transizione con la coda.
Ali: di una buona media lunghezza: portate leggermente basse, linea inferiore delle ali parallela ai garretti d’avvoltoio.
Coda: di una buona media lunghezza; larga alla base; un po’ a ventaglio; riccamente impiumata; grandi falciformi larghe, a forma di sciabola, possono sporgere dalle timoniere di 4 cm., un po’ meno lunghe nei soggetti di età avanzata.
Petto: largo, pieno, ben arrotondato e portato un po’ rilevato.
Zampe: gambe ben impiumate, garretti d’avvoltoio ben sviluppati. Tarsi di media lunghezza, densamente impiumati; colore dei tarsi secondo la varietà. Dita quattro; il dito esterno e il mediano presentano un ventaglio di piume ben dure, che, con il piumaggio dei tarsi, formano la completa impiumatura delle zampe. Qualche piuma rotta o sciupata non costituisce difetto. Assenza dell’unghia del dito esterno tollerata.
Ventre: pieno e largo
2 – PESI
GALLO: Kg. 0,75
GALLINA: Kg. 0,65
Difetti gravi:
Corpo stretto; forma angolo sa e lunga; portamento troppo alto o troppo profondo; coda a punta; falciformi morbide o a forma di semicerchio; assenza o scarso sviluppo dei garretti d’avvoltoio; dito medio non impiumato; ventaglio molto poco sviluppato.
Nei soggetti barbuti: barba poco sviluppata o assente; bargigli troppo grandi e fortemente visibili.
3 – PIUMAGGIO
Conformazione: pieno, largo e ben aderente al corpo; nei soggetti barbuti la parte del collo è un po’ più morbida e più piena.

 

 

 

 

 

La gallina ovaiola Valdarno Nera

La gallina ovaiola Valdarno nera è un esemplare molto rinomato tra le galline ovaiole per le sue grandi capacità di deposizione, infatti, inizia a deporre molto precocemente. È anche tenuta in alta considerazione per la sua bellezza ed infatti rientra tra le razze avicole più premiate per l’aspetto elegante e il suo carattere esuberante.

La Valdarno nera ha infatti di colore nero sia gli occhi, sia il becco, che i tarsi e soprattutto ha la pelle bianca.
All’inizio del XX secolo questa razza era comunemente allevata in Toscana nella valle del fiume Arno. Le sue origini non sono conosciute con esattezza e col passare del tempo la diffusione di questa razza avicola non si consolidò, fino ad arrivare all’estinzione nei primi anni del secolo scorso.
Dalla fine degli anni Novanta però, grazie alla passione di alcuni allevatori si diffuse nuovamente.

La Valdarno nera rientra nella categoria delle razze mediterranee leggere, che infatti sono generalmente le razze ovaiole per eccellenza per via dell’energia derivante dal cibo che non viene utilizzata mettendo su carne e quindi hanno una struttura fisica più minuta rispetto alle razze pesanti.

Di seguito alcuni tratti principali della razza come risultano nell’elenco della FIAV:

I – GENERALITA’
Origine: Italia centrale, più precisamente nella valle del fiume Arno, in Toscana.
Uovo: Peso minimo g. 55 – bianco.
Anello: Gallo: mm. 18 – Gallina: mm. 16
II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE
Pollo di tipo campagnolo, robusto e vigoroso. Era comunemente allevato in Toscana e particolarmente ricercato per l’ottima qualità della carne. Estinta, è oggi recuperata grazie all’impegno di Fabrizio Focardi e riapparsa, per la prima volta, ai Campionati italiani federali del 1998. Mantenere alta e precoce la deposizione. precocità anche nell’impennamento che va ricercata in ambo i sessi.
III – STANDARD – ASPETTO GENERALE E CARATTERISTICHE DELLA RAZZA
1) – FORMA
Tronco: Abbastanza lungo e largo, deve però mantenere compattezza.
Testa: Elegante, relativamente grande e forte.
Becco: Lungo, leggermente curvo. Nero.
Occhi: Grandi, prominenti. Di colore da rosso arancio a rosso scuro.
Cresta: Semplice, leggermente superiore alla misura media; di colore rosso vivo; cinque o sei denti ben disegnati: radiali all’occhio, profondi e con base larga preferibilmente uguale in tutti i denti; lobo che segue la linea della nuca senza toccarla. Portata perfettamente diritta nel gallo e graziosamente piegata su un lato, dopo il secondo dente, nella gallina.
Bargigli: Abbastanza lunghi, ben distesi e non aperti davanti, privi di pieghe sia orizzontali che verticali; di colore rosso vivo.
Faccia: Rosso vivo, liscia, e senza piume.
Orecchioni: Ovali, lisci e vellutati, privi di pieghe. Bianco porcellana.
Collo: Di media lunghezza, forte, elegantemente arcuato e con folta mantellina.
Spalle: Larghe.
Dorso: Non troppo lungo, largo in corrispondenza delle spalle, non deve restringersi troppo verso la groppa; leggermente inclinato verso la coda nel gallo; quasi orizzontale nella gallina.
Ali: Piuttosto lunghe portate orizzontali e ben aderenti al corpo.
Coda: Non voluminosa, portata alta con un angolo, con la linea del dorso, di 65/70° nel gallo e di 50/55° nella gallina; preferibile che formi una linea arrotondata con il dorso. Timoniere ben soprammesse e non troppo aperte. Falciformi lunghe e ben ricurve.
Petto: Rotondo e portato abbastanza alto.
Zampe: Gambe carnose, forti, in vista ma con la parte vicina all’attaccatura che resta nascosta nel tronco. Tarsi di color ardesia scuro, leggermente più corti della Livorno, forti, lisci, senza piume; quattro dita.
Ventre: ben sviluppato e pieno specialmente nella gallina.
Pelle: Bianca.
Difetti gravi: Cresta poco sviluppata; petto scarso.
2) – PESI:
– Gallo: Kg. 2,5 – 2,8
– Gallina: Kg. 2,0 – 2,3
Difetti gravi: Cresta poco sviluppata, piegata nel gallo o dritta nella gallina; petto scarso. Coda a scoiattolo. Orecchioni macchiati di rosso.
3) – PIUMAGGIO: Abbastanza largo, non troppo morbido, ben aderente al corpo, non deve creare rigonfiamenti sia nel gallo che nella gallina.
4) – COLORAZIONI:
Nei due sessi piumaggio interamente nero intenso e brillante con riflessi verdi. Piumino da ardesia a nero.
Difetti gravi: Piumino biancastro. Punte delle timoniere e remiganti biancastre; piumaggio opaco; riflessi bluastri. Tracce bruno/rossastre nella sella e nella mantellina del gallo.

Ritenzione dell’Uovo: Cause e Rimedi

La ritenzione dell’uovo è una disfunzione molto diffusa e ricorrente che può colpire le nostre galline ovaiole nel momento in cui l’uovo non riesce ad uscire, rimanendo dunque intrappolato all’interno del corpo dell’animale.

Per riuscire ad accorgerci che una gallina sta subendo la ritenzione dell’uovo dobbiamo essere buoni osservatori e cogliere alcuni segnali che, sommati al fatto che non avviene più la deposizione delle uova, potrebbero farci capire se ci troviamo di fronte soltanto ad una “pausa biologica” nella produzione di uova oppure se siamo in presenza di un disturbo da ritenzione.

Gli aspetti principali che ci fanno capire se le galline sono affette da questo problema sono:

–         l’alimentazione, ossia osservare se la gallina ha appetito e mangia: se rifiuta il cibo, soffre di inappetenza e beve poca acqua;

–         osservare se la gallina soffre di stitichezza: se non espelle le feci è probabile che soffra di questo problema;

–         osservare il loro comportamento: se gli animali appaiono mogi, depressi e privi di forze, probabilmente stanno soffrendo molto a causa di questo disturbo. La non uscita dell’uovo, provoca nell’animale forti dolori addominali;

–         osservare il loro aspetto fisico: in presenza di ritenzione dell’uovo le galline mostrano anche delle modifiche esterne come cresta e bargigli pallidi o un’andatura differente dal solito.

Se abbiamo appurato che la nostra gallina sta soffrendo a causa della ritenzione dell’uovo è assolutamente consigliato agire nel più breve tempo possibile in quanto questo disturbo può dimostrarsi letale per l’animale nel giro di 48 ore.

Per non perdere altro tempo, è possibile aiutarle con alcuni rimedi “fai da te” casalinghi: è necessario procurarsi una bacinella abbastanza grande, acqua calda, Sali di Epsom, detti anche “sali inglesi” ossia granuli di solfato di magnesio, e un lubrificante naturale, come olio vegetale o vasellina.
Successivamente prendete la gallina in casa e tenetela al caldo, magari avvolgendola in una coperta e facendogli anche delle carezze per tranquillizzarla. L’ideale sarebbe poi metterla a “bagnomaria” nella bacinella con acqua calda e crearle intorno un ambiente caldo-umido, attorno ai 30°.
Lo scopo di questa operazione è quello, attraverso il calore, di far rilassare tutti i muscoli della gallina, in modo da cercare di facilitare la fuoriuscita dell’uovo anche con minor dolore.
Se in questa prima fase vedete che la gallina è abbastanza a suo agio potete anche provare a massaggiarle con una mano, molto delicatamente, l’addome, in modo da stimolare l’evacuazione dell’uovo. Se invece al contrario vi accorgete che al contatto con la mano la gallina dimostra dolore o inquietudine, allora è meglio fermarsi immediatamente.
Per aiutare la fuoriuscita dell’uovo possiamo anche applicare del lubrificante spalmandolo sulla cloaca e un pochino al suo interno.

Lasciamo infine la gallina in questo ambiente per circa mezz’ora, in modo che abbia il tempo di rilassarsi e di provare ad espellere l’uovo.
Se anche trascorso questo tempo l’uovo non fuoriesce è meglio contattare subito un veterinario esperto.

Affrontare la ritenzione dell’uovo e aiutare la gallina a superarla positivamente è sicuramente una cosa che è possibile fare; è però importante anche capire quali possono essere le cause che l’hanno generata.
Un fattore che incide in larga percentuale sul verificarsi di questa malattia è l’età avanzata dell’animale o, al suo opposto, anche la troppo giovane età nel momento della prima deposizione.
Altra causa può essere quella di un uovo che si è formato in misura troppo grande o in una forma diversa dal solito.
Anche un’alimentazione sbagliata o carente può rivelarsi un altro fattore di rischio per l’insorgenza della ritenzione dell’uovo. 
Le galline necessitano di una alimentazione varia e completa e se mancano il calcio o la vitamina D sarebbe necessario integrarli immediatamente, ad esempio gettando nel pollaio, insieme al cibo, dei blocchetti di calcio, o installando delle lampade solari per incentivare l’organismo delle galline a produrre più vitamina D.

Inoltre, ricordiamo che le galline hanno estremo bisogno di muoversi, di razzolare, per metabolizzare al meglio il cibo. Dedichiamo sempre loro uno spazio, della maggior superficie possibile, per razzolare e muoversi.

Tutte queste attenzioni quotidiane determineranno nel tempo il benessere delle vostre amate galline e potranno (per quanto possibile), scongiurare il manifestarsi di molti casi di ritenzione dell’uovo.

 

Come Preparare al Meglio il Nido per le Galline

Il nido per le galline è quel luogo in cui esse si recano quando avvertono lo stimolo imminente della deposizione dell’uovo.
Indicheremo ora il modo migliore per realizzare un ottimo nido, quanto spazio dedicargli e come organizzarlo al meglio per fare in modo che le galline non si rechino altrove per deporre le uova.

Un nido ben fatto, pulito e accogliente, è fondamentale sia per il benessere delle galline, che potranno deporre in pace e senza stress, sia per noi, che raccoglieremo uova che raramente saranno sporche o, peggio ancora, rotte.

Solitamente, i nidi già inglobati nel ricovero permettono al proprietario di poter raccogliere comodamente le uova dall’esterno.
Nei pollai moderni sono già presenti i nidi collettivi oppure singoli, tenendo presente che ogni nido singolo può essere sufficiente a far deporre circa 2 o 3 galline.
Il nido collettivo, in realtà, è quello che più si avvicina a quello che sarebbe il comportamento naturale delle galline; infatti, quando una gallina trova un buon posto dove deporre, quando ha terminato di fare l’uovo canta, e lo fa proprio per avvisare le altre che lì c’è un ottimo spazio in cui deporre le proprie uova.
Questo istinto naturale spinge le galline a deporre tutte nello stesso luogo in quanto, se un predatore dovesse trovare le uova, non potendole prendere o mangiare tutte, ne lascerebbe qualcuna nel nido, e dunque ogni singola gallina ha in questo modo più probabilità di salvare il proprio.

Può però capitare che i nidi esterni dei pollai prefabbricati, con il tempo si usurino, lasciando così filtrare dell’acqua piovana all’interno, soprattutto in prossimità delle cerniere oppure a causa del coperchio che non si chiude più perfettamente.
In tal caso si può risolvere il problema fissando un telo resistente e impermeabile alla parete esterna del pollaio, appena poco sopra il box del nido, facendolo poi ricadere quasi fino a terra, in modo da coprire integralmente lo spazio.
Il nido va sempre collocato rialzato da terra di almeno 30 centimetri; le razze rustiche e nane potrebbero preferirlo anche più in alto, in un luogo ben asciutto privo di umidità, dove non vi siano correnti d’aria, appartato da rumori e altre fonti di possibile stress per gli animali e possibilmente anche in penombra.
Per renderlo accogliente e caldo in inverno si consiglia di collocare sul fondo del nido un buon strato di paglia, che andrà poi cambiata ogni qual volta noteremo che sia sporca.
E’ buona norma anche controllare sempre attentamente il nido per via degli acari, che possono poi assalire le nostre cocche durante la deposizione.
Facendo attenzione a questi particolari, aumenterà il benessere delle galline, e avremo più uova fresche e pulite.

Per insegnare inizialmente alle galline quale è il nido giusto dove andare a deporre, lascia sulla paglia un uovo finto in ceramica o in plastica. Solitamente quando iniziano a deporre lo fanno durante la mattina, per questo sarà utile tenerle chiuse all’interno del pollaio fino a dopo pranzo, in modo che non imparino a fare l’uovo fuori. Quando le prime galline avranno capito di deporre le uova nel nido, anche le altre impareranno subito molto in fretta per imitazione.
Può capitare anche di vedere il gallo entrare nel nido e rimanerci qualche minuto emettendo degli strani versi. La spiegazione più plausibile sembra essere che, come maschio dominante, indica alle femmine il luogo sicuro dove andare a deporre le uova.

 

La Gallina di razza Bielefeld

La Bielefeld è una gallina ovaiola di origini tedesche. Appartiene alla categoria dei polli più grandi e si distingue per la buona produzione di uova e per il suo carattere pacifico.
Nacque negli anni ’70 in Germania, nella città di Bielefeld, da cui prese il nome, dall’avicoltore G. Roth. Il suo obiettivo era quello di far nascere un pollo di grande taglia, che crescesse rapidamente e che producesse molte uova. Da questa idea vennero incrociate le seguenti razze:
New Hampshire, Welsummer, Rhode Island e Amrock.

La razza è stata riconosciuta ufficialmente nel 1980 ed arrivò in Italia circa 10 anni dopo.

Gli esemplari di questa specie, infatti, si contraddistinguono per l’ottimo piumaggio e l’alta produttività di uova e carne.
Sono di carattere docile e mansueto, per niente conflittuali con i loro simili e con l’uomo.

Sono animali di taglia medio-grande, infatti i galli pesano 4,5kg mentre le galline 3,9kg.
Un enorme vantaggio di questa razza è la colorazione auto-sessuale: infatti nei pulcini, 24 ore dopo l’incubazione, è già possibile determinare il sesso.

I galli della razza Bielefeld hanno un grande corpo esteso con la coda leggermente sollevata verso l’alto. Hanno un torace profondo e largo, una schiena oblunga, le ali sono piccole e le piume sono strettamente schiacciate al corpo.
La testa è piccola, gli occhi tondi di colore arancione, collo massiccio e corto. Le gambe sono forti, non piumate e il becco è giallo-marrone. Nei polli, il corpo è leggermente inclinato in avanti, l’addome è più arrotondato, il petto è più largo di quello del gallo.

I polli di questa razza hanno un piumaggio elegante, che è stato chiamato “krill”. Questa è una combinazione di argento, nero, oro e colore a strisce. Il piumaggio può essere di due tipi: nero dorato o argento nero. Le galline di questa razza sono più scure con una miscela di colore rosso. Il colore del gallo è molto più luminoso, include una varietà di colori: arancione-giallo, rosso, grigio, marrone.

Con un’alimentazione adeguata riescono a produrre fino a 220 uova all’anno. I polli iniziano a nutrirsi intorno ai 6 mesi di età, il peso delle uova è di 60-70 grammi. La buona produzione di uova nei polli dura fino a circa tre anni.

Date le loro elevate dimensioni corporee, i nidi dovrebbero essere grandi con posatoi più robusti per sorreggerli.
Necessitano di uno spazio a loro dedicato non troppo affollato in cui possano muoversi liberamente e scavare nel terreno. Se costretti a dei movimenti limitati, tendono ad ingrassare notevolmente e questo comporta ad una diminuzione della produzione di uova.

Gli esemplari di questa razza sopportano bene le temperature climatiche più rigide, anche a -15 gradi. Nel pollaio, è necessario aumentare la luce del giorno con l’aiuto dell’illuminazione, soprattutto in inverno. Con la combinazione ottimale di illuminazione, calore e buona nutrizione, le galline riescono a mantenersi sane e in forma per tutto l’anno.

La Gallina Isa Brown: Produttrice di Uova per Eccellenza

La gallina ISA Brown è conosciuta come la gallina più ibrida più comune.
E’ molto diffusa nei pollai domestici delle famiglie che allevano un numero ristretto di galline per l’autoconsumo di uova proprio perché, in quanto a deposizione, sono imbattibili: in media producono 300 uova l’anno, dal peso di circa 60gr e dal colore del guscio marroncino chiaro.

Gli esemplari di ISA Brown non si possono considerare animali di razza poiché si tratta di ibridi creati appositamente mediante incroci per arrivare a generare una super-depositrice.
Sono animali creati appositamente per andare incontro a ciò che preme di più all’essere umano cioè avere a disposizione uova fresche da mangiare, ed è per questo che sono impiegate in Italia negli allevamenti intensivi.

La ISA Brown è la gallina che rappresenta per molti il primo passo verso il mondo dell’allevamento avicolo, della possibilità di auto-prodursi le uova e di imparare a rapportarsi all’etologia di questo animale e ad interessarsi alle razze pure vere e proprie.

La parola ISA è l’acronimo di Institut de Sélection Animale, la società che sviluppò e diede origine a questo incrocio nel 1978, specificatamente per la produzione di uova.
Nel 1997, il gruppo ISA si è fuso con Merck & Co., formando Hubbard ISA, e quindi tale varietà è talvolta chiamata anche come Hubbard Isa Brown.

La gallina ISA Brown ha un carattere docile, amorevole ed amichevole. Sono molto sociali e coccolone, amano la compagnia di chi le accudisce, grandi e piccine.

Da un punto di vista fisico è una gallina di media corporatura di circa 2,5kg, dal piumaggio di un colore marrone chiaro, un corpo rettangolare e la coda tenuta leggermente all’in su.
Grazie al loro piumaggio resistono bene anche ai climi invernali più rigidi.

Per quanto riguarda la loro alimentazione si consiglia di somministrare loro un mangime più proteico, assicurandosi anche che non venga mai a mancare il grit o comunque una fonte di calcio.

La durata media di vita di una gallina ISA Brown è intorno ai 5 anni, purtroppo, questa altissima produttività, per cui sono state generate, causa una vecchiaia non priva di problemi di salute anche gravi, che colpiscono nella stragrande maggioranza dei casi l’apparato riproduttivo e i reni.

 

Gallina Legbar: il Frutto di Incroci dalla Patagonia

La gallina Legbar Crema è una razza avicola che deriva da una esplorazione ortofrutticola in Patagonia di inizio Novecento.
E’ un incrocio tra la gallina livornese, la Plymouth Rock, la Cambar e l’Araucana: nella gallina Legbar Crema è ben evidente il caratteristico ciuffo, ereditato dalla razza Araucana, in accompagnamento ad una curiosa cresta piegata su se stessa e il bel piumaggio dorato, tipicità, queste, della razza livornese; altra particolarità sempre retaggio dell’Araucana è la deposizione di uova con il guscio colorato, nello specifico di un tenue blu pastello.

Le origini della razza sono da attribuire al botanico ed esploratore inglese Clarence Elliott, che ha viaggiato per il mondo, coltivando frutta in Sud Africa e collezionando piante in Sud America.
Oltre a portare a casa piante ornamentali, Elliott raccolse anche animali per lo zoo di Londra. Nel 1927 al suo rientro in Inghilterra da una spedizione in Cile, finalizzata alla ricerca di piante rare, Elliott trasportò sulla sua personale “Arca di Noè” anche 3 galline ed 1 gallo di razza Araucana di origini cilene. Il gallo non riuscì a sopravvivere al viaggio, ma le tre galline furono poi consegnate nel 1930 al professor Reginald Punnett dell’Università di Cambridge per studi genetici.
Dalle 3 galline, poi, a seguito di numerosi incroci, si originò l’attuale Legbar Crema.

Le galline di questa razza sono ottime ovaiole, infatti, in un anno depongono tra le 160 e le 200 uova.
Sono esemplari molto vivaci e capricciosi, ma questa loro indole viene ad attenuarsi se avvicinati e abituati ad interagire con l’uomo fin da giovani.

La Legbar Crema è una razza auto-sessata, ovvero il sesso dei pulcini è ben individuabile fin dalla nascita grazie al colore del piumino: già dopo pochi giorni di vita, i maschi hanno una piccola macchiolina chiara sulla testa e le femmine invece presentano, un’accentuata striatura scura.
Il piumaggio è quello tipico della razza livornese dorata, le zampe sono gialle e gli orecchioni bianchi come per la gallina livornese. Queste galline sono molto resistenti e muscolose, con corpo cuneiforme largo nella parte anteriore e affusolato verso quella posteriore.
Le ali sono larghe ed accostate al corpo; il dorso è lungo e piatto e la coda ha un’angolazione di 45° rivolta verso il dorso. La testa è completata da becco resistente e cresta singola e grande, con cinque o sette punte; dietro di essa, sulla parte posteriore della testa, si trova il ciuffo, piccolo nei galli, più grande nelle galline.
Il peso medio di un gallo arriva a 3,5 kg, quello di una gallina a 3 kg.

Il gallo ha il collo ricoperto da piume color crema barrate, mentre il dorso è coperto da piume crema barrate di grigio scuro, con punte crema. Dorso e spalle sono quasi completamente crema, barrate di grigio scuro.
Le remiganti sono grigio scuro barrate puntinate crema; petto e coda sono barrati grigio scuro e il ciuffo è crema e grigio.

Nella gallina, il piumaggio lungo del collo è soffice e barrato crema; il petto è simile al color salmone, mentre il corpo è grigio argentato, con striature larghe. Le ali sono picchiettate di grigio; la coda è grigio argentato con striature chiare.

 

La Gallina Barbuta D’Anversa

Le origini della gallina Barbuta d’Anversa risalgono agli inizi del XVII secolo, nelle Fiandre, in Belgio.
Si pensa che tale razza abbia raggiunto il Belgio attraverso gli scambi commerciali marittimi con l’oriente, e in particolar modo con le isole della Malesia. Una volta giunte nel porto di Anversa è probabile che siano state acquistate da contadini del luogo e poi incrociate con razze già presenti.
Nel 1890 in Belgio cominciarono anche le esposizioni avicole e gli esemplari di Barbuta d’Anversa si fecero notare sin da subito, sia per la loro bellezza che per il canto dei maschi.
Nel 1904 venne fondato il “Club Avicole Du Barbu Nain” da esponenti dell’alta società del tempo che contribuì a dare grande divulgazione a questa razza.
Un anno dopo, nel 1905, fu ufficialmente redatto il primo standard di razza per la Barbuta d’Anversa in sole tre colorazioni: bianco, nero e sparviero.
Divenne ben presto popolare tanto che nel 1909 furono ci 6.890 esemplari iscritti al concorso che si tenne in Belgio.
Successivamente alla Prima e Seconda Guerra Mondiale, molti capi di questa specie vennero abbattuti e i restanti vennero sparsi per le campagne belghe ibridandosi con altre razze perdendo dunque il lavoro di selezione fatto fino allora.
Nel 1969 si ricreò il club, denominato “Club Belga delle Barbute di Uccle, di Anversa e di Watermael”, e anche lo standard guida fu modificato rispetto a quello dei primi anni del ‘900.

Sono galline ornamentali di indole vispa e curiosa, intelligenti amichevoli e calme, tanto da essere definite veri e propri animali da compagnia adatti anche alla pet therapy.
Con il loro bel piumaggio in tante e varie colorazioni, le galline Barbuta d’Anversa possono essere allevate anche in un piccolo pollaio situato all’interno di un giardino urbano, visto anche che per via della loro ridotta mole, non creeranno grandi disastri alla vegetazione e alle piante coltivate in loco.
Amano particolarmente il contatto umano emettendo vari e diversi vocalizzi di interazione per manifestare il loro stato d’animo.
Sono ottime volatrici, e il petto ben sviluppato e muscoloso ne è un evidente indizio, caratteristica fisica che dona a questa razza anche un portamento fiero, orgoglioso e vigile.

Le femmine, nonostante la loro piccola mole, depongono uova abbastanza grandi dal peso di circa 35 grammi con il guscio color crema chiaro.
In media in un anno vengono da loro deposte circa 90/100 uova. Proprio perché le uova sono molto grandi in proporzione all’animale, soprattutto le galline giovani, alle prime deposizioni, potrebbero incorrere a qualche problema fisico collegato allo sforzo per far uscire l’uovo.

I maschi, se cresciuti insieme, sono tra loro abbastanza tranquilli, e ogni singolo gallo può assicurare la fecondità di 4/5 galline.
Le femmine di Barbuta d’Anversa sono molto predisposte a diventare chioccia, e quindi a covare e crescere i propri pulcini.

Essendo originarie delle Fiandre sono galline che resistono anche molto bene alle temperature rigide invernali, purché la notte abbiano comunque un ricovero asciutto dove andare a dormire e durante il giorno abbiano spazio per razzolare e dunque scaldarsi con il movimento.

Come Fare un Bagno alle Galline con Acqua e Sapone

Nonostante il fatto che ogni gallina riesce a provvedere autonomamente alle proprie esigenze di pulizia ed igiene, potrebbe però essere necessario, per noi allevatori, contribuire a questa operazione attraverso un bagno straordinario con acqua e sapone. Questa pratica viene effettuata solitamente al fine di migliorare l’aspetto estetico degli esemplari esposti alle mostre avicole, ma oltre a questa funzione di abbellimento del piumaggio, un buon bagno può rendersi necessario in molti casi, soprattutto per uno scopo di pulizia profonda.

Il bagno con acqua e sapone aiuta loro a rimuovere gli acari e i pidocchi, oltre che eliminare eventuali sostanze irritanti e ammorbidire il piumaggio.
Utile effettuare questa pulizia anche per i nuovi soggetti, pronti ad essere inseriti all’interno del pollaio.

Non tutte le galline reagiscono allo stesso modo di fronte ad un bagno con acqua e sapone, ma nella stragrande maggioranza dei casi è una pratica ben tollerata e talvolta anche gradita.
L’importante è che la gallina arrivi ad essere immersa nella “vasca da bagno” in condizioni di tranquillità e per questo è molto importante che si presti attenzione a calmarla e coccolarla.
L’ideale è effettuare questo bagno nelle giornate estive quando le temperature sono abbastanza alte e non c’è vento: importantissimo che esse non soffrano freddo in nessun momento di tutto il trattamento per evitare spiacevoli raffreddori.

Per procedere ad effettuare il bagno ad una gallina o gallo, è necessario disporre di 3 vasche: una vasca con acqua tiepida e di sapone di Marsiglia o qualsiasi altro sapone neutro, un ulteriore vasca con sola acqua tiepida di risciacquo e una terza vasca con acqua tiepida e circa 2 bicchieri di aceto di vino bianco o aceto di mele per il secondo risciacquo.
In assenza di queste vasche, in alternativa potrebbero utilizzarsi anche dei secchi rotondi e stretti.
In primo luogo, mettiamo la gallina nella vasca con il sapone e la teniamo in immersione accarezzandole le piume, nella stessa direzione in cui crescono, e cercando di rimuovere eventuali concentrazioni di sporco; la teniamo in ammollo il tempo sufficiente per ammorbidire lo sporco e consentirne il distacco dal piumaggio e dalle zampe. È importante procedere con molta delicatezza per non rovinare o addirittura rompere accidentalmente le piume.
Sempre con delicatezza possiamo pulire sotto le ali e con l’eventuale aiuto di una spazzolina il becco. L’importante è lasciare sempre la testa ben al di sopra della superficie dell’acqua perché, in caso contrario, la nostra gallina si spaventerebbe e potrebbe addirittura affogare. Possiamo spingere la gallina su è giù nell’acqua sempre prestando attenzione a contenere bene le ali con le mani. Fatto questo, trasferiamo la nostra gallina nell’eventuale seconda vasca di risciacquo con sola acqua e poi nella vasca di risciacquo finale con acqua e aceto.
L’acqua di risciacquo può anche essere versata sul corpo della gallina con l’aiuto di un altro recipiente o brocca, ma è comunque importante prestare attenzione a non rovesciare l’acqua sulla testa.
Dopo l’ultimo risciacquo togliamo la gallina dalla vasca e iniziamo ad asciugarla con l’aiuto di un vecchio asciugamano, tamponando e massaggiando delicatamente il piumaggio.

Nel caso di giornata calda e assolata la cosa migliore da fare è liberare poi la gallina al sole, in modo tale che possa distendere le ali e le zampe asciugandosi del tutto; nel caso in cui non ci sia sufficiente sole e la gallina abbia freddo, allora potrà essere utilizzato un phon a bassa temperatura.