Origine e Classificazione dei Polli Domestici

Non è ancora noto quando l’uomo ha fatto conoscenza per la prima volta con gli avicoli, ma è di certo il continente Asiatico ad essere considerato la patria dei progenitori dei polli domestici.

I galli domestici erano considerati nell’antichità come uccelli sacri, simboli di luce e sole, e proprio per questo motivo erano dunque venerati nelle cerimonie religiose.

Inizialmente l’uomo si limitò ad offrire ai polli ospitalità e nutrimento, ammirandone il loro canto del mattino e apprezzando il loro istinto battagliero; successivamente iniziarono ad occuparsi del loro allevamento e alla loro addomesticazione.

Questo risultò particolarmente facile, dato che le galline erano da tempo abituate ad avere incontri ravvicinati e diretti con l’uomo senza alcun timore.

Dall’India, l’allevamento dei polli ornamentali si diffuse in tutto il mondo, dalla Cina, alla Grecia, all’Egitto, alla Russia, alla Polonia, fino ad arrivare in Italia e in tutto il resto dell’Europa.

Le origini delle razze avicole selvatiche appartengono all’ordine dei Galliformi, alla famiglia dei Fasianidi ed al genere Gallus.

Le caratteristiche principali di questi avicoli sono il capo ornato da cresta folta, orecchioni a forma ovale rosso o bianco, penne del collo lunghe, ali piccole e coda vistosa composta da circa 16 penne.
I polli selvatici sono piuttosto piccoli e paurosi, volano poco e vivono preferibilmente nel cuore della foresta Indiana.

Al genere avicolo Gallus appartengono 4 specie selvatiche: Gallus Gallus, Gallus Sonnerati Temminck, Gallus Lafayetti Lessons, Gallus Varius Shaw.

Andiamo ora ad approfondire meglio la differenza tra “razza avicola” e “varietà avicola”:
per Razza Avicola si intende il complesso sistematico e biologico di individui, distinti per carattere.
Si tratta dunque di una popolazione portatrice dello stesso patrimonio genetico.
All’interno della razza avicola si possono individuare dei gruppi di soggetti che pur avendo la medesima composizione genica, manifestano alcuni caratteri diversi da gruppo a gruppo: nascono da qui le Varietà.
Nel caso delle razze avicole le differenze che distinguono i vari gruppi fanno riferimento al colore e al disegno del mantello.

La classificazione dei polli domestici venne definita nel 1891 in:

  1.         Produttrici di uova;
  2.         Produttrici di carne;
  3.         A duplice attitudine;
  4.        Ornamentali.

Questa classificazione venne poi modificata nel 1905 in:

  •          Omeosome, simili al genere Gallus;
  •          Eterosome;
  •          Intermedie.

Ad oggi invece si usa frequentemente suddividere le razze avicole in base alla località d’origine e si parla dunque di ripartizione geografica.

 

 

 

Alimentazione delle galline: Tutto quello che serve sapere

Sono due i fattori da considerare per avere dei risultati ottimali all’interno del nostro pollaio: la qualità del mangime utilizzato per le nostre galline e la capacità di garantire una fonte di acqua sempre fresca e pulita.

Molti allevatori avicoli neofiti sottovalutano l’importanza di questi due aspetti, non sapendo che un’assunzione regolare di acqua è più importante del cibo per il benessere del pollame: la loro tolleranza alla disidratazione è minima rispetto alla fame.

La somministrazione di acqua e mangime per galline ovaiole dovrà essere al centro della pratica di gestione quotidiana, in modo tale che i polli possano godere della migliore qualità di vita possibile.

Qualsiasi cambiamento brusco e improvviso potrebbe avere effetti dannosi per la salute dei nostri avicoli.

Importante anche una pulizia accurata di mangiatoie ed abbeveratoi, per ridurre al minimo le infezioni batteriche o la muffa, e l’utilizzo di misure preventive per evitare che eventuali predatori possano usufruire del cibo a disposizione nel pollaio.

Vediamo ora alcuni accorgimenti utili ed indispensabili sul mangime da utilizzare.

A volte, la somministrazione di cibi “speciali” preparati in casa dai nostri allevatori avicoli, può rivelarsi nociva per le galline: infatti, l’elevato contenuto di zucchero e sale nel cibo elaborato destinato al consumo umano, è sicuramente in contrasto con il fabbisogno alimentare dei polli.

Al di là dei rischi di salute associati ai cibi “speciali”, i volatili smetteranno di assumere il mangime a loro dedicato con il pericolo di sviluppare carenza di sali minerali e vitamine, che contribuiranno negativamente alla qualità e alla produzione delle uova deposte.

Capita spesso nei periodi primaverili di allevare le galline all’aperto, così che possano cibarsi di ciò che trovano sotto forma di larve, insetti e così via. Sebbene questo provochi una diminuzione dell’utilizzo del mangime abituale, è sicuramente più accettabile, trattandosi di cibi naturali e nutrienti.

Resistete sempre alla tentazione di dare cibi inadatti alle vostre galline, assicuratevi invece che la porzione di cibo adatto e fornito sia fresco e di buona qualità.

I moderni mangimi formulati per avicoli hanno una lunga durata di conservazione. Una volta superata questa scadenza, gli oli e i grassi contenuti possono provocare la formazione di muffa nociva.

E’ dunque molto importante conoscere la data di scadenza del prodotto entro la quale potrete utilizzarlo senza alcun problema. Questo richiede una consapevolezza dei ritmi di consumo e un approccio ragionevole al momento dell’ordine.

Le galline non vorranno nutrirsi di mangime avariato e dunque, anche se risulta più conveniente acquistarlo in grandi quantità, è meglio considerare le tempistiche di utilizzo procedendo all’acquisto un poco per volta.

Consigliabile la conservazione dei sacchi di mangime in luoghi freschi e asciutti, lontani dalla luce solare diretta.

Essendo i polli animali abitudinari, richiedono di conseguenza una certa regolarità nelle abitudini di gestione del pollaio.
Anche una semplice modifica della marca del mangime utilizzato potrebbe causare un “trauma” per i nostri avicoli, tanto da farli smettere di mangiare.

Se per altre ragioni sarete costretti a variare il mangime utilizzato precedentemente, consigliamo di cominciare con una miscela di 80:20 tra il prodotto utilizzato e il nuovo; una volta consumato, procedete a un rapporto 60:40, fino ad arrivare ad un 20:80 fino a che saranno pronti a ricevere una dose piena del nuovo prodotto senza alcun problema.

Anche per l’acqua ci sono alcuni accorgimenti da adottare: se l’acqua da bere non viene cambiata spesso e con regolarità, possono formarsi all’interno delle alghe verdi e proliferazioni batteriche all’interno dell’abbeveratoio.

Evidenti segni di sporcizia sono sempre un campanello di allarme di poca cura e pulizia. Questo può trasformarsi in una minaccia per le nostre galline che li utilizzano, causando numerose infezioni batteriche.

Idealmente gli abbeveratoi dovrebbero essere puliti con cadenza settimanale, utilizzando prodotti specifici come detergenti e disinfettanti antitossici.

Se la situazione dovesse poi rivelarsi più grave del previsto, tanto da dover utilizzare un detergente aggressivo come la candeggina, assicuratevi poi di risciacquare bene l’abbeveratoio prima di riempirlo nuovamente con acqua fresca per i volatili.

Altro problema frequente nei mesi invernali è la possibilità che l’acqua rimasta all’interno dell’abbeveratoio ghiacci causando delle crepe nel serbatoio.

Le alternative per evitare che questo accada sono le seguenti: svuotare l’abbeveratoio ogni sera quando esiste il rischio di congelamento; utilizzare abbeveratoi con serbatoio in lamiera, più resistenti alle crepe.

 

Incubazione e Schiusa delle Uova

Il processo della schiusa delle uova è uno degli aspetti più affascinanti dell’allevamento avicolo.

L’utilizzo dell’incubatrice, in origine, non era previsto ma, in realtà, per gli allevatori amatoriali, si tratta della soluzione più pratica da adottare.

Considerando che ciò che fa una chioccia può sembrare apparentemente semplice, è in realtà un atto di equilibrismo quello che viene messo in pratica per porre le uova nell’ambiente innaturale dell’incubatrice: calore, umidità, rotazione delle uova e temperatura, sono i principali e fondamentali fattori per una buona schiusa.

La capacità delle incubatrici di mantenere costanti questi elementi dipende dalla sofisticatezza della macchina e dal modo in cui viene utilizzata.

Purtroppo parecchie cose potrebbero andare per il verso sbagliato e proprio per questo motivo andremo ora ad elencare alcuni tra i principali fattori che potrebbero causare una mancata schiusa.

  • CONSERVAZIONE E MANTENIMENTO DELLE UOVA DA COVA:

Primo ed importantissimo aspetto. Vediamo insieme quali sono i principali accorgimenti da considerare.

Il tempo

Dopo una settimana le probabilità di schiusa diminuiscono del 1,5% al giorno. L’andamento di questo decino aumenta ulteriormente dopo 14 giorni, rendendo dunque inutile il processo di incubazione.

Il luogo

Mai tenere le uova fertilizzate in frigorifero. Il disco germinativo all’interno dell’uovo, zona in cui si sviluppa l’embrione, è molto delicato e sensibile e deriva quindi da qui il rischio che questo venga ucciso dal freddo. Idealmente le uova dovrebbero essere mantenute ad una temperatura di 12°C e distanti dalla luce solare diretta.

Alcuni allevatori raccomandano la conservazione delle uova fertili sul fianco, mentre altri in verticale, l’importante è che siano ben separate per evitare rotture accidentali.

La rotazione è raccomandata di circa 180° tutti i giorni: una regolazione regolare durante il periodo di conservazione è importante per evitare il rischio che il tuorlo di fissi in una posizione decentrata.

  • LA SPERATURA:

Altro aspetto di fondamentale importanza è quello di capire se l’uovo è effettivamente fecondato.

Una volta cominciato il processo di incubazione, potrete utilizzare la tecnica della speratura per controllare lo sviluppo all’interno delle uova da cova. Questa tecnica prevede l’illuminazione controluce dell’uovo con una lampada, per vedere da vicino cosa c’è all’interno.

Dopo che sono rimaste all’interno dell’incubatrice per circa 10 giorni, dovrebbe essere possibile vedere un’ombra che assomiglia ad un ragno al centro: la massa scura centrale è l’embrione, mentre le “zampe del ragno” sono i vasi sanguigni che si stanno sviluppando.

Se dopo 12 giorni di incubazione non si vede nulla, significa che l’embrione non si è sviluppato. Queste uova vengono chiamate “bianche”.

Potrebbe anche succedere che in seguito ad uno sviluppo regolare si registri un blocco della crescita, dovuto ad uno scarso controllo della temperatura, un livello di umidità scorretto, o malattia/contaminazione.

Qualsiasi uovo difettoso dovrebbe essere rimosso appena scoperto, per evitare la formazione di batteri nocivi in grado di diffondersi nel resto del gruppo incubato.

  • AIUTO NELLA SCHIUSA:

La possibilità di aiutare o meno il pulcino ad uscire dal guscio resta sempre un dilemma per gli allevatori.

Succede purtroppo che a volte uno dei pulcini sia incapace di uscire dal guscio. I neo-nati potrebbero fare un buchino iniziale ma senza andare oltre, oppure potrebbero riuscire a liberarsi a fatica della maggior parte del guscio per poi esaurire tutte le energie necessarie per uscire del tutto.

Esistono a tal proposito due punti di vista differenti: da una parte c’è la convinzione che se il pulcino non riesce ad uscire dal guscio non sarà nemmeno in grado di affrontare in maniera adeguata la vita che gli aspetta. Permettere la sopravvivenza genericamente indebolisce ed danneggia la razza avicola. Dall’altra ci sono coloro che credono che la vita debba essere preservata ad ogni costo. In realtà non si tratta soltanto di compassione verso il piccolo pulcino ma bisogna considerare che quest’ultimo che fatica a nascere potrebbe essere malato o deformato.

Possiamo concludere dunque dicendo che per la maggior parte degli allevatori è una questione emotiva molto difficile da affrontare, che mette testa e cuore in conflitto!