La Gerarchia delle Api all’interno dell’Alveare

All’interno dell’alveare, le api sono le proprietarie di uno straordinario lavoro di coordinazione in cui ognuna svolge un ruolo ben definito e specifico.
L’organizzazione delle api è un fattore che determina la loro sopravvivenza alle possibili avversità della natura e la loro laboriosità e il loro ingegno hanno dato vita a uno dei più affascinanti regni del mondo animale.
La natura non ha scelto a caso la forma dei favi (celle): il rapporto tra perimetro e area dell’esagono del favo è proporzionale al rapporto tra la grandezza della cella e il livello di produzione della cera necessaria per costruirla.

I ruoli sono solitamente divisi in base all’anzianità delle api: le api più “vecchie”, infatti, sono solitamente quelle che vengono esposte ai rischi e che sono prescelte per i ruoli più pericolosi come ad esempio quelli in cui si è più vicini agli occhi dei predatori.
In ogni alveare viene sempre data precedenza all’ape regina che però, a sua volta, non riuscirebbe a resistere a lungo senza il sostegno delle sue api operaie. Sono loro a procurarle cibo e scorte necessarie alla sopravvivenza.
In questo caso, non è corretto parlare di gerarchia all’interno dell’alveare, perché nella loro opera di assegnazione dei ruoli, esiste una cooperazione generale che non prevede la prevaricazione di un ruolo su un altro proprio perché, il lavoro di ogni singola ape è indispensabile per la sopravvivenza di tutte le altre.

All’interno di un alveare le regole sono rigide: tutto ciò che non risulta essere necessario, viene eliminato.

In base alle loro mansioni e ai loro ruoli, le api vengono categorizzate in otto classi differenti:

Le api guardiane: si occupano solo ed esclusivamente della difesa dell’alveare: sono pronte a sacrificare la loro stessa vita pur di difendere la famiglia. Il ruolo dell’ape guardiana è un incarico molto impegnativo e nel caso in cui queste dovessero usare il loro pungiglione per difendersi, andrebbero incontro alla morte;

Le api spazzine: si tratta di api che hanno il compito di mantenere pulito e ordinato l’alveare. Esse si disfano di qualsiasi ingombro che possa risultare inutile. Capita spesso infatti, di vedere come api di questo tipo si impegnino per trascinare via i resti o i corpi senza vita delle api ormai decedute;

Le api nutrici: sono particolari api che svolgono un ruolo meraviglioso. Si occupano unicamente di nutrire le larve appena nate: solitamente sono api molto giovani a svolgere questo compito. Sono loro stesse a trasformare il polline in pappa reale e successivamente a riporlo nelle cellette in cui si trovano le piccole;

Le api operaie: indispensabili per la loro sovrana, queste api si prendono costantemente cura dell’ape regina e provvedono a qualsiasi sua necessità in modo da mantenerla sana e forte. In generale le api operaie si adattano a molti ruoli differenti e sono un po’ le “tuttofare” dell’alveare;

Le api esploratrici: ruolo riservato alle api più anziane, viene affidato a quelle più sacrificabili che, spostandosi alla ricerca di cibo, sono molto vulnerabili all’attacco dei predatori. Una volta raggiunta la fonte di nutrimento, le api esploratrici fanno ritorno in alveare e comunico al resto delle api dove spostarsi per la raccolta di nettare;

Le api bottinatrici: molto laboriose e sempre indaffarate, si occupano del trasporto delle materie prime per la produzione del miele in alveare. Le bottinatrici fanno quindi carico di polline, nettare, acqua e propoli;

I fuchi: questa fascia è costituita esclusivamente dai maschi di ape che hanno come unico obiettivo quello di fecondare l’ape regina che potrà in questo modo deporre le uova;

L’ ape regina: ultima in classifica ma non per importanza, l’ape regina costituisce l’unica ape feconda all’interno dell’alveare. È la sola in grado di deporre le uova e permettere quindi la sopravvivenza e la moltiplicazione dello sciame.

 

Voliere per Uccelli

Per voliera si intende una gabbia di grandi dimensioni che di solito viene posizionata all’esterno delle abitazioni e dei giardini adatta per ospitare uccelli, sia di taglia piccola, come calopsiti, canarini, e piccoli animali esotici, che di taglia media come pappagalli e merli.
La struttura si può anche tenere all’interno dell’ambiente casalingo, solitamente per questa soluzione la voliera deve essere predisposta di fondo estraibile per una facile pulizia.

Prima di acquistare una voliera è fondamentale scegliere con precisione la razza che si intende tenere ed allevare, per evitare una scelta errata del ricovero che li ospiterà. Importante anche capire il numero di maschi e femmine che ognuna può contenere in quanto è molto difficile trovare il giusto equilibrio all’interno della gabbia, sia tra specie uguali sia tra specie diverse.
Solitamente, all’acquisto della voliera vengono abbinati anche gli accessori necessari per gli animali che andremo ad inserire all’interno, come per esempio: mangiatoie, beverini, posatoi, vaschette da bagno, porta iuta, porta seppia, porta biscotto e nidi per la deposizione delle uova.
Oltre che alla dimensione, che deve essere idonea per il numero di capi che si trovano all’interno, è molto importante anche considerare il materiale.
Si deve infatti considerare che una voliera deve resistere all’esterno, specialmente nei mesi invernali in cui spesso le temperature scendono sotto lo 0° e quindi chi sceglie la versione in legno deve tener presente della qualità del prodotto che compra.
Fondamentale anche considerare il tipo di vernice che è stata utilizzata per la realizzazione della voliera in quanto potrebbe costituire un rischio per la salute degli uccellini se ingerita.

Oltre che alle voliere già strutturate, esiste anche la possibilità di comporre una gabbia con dimensioni personalizzate attraverso pannelli modulari in acciaio zincato.

Allevare uccelli è sicuramente una tra le attività che regala molte soddisfazioni, farlo con la giusta voliera sicuramente ci aiuterà in questo magnifico percorso!
Se stai cercando una voliera per i tuoi uccellini sei nel posto giusto! Il Verde Mondo pone molta attenzione ai materiali e alle caratteristiche delle voliere per garantire il giusto comfort e la sicurezza di cui gli animali hanno bisogno.

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Cani e Alimentazione corretta: tutto ciò che devi sapere

Il cane, a differenza del gatto, è in grado di mangiare grandi quantità di cibo tutte insieme grazie all’elasticità della parete gastrica. Spesso, però, questo si traduce in problemi di obesità che possono mettere a repentaglio la sua salute.
Quando si parla di quantità giornaliera di cibo per cani bisogna partire dal presupposto che il calcolo dipende da tanti fattori: l’età, l’attività fisica svolta, il tipo di alimenti che mangia (cibo secco, cibo umido, eccetera) e non meno importante la taglia e la razza del cane in questione. Inoltre, esistono esigenze specifiche che cambiano in base alla stagione dell’anno, allo stato di salute del cane, all’eventuale stato di gravidanza in corso.

Di solito la quantità ideale per la dieta del cane è segnalata sulla confezione del cibo per cani, dove sono specificate dosi e ingredienti. Naturalmente non esistono calcoli prestabiliti
ma
bisogna sempre fare riferimento al singolo caso: tuttavia, è possibile calcolare la dose giornaliera ad hoc soltanto basandosi sulle specifiche esigenze del singolo esemplare.

I cani adulti, in genere, hanno bisogno di uno o due pasti al giorno. Nello specifico, esaminando i cani per taglia:

–         cani adulti di piccola taglia tra 2 Kg e 8 kg : dai 50 ai 190 gr al giorno;

–         cani adulti di media taglia tra 9 Kg e 25 Kg : dai 155 ai 340 gr al giorno;

–         cani di grossa taglia oltre i 25 Kg : dai 345 ai 1030 gr al giorno

Quando si tratta di scegliere il miglior alimento per il nostro amico a 4 zampe, è importante imparare a leggere bene le etichette per comprendere non soltanto la giusta quantità di cibo da offrire, ma anche la qualità del mangime in sé.
In particolare, i valori da interpretare sono l’energia metabolizzabile (ME) e le kilocalorie (kcal): per energia metabolizzabile si intende il valore energetico dell’alimento, che ci aiuta a capire il reale valore nutritivo del cibo per cani. Maggiore è l’apporto di energia, minore sarà la quantità di cibo di cui il cane avrà bisogno. Il valore di energia metabolizzabile è espresso in kilocalorie per kilogrammo.
La quantità di cibo che il cane assume quotidianamente e il numero di volte in cui il cane deve mangiare ogni giorno variano a seconda che si tratti di un cane adulto, un cane anziano o un cucciolo. Ecco di seguito i metodi più utilizzati per alimentare il cane:

1)     A volontà: questo metodo alimentare consiste nel lasciare il mangime a disposizione del cane per tutto il giorno, lasciando l’animale libero di razionarlo come meglio crede durante la giornata. Si consiglia questa metodologia per cani che mangiano poco e per femmine in fase di allattamento, mentre è sconsigliato per i cani in sovrappeso e per quelli che non sanno razionare il cibo;

2)     Per quantità: si tratta del metodo più consigliato per l’alimentazione corretta del cane e consiste nel dilazionare in vari pasti una quantità fissa di cibo. In questo modo è possibile tenere sotto controllo il peso del cane e individuare in tempo eventuali cambiamenti e anomalie nella sua alimentazione;

3)     A tempo: in questo metodo il cane ha a disposizione la ciotola per un periodo di tempo prestabilito e poi il cibo viene tolto, a prescindere dal fatto che sia stato mangiato o meno. Si adatta ai cani che sanno razionare il cibo, ma è da evitare se il cane soffre di torsione dello stomaco o gastrica perché invita il cane a mangiare troppo rapidamente.

Inoltre, in base al peso del cane è possibile calcolare la quantità di kcal da assumere quotidianamente come riportato dalla WSAVA Global Veterinary Community:

·        3 kg > 190 kcal

·        5 kg > 280 kcal

·        10 kg > 470 kcal

·        15 kg > 640 kcal

·        20 kg > 790 kcal

·        25 kg > 940 kcal

·        30 kg > 100 kcal

·        35 kg > 1210 kcal

·        40 kg > 1340 kcal

Se invece scegli di alimentare il tuo cane con cibo casalingo dovrai consultare il veterinario per sapere come regolarti in termini di quantità e di varietà degli alimenti, per assicurare al tuo cane tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno.
In generale, però, ci sono alcune accortezze da prendere in considerazione se viene presa questa strada: la dieta casalinga per cani, infatti, non è bilanciata ed equilibrata come l’alimentazione a base di cibi commerciali, in cui i singoli valori nutrizionali sono già opportunamente calcolati.
Spesso chi possiede un cane non sa quali sono le regole da rispettare per la sua alimentazione con cibi casalinghi: il cane ha delle esigenze nutrizionali ben precise e ci sono pertanto delle regole da rispettare con cura e attenzione.
Detto questo, una regola generale per calcolare le dosi è basarsi sul rapporto tra peso corporeo del cane e ingredienti: il cucciolo di cane ha bisogno di 20/30 grammi di alimento proteico per ciascun kilo di peso, e della stessa quantità di carboidrati; mentre il cane adulto, mangerà una quantità di 15/20 grammi di carboidrati e la stessa quantità di proteine animali per ciascun kilo di peso corporeo.

 

 

Curiosità sui Cani

Il cane è il migliore amico dell’uomo, la felicità e la gioia che portano in tante case fanno di questo animale uno dei più amati e studiati al mondo.
Indistintamente che siano di razza o no, grandi o piccini, a pelo lungo o corto, l’amore che proviamo per loro non cambia.

Per tutti gli appassionati ecco di seguito alcune tra le principali curiosità legate ai nostri amici a 4 zampe:

·        Il primo cane a viaggiare nello spazio è stato Laika nel 1957;

·        Il Doberman prende nome da Karl Friedrich Louis Dobermann il creatore della razza. La creò per difendersi dalle altre persone quand’era a lavoro. Faceva l’esattore delle tasse e di notte il guardiano, oltre che l’esecutore di sequestri giudiziari;

·        A Pompei è stata trovata la prima scritta “cave canem” ovvero “attenti al cane”. La scritta si trovava su un mosaico posto all’entrata della casa del poeta Tragico. In un altro mosaico invece è rappresentato un cane legato con la catena, il tutto presso l’ingresso della casa di Paquio Proculo. Nel museo archeologico nazionale di Napoli invece ti trova un mosaico che rappresentava il cane prelevato della casa di Orfeo;

·        Alcuni cani sono capaci di percepire gli attacchi di epilessia nell’uomo prima che avvengano. Altri invece riescono a fiutare i tumori;

·        Negli Stati Uniti d’America c’è un emittente radiofonica solo per cani. È nata per farli compagnia quando sono in casa da soli per molte ore;

·        L’aspettativa di vita media dei cani va dagli otto ai sedici anni. Più il cane è di razza piccola più vive a lungo;

·        Il cane appartiene alla famiglia dei lupi, dingo, coyote, sciacalli e volpi;

·        La razza più piccola di cani è il Chihuahuamentre la più grande è l’Alano.Tra i soggetti più pesanti in cima al podio c’è il 
San Bernardo, tra i più veloci invece i Greyhound;

·        Il cane è stato addomesticato a partire dall’età paleolitica, prima era selvatico;

·        L’uomo e il cane condividono il 75% del codice genetico;

·        Non esiste al mondo specie con più verità di razze. A oggi se ne contano oltre ottocento;

·        Il cane si rinfresca tramite le narici. Le razze con il muso lungo sono quelle che si rinfrescano più facilmente, mentre i cani con il viso schiacciato come il carlino, hanno maggiori problemi;

·        Il cane ha un orologio biologico perfetto e preciso. Sanno sempre quand’è l’ora di mangiare, bere, dormire, giocare o fare la passeggiata. Si vede ad esempio quando scattata l’ora della passeggiata, s’incamminammo verso la porta con il 
guinzaglio in bocca senza aver ricevuto nessun ordine dal padrone;

·        La razza canina più antica è il cane Saluki, meglio noto come Levriero Persiano, le cui prime raffigurazioni risalgono al 2000 a.C. Ancora oggi, comunque, il Saluki è considerato uno dei cani più obbedienti e intelligenti del pianeta;

·        Il cane più anziano al mondo ha vissuto bene ventinove anni;

·        Anche il cane suda, lo fa attraverso i cuscinetti posti sotto le zampe;

·        I cani vedono meglio di notte rispetto l’uomo;

·        Un cane può sentire fio a 225 metri di distanza da lui;

·        I cuccioli appena nati non sentono e non vedono nulla;

·        Nella prima settimana di vita un neo-cane dorme per il 90% della giornata mentre per il restante 10% mangia;

·        Essendo il miglior amico dell’uomo, il cane purtroppo è stato da noi sfruttato anche per fini poco nobili. Nel XVII secolo in America la razza canina Fila Brasileiro, viste le sue imponenti dimensioni, venivano utilizzati per controllare gli schiavi affinché non lasciassero le piantagioni;

·        Il massimo dei cuccioli nati da una sola cagna in un unico parto è stato di ventitré piccoli.

 

 

Il Welsh Corgi Pembroke

Il Welsh Corgi Pembroke è una razza canina di origine britannica riconosciuta dalla FCI.
Ancora non è noto quando questa razza sia stata introdotta nell’arcipelago britannico in quanto alcuni sostengono che questa razza sia stata importata dai Vichinghi, mentre altri credono che l’origine del Corgi sia autoctona, in quanto in 
Gran Bretagna si è trovata notizia in documenti storici del X secolo di un “curre” o “cur dog”, vocabolo che significa appunto cane da lavoro e il cui suono è molto simile alla pronuncia gallese del termine “corgi”.

La zona di origine e di maggior diffusione della razza resta comunque il Galles.
Il nome gallese del Pembroke, significa garretto, per indicare la caratteristica abitudine di questa specie di mordere i garretti alle mucche.
Nelle fattorie gallesi questi cani svolgevano il compito di cani da pastore. Guidavano infatti la mandria al pascolo, sorvegliandola di notte e riconducendo i soggetti che si allontanavano dal gruppo. Inoltre, durante il trasferimento del bestiame al mercato lo accompagnavano lungo il percorso ed erano pronti a difenderlo dai numerosi pericoli nelle zone selvagge.
La caratteristica di mordere i garretti era utile nella guida dei bovini, ma si rivelava un grave errore se applicata alle pecore. Nel 1880 i pastori, per ovviare a questo problema, pensarono di incrociare il Corgi con il Welsh Collie, altra razza da pastore utilizzata nel Galles: da questo incrocio ebbe origine la varietà Cardigan, tipica per il mantello blue merle.
Il Corgi, nonostante le sue doti e le sue capacità non comuni, sarebbe rimasto un cane da fattoria se nel 1933, Re 
Giorgio VI, non avesse acquistato un cucciolo di questa razza, Rozavel Golden Eagle, per regalarlo alla figlia Elisabetta. Il cane venne ribattezzato Susan e conquistò immediatamente il cuore della famiglia reale. A questo primo soggetto se ne aggiunsero presto molti altri dando vita all’allevamento della famiglia reale conosciuto con l’affisso Windsor. Da allora i Corgi sono divenuti per definizione “i cani della regina”, definizione entrata nell’uso corrente.

Questa razza si mostra come un vivace, curioso ed intelligentissimo piccolo cane, caratterizzato da una testa da volpe, zampe molto corte e con o senza coda. L’aggettivo “piccolo” fa riferimento solo alla taglia in quanto il carattere è quello di un cane più grande, da guardia.
Le sue dimensioni ridotte ne fanno un compagno ideale che occupa poco spazio in casa e che si adatta facilmente sia alla vita di città sia a quella di campagna.
In generale non necessita di attività fisica particolarmente intensa ed è piuttosto difficile stancarlo. Il suo pelo corto rappresenta un’ottima protezione contro il freddo e l’umido, in quanto dotato di un fitto sottopelo che richiede pochissime cure.
Alle sue capacità lavorative, si aggiunge il fatto di essere un ottimo cacciatore di topi e conigli e talvolta anche di fagiani e pernici; può inoltre essere addestrato all’obbedienza e alle prove di agilità.
Fino a qualche anno fa era uso comune tagliare la coda ai cuccioli nei primi giorni di vita. In molti paesi Europei questa pratica è stata vietata e ciò ha costretto l’FCI ad aggiornare lo standard di razza inserendo un esplicito riferimento alla coda che deve essere in linea con la dorsale, portata bassa.

Il Pembroke adulto è alto 25-30 cm e i maschi pesano 10-12 kg e le femmine 9-11 kg.

La dieta di questo cane ha bisogno di avere il giusto equilibrio tra tutti i principali gruppi di nutrienti, inclusa una fornitura costante di acqua fresca. È anche importante eseguire regolarmente la valutazione delle condizioni corporee per assicurarsi di mantenere il cane in una forma ideale e ricord

Allevamento Avicolo: meglio cominciare dai Riproduttori, dalle Uova o dai Pulcini?

Iniziare un allevamento di avicoli comporta alcune scelte come, ad esempio: “è meglio acquistare una coppia di riproduttori? O è più conveniente partire da uova o pulcini?”
Chiaramente, ognuna di queste opportunità, presenta pregi e difetti.

Se optiamo per iniziare un allevamento di avicoli a partire dai riproduttori, il grosso vantaggio è quello di iniziare ad allevare con esemplari già formati, maturi e con evidenti punti di forza. Acquistando animali di almeno un anno di vita saranno anche presenti eventuali difetti di livrea e portamento, fattori molto importanti ai fini selettivi. Inoltre, partendo da buoni soggetti è molto probabile che i loro figli saranno animali di buona qualità e nel corso degli anni gli scarti in termini di selezione saranno inferiori.
Tra gli svantaggi, sono da considerare sicuramente i costi da sostenere: acquistare un gruppo di riproduttori costa molto di più di acquistare le uova o i pulcini e inoltre, bisognerà considerare anche i costi di trasporto e di mantenimento.

Se invece decidiamo di istituire un allevamento di avicoli a partire dalle uova, i vantaggi risiedono nel fatto che le uova hanno un costo molto economico, di norma compreso tra 1€ e 5€.
Inoltre, acquistare le uova potrebbe essere un’occasione per avere razze rare che nessuno alleva nelle vicinanze.
Il principale svantaggio sta invece nel fatto che in questo modo non esistono certezze sulla qualità e sullo stato di salute dei pulcini che nasceranno. È infatti risaputo che spesso le uova che compriamo non sono fertili oppure il risultato prodotto è differente da quello immaginato. Proprio per questo motivo, è importante cercare feedback e testimonianze sull’operato dell’allevatore da cui si acquistano le uova.
Un altro problema da considerare è che non tutti gli spedizionieri adottano particolari accortezze nel trasporto e anche questo incide enormemente sulla sopravvivenza degli embrioni.

Ultima possibilità, iniziare un allevamento di avicoli a partire dai pulcini. Come per le uova, anche in questo caso il principale vantaggio è quello del prezzo contenuto.
In alcuni casi, già dai primi giorni è possibile capire, osservando il piumino dei pulcini o le loro caratteristiche, se un esemplare è puro o meno.
Parlando degli svantaggi, ovviamente per la maggior parte dei casi non sarà nota la qualità dei soggetti prima di alcuni mesi ed inoltre potrebbero registrarsi alcuni episodi di mortalità giovanile.

Dopo aver analizzato le tre casistiche, in conclusione possiamo dire che la scelta migliore è quella di partire dai riproduttori: sicuramente è un’operazione più costosa rispetto alle altre due possibilità, ma è in questo modo che aumenteranno le probabilità di far nascere soggetti di buona qualità e quindi, rispetto all’acquisto di uova o pulcini, diminuiranno le spese di mantenimento e accrescimento per soggetti di scarso valore che non potremmo comunque usare come riproduttori.

A livello pratico, è consigliabile prendere un gallo e 2/3 galline. In questo modo sicuramente si avranno buoni risultati in poco tempo e si potrà gestire la consanguineità degli animali da vicino evitando errori.

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Il Gatto Siamese

Il gatto siamese ha origine asiatica. Sbarcò in Europa per la prima volta nel 1871 all’esposizione di gatti a Londra nel 1880 il re del Siam regalò due coppie di siamesi a Owen Gould, console inglese a Bangkok, che ne fece mostra a Londra.
Nel 1890 raggiunsero poi anche l’America, dove ebbero enorme successo, tanto che agli inizi del XX secolo divennero una tra le razze più amate. 
Una leggenda narra persino che la forma della lunga coda sottile servisse alle principesse per infilare gli anelli. Gli antichi templi sono ricchi di gatti siamesi, considerati come custodi instancabili dei vasi, ricchi di gemme preziose. La razza ha subito numerose selezioni nel corso degli anni a seguire, fino agli anni ’60: infatti la specie che conosciamo oggi si presenta con un pelo più chiaro e il viso meno tondeggiante rispetto ai suoi antenati.

Il siamese è considerato il più addestrabile e calmo dei gatti e non è difficile potergli insegnare a passeggiare al guinzaglio. È un gatto estroverso e di indole vivace, molto comunicativo; instaura un rapporto molto esclusivo con gli umani che meritano la sua simpatia ma pur essendo un gatto molto affettuoso non è adatto a tutti.

E’ un gatto di taglia media, la femmina pesa al massimo 4 kg, mentre il maschio fino a 5 kg. Lungo e spigoloso, con zampe lunghe e sottili e con piedi piccoli e ovali. Il collo è slanciato, muscoloso e arcuato e anche la coda è molto lunga e sottile. Gli occhi sono di forma ovale o a mandorla e posizionati in obliquo rispetto alla canna nasale. Il loro colore blu, più profondo e puro, è addirittura leggendario.
Il corpo del siamese è di colore uniforme bianco-crema con zone di colorazione più scure chiamate points che ricoprono orecchie, coda, zampe e parte degli arti. I point possono variare intensità di colore a seconda della temperatura in cui un esemplare è cresciuto. Tra i più comuni troviamo 4 points di base: il Seal point è quello più noto e diffuso e si caratterizza per i points scuri e il mantello chiaro di fondo. Il Chocolate Point è color cacao, il Blue point blu/grigio e infine il Lilac Point ha dei points color lilla/rosa.

Con un pelo molto morbido e setoso non necessita di particolari cure se non del passaggio di un panno di daino per lucidare il pelo e togliere i peli morti. L’alimentazione deve essere proteica e di alta qualità.

ll carattere del gatto siamese è molto particolare, tanto che spesso si sente dire che non è un gatto per tutti. Questa tipologia di felini è molto legata al suo padrone, in maniera dipendente e possessiva. Non ama gli estranei, né gli altri gatti, ma fa di tutto per trascorrere il suo tempo con il prescelto della famiglia.
Il siamese ama giocare, saltare, miagolare, è particolarmente eccitato e riempie l’atmosfera in casa. Per questo motivo dovrete procurargli un tira graffi, palline e quanti più oggetti possano stimolarlo, aiutandolo a scaricare la tensione.

 

Come Gestire l’ansia da Separazione

Se quando lasci il tuo cucciolo da solo ti sembra preoccupato, ti segue, distrugge o rovina le cose e diventa isterico quando torni a casa, significa che soffre di ansia da separazione.

I comportamenti nei cani, che segnalano questa patologia sono genericamente:

–         grattare o scavare le finestre o le porte in modo tale da poterci vedere quando ci allontaniamo;

–         distruggere e masticare gli oggetti posizionati in casa;

–         gemiti, abbai e ululi;

–         urinare e defecare all’interno dell’abitazione. 

Nessuno può dire con certezza perché alcuni cuccioli soffrono di ansia da separazione. Attraverso i comportamenti che abbiamo elencato sopra il nostro amico a quattro zampe non ci vuole “punire” per essere stati fuori casa, ma semplicemente desidera il nostro ritorno il prima possibile.

Questi spiacevoli episodi si possono manifestare in particolar modo in situazioni precise come, ad esempio, la prima volta che l’animale viene lasciato solo, piuttosto che la paura per l’animale di subire nuovamente violenze ed abbandoni già vissuti in passato.

Secondo gli esperti, è molto importante tenere una sorta di “conversazione” con il cane nel momento in cui dobbiamo assentarci da casa per un periodo più o meno lungo.
Sorge dunque spontaneo chiedersi : “Ma come avere una conversazione con lui?”
Basterà semplicemente utilizzare una parola o un’azione che si ripete ogni volta prima dell’uscita da casa che aiuterà il cucciolo a capire cosa sta succedendo e così facendo anche lui assocerà quel momento ad una momentanea assenza in modo tale da non rendere la separazione più difficile per lui.
Un’altra tecnica da utilizzare in questi casi potrebbe essere quella di utilizzare un rinforzo positivo per insegnare al cane i comandi che possono mantenerlo calmo.
Tutti gli stimoli mentali e l’esercizio fisico possono aiutare a ridurre lo stress e l’ansia, quindi, è bene esercitare il cane ad esplorare nuovi posti prima di uscire di casa e anche portarlo a fare la solita passeggiata ma in un luogo diverso, nuovo per lui.

Dal momento che il cane nel momento in cui viene lasciato solo potrebbe causare disordini o addirittura danni è meglio creare per lui un luogo sicuro che in queste occasioni non lo isoli completamente, e fornirgli i suoi giocattoli preferiti che lo aiuteranno a distrarsi.
Se il tempo in cui rimarrà solo si protrae a lungo, è necessario considerare in primis che l’animale potrebbe urinare eccessivamente, e quindi in questi casi è fondamentale fornirgli un tappetino per la pipì, se possibile impermeabile ed assorbente.

Potrebbe volerci del tempo, per il cane, per lasciarsi alle spalle la “reazione di panico”.
In alcuni casi più gravi e problematici può essere d’aiuto anche una terapia farmacologica che lo aiuti a ridurre l’ansia o addirittura potreste valutare di affidarlo ad una pensione per cani, per garantirgli compagnia e serenità quando vi assentate.

Qualsiasi amante degli animali domestici sa per principio che i cani sono tra i migliori amici che potremmo avere. Sono leali, amorevoli e sempre desiderosi di compiacere i padroni.
L’ansia da separazione è un problema comune tra i cani che sono stati lasciati soli per lunghi periodi di tempo. Può essere particolarmente doloroso se il tuo cane soffre di questa patologia ed è quindi importante emarginare il prima possibile questi episodi per evitare che si trasformino in una sofferenza repentina per il nostro cucciolo.

 

Le tue Galline sono Felici?

Pur sapendo che molti uccelli sono dotati di un’intelligenza pari a quella dei mammiferi, fatichiamo ancora a dare la stessa considerazione alla gallina, che rimane tra gli animali più sottovalutati del pianeta.
Eppure la letteratura scientifica è ricca di ricerche sulla cognizione, sulle emozioni, sulla personalità e sulla socialità delle galline che dimostrano che confrontano la loro capacità con quella di altri uccelli considerati “più intelligenti” si è scoperto che anche i polli sono altrettanto complessi cognitivamente, emotivamente e socialmente.

Negli ultimi anni alcuni gruppi di ricerca si sono concentrati sullo studio della “felicità” dei polli e delle galline che vivono in allevamento intensivo cercando di capire se la loro felicità fosse misurabile: analizzando il comportamento di 16 razze di polli hanno elaborato una serie di test fisici e comportamentali per poterli osservare da vicino.

Se proviamo a pensare “cos’è la felicità per una gallina?”
Nella realtà nessuno lo sa davvero e non c’è alcun modo di saperlo, né di misurala.
Se il benessere risulta essere quello fisico, basato sulla possibilità di vivere in condizioni di salute e ambientali buone, con cibo e acqua freschi sempre a disposizione, ci vorrebbe un termine in più per definire una vita soddisfacente fatta di emozioni e di libertà di espressione dei bisogni etologici della specie. Solo quando avrà ottenuto tutto questo, potremmo definire una gallina “felice”.

Scegliere di allevare una gallina significa rendersi conto di quali sono le sue esigenze e capire come soddisfarle.
“La gallina ha bisogno di spazio, può essere adatta a una vita domestica, ma preferibilmente dovrebbe disporre anche di un piccolo giardino, dove poter razzolare, fare i bagni di sabbia e stare al sole”.
Il mondo avicolo, infatti, si compone di tantissime razze, ed ognuna ha bisogno di alcune specifiche accortezze per vivere bene. Ecco perché è importante anche saper valutare la razza che fa per noi, evitando di guardare solo all’aspetto estetico e alla produttività di uova.
Se, per esempio, disponiamo di uno spazio molto piccolo, non sarà il caso di adottare un’esemplare Brahma, che date le sue dimensioni necessita di uno spazio per poter razzolare durante il giorno.

La gallina è un animale che possiede una socievolezza spiccata. Per questo se ne hai una sola dovrai pensare di dedicarle del tempo per stare insieme: è infatti molto importante sottoporre l’animale a più stimoli possibile perché cresca equilibrato.
La gallina può essere un animale domestico e vivere in casa con noi ma perché viva serenamente, necessita di input continui quali giochi, passatemi, e soprattutto presenza del padrone.
Al contrario, come tutti gli altri animali domestici, soffrirà di solitudine.

Alcuni giochi che le coinvolgeranno e distrarranno durante il giorno potrebbero essere la ricerca di alcuni bocconcini di cibo nel giardino, qualche specchietto luccicante appeso che attirerà la loro attenzione, oppure del cibo appeso ad un ramoscello affinché la gallina lo possa beccare per cambiare la solita routine.
Anche con qualche pezzettino di cibo ci si può divertire organizzando un semplice percorso da fare insieme: salire e scendere da una scatola, entrare in un tunnel, passare sotto un ramo.

Per il suo benessere è fondamentale che lei sia libera di esprimere il suo repertorio etologico: razzolare, fare bagni di sabbia, stare appollaiata al sole.. Se queste piccole abitudini vengono a meno, rischieremo di essere la causa di comportamentali seri, come la PICA (un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione continuata di sostanze non commestibili, o addirittura il cannibalismo.
Spesso si arriva a questo negli allevamenti intensivi, dove le galline si beccano, si strappano le penne e si feriscono a vicenda proprio perché sono ammassate in un capannone e vivono in gabbie senza poter esplorare nuovi spazi a loro dedicati.

Come già accennato, ogni gallina è diversa dalle altre, quindi è fondamentale scoprire le modalità di espressione di ogni esemplare. Il primo segnale che le galline manifestano quando stanno bene è il canto. Quando invece vengono accarezzate si metteranno accovacciata e arricceranno le penne del collo, facendo vocalizzi dai toni bassi e continui.

In conclusione più una gallina si mostra rilassata più ci sta comunicando che lei è piacevolmente soddisfatta della vostra vita insieme.

 

Perchè avere il Gallo nel Pollaio? Pro e Contro

A cosa serve avere un gallo nel pollaio? Andiamo ora ad analizzare insieme alcuni aspetti positivi e negativi che serviranno per questa importante valutazione:

Pro:
Senza dubbio il ruolo del gallo è indispensabile per fecondare la gallina e sviluppare il ciclo riproduttivo in maniera completa dunque se desideriamo avere dei pulcini, accrescere la famiglia e non dover in futuro acquistare altri esemplari, avere un gallo è la soluzione.
Se la nostra intenzione è invece avere le uova da mangiare non è necessaria la presenza del gallo in quanto la deposizione avviene ugualmente e non essendo fecondate sono sempre pronte per il nostro utilizzo.

Il gallo è il re del pollaio e sa di esserlo e per questo motivo custodisce gelosamente le proprie galline sorvegliandole da pericoli e predatori. In caso di emergenza da l’allarme con il suo richiamo per far correre al riparo il gruppo mentre lui resta esposto a combattere.
Essendo il gallo focalizzato a controllare tutte le potenziali minacce, la sua attenzione è molto più allenata e acuta della nostra permettendogli di individuare con facilità i potenziali predatori per dare avviso il prima possibile a tutto lo stormo.
La presenza di un gallo è quindi un elemento di sicurezza per l’intero gruppo delle galline che si sentono protette mentre si nutrono e mentre covano.
Tutto questo si traduce in un calo significativo dello stress e quindi in una maggiore e costante produzione di uova.
Tra le diverse mansioni che un gallo deve ricoprire all’interno del suo gruppo c’è quella di preoccuparsi dell’aspetto nutrizionale: per questo motivo ispeziona attentamente il campo alla ricerca dei punti con maggiori risorse alimentari per poi avvisare le sue galline di raggiungerlo in zona per trovare i migliori bocconi.
La presenza di un gallo consente di ammirare il suo comportamento e di apprezzare la bellezza di questi particolari animali belli non solo esteticamente per portamento, colori e vistosità del piumaggio, ma piacevoli anche da osservare.
Uno dei suoi comportamenti più vistosi e accattivanti è la danza che compie per pavoneggiarsi di fronte alle galline compiendo un mezzo cerchio con un’ala estesa verso il basso.

Contro:
Il gallo dominante può arrivare ad accoppiarsi fino a 30 volte al giorno con le galline. Questa frequenza può risultare stressante per le galline soprattutto se il gruppo familiare è ristretto.
Le modalità dell’accoppiamento tipo comportano alla perdita di piume su collo e schiena della gallina ed infatti non è raro trovare galline nel pollaio prive di piume posteriormente a motivo della frequente monta.
I galli iniziano a cantare a partire dalle prime luci dell’alba. Durante tutto il giorno ci possono poi essere le più svariate occasioni per fare sonori chicchiricchì e pertanto dobbiamo mettere in conto che avere un gallo ci obbliga a fare i conti con questa sua caratteristica soprattutto se pensiamo che possa disturbare il vicinato.
Il canto del gallo è solo una delle tante dimostrazioni di dominio che questo animale esegue per far sapere chi comanda. Dagli studi sembra che spetti al gallo dominante il primo chicchiricchì al sorgere del sole. Gli altri galli di classe inferiore intervengono solo in un secondo momento dimostrando quindi la loro sottomissione al boss del quartiere.
Se abbiamo intenzione di tenere più galli è importante rispettare il rapporto galli/galline tenendo presente che più ne abbiamo e maggiori saranno le occasioni di conflitto e di continuo confronto per determinare gli equilibri di potere all’interno del pollaio. I galli, oltre a esseri bravi a tenere lontani i predatori se la possono prendere con una certa aggressività anche con i padroni umani.