Che cosa intendiamo per Orto Singergico?

Per poter consumare ortaggi biologici, è opportuno conoscere il metodo migliore per coltivarli.
La tecnica dell’Orto Sinergico è stata scoperta ed attuata per la prima volta dal giapponese Masanobu Fukuoka che cercò di conciliare le varie necessità dell’uomo con la natura.

Un orto sinergico, infatti, non impiega l’uso di concimi chimici ed evita l’utilizzo di prodotti antiparassitari. Un’altra cosa importante da evidenziare è il fatto che una volta preparate le aiuole, non si lavorerà più il terreno, diminuendo enormemente il lavoro quotidiano.
Per realizzare le aiuole bisogna lavorare bene il terreno sino ad una profondità di circa 30 centimetri, e tenerle distanti tra loro 40-50 cm, in modo da passare facilmente per seminare, trapiantare, irrigare ed infine raccogliere.
Tra un’aiuola e l’altra va predisposto uno strato di materiale naturale, come segatura o trucioli di legno non trattati, in modo che non crescano piante infestanti.
Sul suolo lavorato si disporranno foglie, ramaglie e letame formando uno spessore di 20-25 cm che si andrà poi a mescolare con la terra.
Vi si aggiungerà poi altra terra sino a portare le aiuole ad una altezza di 30-35 cm rispetto al piano di campagna e si formeranno così aiuole rialzate, chiamate più comunemente bancali che rappresenteranno il substrato di coltivazione degli ortaggi.

Non si effettueranno più concimazioni primaverili o vangature per circa quattro anni, poi le aiuole andranno rifatte completamente.
La pacciamatura, altra pratica fondamentale per questo tipo di orto, si realizza stendendo della paglia sulle aiuole. Ha molti effetti positivi tra cui: impedire l’erosione delle aiuole a causa della pioggia, impedire la crescita di erbe infestanti e conservare la fertilità del terreno evitando che diventi compatto, mantenendolo sempre soffice, aerato ed impermeabile.

Per quanto riguarda semine e trapianti, anche in questo tipo di orto bisogna seguire un preciso calendario, in modo da riuscire ad ottenere raccolti in ogni stagione dell’anno.
Per seminare o trapiantare, basterà spostare con le mani la paglia dall’aiuola; a fine lavoro, la si riaccosterà alla piantina, facendo attenzione a non coprirla del tutto.
Bisogna inoltre tenere in considerazione il diverso sviluppo delle piante: pomodori, melanzane e peperoni andranno disposti nella parte centrale delle aiuole mentre cicoria e lattuga andranno all’esterno.

Altra cosa da considerare è la consociazione ovvero in ogni aiuola, dovranno essere presenti, per quanto possibile: fagioli, piselli, fave o altri legumi perché sono piante in grado di fissare l’azoto presente nell’aria sul terreno.
Il principale lavoro da eseguire una volta composto l’orto sarà l’irrigazione. I sistemi più utilizzati sono: il sistema a pioggia, quello a goccia o utilizzando manichette forate.

 Per poter consumare ortaggi biologici, è opportuno conoscere il metodo migliore per coltivarli.
La tecnica dell’Orto Sinergico è stata scoperta ed attuata per la prima volta dal giapponese Masanobu Fukuoka che cercò di conciliare le varie necessità dell’uomo con la natura.

Un orto sinergico, infatti, non impiega l’uso di concimi chimici ed evita l’utilizzo di prodotti antiparassitari. Un’altra cosa importante da evidenziare è il fatto che una volta preparate le aiuole, non si lavorerà più il terreno, diminuendo enormemente il lavoro quotidiano.
Per realizzare le aiuole bisogna lavorare bene il terreno sino ad una profondità di circa 30 centimetri, e tenerle distanti tra loro 40-50 cm, in modo da passare facilmente per seminare, trapiantare, irrigare ed infine raccogliere.
Tra un’aiuola e l’altra va predisposto uno strato di materiale naturale, come segatura o trucioli di legno non trattati, in modo che non crescano piante infestanti.
Sul suolo lavorato si disporranno foglie, ramaglie e letame formando uno spessore di 20-25 cm che si andrà poi a mescolare con la terra.
Vi si aggiungerà poi altra terra sino a portare le aiuole ad una altezza di 30-35 cm rispetto al piano di campagna e si formeranno così aiuole rialzate, chiamate più comunemente bancali che rappresenteranno il substrato di coltivazione degli ortaggi.

Non si effettueranno più concimazioni primaverili o vangature per circa quattro anni, poi le aiuole andranno rifatte completamente.
La pacciamatura, altra pratica fondamentale per questo tipo di orto, si realizza stendendo della paglia sulle aiuole. Ha molti effetti positivi tra cui: impedire l’erosione delle aiuole a causa della pioggia, impedire la crescita di erbe infestanti e conservare la fertilità del terreno evitando che diventi compatto, mantenendolo sempre soffice, aerato ed impermeabile.

Per quanto riguarda semine e trapianti, anche in questo tipo di orto bisogna seguire un preciso calendario, in modo da riuscire ad ottenere raccolti in ogni stagione dell’anno.
Per seminare o trapiantare, basterà spostare con le mani la paglia dall’aiuola; a fine lavoro, la si riaccosterà alla piantina, facendo attenzione a non coprirla del tutto.
Bisogna inoltre tenere in considerazione il diverso sviluppo delle piante: pomodori, melanzane e peperoni andranno disposti nella parte centrale delle aiuole mentre cicoria e lattuga andranno all’esterno.

Altra cosa da considerare è la consociazione ovvero in ogni aiuola, dovranno essere presenti, per quanto possibile: fagioli, piselli, fave o altri legumi perché sono piante in grado di fissare l’azoto presente nell’aria sul terreno.
Il principale lavoro da eseguire una volta composto l’orto sarà l’irrigazione. I sistemi più utilizzati sono: il sistema a pioggia, quello a goccia o utilizzando manichette forate.

 

La Cresta dei Galli e delle Galline

La cresta dei galli e delle galline, che può variare da razza a razza, è vista da noi umani come un immancabile particolare dei nostri amati avicoli. Non potremmo infatti immaginarceli senza!

In realtà per galli e per le galline non è affatto così: la cresta ha un’importanza fondamentale nella loro vita, quasi al pari di altri organi e sensi come vista e udito.

I primi esempi di “cresta” furono ritrovati sui resti dell’Edmontosauro, uno degli ultimi dinosauri sulla Terra, il quale infatti non era munito di una cresta ossea come altri suoi predecessori, ma bensì di una piccola cresta di tessuto molle e squamoso.
Che sia grande, piccola, arrotondata, dritta, piegata, appuntita o frastagliata, tutti i galli e le galline dispongono della cresta e le loro differenze sono dovute soprattutto dalla diversa razza di appartenenza.

Ecco di seguito alcune tra le principali e più diffuse creste:

·        La cresta semplice
è la tipologia più diffusa, è moderatamente morbida e sottile ed è saldamente attaccata al becco; percorre la parte superiore del cranio e termina oltre di esso. La cresta semplice potrà avere cinque o sei punte ben pronunciate, più alte e prominenti nella sezione centrale.
Questa cresta sarà molto più grande, alta e spessa nei galli, mentre nelle galline ovaiole può presentarsi piegata su un lato dopo la prima deposizione.
Le razze che hanno la cresta semplice sono Livorno, Rhode Island, Minorca, Valdarno;

·        La cresta a coppa
è a forma di “cesta” con bordo dentellato, e si trova posizionata esattamente sopra il centro del cranio. Razze con cresta a coppa sono la Gallina siciliana, Sicilian Buttercup, Augsburer;

·        La cresta a farfalla
è detta anche “cresta a foglia di quercia”, proprio perché ricorda la conformazione della piccola foglia di quest’albero, composta com’è da due lamine divaricate dal bordo dentellato. Assieme alla cresta “a coppa” e a quella “a cornetti”, rappresenta una delle possibili variazioni del locus genetico D;

·        La cresta a cornetti
(a forma di “V”) è formata da due punte di corno ben definite e spesse, che si estendono a sinistra e a destra, e che possono essere parallele oppure convergenti a formare appunto una “V”.
Come la cresta “a coppa” e quella “a farfalla”, anche la cresta a cornetti è una delle varianti del locus D;

·        La cresta a cuscinetto
è piccola e compatta, ed è a tutti gli effetti solo una selezione particolarmente regolare della cresta “a noce”. Morbida da toccare, senza punte o dentellature, non si estende oltre la metà del cranio.

Gallo Ornamentale Phoenix

La Phönix è una razza ornamentale proveniente dal Giappone e le prime testimonianze della sua presenza risalgono al XVII secolo. Il nome specifico è Phoenix Onagadori che significa pollame onorevole.
Questi magnifici esemplari possiedono una coda molto ricca che nei maschi non cessa mai di crescere e nelle femmine è caratterizzata da due lunghe falciformi.
Questo tipo di pollo è molto raro sia per la particolare caratteristica della lunga coda sia per il fatto che è una razza molto difficile da allevare, in quanto richiede cure e attenzioni specifiche non adatte a chi comincia ad allevare dei polli in un piccolo pollaio in legno per hobbisti. Chi alleva questi animali di solito è un appassionato esperto che conosce bene la particolarità di questi polli.

Ne esistono due varietà, quella nana, selezionata in Germania, abbastanza diffusa in Italia, e quella grande che è invece molto rara.
La razza è allevata puramente a scopo espositivo e di bellezza, basta pensare che i galli, se tenuti con molta cura e in gabbia apposite, possono raggiungere una lunghezza di svariati metri con la coda.

Ecco si seguito alcune tra le più importanti caratteristiche:

–         I colori sono vari: collo oro, collo argento, bianca, arancio-argento, nera, grigio-blu;

–         Il becco è nero o rosa a seconda delle varietà;

–         Il tronco è di buona media lunghezza; cilindrico; posizione pressoché orizzontale;

–         La testa è piccola, stretta e allungata;

–         Il becco è di media lunghezza; colore in armonia con quello dei tarsi;

–         Gli occhi sono vivaci; iride rossa arancio fino a rossa;

–         La cresta è semplice, piccola e dritta; finemente dentellata; lobo ben staccato dalla linea della nuca. Nella gallina molto piccola e dritta;

–         I bargigli devono essere piccoli, arrotondati di tessitura fine. Nella gallina molto piccoli;

–         Gli orecchioni sono piccoli, bianchi e lisci;

–         Il collo ha una media lunghezza con mantellina lunga e lanceolate strette, che ricoprono le spalle e la parte alta del dorso;

–         Le spalle sono ben arrotondate; nascoste dalla mantellina;

–         Il dorso è lungo e dritto, prolungandosi senza interruzione verso la coda portata orizzontale;

–         La groppa è riccamente impiumata con lanceolate strette e molto lunghe che spesso scendono fino al suolo, nel gallo è presente del piumino bianco. Nella gallina la linea dorsale è orizzontale con un passaggio verso la coda dolce e ben ricoperta dal piumaggio abbondante;

–         Le ali vengono portate alte; ben chiuse; aderenti al corpo;

–         La Phoenix femmina produce un discreto quantitativo di uova, con un peso di circa 45 grammi, dal colore rosato. Le uova verranno poi covate dalla femmina, ottima chioccia, mentre il maschio la difenderà, essendo molto protettivo verso di lei e i futuri pulcini.

La razza mostra una grande attitudine al volo, ma anche uno straordinario “senso di casa”, soprattutto i galli, quindi se ben abituati non scapperanno.
Di notte si appollaieranno molto in alto, è quindi necessario fornire trespoli alti almeno 1,5 metri, ma se sono tenuti in giardino si appollaieranno su un albero.
Sono animali molto curiosi e intelligenti, riconoscono senza alcun problema il proprietario, e arrivano tranquillamente a seguirlo per il giardino e mangiare dalle sue mani.
Hanno bisogno fin da piccoli di una dieta ricca di proteine, per sviluppare al meglio il loro ricco piumaggio.
I galli sono tanto sanguinari e feroci verso estranei e altri maschi tanto dolci e affettuosi verso i loro pulcini, che vengono accuditi anche dal padre senza eguali.

I Pavoni: Caratteristiche e Curiosità

Il pavone è uno dei più belli uccelli allevato soprattutto a scopo ornamentale.
Le due razze allevate dall’uomo sono il Pavone Comune e il Pavone Specifero: il primo è originario delle regioni boscose dell’India, delle pendici meridionali dell’Himalaya e dello Sri Lanka, mentre il secondo è originario dell’Indocina.
Analizziamoli ora nello specifico:

·        Il Pavone comune o Pavone Blu è il pavone più allevato nelle campagne e nei giardini. Il maschio adulto presenta un ciuffo occipitale formato da penne colore verde-azzurro mentre il collo, la parte superiore del dorso e il petto presentano un colore metallico con riflessi verdi. La massa dello strascico, formato dalle penne del sopra coda, assume una tinta bronzo-rame-dorata tempestata di “occhi”.
La vera coda ha invece un colore bruno come il ventre. I maschi giovani sono privi di strascico e dopo la prima muta assomigliano alle femmine.
Vengono differenziati dalle femmine grazie alle ali remiganti primarie color castano chiaro, più o meno macchiate di nero anziché bruno scuro.
Le femmine adulte presentano un ciuffo occipitale come nel maschio. La parte inferiore del collo, del dorso e del torace è verde dorato mentre la parte superiore del collo è color castano. Le altre parti del corpo, comprese le ali, sono di color bruno e la coda è di color bruno scuro leggermente macchiata di bianco.

·        Il Pavone Specifero differisce dal pavone comune per la mole, molto più grande, per la differente forma del ciuffo del capo e per il colore, vere-metallico dorato, che predomina su tutta la livrea. Proprio per quest’ultima caratteristica il pavone specifero è detto anche pavone verde.
Questa razza è originaria dell’isola di Giava, Sumatra e dell’Indocina.
La dieta, molto varia, è a base di frutti, semi, insetti e piccoli vertebrati.
L’animale difende in maniera tenace questo territorio aggredendo con facilità le persone e rivelandosi quindi pericoloso per i bambini.
La femmina depone da 8 a 10 uova di color crema che cova per circa 28 giorni.

Alcune curiosità su questi splendidi esemplari:

–         I pavoni maschi sono due volte più grandi dei pavoni femmina;

–         Sono socievoli e non amano la solitudine. Per questo motivo tendono a stare in gruppo;

–         Il pavone mostra le sue penne colorate soprattutto durante la stagione della riproduzione, ossia in primavera;

–        Nella stagione degli amori il pavone maschio apre il suo treno per le donne e le sue piume tremano emanando un suono a bassa frequenza che l’orecchio dell’uomo non può percepire. Per questo si dice che il pavone fa la ruota.

–         Il pavone indiano è una specie protetta in alcune parti dell’Asia per motivi religiosi;

–         I pavoni sono uccelli poligami. Infatti i maschi possono avere fino a 5 partner femmine;

–         I pavoni femmina depongono dalle 3 alle 5 uova;

–         I pavoni appena nati non hanno la coda. Quest’ultima si sviluppa dai 3 anni;

–         I pavoni possono camminare, mangiare e bere da soli già dal primo giorno di vita;

–         I pavoni in natura possono vivere fino a 20 anni. Mentre i pavoni domestici possono vivere anche 50 anni.

 

 

 

Come Allevare i Pappagalli Ara

I pappagalli Ara sono tra i più conosciuti ed apprezzati a livello domestico. Piacciono soprattutto perché sono colorati e vivaci, ma anche perché se addestrati a dovere fanno tanta compagnia e possono anche imparare a parlare!

Le Ara sono animali tipici del Centro e Sud America. Vivono in zone alberate dalle foreste pluviali alle savane, dove riescono a procurarsi il cibo in completa autonomia e sono amanti principalmente di semi, frutta noci e insetti.
Considerando che in natura vivono in gruppo, i pappagalli Ara hanno bisogno di socializzare. Oltre al tempo che noi stessi dedicheremo all’animale, possiamo anche prendere in considerazione un acquisto in coppia.
E’ consigliabile di acquistare le Ara da piccole perché crescendo tendono ad affezionarsi di più all’uomo, diventando anche più giocose e gestibili a differenza di un esemplare adulto che avrebbe molte più difficoltà ad abituarsi e ciò potrebbe renderlo triste e poco reattivo.

A seconda della specie questo volatile può misurare dai 45 ai 95 cm e circa metà della lunghezza è rappresentata dalla sola coda. Anche il colore del piumaggio varia da specie a specie senza distinzione tra maschi e femmine.
I colori più diffusi sono giallo, rosso, blu e verde mentre la zona attorno agli occhi è sostanzialmente priva di piume e mostra la pelle bianca. Il becco ricurvo e appuntito può essere nero o color corno.

Per consentire ad un pappagallo Ara di stare comodo, la prima misura da considerare è l’apertura alare, che si aggira attorno ai 100 cm.
Di conseguenza gabbie e voliere dovranno essere larghe almeno 1 metro per consentirgli di sgranchirsi le ali.
Non è necessario tenere le Ara costantemente rinchiuse in voliera, infatti il loro attaccamento al padrone, unito alla pigrizia di fondo, farà in modo che non ci si debba preoccupare che il pappagallo scappi o svolazzi incontrollato per casa.

Le Ara sono molto famose per la loro intelligenza, per il carattere docile e giocherellone e ance per il legame che possono instaurare col padrone.
Questi pregi però sono attenuati dalla fragilità psichica dell’animale: se lasciato per molto tempo da solo o costretto a vivere in spazi ristretti, questo pappagallo può cadere in depressione, diventare irrequieto, provocarsi lesioni o addirittura lasciarsi morire.

Per insegnare loro a parlare si può iniziare pronunciando parole semplici e corte in un luogo silenzioso. Continuando a ripetere le stesse parole associando ad esse un gesto affettuoso o un piccolo premio per incoraggiarlo riusciremo in poco tempo ad ottenere i risultati desiderati!

Avicoltura e F.I.A.V

Sempre distratti dalle necessità della vita quotidiana e dalla frenesia che questa provoca, abitanti di città cementificate e di periferie sconfinate, ci sembra siano irraggiungibili gli spazi aperti delle campagne. Dimentichiamo in questo modo che la comunità di uomini alcuni secoli fa ha dedicato all’allevamento e alla cura del pollo un’arte che è ricerca, dedizione ed amore per il bello: stiamo parlando dell’Avicoltura.

Il pollo è da sempre un compagno immemorabile dell’uomo, tra i primi esemplari ad essere addomesticato e di grandissima utilità come fonte di approvvigionamento protetico grazie alle uova.
Presto venne sperimentato anche l’aspetto ricreativo del suo allevamento, dato dalla possibilità di far combattere i galli come fieri difensori del territorio.

Tra il XVII e il XVIII secolo, venne assegnato al pollo un altissimo valore ornamentale, ispirato a splendidi soggetti che giungevano dei porti di Olanda ed Inghilterra provenienti dai paesi del lontano oriente.
Da un episodio di pura ammirazione si passò allo studio scientifico delle tecniche di allevamento e cominciarono ad essere pubblicati volumi sull’arte di far nascere e crescere soggetti da poter presentare a dei concorsi, dove ai migliori esemplari, per forma, razza e colore, vennero assegnati importanti riconoscimenti.
Nacque da qui l’avicoltura moderna, vista innanzitutto come passione sportiva ma anche come ricerca di forme eleganti, magie di colori e di riflessi che ci sorprendono sempre più.

La F.i.a.v, Federazione Italiana delle Associazioni Avicole, è l’unica federazione italiana di avicoltura riconosciuta ufficialmente dell’Entente Europèenne d’Aviculture et de Cuniculture.
Fondata nel 1994, è composta da molte associazioni regionali che hanno lo scopo di raggruppare e riunire allevatori che vogliono dedicarsi all’allevamento puro e corretto di razze avicole.
Oggi conta 25 associazioni distribuite nel territorio nazionale e circa 1.000 associati.
La F.I.A.V. non ha scopo di lucro, persegue scopi di solidarietà sociale ed opera per la tutela e la valorizzazione della natura e dell’ambiente con particolare riferimento alle specie avicole collaborando con enti, istituzioni, ed altre federazioni in ambito nazionale e sovranazionale.
Anche per il tramite delle Associazioni e dei Club specialistici ad essa affiliati, promuove interesse e conoscenza di questi volatili, del loro habitat e dei corretti sistemi di allevamento e gestione a scopo ornamentale ed espositivo.
Si occupa inoltre anche del recupero e della salvaguardia di razze, anche autoctone, oramai in via di estinzione poiché negli anni abbandonate e soppiantate dai moderni ibridi commerciali, maggiormente produttivi, promuovendo al contempo tra i numerosi allevatori hobbisti iscritti tra le sue fila, la selezione e fissazione di razze e colorazioni nuove.
Le associazioni affiliate alla FIAV, che non devono perseguire fini speculativi o di lucro né svolgere attività commerciali in ambito amatoriale, erano originariamente concepite su base regionale ma in ragione dell’incremento negli ultimi tempi dell’interesse verso l’allevamento hobbistico di avicoli a scopo ornamentale ed espositivo e, dunque del numero di appassionati, in alcune regioni sono state costituite associazioni ulteriori.
Nell’ottica del perseguimento degli obbiettivi e delle attività sopra specificate, ciascuna delle associazioni affiliate alla F.I.A.V. porta avanti nel suo territorio ed in ambito nazionale la promozione, organizzazione o semplice partecipazione a manifestazioni, anche organizzate da Enti locali, che abbiano carattere di esposizione divulgativa, concorso, mostra scambio, riguardanti principalmente l’avicoltura ma anche l’allevamento di altri piccoli animali domestici o da compagnia, nonché l’agricoltura e le tematiche ambientali.

 

Rigenerare il Suolo per Rigenerare la Società

L’Agricoltura Organica e Rigenerativa (AOR) è l‘unione di diversi approcci, che agronomi di tutto il mondo hanno sviluppato in anni di esperienza.
L’obiettivo non è quello di creare una nuova disciplina, ma bensì in questo caso è la disciplina che si è creata da sola, in anni di lavoro e sperimentazioni.
Nata dal campo e dall’esperienza delle persone, utilizza saperi contadini e tecniche innovative, sempre con lo sguardo rivolto alla scienza.

Fino a dieci anni fa questi principi e queste tecniche, pur essendo già molto diffuse, non erano ancora state considerate perché ciò che contava davvero era non essere ostacolati dentro marchi e sanzioni disciplinari e poter lavorare autonomamente senza restrizioni ed imposizioni.
Nel 2010 fu l’associazione ONG Deafal la prima a riconoscere questo nuovo termine.

All’interno della carta dei principi e dei valori dell’agricoltura organica e rigenerativa troviamo quattro pilastri fondamentali:

1)     Rigenerare il Suolo:

attraverso l’implementazione di alcune pratiche che aumentino la fertilità del suolo, quantificabile dall’aumento di carbonio organico, dalla maggiore dotazione, dalla disponibilità di elementi minerali e dall’aumentata diversità microbiologica.
Fondamentali anche le pratiche scientifiche, innovative e sperimentali che valorizzino le specificità e le culture locali prendendo spunto dalle tradizioni dei territori;

2)     Rigenerare gli Ecosistemi e le Biodiversità:

operando diminuendo le contaminazioni ambientali da sostanze chimiche e valorizzando gli scarti aziendali del territorio attraverso l’autoproduzione dei mezzi tecnici, rivalutando le risorse genetiche locali, gestendo in maniera efficiente le acque e le risorse agro-silvo-pastorali;

3)     Rigenerare le relazioni tra gli esseri viventi:

garantendo alle piante cure colturali e trattamenti che favoriscano la loro salute nel tempo e il loro costante equilibrio fisiologico.
Prevede inoltre di agire nella cura e nel rispetto della dignità delle persone e degli animali favorendo i rapporti di lavoro e di scambio basati sulla tutela dei diritti e sulla trasparenza;

4)     Rigenerare i saperi:

promuovendo la conoscenza come bene collettivo in continua trasformazione ed evoluzione da acquisire e trasmettere in una dimensione di apertura ed interazione con gli altri.

Ad oggi si cerca di portare sempre più l’Agricoltura Organica e Rigenerativa in una piccola parte dei 1,5 miliardi di ettari coltivati nel pianeta Terra.

Novità 2021 di Animalissimo.it

Ecco a Voi tutte le nuovissime ed importantissime Novità implementate nel nostro portale:

 https://www.youtube.com/watch?v=AJYjQb58eYw

 Riassumendo:

1)     Chat Attive per tutti gli iscritti per mettersi in contatto velocemente con chi ha pubblicato l’annuncio di nostro interesse e ricevere maggiori dettagli;

2)     Ricerca veloce da Home Page per rintracciare tutti gli allevatori che operano nelle zone più vicine a noi e che già conosciamo;

3)     Scheda allevatore dettagliata e completa di recensioni e numero di followers che ci consentirà di avere un quadro generale dell’affidabilità e della serietà degli utenti iscritti;

4)     Tasto “Preferiti” che ci consentirà di selezionare gli annunci di nostro interesse e di raggrupparli in un’unica cartella;

5)     Possibilità di diventare Relatore del nostro Blog scrivendo articoli di qualsiasi genere per condividere notizie e curiosità del mondo Avicolo e non solo;

6)     Notizie dai Club, che ci permetteranno di essere sempre aggiornati su ciò che viene pubblicato dai club ai quali siamo iscritti.


Vuoi ricevere maggiori info a riguardo? Contattaci ai numeri 339/1398219 e 0426/340414 per ottenere assistenza dal nostro Staff!

 

Conigli: Tutti i Consigli per una perfetta Alimentazione

Il coniglio è principalmente erbivoro e in natura si nutre di erba, foglie, fieno, germogli, fiori, cortecce e vari alimenti vegetali che trova nel territorio. L’alimentazione del coniglio deve essere ricca di fibre e quindi deve essere a base di fieno, erba e verdura.

Alimentare il coniglio con cibi sbagliati come mangimi con semini, pane, biscotti, grissini, pasta, cereali, cioccolato e dolci, può causargli gravi problemi di salute come ad esempio malocclusione dentale, blocchi gastrointestinali, enteriti, obesità o calcoli che porterebbero alla morte il coniglio.

Fondamentale che ogni cambiamento nella dieta avvenga in maniera moderata procedendo sempre con molta gradualità e aggiungendo poco alla volta i vari cibi che il coniglio non è abituato a mangiare.

Inizialmente, per introdurre nuovi alimenti potrete procedere eliminando il mangime misto e mettendo a disposizione il fieno.

Il fieno è fondamentale nell’alimentazione dei conigli perché consente una masticazione prolungata e previene i problemi dentali, è inoltre un alimento completo, poco calorico e ricco di fibra che previene l’obesità e mantiene l’intestino regolare. E’ un alimento indispensabile che deve essere consumato in quantità illimitata tutti i giorni.

Se il vostro coniglio non mangia il fieno cercate di capire se è un problema di denti o se va rivista la sua dieta, e insistete cambiando vari tipi di fieno.
Il fieno migliore è quello di prato di polifita e per cavalli, in quanto è ricco di erbe miste, deve essere verde e profumato, senza muffe o pesticidi.
Il fieno di erba medica invece va dato con molta moderazione specie nei conigli adulti e con problemi di calcoli o sabbia vescicale, essendo ricco di calcio e povero di fibra. 

Anche l’erba è indispensabile per un’alimentazione corretta. Essa infatti è un alimento poco calorico e ricco di fibra, che previene l’obesità, mantiene l’intestino regolare e previene i blocchi intestinali. E’ inoltre ricca di vitamina D, calcio e minerali importantissimi per le ossa.
I vegetali sono importantissimi per la buona salute del coniglio in quanto ricchi di acqua, fibre, vitamine, calcio e sali minerali.

Nonostante ciò è bene però non eccedere con le dosi, perché non hanno le stesse funzioni dell’erba: le verdure sono molto più ricche di acqua e portano ad un maggiore riempimento gastrico saziando il coniglio più velocemente.

La verdura è altrettanto importante perché contiene acqua, vitamine, calcio e minerali importantissimi per la salute del coniglio. Aiuta il buon funzionamento intestinale e aiuta il consumo dei denti.

Il pellet solitamente va dato come integrazione ai cuccioli in crescita, ai conigli che per problemi di denti non riescono a mangiare correttamente il fieno e le verdure e ai conigli sottopeso.
La quantità consigliata varia a seconda dell’età, del peso, del metabolismo e dei problemi di salute di ogni singolo esemplare.

In linea di massima le dosi per un coniglio sano sono 1 o 2 cucchiai al giorno, non di più perché non è fondamentale nella sua dieta, anche se il coniglio ne è molto goloso, potrebbe portare all’obesità e ad altre patologie, ricordiamoci che in natura il coniglio non mangia il pellet.

 

 

 

I Dalmata: Origini e Curiosità

Il dalmata è un cane da compagnia di taglia medio-grande dal caratteristico mantello bianco con macchie nere o marroni di 2-3 cm di diametro sul corpo, e più piccole sulla testa e sugli arti.
Ha una struttura elegante che, vista lateralmente, può essere inscritta in un quadrato.
L’origine del nome deriva probabilmente dal fatto che il suo manto maculato ricordava il leopardo, simbolo della Dalmazia. In base a riferimenti scritti questi cani sono arrivati con le invasioni dei popoli slavi sulle coste e isole dell’attuale Croazia fino ad arrivare poi in Italia.
Sono due i dipinti esistenti che ritraggono la storia di questa razza: il primo, opera di un pittore minore genovese del 
XVII secolo, rappresenta una scena di caccia nella quale sono raffigurati quattro cani diversi fra cui due dalmata, uno dei quali in braccio a un bimbo, in segno affettuoso tipico della razza; l’altro è un affresco del XIV secolo che raffigura il potere ecclesiastico e rappresenta un gruppo di frati con una tonaca bianca e nera tessuta di pelle d’ermellino.
Negli ultimi decenni il dalmata è diventato famoso per la diffusione e pubblicità che ne ha fatto la Walt Disney Company con il film La carica dei 101.

Uno dei maggiori problemi di salute del dalmata è la propensione alla sordità congenita. L’8% dei cani di questa razza sono sordi da entrambe le orecchie e il 22% sono sordi da un orecchio. La tiroidite autoimmune è piuttosto frequente in questa razza canina e affligge il 10.4% dei dalmata.
I cani di razza dalmata sono anche predisposti geneticamente alla formazione di calcoli renali, per via di un difetto nel metabolismo dell’acido urico.

Il Dalmata è un cane reattivo, di grande energia, fisicamente bello da ammirare e incredibilmente stimolante nell’interazione. Ha bisogno di un addestramento specifico e ben svolto da un proprietario esperto, soprattutto per non assecondare comportamenti sbagliati, specialmente con persone sconosciute.  
In generale è una razza affettuosa che interagisce bene con tutti i componenti della famiglia e ha una predilezione particolare per i bambini.
È abbastanza evidente come una struttura fisica come quella del Dalmata debba essere tenuta sotto controllo o modellata attraverso un allenamento ben impostato e regolare. Non è nella natura di questo cane passare troppo tempo in assoluta inattività. Per questo motivo è consigliabile riuscire a ritagliarsi spazi di almeno un’ora, un paio di volte al giorno, per consentire a questa splendida razza di esercitarsi con regolarità. In questo modo può sfogare lo stress e migliorare le sue già eccellenti qualità fisiche.