Alimentazione corretta per i Primi giorni di Vita

I pulcini sono animali molto delicati e fragili ed è fondamentale garantire loro fin da subito un’alimentazione adeguata, considerando anche le diverse fasi di crescita in cui si trovano.

I pulcini hanno bisogno di essere accuditi ricevendo molte cure e attenzioni, in un ambiente sicuro e confortevole. La loro alimentazione è ovviamente specifica per la loro specie e può variare a seconda del loro sviluppo.
Essi hanno bisogno di una dieta equilibrata comprensiva dei principali valori nutritivi come carboidrati, proteine, minerali e vitamine. Tutti questi elementi dovranno essere bilanciati per un corretto accrescimento.

Sul mercato si possono trovare diverse gamme di prodotti adattati alle esigenze nutrizionali di ogni fascia d’età: dall’alimentazione pulcini appena nati a quella dedicata, dopo le prime settimana di vita, ad animali destinati al consumo della carne piuttosto che al consumo delle uova. Nel caso si stia seguendo la crescita di galline a scopo decorativo, come animali domestici, sarà indicata un’alimentazione ancora diversa. Per le prime settimane di vita, ad ogni modo, la dieta è uguale per tutte le tipologie di pulcini

Un pulcino è in grado di mangiare da solo fin da subito, ma può capitare che aspetti anche 24-48 ore prima di nutrirsi, poiché lascia l’uovo ben sazio.

I componenti che devono essere presenti all’interno del cibo per i primi giorni di vita sono principalmente spezzato di granturco fine, farina d’estrazione di soia, soia integrale tostata, panello di germe di granturco, glutine di granturco, crusca grano tenero, fosfato bicalcico, carbonato calcio, olio di germe di granturco, integratori di vitamine e sali minerali.
Potenzialmente, i pulcini possono mangiare questo genere di alimenti per i primi quattro mesi di vita. La cosa fondamentale è che abbiano sempre a disposizione le giuste quantità di acqua e cibo in specifiche mangiatoie e abbeveratoi per uccelli: questi devono essere delle corrette dimensioni in modo da permettere un facile accesso ai pulcini.

Un pulcino smette di essere un neonato nel momento in cui riesce a fare a meno della lampada ad infrarossi. A quel punto sarà in una fase dello sviluppo in cui il fabbisogno proteico rappresenterà il 20% del fabbisogno nutritivo totale. E’ importante quindi somministrare al piccolo alimenti che favoriscano la sua crescita fino al quinto mese di vita, quando raggiungerà la maturità sessuale.

Il cibo tritato è il più adatto in questa fase, considerato che a mano a mano che crescono sono in grado di mangiare pezzetti più grandi. È possibile anche fornire sabbia per galline. Nelle galline, la macerazione del cibo avviene nel ventriglio grazie all’aiuto di ghiaia o piccoli sassi e, spolverando un po’ di sabbia per galline sul cibo, possiamo aiutare questo processo per i pulcini. 

In questo stadio di accrescimento possiamo integrare agli alimenti in commercio anche altri cibi, come carne, pesce, formaggio, pane, frutta, verdure. Bisogna solo fare attenzione a fornire questi nutrimenti in piccole quantità: non devono infatti superare il 10% della dieta.

 

La Razza Chow Chow

Il chow chow è una delle razze più antiche ed è per questo che è difficile risalire all’etimologia del nome con cui è noto in Occidente.
Divenne popolare in Cina circa 2000 anni fa e i primi esemplari furono introdotti in Inghilterra nel 1780 da mercanti cinesi. Nella patria di origine era molto apprezzato dagli imperatori per le sue notevoli doti di fiuto e di grande forza e proprio per queste caratteristiche fu utilizzato come cane da guardia, da caccia e da tiro al carretto.

Il Chow chow è un cane solido, paffuto, compatto, di aspetto leonino, superbo e pieno di dignità. L’andatura è caratteristica e la lingua è nero bluastra, i colori sono rosso, cerbiatto, nero, blu, crema e bianco.

E’ un cane di taglia media, alto al garrese dai 48 a 56 centimetri per il maschio e da 46 a 51 centimetri per la femmina. Ha un pelo molto folto sia nella varietà a pelo lungo sia in quella a pelo corto ed è caratterizzato da un cranio piatto e piuttosto largo. 

Il pelo può essere lungo oppure corto, ma il primo è quello maggiormente noto.
Altra peculiarità di questa razza è l’andatura “a pendolo”.
È un ottimo cane da guardia, il cui temperamento può essere descritto come leale ma indipendente e riservato. È molto intelligente e deve essere abituato fin da cucciolo a riconoscere l’autorità e ad obbedire agli ordini. Non è un cane che dimostra particolare affetto ed è poco paziente, quindi non è particolarmente indicato ad interagire con i bambini. Può abituarsi alla loro presenza se educato fin da piccolo, ma va sicuramente più d’accordo con ragazzi più grandi che non pretendono di giocarci, ma preferiscono una compagnia tranquilla.

E’ naturalmente diffidente verso gli sconosciuti, con la tendenza ad abbaiare quando li vede, e molto territoriale nei confronti degli altri cani, verso cui non prova generalmente interesse e anzi, tende a rifiutare la compagnia.

Ha bisogno di movimento quotidiano ed esige una perenne cura e pulizia del pelo.
Non sempre è disposto a socializzare con gli altri cani, ma non per questo si mostra aggressivo o mordace.

Un’antica leggenda cinese fornisce una fantasiosa spiegazione della strana colorazione della lingua del chow chow: la leggenda racconta che un giorno un monaco si ammalò gravemente tanto da non potersi alzare dal letto per procurarsi la legna per accendere il fuoco così i suoi cani per aiutarlo, uscirono nel bosco per raccogliere dei ciocchi da ardere. Alcuni alberi della vicina foresta erano stati bruciati da un incendio e al suolo erano rimasti dei pezzi di legno carbonizzato. I cani li raccolsero e li portarono nella grotta tenendoli in bocca, così che le loro lingue da quel giorno mantennero il colore nero del legno bruciato.

Il bellissimo e abbondante pelo di questo cane lo protegge in modo efficacissimo nella stagione fredda. La sua criniera leonina e il suo mantello abbondante sono perfetti per le basse temperature.

Utensili per Orto e Giardino

Per fare orto o giardinaggio sono necessarie alcune attrezzature, che ci aiuteranno nel lavoro. Gli utensili fondamentali sono strumenti manuali che per la loro semplicità non richiedono grandi investimenti all’acquisto.
Più costosi da comprare possono rivelarsi invece gli attrezzi a motore, che aiutano a ridurre la fatica.
Tra i più conosciuti ed utilizzati troviamo:

o   Vanga: utilizzata per smuovere superficialmente la terra. Lo scopo principale dell’uso di questo utensile è quello di dissodare il terreno suddividendolo in zolle. Si differenzia da un badile in quanto si usa in modo differente; infatti, la vanga viene spinta nel terreno con la forza del piede e non con le braccia, inoltre la sua lama è molto meno incurvata. Vangare è la prima operazione importante per l’orto classico, permette alle radici delle piante orticole di penetrare agevolmente nel suolo e all’acqua in eccesso di defluire evitando ristagni;

o   Pala: detta comunemente anche badile è l’attrezzo utilizzato per rimuovere o raccogliere terra, fieno, pietrame o altro materiale minuto;

o   Zappa: Ideale per lavorare la terra e per rompere il terreno, estirpare erbe inutili o nocive. Questo utensile è riconosciuto come il più antico e il più diffuso al mondo. Si usa anche in vari altri contesti: ad esempio per operazioni di rincalzo, scavo di canali di scolo e solchi di semina.;

o   Rastrello: serve a raccogliere erbacce, foglie secche, fieno, paglia, ecc. Può essere utilizzato anche per pareggiare la ghiaia nei viali e nei cantieri. Nella coltivazione dell’orto occorre soprattutto il rastrello con denti di ferro, che viene usato per livellare il terreno, preparandolo così per la semina o per il trapianto;

o   Innaffiatoio: contiene acqua per bagnare piante o fiori da vaso o anche piccoli giardini;

o   Foraterra: è un paletto a punta che serve per fare buchi nel terreno. È particolarmente indicato per mettere a dimora le piantine nella fase di coltivazione;

o   Secchio: contenitore cilindrico o conico. Viene usato per trasportare acqua, sabbia, ortaggi, frutta e, se avete degli animali per portare gli alimenti agli animali;

o   Cesoia: utensile che possiede la forma di una grossa e robusta forbice, particolarmente indicata per operazioni di potatura e di taglio di piccoli rami;

o   Badile: è importante per lavori che comportano spostamento di terra, come la realizzazione di canali e prode rialzate nell’orto, spesso in queste operazioni è comodo avere un piccone con cui scavare e una carriola per trasportare il terriccio da riporto. La forca da fieno serve invece a smuovere il mucchio del compost e a spostare l’erba tagliata, anche lei non dovrebbe mancare tra gli attrezzi di orto e giardino.

Ci sono anche altri piccoli attrezzi manuali (mini-sarchiatore, rastrellino e zappetta) che sono utili a lavorare vicino alla pianta oppure a coltivare l’orto sul balcone.
La tecnologia può dare una grossa mano all’orticoltore, al giardiniere e al contadino, facendo loro risparmiare molta fatica. Ci sono una serie di macchinari che risultano utili per gestire l’erba del prato, per lavorare il suolo da coltivare e per curare gli alberi ornamentali e da frutto.
Gli attrezzi motorizzati possono essere suddivisi in elettrici e con motore a scoppio.
Tra gli attrezzi a motore disponibili per lavorare il terreno ricordiamo motozappa, motocoltivatore, aratro rotativo e vangatrice.

Perché gli strumenti di lavoro si mantengano efficienti è importante che vengano sempre puliti dopo l’uso. Residui di terra provocano ruggine alle parti in metallo e possono sviluppare muffe e marciumi nocivi anche alle piante. 
Gli attrezzi a motore necessitano poi una corretta manutenzione secondo quanto previsto dal produttore, dall’ingrassamento dell’albero del decespugliatore o delle lame del tagliasiepi al cambio d’olio del tosaerba a benzina, fino all’affilatura della catena della motosega. Non effettuare queste operazioni periodicamente significa causare il deperimento dell’attrezzo.
Se ci sono in corso problemi di malattie delle piante è buona prassi anche
disinfettare l’attrezzatura dell’orto, in modo da evitare che lo strumento diventi portatore dell’infezione.

  

L’importanza della Cuccia per i nostri amici a 4 zampe

I cani, di qualsiasi razza e taglia, amano stare in compagnia del loro padrone, sono animali socievoli e vorrebbero sempre partecipare alla vita della famiglia senza mai sentirsi soli ed emarginati.
È importante per il loro futuro che la crescita del nostro cucciolo sia costantemente accompagnata dal nostro affetto e dalla nostra compagnia ma è altrettanto fondamentale accompagnarlo ad acquisire una propria identità, che farà di loro cani felici, sensibili e responsabili.
Uno dei principi fondamentali dell’etologia canina è creare e far vivere il cane in una cuccia:

in questo modo acquisirà autostima e sicurezza perché in essa troverà un luogo confortevole in cui riposare ma soprattutto un rifugio in cui stare nei momenti di paura e di sconforto. Quando si troverà nella sua cuccia si sentirà inattaccabile e al sicuro a prescindere da qualsiasi stato emotivo che proverà.

Abituare il cucciolo a dormire sempre lì all’inizio sarà difficile ma con il trascorrere dei giorni capirà che quello è il suo posto.

La cuccia, oltre che ad essere un posto sicuro, diventerà anche la posizione di “castigo” nel caso in cui il cane mostrerà comportamenti scorretti e non equilibrati.

È altrettanto importante posizionare la cuccia in un posto adatto alle esigenze del nostro amico a quattro zampe.

Fondamentale posizionarla in un angolo riparato dalle correnti, appoggiato ad un muro, lontano da porte che si aprono e chiudono, possibilmente non troppo lontano da noi e dalla stanza in cui riposiamo.

Altrettanto importante non modificare posizione della cuccia fino a quando il cane non l’avrà acquisita come sua e con fiducia.

Si consiglia, nel caso in cui ci sia un trasloco per cambio casa o una nuova dimora in cui trascorrere le vacanze, di posizionare la cuccia come di consueto in modo che questo cambiamento non sia troppo d’impatto per il cucciolo.

Il cane che si trova vivere un ambiente nuovo senza una posizione a lui dedicata, non si troverà mai a suo agio e potrebbe soffrire per questa situazione.

 
Per quanto riguarda il modello spaziamo dalla classica brandina ai modelli in lego o coibentati. Tutti i modelli disponibili nel sito www.ilverdemondo.it

 

Pollo Ornamentale Brahma

La Brahma è una razza gigante di pollo ornamentale di origini asiatiche, precisamente dal distretto di Brahama Pootra, nella località di Grey Chittagong.
Si tratta di un esemplare dalla mole possente e dal piumaggio ricco e morbido, caratterizzato da zampe ricoperte di penne.
Venne esportata per la prima volta nel 1846 nel Nord America e successivamente ebbe molto successo in tutto l’Occidente
grazie alla sua bellezza e alla bontà delle sue carni.
La Brahma ha contribuito alla creazione di molte razze nate in Europa e Nord America nel corso del XX secolo, ma oggi è principalmente una razza ornamentale e da esposizione, allevata esclusivamente per fini estetici e sportivi.
È una delle razze ornamentali più famose e allevate al mondo, e ne sono state create parecchie varietà di colore. 

Le più famose sono la bianca columbia e la perniciata argento a maglie nere, definite rispettivamente in inglese light e dark. Da queste due varietà sono state create molte varianti: bianca columbia blu, fulva columbia, fulva columbia blu, perniciata maglie nere, perniciata maglie blu. Altre varietà sono la bianca, la nera, la blu e la sparviero.

La Brahma ha riscosso molto successo come pollo ornamentale perché è molto rustica; perciò, si adatta a diverse condizioni climatiche e ambientali. Inoltre, ha un carattere fiducioso e affettuoso che la rende un perfetto animale da compagnia.
Sono polli incapaci al volo, perciò i trespoli su cui si appollaieranno la notte devono essere posti in basso nel pollaio, e il recinto esterno può essere alto anche solo 50 centimetri.
Gli spazi di cui hanno bisogno sono ampi solo a causa della loro mole gigante, altrimenti non necessitano di spazi aperti in cui correre e scorrazzare liberamente.
Le uova sono piccole e di colore bruno e le galline depongono anche in inverno.

Loro malgrado la vita è molto breve, e solitamente non supera i cinque anni di vita. Gli allevatori per questo motivo dovranno incubare le uova almeno un anno prima se vorranno esporre nelle mostre i loro esemplari in un aspetto ottimale.
Sono di seguito riportate tutte le specifiche e tutte le varietà riconosciute della razza Brahma dallo standard italiano, così come risultano nell’elenco della FIAV :

I – GENERALITÀ

Origine: Selezionata in U.S.A. da polli di origine asiatica.

Uovo: Peso minimo g. 60

Colore del guscio: da giallo bruno a giallo rosso.

Anello Gallo : mm. 27

Anello Gallina : mm. 24

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE

Pollo vigoroso e pesante, di grossa mole con corpo largo; piumaggio ricco e tarsi abbondantemente calzati. Migliorare la produttività e mantenere la tipologia selezionando soggetti di grande taglia e di peso elevato.

III – STANDARD

Aspetto generale e caratteristiche della razza

1- FORMA

Tronco: largo, profondo, portato orizzontalmente; la gallina appare più bassa e con il tronco più raccolto.

Testa: proporzionalmente piccola, larga a partire dalla fronte, fortemente arrotondata e ben impiantata sul collo.

Becco: corto, robusto e ben incurvato. Giallo, spesso con striature più scure.

Occhi: profondi, rotondi e infossati, con sopracciglia sporgenti che determinano uno sguardo cupo e fiero. Colore rosso/arancio.

Cresta: a pisello, piccola, ben impiantata, rossa.

Bargigli: piccoli, ben arrotondati e di tessitura fine; tra i due lobi presenza di una giogaia che copre la gola. Rossi.

Faccia: rossa, liscia, ammessa qualche piuma.

Orecchioni: rossi, allungati e di tessitura fine.

Collo: di lunghezza media, con abbondante mantellina, ben curvato all’indietro e leggermente infossato dietro la testa.

Spalle: molto larghe e arrotondate.

Dorso: piuttosto corto, uniformemente largo con la groppa ben impiumata. Nel gallo concavo e senza bruschi angoli; nella gallina sale più dolcemente verso la coda.

Ali: corte, larghe e forti, ben chiuse ed aderenti al corpo, portate orizzontalmente, con le punte coperte dalle lanceolate della groppa.

Coda: corta, arrotondata e portata aperta, riccamente fornita di corte falciformi ben arcuate. Nella gallina le abbondanti copritrici non devono coprire le timoniere che sono ben in vista.

Petto: molto largo, pieno, ben arrotondato e con muscolatura forte, portato leggermente alto.

Zampe: gambe ben sviluppate e ben impiumate, con presenza di ‘garretti d’avvoltoio’ non troppo sviluppati. Tarsi impiumati gialli piuttosto lunghi, grossi e forti, quattro dita. La calzatura deve svilupparsi a ventaglio comprendendo il dito medio e quello esterno.

Ventre: largo e pieno.

2 – PESI

GALLO : Kg. 4,0 – 5,0

GALLINA : Kg. 3,5 – 4,5

Difetti gravi: Soggetti deboli e di mole insufficiente; orecchioni bianchi; cresta a rosa; tarsi scarsamente impiumati; assenza di calzatura nel dito medio.

3 – PIUMAGGIO

Conformazione: Piumaggio abbondante , formato da penne larghe, ricche di filamenti setosi. Nella gallina il piumaggio della groppa e delle gambe è più rigonfio rispetto al gallo.

IV – COLORAZIONI

BIANCA

BIANCA COLUMBIA NERA

BLU

FULVA COLUMBIA NERA

FULVA COLUMBIA BLU

NERA

PERNICIATA ARGENTO MAGLIE NERE

PERNICIATA MAGLIE BLU

PERNICIATA MAGLIE NERE

SPARVIERO

PETTO ARGENTO

BIANCA COLUMBIA BLU

PERNICIATA ARGENTO MAGLIE BLU

PERNICIATA ARGENTO MAGLIE BLU A SPALLE ARANCIO

 

Lettiera per Pollaio

Nei comuni pollai in legno è fondamentale la presenza di una base sempre fresca e pulita, per questo motivo, periodicamente, è necessario pulire la lettiera esistente per sostituirla con quella nuova.
Il motivo e i benefici di questo lavoro sono molti:
– ripulendo il fondo del pollaio potrete ricavare del concime naturale per le piante da orto o per i fiori da balcone;
– sostituendo la lettiera con il fondo pulito darete molto sollievo alle vostre galline, le quali si troveranno in un ambiente pulito che potranno sporcare senza problemi e potranno divertirsi a beccare i vari parassiti e fiori che troveranno nel materiale che inserite;
– le galline si divertiranno molto a “ruspare” nel nuovo fondo da voi creato.

Questo lavoro va fatto periodicamente e potrete utilizzare sia erba fresca che paglia secca. Anche utilizzando segatura e truciolo garantiremo uno spazio sempre pulito e confortevole per le nostre galline.

Il primo scopo della lettiera è quello di isolare gli animali dal freddo e dall’umidità che possono arrivare dal fondo del ricovero. Gli animali infatti saranno a contatto con essa, e se non sarà ben strutturata si trasformerà in un nido di parassiti e germi.
Alcuni allevatori, che tengono piccoli gruppi di riproduttori separati dagli altri in box in rete protetti dalle intemperie, utilizzano la sabbia di fiume. Questa offre il vantaggio di drenare bene e assorbire l’umidità, ma va pulita tutti i giorni raccogliendo gli escrementi.
Ma per chi alleva molti animali vale la pena puntare alla così detta lettiera permanente, ossia una lettiera fissa, che viene pulita superficialmente, e man mano sempre aggiunta. La quantità di lettiera che viene eliminata è nettamente inferiore rispetto all’ordinaria manutenzione della lettiera. Però, come una lettiera normale, richiede pulizia quotidiana.
All’interno della lettiera permanente si verificheranno dei fenomeni di fermentazione delle deiezioni che tramite l’innalzamento della temperatura uccideranno buona parte dei parassiti e delle loro uova presenti nelle feci degli animali. Questo fenomeno creerà anche una temperatura più mite all’interno del ricovero notturno nei mesi invernali, che i polli apprezzeranno molto.
Affinché la lettiera permanente funzioni devono essere rispettati due parametri fondamentali:

·        una buona ventilazione del pollaio;

·        il corretto numero di capi per metro quadrato.

Paglia di grano e tutolo di mais frantumato hanno un potere assorbente pari a 200-220 kg d’acqua per 100 kg di lettiera. Il truciolo depolverato arriva ad assorbire 265 Kg d’acqua per 100 Kg di lettiera, e la paglia d’orzo 285 Kg per 100 Kg.
Sono molti però gli avicoltori che alla fine utilizzano la lettiera in truciolo depolverato perché dura a lungo e la presenza di tannini aiuta a eliminare parte dei parassiti.
Ma prescindere dal materiale scelto, tutte le lettiere permanenti, una volta terminato il proprio scopo, potranno essere sfruttate ulteriormente come concime bio.
Portate nella concimaia, infatti, si trasformeranno nel giro di un anno in ottimo compost.

Allevare Anatre e Oche

Per garantire un’adeguata vita ad anatre ed oche, è fondamentale mettere a loro disposizione ampie superfici per il pascolo e la possibilità di nuotare in uno specchio d’acqua. Se saranno soddisfatte in tal senso, cambieranno con uova, prole e aiuto nella lotta contro le limacce.

Le oche, sono animali da pascolo che richiedono uno spazio erboso di circa 300 metri quadrati, idealmente suddivisi in pascoli alternati.
Per le anatre invece sono sufficienti 60 metri quadrati di superficie per coppia: entrambe le specie non sono monogame e pertanto possono essere allevate sia in coppia che in gruppo.
Oche e anatre devono disporre di un accesso illimitato d’acqua: con questo si intende uno stagno, un ruscello oppure un grande contenitore d’acqua. Con l’acqua gli animali si sentono a proprio agio e possono comportarsi secondo le esigenze della specie.
A seconda dello spazio devono poi essere previste rampe d’accesso e d’uscita dall’acqua, soprattutto in presenza di animali giovani. Gli uccelli acquatici defecano spesso in acqua e per questo motivo è preferibile avere dell’acqua scorrevole che si ricambia sistematicamente.
Per tenere sotto controllo gli escrementi attorno alla casa e interazioni indesiderate con gli ospiti, è consigliabile costruire una recinzione. Per le anatre è sufficiente una recinzione alta 50 cm, per le oche invece deve essere costruito un recinto a maglie di almeno 120 cm.
Di notte hanno bisogno di un rifugio per proteggersi da volpi e altri predatori, tanto più sarà grande e migliore sarà l’areazione interna, offrendo lo spazio anche per le nidiate.
Fondamentale anche avere uno spazio sufficiente per rendere più semplice la pulizia, l’alimentazione e il controllo del benessere degli animali.
Nella realtà in cui di notte gli animali sono in stalla e di giorno invece al pascolo, si può distribuire bene la razione principale di cibo al pascolo. È ideale avere delle mangiatoie fisse, in modo da poterle tenere pulite e sempre rifornite di mangime in qualsiasi momento della giornata. I recipienti per l’acqua invece devono essere sufficientemente grandi da consentire agli animali di immergere la testa nell’acqua.

Chi riproduce da sé con una propria incubatrice oppure con un’oca o anatra che cova, può ottenere comodamente gli animali per il proprio nucleo, poiché dalle uova fecondate la disponibilità è maggiore.
La stagione riproduttiva è principalmente in primavera, dato che normalmente le oche depongono in questo periodo. Inoltre, i giovani animali hanno bisogno di sufficiente tempo per sviluppare abbastanza massa corporea e trascorrere così al meglio l’inverno.

Chi acquista uova da cova o pulcini, da un lato ottiene più facilmente degli animali per il proprio nucleo d’allevamento, dall’altro con i giovani animali può instaurare un rapporto di compagnia più profondo.
Nel gruppo da riproduzione, le anatre e le oche possono essere allevate in coppia o in rapporto tra i sessi da 1:2 fino a 1:5 (maschi : femmine). Quando il rapporto tra i sessi supera le 5 femmine per maschio, il tasso di fecondazione delle uova scende drasticamente. Gli animali dell’allevamento di selezione devono essere fisicamente sani e presentare le caratteristiche tipiche della razza.

 

I Canarini: Origini, Caratteristiche e Curiosità

Con la denominazione “Canarino” viene indicata la specie di uccelli dell’ordine dei Passeriformi appartenenti alla famiglia dei Fringillidi.
In Europa, fino al 1493 nessuno aveva mai visto un canarino ma ben presto, essendo affascinati dal loro canto, vennero scoperti i canarini selvatici, uccelli socievoli e facilmente catturabili.
Si diede vita, dunque, al commercio di questi pennuti, che venivano importati in Europa ed allevati nelle gabbie e nelle voliere delle case più ricche.
Gli spagnoli notarono la facilità con cui i canarini si riproducevano in gabbia e, per mantenere il monopolio di questo redditizio commercio, esportarono solo esemplari maschi, che erano anche i più richiesti per le loro virtù canore.
La razza si mantenne pura fino alla metà del XVI secolo, quando una nave spagnola con un carico di canarini naufragò sull’Isola d’Elba.
Sull’isola toscana questi piccoli uccelli trovarono condizioni ambientali favorevoli, incrociandosi spontaneamente con altri esemplari e dando vita a nuove razze.

In origine il Serinus Canarius era caratterizzato da un piumaggio scuro verde-grigio con macchie giallastre, ma verso il XVIII secolo il colore del piumaggio cominciò a diventare giallo a causa delle mutazioni genetiche. Oltre al colore, ci furono mutazioni anche nella taglia, nelle piume e nella struttura somatica, anche a causa di un regime alimentare e di un habitat diversi da quello naturale.

Gli italiani diedero all’allevamento del canarino notevole importanza, diffondendolo in tutto il mondo e selezionando pregiate razze tra cui il Canarino Padovano e il Gibber Italicus.

I canarini sono uccellini allegri e festosi con cui è facile stabilire presto un rapporto di affetto, amano chi si occupa di loro e sanno riconoscerlo. Sono molto sensibili e se qualcosa li fa soffrire o li disturba richiamano l’attenzione dell’allevatore con cinguettii, aggrappandosi alla gabbia.

Il canarino è un eccezionale compagno per chi è solo: ricambia l’affetto e le cure, si lascia educare con facilità e partecipa alla vita familiare con il suo canto. È l’animale da gabbia più gentile e piace molto anche ai bambini.
Quando i canarini saltellano felici e cinguettano, vuol dire che c’è già una certa simpatia con l’uomo, che può solo accrescere l’affetto con l’animale continuando a comportarsi in modo da non tradire la sua fiducia.

La taglia dei canarini varia generalmente tra 11-15 centimetri, ma alcune razze domestiche più grandi arrivano ai 20-22 cm. Il loro temperamento è abbastanza socievole e allegro, perfettamente adattato alla vita in gabbia, tanto da soffrire anche la solitudine se lasciati per molto tempo soli.
La longevità media di un canarino allevato in buone condizioni è intorno ai 10 anni, anche se in alcuni casi i ceppi più robusti in condizioni ottimali possono raggiungere anche i 20 anni di vita.

I sensi dei canarini non sono sviluppati come negli altri animali: udito e vista sono sviluppatissimi, perché sono quelli che questi splendidi uccellini utilizzano di più; il tatto è un senso sviluppato solo negli esemplari più grandi; l’olfatto invece è quasi completamente assente.

Il canto e le buone capacità vocali sono tra le caratteristiche che aiutano maggiormente a distinguere il sesso delle varie specie di Serini.
Il maschio è quello che si lancia con la sua voce in fraseggi musicali di varie tonalità, gorgheggi incalzanti e trilli prolungati; la femmina si limita a timidi “cip” con poche variazioni.
Il bellissimo e prolungato canto del canarino scaturisce soprattutto dal suo stato di benessere: ha desiderio di esprimere melodiosamente il suo apprezzamento per il cibo, per le persone gradite che lo circondano, per una gabbia pulita e per l’acqua fresca. Affetto, cure e magari anche un po’ di sole quando le giornate sono buone, lo stimoleranno a cantare con soddisfazione per tutto il giorno.

Un’alimentazione sana ed un ambiente luminoso e soleggiato sono fondamentali per la buona qualità del canto. Se il canto è quello che cerchi in questi piccoli e incantevoli uccelli, devi renderli contenti del proprio stato, così ricambieranno l’amore con i loro melodiosi suoni.

 

Che cosa intendiamo per Orto Singergico?

Per poter consumare ortaggi biologici, è opportuno conoscere il metodo migliore per coltivarli.
La tecnica dell’Orto Sinergico è stata scoperta ed attuata per la prima volta dal giapponese Masanobu Fukuoka che cercò di conciliare le varie necessità dell’uomo con la natura.

Un orto sinergico, infatti, non impiega l’uso di concimi chimici ed evita l’utilizzo di prodotti antiparassitari. Un’altra cosa importante da evidenziare è il fatto che una volta preparate le aiuole, non si lavorerà più il terreno, diminuendo enormemente il lavoro quotidiano.
Per realizzare le aiuole bisogna lavorare bene il terreno sino ad una profondità di circa 30 centimetri, e tenerle distanti tra loro 40-50 cm, in modo da passare facilmente per seminare, trapiantare, irrigare ed infine raccogliere.
Tra un’aiuola e l’altra va predisposto uno strato di materiale naturale, come segatura o trucioli di legno non trattati, in modo che non crescano piante infestanti.
Sul suolo lavorato si disporranno foglie, ramaglie e letame formando uno spessore di 20-25 cm che si andrà poi a mescolare con la terra.
Vi si aggiungerà poi altra terra sino a portare le aiuole ad una altezza di 30-35 cm rispetto al piano di campagna e si formeranno così aiuole rialzate, chiamate più comunemente bancali che rappresenteranno il substrato di coltivazione degli ortaggi.

Non si effettueranno più concimazioni primaverili o vangature per circa quattro anni, poi le aiuole andranno rifatte completamente.
La pacciamatura, altra pratica fondamentale per questo tipo di orto, si realizza stendendo della paglia sulle aiuole. Ha molti effetti positivi tra cui: impedire l’erosione delle aiuole a causa della pioggia, impedire la crescita di erbe infestanti e conservare la fertilità del terreno evitando che diventi compatto, mantenendolo sempre soffice, aerato ed impermeabile.

Per quanto riguarda semine e trapianti, anche in questo tipo di orto bisogna seguire un preciso calendario, in modo da riuscire ad ottenere raccolti in ogni stagione dell’anno.
Per seminare o trapiantare, basterà spostare con le mani la paglia dall’aiuola; a fine lavoro, la si riaccosterà alla piantina, facendo attenzione a non coprirla del tutto.
Bisogna inoltre tenere in considerazione il diverso sviluppo delle piante: pomodori, melanzane e peperoni andranno disposti nella parte centrale delle aiuole mentre cicoria e lattuga andranno all’esterno.

Altra cosa da considerare è la consociazione ovvero in ogni aiuola, dovranno essere presenti, per quanto possibile: fagioli, piselli, fave o altri legumi perché sono piante in grado di fissare l’azoto presente nell’aria sul terreno.
Il principale lavoro da eseguire una volta composto l’orto sarà l’irrigazione. I sistemi più utilizzati sono: il sistema a pioggia, quello a goccia o utilizzando manichette forate.

 Per poter consumare ortaggi biologici, è opportuno conoscere il metodo migliore per coltivarli.
La tecnica dell’Orto Sinergico è stata scoperta ed attuata per la prima volta dal giapponese Masanobu Fukuoka che cercò di conciliare le varie necessità dell’uomo con la natura.

Un orto sinergico, infatti, non impiega l’uso di concimi chimici ed evita l’utilizzo di prodotti antiparassitari. Un’altra cosa importante da evidenziare è il fatto che una volta preparate le aiuole, non si lavorerà più il terreno, diminuendo enormemente il lavoro quotidiano.
Per realizzare le aiuole bisogna lavorare bene il terreno sino ad una profondità di circa 30 centimetri, e tenerle distanti tra loro 40-50 cm, in modo da passare facilmente per seminare, trapiantare, irrigare ed infine raccogliere.
Tra un’aiuola e l’altra va predisposto uno strato di materiale naturale, come segatura o trucioli di legno non trattati, in modo che non crescano piante infestanti.
Sul suolo lavorato si disporranno foglie, ramaglie e letame formando uno spessore di 20-25 cm che si andrà poi a mescolare con la terra.
Vi si aggiungerà poi altra terra sino a portare le aiuole ad una altezza di 30-35 cm rispetto al piano di campagna e si formeranno così aiuole rialzate, chiamate più comunemente bancali che rappresenteranno il substrato di coltivazione degli ortaggi.

Non si effettueranno più concimazioni primaverili o vangature per circa quattro anni, poi le aiuole andranno rifatte completamente.
La pacciamatura, altra pratica fondamentale per questo tipo di orto, si realizza stendendo della paglia sulle aiuole. Ha molti effetti positivi tra cui: impedire l’erosione delle aiuole a causa della pioggia, impedire la crescita di erbe infestanti e conservare la fertilità del terreno evitando che diventi compatto, mantenendolo sempre soffice, aerato ed impermeabile.

Per quanto riguarda semine e trapianti, anche in questo tipo di orto bisogna seguire un preciso calendario, in modo da riuscire ad ottenere raccolti in ogni stagione dell’anno.
Per seminare o trapiantare, basterà spostare con le mani la paglia dall’aiuola; a fine lavoro, la si riaccosterà alla piantina, facendo attenzione a non coprirla del tutto.
Bisogna inoltre tenere in considerazione il diverso sviluppo delle piante: pomodori, melanzane e peperoni andranno disposti nella parte centrale delle aiuole mentre cicoria e lattuga andranno all’esterno.

Altra cosa da considerare è la consociazione ovvero in ogni aiuola, dovranno essere presenti, per quanto possibile: fagioli, piselli, fave o altri legumi perché sono piante in grado di fissare l’azoto presente nell’aria sul terreno.
Il principale lavoro da eseguire una volta composto l’orto sarà l’irrigazione. I sistemi più utilizzati sono: il sistema a pioggia, quello a goccia o utilizzando manichette forate.

 

La Cresta dei Galli e delle Galline

La cresta dei galli e delle galline, che può variare da razza a razza, è vista da noi umani come un immancabile particolare dei nostri amati avicoli. Non potremmo infatti immaginarceli senza!

In realtà per galli e per le galline non è affatto così: la cresta ha un’importanza fondamentale nella loro vita, quasi al pari di altri organi e sensi come vista e udito.

I primi esempi di “cresta” furono ritrovati sui resti dell’Edmontosauro, uno degli ultimi dinosauri sulla Terra, il quale infatti non era munito di una cresta ossea come altri suoi predecessori, ma bensì di una piccola cresta di tessuto molle e squamoso.
Che sia grande, piccola, arrotondata, dritta, piegata, appuntita o frastagliata, tutti i galli e le galline dispongono della cresta e le loro differenze sono dovute soprattutto dalla diversa razza di appartenenza.

Ecco di seguito alcune tra le principali e più diffuse creste:

·        La cresta semplice
è la tipologia più diffusa, è moderatamente morbida e sottile ed è saldamente attaccata al becco; percorre la parte superiore del cranio e termina oltre di esso. La cresta semplice potrà avere cinque o sei punte ben pronunciate, più alte e prominenti nella sezione centrale.
Questa cresta sarà molto più grande, alta e spessa nei galli, mentre nelle galline ovaiole può presentarsi piegata su un lato dopo la prima deposizione.
Le razze che hanno la cresta semplice sono Livorno, Rhode Island, Minorca, Valdarno;

·        La cresta a coppa
è a forma di “cesta” con bordo dentellato, e si trova posizionata esattamente sopra il centro del cranio. Razze con cresta a coppa sono la Gallina siciliana, Sicilian Buttercup, Augsburer;

·        La cresta a farfalla
è detta anche “cresta a foglia di quercia”, proprio perché ricorda la conformazione della piccola foglia di quest’albero, composta com’è da due lamine divaricate dal bordo dentellato. Assieme alla cresta “a coppa” e a quella “a cornetti”, rappresenta una delle possibili variazioni del locus genetico D;

·        La cresta a cornetti
(a forma di “V”) è formata da due punte di corno ben definite e spesse, che si estendono a sinistra e a destra, e che possono essere parallele oppure convergenti a formare appunto una “V”.
Come la cresta “a coppa” e quella “a farfalla”, anche la cresta a cornetti è una delle varianti del locus D;

·        La cresta a cuscinetto
è piccola e compatta, ed è a tutti gli effetti solo una selezione particolarmente regolare della cresta “a noce”. Morbida da toccare, senza punte o dentellature, non si estende oltre la metà del cranio.